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[Mini-recensione] Il ballo, di Irène Némirovsky


Salve biblionauti! Oggi torno per smaltire un po' di post arretrati e per inaugurare un nuovo format che - vi dirò la verità - non piace a me per prima, ma che purtroppo mi vedo costretta ad utilizzare perché devo fare i conti con la crisi da blogger a cui è passata la voglia di scrivere. Ad essere sincera non mi è passata la voglia di scrivere in generale, si è affievolita quella di commentare i libri che leggo, ovvero il fulcro centrale e l'unica ragione per cui ho aperto questo blog *_* *_* 

Dopo aver attraversato tutte le fasi della disperazione, dal "a cosa serve un blog di recensioni che non scrive recensioni" al "quasi quasi lo chiudo" ho deciso di essere meno drastica e di limitarmi ad assecondare questa momentanea fase calante continuando ad aggiornare le mie letture ma dedicando loro il minimo indispensabile ad evitarmi sensi di colpa pubblicando, quando necessario, delle mini-recensioni.

Spero che nonostante questo cambiamento di stile (che mi auguro sia solo momentaneo) vi rimanga la voglia di condividere con me le vostre impressioni sui libri letti, farmi sapere cosa ne pensate, se vi incuriosiscono e magari utilizzare i commenti per approfondire qualche aspetto che non trova spazio nel post.

Ma passiamo al libro.

Il mio primo incontro con la Nèmirovsky è stato folgorante e mi ha fatto completamente perdere la testa per lo stile netto e duro di quest'autrice che in meno di cento pagine è riuscita a trasmettermi tutto ciò che era sua intenzione raccontarmi. 

Il romanzo è incentrato sul conflitto tra una madre, ancora abbastanza giovane da potersi godere la vanità di entrare finalmente a far parte del mondo dei ricchi dopo una vita di povertà, e una figlia quattordicenne ansiosa di sbocciare; entrambe vedono nell'altra un limite alla propria libertà e vivono in bilico tra l'affetto e l'odio reciproco. Il rancore che si respira in queste pagine è quasi materiale; in realtà leggendo "Il ballo" ho avuto la sensazione che tutte le emozioni prendessero corpo davati ai miei occhi, acquistassero una fisicità e una materialità stupefacenti. 

Se la Nèmirovsky ha scritto così tutti i suoi romanzi, credo che andremo molto d'accordo.

Voto: 8.5/10
♥ Questo libro fa per voi se... siete convinti che i racconti siano troppo brevi per poter davvero reggere il confronto con un romanzo. "Il ballo" farà crollare tutti i vostri pregiudizi.

Recensione: "Il bacio più breve della storia"

Finalmente sono riuscita a sbloccarmi un po' dalle mille letture contemporanee che ho portato avanti nel mese di settembre terminando il libriccino più breve, esattamente come il bacio di cui parla, ♥ ma allo stesso tempo quello attorno a cui giravo da più tempo.

(Le plus petit baiser jamais recensé)
di Mathias Malzieu

Formato: Paperback, 128 pagine
Editore: Feltrinelli, 2015
Genere: Narrativa varia
Data prima pubblicazione: 2013
Lettura n.: 50/2015
Preso da: Libreria


Voto: 7/10

Il bacio più breve della storia. Un millesimo di secondo, carnoso e leggiadro insieme. Appena uno sfioramento, un origami. Un accenno di cortocircuito. Un tasso di umidità incredibilmente vicino allo zero, qualcosa nell’ordine della polvere d’ombra. Il bacio più breve della storia.
incipit
✎ Commento
Non c'è niente da fare: io amo Mathias Malzieu, amo il suo modo di scrivere e amo le atmosfere oniriche che si respirano nei suoi romanzi. Leggere un suo libro è come fare un sogno di quelli più incredibili, in cui compaiono personaggi quasi intangibili, di cui non si riescono ad afferrare i lineamenti del volto e nei quali succede di tutto e tutto sembra assolutamente plausibile.

La storia raccontata in "Il bacio più breve della storia" è impossibile da raccontare se non a grandissime linee: il protagonista è un ragazzo ferito dall'amore che conosce e bacia una ragazza che dall'amore è talmente terrorizzata da scomparire ogni volta che bacia un uomo di cui si innamora. Iniziano così le peripezie del protagonista per trovare la ragazza invisibile con l'aiuto di un investigatore in pensione, un pappagallo-esca per le ragazze bellissime e una farmacista timida.

E' un libro davvero strano, non posso negarlo, a volte è talmente astratto che sembra non avere senso e proprio per questo è uno di quei romanzi che richiedono un completo abbandono del lettore alla storia: ci si deve far cullare, senza porsi troppe domande, senza cercare per forza di riportare tutto quello che leggiamo su un piano concreto ma accettando che si tratta di un'unica grande metafora che racconta la paura di amare e del dolore che l'amore può provocare.

Dal lato estetico, un grande effetto lo fa senza dubbio la copertina, con una meravigliosa illustrazione di Nicoletta Ceccoli che lascia immediatamente intuire l'atmosfera irreale che avvolge questa piccola fiaba.

♥ Questo libro fa per voi se... amate le storie inverosimili e siete disposti ad abbandonarvi completamente alla fantasia dell'autore.


Periodo di lettura: 20 settembre - 8 ottobre 2015
Ambientazione: Parigi/Francia

Links: Sito dell'autore, Bibliografia
Cover italiana: Illustrazione di Nicoletta Ceccoli

Recensione: "Insieme e basta"

di Anna Gavalda

Formato: Paperback, 555 pagine
Editore: Frassinelli, 2004
Genere: Romance (ma tra virgolette)
Data prima pubblicazione: 2009
Lettura n.: 27/2015
Preso da: Biblioteca


Voto: 8.5/10


Paulette Lestafier non era poi matta come dicevano. Certo che sapeva distinguere un giorno dall'altro, dato che ormai non aveva altro da fare. Contarli, aspettarli e dimenticarli. Sapeva benissimo che quel giorno era mercoledì. Infatti era pronta! Si era messa il cappotto, aveva preso la sporta e riordinato i buoni sconto. Aveva anche sentito la macchina dell'Yvonne da lontano... Ma ecco che il gatto si era messo davanti alla porta, aveva fame e lei era caduta proprio mentre si chinava per porgergli la ciotola, battendo la testa contro il primo gradino della scala.
incipit
Commento
Stupidamente ho fatto passare un sacco di tempo prima di scrivere la mia recensione su questo romanzo e ormai, a quasi un mese di distanza dalla conclusione della lettura, l'entusiasmo è per forza di cose scemato. In realtà forse è meglio così, perché vi sareste probabilmente ritrovati a leggere una recensione fatta interamente di cuoricini e pochissima obiettività! ^_^

Il fatto è che ho davvero amato questo romanzo: innanzitutto è arrivato proprio al momento giusto, perché dopo Il Suggeritore avevo bisogno di una storia rilassante. Secondo punto a favore è stata la presenza di ben quattro protagonisti che si scambiano il punto di vista per tutta la durata del romanzo; io adoro questa scelta narrativa, non solo perché rende la narrazione molto dinamica, ma anche perché permette di vedere le diverse interpretazioni che i vari personaggi danno degli stessi avvenimenti. Terzo: l'autrice è francese e scrive una specie di commedia romantica. Questo significa ironia, dialoghi serrati, sentimenti senza sdolcinatezze e quel misto tra tenerezza e simpatia che ormai credo aver capito essere un segno distintivo di questo genere di romanzi.

Il libro è voluminoso ma c'è il trucco perché l'impaginazione, almeno nell'edizione che ho letto io, è molto larga. La storia scorre che è una meraviglia, diverte e fa stringere il cuore. I personaggi sono davvero particolari e unici, tanto che veramente alla fine del romanzo se ne sente profondamente la mancanza: Paulette, la dolce e simpatica vecchietta, suo nipote Frank, arrogante e pieno di sé, la piccola e fragile Camille e il bizzarro Philou, tra tutti il mio preferito, le cui vite tanto diverse si intrecciano inaspettatamente in una Parigi "vera", senza tutte le infiocchettature tipiche di quando sono gli stranieri ad ambientare un romanzo tra le sue strade, diventano degli amici e si vorrebbe che il racconto delle loro vite andasse avanti per sempre.

Come sempre, quando leggo un libro che mi piace particolarmente, sono andata a cercare l'eventuale versione cinematografica e... esiste!! Si intitola "Semplicemente insieme" e devo assolutamente vederlo: non so se siano stati in grado di rendere giustizia al romanzo ma spero vivamente di si perché sarebbe davvero un peccato.


Lettura: 25 marzo 2015 - 28 marzo 2015
Ambientazione: Parigi/Francia

"Signori Bambini" di Daniel Pennac

Oggi inauguro il mio ritorno al blog parlando di un libro che mi è stato regalato secoli fa per un compleanno e che ho lasciato per anni nella libreria a prendere polvere senza un motivo particolare... mi sembrava che non fosse mai il momento, quando invece si è dimostrato estremamente scorrevole e simpatico, perfetto proprio per quei periodi in cui tutti i libri sembrano sempre troppo impegnativi.

Signori Bambini
(Messieurs Les Enfants)
di Daniel Pennac

Serie: -
Formato: Paperback, 182 pagine
Editore: Feltrinelli, 2011 (I edizione - 1997)
Genere: Romanzo, Narrativa varia
Inizio lettura: 28 aprile 2014
Fine lettura: 28 aprile 2014
Preso da: La mia libreria
Lettura n.: 5/2014

Durante una delle sue lezioni Monsieur Craistang, professore di francese, dà ai suoi allievi per punizione un tema per il giorno seguente: "una mattina ti svegli e ti accorgi di essere diventato adulto. Vai in camera dei tuoi genitori e scopri che sono tornati bambini. Racconta il seguito". Da questo spunto decolla un'avventura quasi disneyana in piena Belleville, intrappolata in tutte le contraddizioni della nostra difficile contemporaneità.

Il mio giudizio:

"Immaginazione non significa menzogna."
Crastaing lo urlava senza alzare la voce.
"Immaginazione non significa menzogna!"
La sua cartella vomitava i nostri compiti sulla cattedra.
"Lo fate apposta?"
Nessuno lo faceva apposta. Bisognava essere dementi per farlo apposta.
"Quante volte dovrò ripetervelo?"
Trent'anni dopo, lo ripeteva ancora:
"Immaginazione non significa menzogna!".
(incipit)
Il mio commento
Questo romanzo è stato per me una bellissima sorpresa. Avevo già letto e sentito parlare di Daniel Pennac e avevo sempre fatto caso ai giudizi estremamente positivi che i lettori, dalle mie amiche blogger agli utenti di Goodreads o aNobii, danno a questo autore e ai suoi romanzi, ma chissà perché non mi sentivo mai pronta per provare a leggerne uno anch'io.

La trama è davvero semplice ma allo stesso tempo originale: quello che nasce come un tema assegnato per punizione diventa realtà per tutti coloro che cercano di svolgerlo, e la vita di tre ragazzini (e un professore) viene sconvolta dall'inspiegabile fenomeno della trasformazione dei bambini in adulti e degli adulti in bambini. E' davvero un'idea bellissima che mi ha spinto, durante la lettura, a fare due tipi di ragionamenti diversi: il primo mi ha portato a pensare se ciò che veniva descritto (i comportamenti dei protagonisti, gli eventi attorno a loro, ecc.) potesse davvero essere verosimile, mentre dall'altra parte non ho potuto fare a meno di mettermi a pensare cosa avrei fatto io, cosa sarebbe accaduto a me se mi fossi trovata al posto dei protagonisti. E questo "gioco" è stato divertentissimo.

La verosimiglianza secondo me c'è: i personaggi hanno delle reazioni che ho trovato perfettamente plausibili e adatte al loro carattere, almeno per quanto ci viene fatto capire nei primi capitoli, prima che avvenga la trasformazione. La parte più divertente è quella in cui vediamo i genitori/bambini che mostrano atteggiamenti infantili dietro i quali emerge, forse inconsciamente o forse no, il loro carattere adulto (questo è un punto che nel libro non viene risolto: i genitori erano coscienti della situazione quanto i figli oppure l'essere tornati bambini non gli ha permesso di rendersi conto davvero di ciò che era accaduto?), e ho trovato estremamente azzeccata anche la soluzione inventata da Pennac per il professor Craistang, che diventa l'esempio pratico dei temi su cui credo il libro intenda far riflettere. Il romanzo, infatti, tratta principalmente del tema dei bambini troppo seri, i bambini/adulti, che magari a causa di un loro talento particolare o solo per vanità dei genitori vengono privati di un diritto che invece è fondamentale, cioè il diritto alla leggerezza. Quello di divertirsi, di essere irresponsabili, di fare sciocchezze, è un diritto sacrosanto secondo me e non solo quando si è piccoli: anche da adulti credo che sia importante essere capaci di essere "leggeri". Non sempre, certo, ma spesso: io non so come facciano quelle persone che non ridono mai, che non fanno mai cose stupide (con stupide non intendo per forza pericolose, solo non "assennate"), che non si ridicolizzano ma si prendono sempre sul serio... io non ce la farei: ho il bisogno fisico di fare la scema!

La narrazione avviene in terza persona, ma la voce narrante appartiene al padre di Igor, morto di AIDS a seguito di una trasfusione, che osserva le vicende "dall'alto" (e in qualche modo ci si mescola) con un atteggiamento allo stesso tempo ironico e affettuoso che mi è piaciuto moltissimo e mi ha coinvolta ancora di più: sembra davvero di essere parte di quella grande famiglia che si crea dopo questa avventura, ed è impossibile non innamorarsi dei suoi protagonisti.

Curiosità davvero simpatica: questo romanzo è frutto di una scommessa tra Pennac e il suo amico regista Pierre Boutron. Secondo l'accordo, i due avrebbero dovuto raccontare la stessa storia, uno in forma di libro, l'altro di film, senza vedere i rispettivi lavori prima che entrambi fossero terminati. Purtroppo il film di Boutron esiste solo in francese, oltretutto senza nemmeno i sottotitoli in inglese (o almeno, io su internet non ne ho trovata alcuna copia).

Copertine ed edizioni:


L'autore:
Nato a Casablanca nel 1944, Pennac è noto per una serie di romanzi di straordinario successo, che hanno per protagonisti Benjamin Malaussène, la sua squinternata famiglia e il quartiere parigino di Belleville, dove si muove una folla pittoresca di immigrati e opera una comunità di artisti.
Figlio di un ufficiale dell'esercito francese, dopo un'infanzia in giro per il mondo, tra l'Africa, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi dove insegna dal 1970.

L'uomo delle nuvole

Autore: Mathias Malzieu
Data di pubblicazione: 1988
Editore: Feltrinelli, 2011
Formato: Paperback, 144 pag.

Inizio lettura: 02 settembre 2013
Fine lettura: 03 settembre 2013
Lettura n.: 35/2013
Il mio voto: ★★★★☆
Mi chiamo Tom “Ematom” Cloudman. A quanto dicono, sono il peggior acrobata del mondo.
All'inizio questo nuovo romanzo di Mathias Malzieu proprio non mi convinceva: non riuscivo a capire il protagonista, che mi sembrava solo un povero pazzo con la fissa del volo e degli uccelli. Insomma, mi faceva un po' pena, perché un personaggio infelice lascia sempre un po' di dispiacere (soprattutto quando è infelice non per colpa sua), ma niente di più. Con l'arrivo in ospedale, però, qualcosa è cambiato e ho iniziato a dare un senso alla storia e ad apprezzarla, fino alla conclusione che mi ha davvero commosso (si si, con tanto di lacrimoni!).

Lo stile è molto simile a quello de "La meccanica del cuore" anche se perde le caratteristiche "gotiche" che lo rendevano un pò "Tim-Burtiano", avvicinandosi ad un'atmosfera un po' più onirica, nella quale si fa fatica a capire se ciò che viene raccontato è realtà o sogno. In ogni caso credo che il punto non sia questo: non mi interessa sapere se davvero la dottoressa Cuervo si trasformava in una donna-uccello oppure era solo l'immaginazione di Cloudman. La cosa importante sono le riflessioni che questa storia mi ha portato a fare: siamo disposti a perdere la nostra umanità, o a farla perdere alle persone che amiamo pur di farle rimanere in vita? E si può chiamare "vita" quello stato in cui non c'è coscienza? Siamo ancora umani quando, ad esempio, i nostri organi funzionano ancora solo perchè attaccati a delle macchine?

Alla fine del romanzo, Cloudman si trasforma definitivamente in un uccello, perdendo memoria e coscienza di sé, ovvero perdendo del tutto quelle caratteristiche che lo rendevano un essere umano; così prende il volo e sparisce nel cielo lasciando dietro di sé persone che, pur sapendo che è ancora vivo, non possono più averlo al loro fianco. Qual'è la differenza tra questa condizione e quella di una persona che viene tenuta in vita ma ormai, pur essendo magari fisicamente al nostro fianco, non è più con noi? E non solo, non ho potuto fare a meno di pensare ad una malattia, che provoca qualcosa forse di ancora peggiore del trovarsi incoscente in un letto, attaccato ad una macchina: l'Alzheimer, che ti fa essere lontano mille miglia da chi ti ama, pur rimanendo fisicamente vicino e per di più magari anche in buona salute fisica.

Non è facile rispondere a queste domande e non so nemmeno se l'intento dell'autore fosse davvero questo: il libro stesso non fornisce delle risposte né dei giudizi. Quello che fa è raccontare con una metafora poetica e commuovente la realtà quotidiana di molte persone. Da leggere.

"[...] Soltanto un mutamento totale le permetterà di sfuggire alla morte.”
“Non ho paura.”
“È proprio questo che mi preoccupa! So di cosa è capace. E di cosa è incapace.”
In questo momento mi sento il più tenace e il più fragile degli uomini.
“Al tempo stesso erediterà la forza e la debolezza dell’uccello che diverrà.”
“Si può scegliere?”
“Inconsciamente. Diventiamo ciò che siamo.”
“Ciò significa che potrei ritrovarmi nel corpo di un povero dodo che non sa nemmeno volare?”
“Non è da escludersi... Nella migliore delle ipotesi, qualunque cosa accada, lei sarà qualcosa di estraneo per l’occhio umano. Potrà affascinare o spaventare.”
“Come tutte le persone che cercano di costruire qualcosa di differente, non le pare?”

Il Codice Da Vinci

Autore: Dan Brown
Titolo originale: The Da Vinci Code
Serie: Robert Langdon, n.2
Data di pubblicazione: 2003
Editore: Mondadori, 2003
Formato: Hardcover, 455 pag.

Inizio lettura: 17 agosto 2013
Fine lettura: 20 agosto 2013
Lettura n.: 32/2013
Il mio voto: ★★★★☆
Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l'ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Afferrata la cornice dorata, l'uomo di settantasei anni tirò il capolavoro verso di sé fino a staccarlo dalla parete, poi cadde all'indietro sotto il peso del dipinto.
Come da lui previsto, una pesante saracinesca di ferro calò nel punto da cui era passato poco prima, bloccando l'ingresso al corridoio. Il pavimento di parquet tremò. Lontano, un allarme cominciò a suonare.
Tra tutti i romanzi con protagonista Robert Langdon, questo è quello che mi è piaciuto di più; l'ho trovato migliore anche di "Angeli e Demoni" che invece in versione cinematografica mi aveva appassionato maggiormente (forse ha influito anche il fatto che quest'ultimo me lo ricordavo molto meglio).
Le caratteristiche principali degli altri romanzi tornano anche qui: Robert Langdon si trova coinvolto suo malgrado in un altro caso di omicidio e con la sua esperienza di studioso di simboli, inizia una frenetica "caccia al tesoro" tra i monumenti della città accompagnato da un'affascinante quanto sgamata donzella, in questo caso la nipote del defunto curatore del Louvre, alla ricerca della "chiave di volta", che protegge uno dei più grandi misteri della storia: il Santo Graal. Naturalmente i due sono inseguiti da avversari che cercano la chiave di volta per i loro loschi scopi e che sono disposti a tutto, anche a fare la pelle al povero Langdon che fa tanto quello che non vuole immischiarsi ma poi quando "annusa" la presenza di qualche bel mistero non esita a tuffarsi a testa bassa nell'avventura. Che dire, un bel "page turner", perfetto per l'estate, il classico libro che diverte.

Purtroppo ho notato che il problema fondamentale di Dan Brown rimane sempre uno: il finale. Le conclusioni dei suoi romanzi sono davvero banali e contrastano con tutto il resto della storia (rovinando anche l'effetto complessivo perché un bel libro con un brutto finale è come una cena luculliana che termina con il dessert della Bindi). Peccato, però non per questo mi sentirei di sconsigliarlo.

Una sposa conveniente

sfide: sfida solo donna 2012, sfida della francofonia 2012, sfida infinita 2012, sfida salva-comodino 2012

Titolo originale: L’heure de Juliette
Autore: Elsa Chabrol
Anno di pubblicazione: 2011 (2008)
Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 301

Iniziato il: 24 maggio 2012
Terminato il: 27 maggio 2012
Valutazione: ★★★★
«Centouno anni, un mese e quattro giorni…»
Juliette controllava il calendario ogni mattina alla stessa ora. Subito dopo aver finito il suo caffè di cicoria.
(incipit)
Nonostante la trama mi avesse colpito fin da subito, non pensavo che questo romanzino mi sarebbe piaciuto così tanto e invece è stata una lettura di quelle che mettono allegria e che ti fanno passare alcune ore in serenità.

La storia è per la maggior parte narrata dal punto di vista di Juliette, un’ultracentenaria incredibilmente sveglia che nonostante la sua salute di ferro è fermamente convinta che ogni giorno sia il suo ultimo, o almeno così fa credere ai suoi compaesani, potendo in questo modo far leva sulla possibilità di restarci secca da un momento all’altro per ottenere tutto quello che vuole. Dal suo punto d’osservazione alla finestra del salotto, Juliette tiene d’occhio tutto il paese, e ogni giorno si intrattiene studiando i movimenti dei suoi compaesani; movimenti estremamente rari, perché da alcuni anni ormai il paese si è come addormentato, e l’isolamento ha spinto gli abitanti a ritirarsi sempre di più nelle loro case e ormai non ci si parla più nemmeno tra vicini di casa. Pierrot è l’unico che riesca a mantenere dei buoni rapporti con tutti i compaesani a causa del suo ruolo di tuttofare, e così quando dopo la morte della madre annuncia di voler cambiare vita, allontanarsi dal paesino e costruirsi una famiglia, gli abitanti di Poulignac sono costretti ad unire di nuovo le proprie forze per trovargli una moglie. Ma come fare? Ovvio, su internet! Così la vecchia camera del padre di Juliette si riapre a nuova vita divenendo il quartier generale dell’operazione.

Il piano che gli abitanti di Poulignac elaborano e mettono in pratica è contemporaneamente geniale e folle ed è davvero divertente vedere questi vecchietti alle prese con le tecnologia; l’aspetto più tenero e simpatico, però, è vedere le dinamiche che nascono (o meglio, che si ristabiliscono) tra queste persone che si conoscono da decine di anni ma che si sono completamente perse di vista nonostante abitino a un metro di distanza l’uno dall’altro. Alcuni personaggi, poi, sono davvero fantastici, come La Talpa (in paese, infatti, ognuno ha un soprannome), una novantenne con un passato da bigotta che dopo un ictus realizza di non voler morire vergine e rimangono davvero nel cuore.

L’autrice è una sceneggiatrice, e si sente: leggendo il romanzo mi sembrava di guardare una di quelle deliziose commedie francesi leggere e divertenti che alla fine ti lasciano un senso di soddisfazione e di serenità. Se ne dovessero fare un film lo vorrei vedere subito.
Franz, allora, pensò che si era sbagliato di grosso sul conto della centenaria. Non era né rincitrullita, né morente, né fragile. Era una temibile stronza.
«Oh, non è come pensa lei! Io non cerco la scappatella, come si dice. Io intendo costruire. Una famiglia, una vita. La mia vita. Qui, tutto sta morendo, signora Juliette. Lei lo sa meglio di chiunque altro, no? Gli orti sono in abbandono, le case diventano ruderi…»
«Si, e non soltanto le case…» disse lei indicando se stessa.
«Forse, ma io, signora Juliette, io ho l’impressione di essere circondato da persone che stanno concludendo la loro vita, mentre io non ho ancora cominciato la mia. Capisce? Sarebbe davvero stupido non aver avuto una vita, no? Sicché voglio andarmene. Provarci. E’ una cosa tanto brutta?»

Il conte di Montecristo

sfide: bersaglio, francofonia, incrociata, mattonazzi, salva-comodino

Titolo originale: Le Comte de Monte-Cristo
Autore: Alexandre Dumas (padre)
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Bur
Pagine: 914

Iniziato il: 03 ottobre 2011
Terminato il: 17 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★★

Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre alberi il Faraone, che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.
Com'è d'uso, un pilota costiere partì subito dal porto, passò vicino al Castello d'If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion.
Contemporaneamente com'è ugualmente d'uso, la piattaforma del forte San Giovanni si
ricoprì di curiosi, poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l'arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il Faraone, si sapeva costruito, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città.
(incipit)
Mamma mia, come commentare in breve questo romanzo meraviglioso ed emozionante? Probabilmente basterebbe leggere l'introduzione all'edizione BUR di Umberto Eco, quindi è meglio che io mi faccia piccola piccola e stia zitta, dato che dovrei paragonarmi a lui. Così forse salvo la faccia se invece di parlare della storia, dato che l'ho già fatto in abbondanza nelle tappe del gdl (i link sono qui sotto), parlo del suo commento, e del fatto di essere felicissima di non essere un critico letterario per poter godere di tutto il fascino di questa avventura incredibile che parla di vendetta, di giustizia, di perdono, di amore, di vita e di morte. Perchè è vero, e leggendo il commento di Eco me ne sono resa conto: il romanzo ha dei difetti tecnici e stilistici, dovuti sia al fatto che Dumas percepiva un tot. di franchi a riga, e di conseguenza doveva allungare, sia alla pubblicazione a puntate del romanzo, che richiedeva di riportare alla memoria del lettore ciò che era avvenuto precedentemente; le pagine sono quindi piene di ridondanze, di "immagini tipo" che tendevano a ripetersi, di dialoghi inconcludenti, in cui i personaggi perdono due pagine a parlare per poi non dirsi nulla. Però è altrettanto vero, sempre come detto dal buon Umberto, che questo allentamento del ritmo narrativo fa crescere nel lettore una specie di frenesia, che addirittura porta a schizzare avanti con lo sguardo per sapere cosa succede. E io ne sono stata presa in pieno, tanto che ho letto le ultime due parti in cui avevamo diviso il romanzo tutte d'un fiato, come fossero state una sola.

Infine, c'è la figura controversa del conte di Montecristo, che non è possibile assegnare nè alla parte dei "buoni", nè alla parte dei "cattivi": la sua vendetta è contemporaneamente immensamente giusta e immensamente sbagliata e il suo modo di fare è equivoco, a volte ammirevole, altre subdolo. Insomma, è uno di quei personaggi che non si dimenticano.

TAPPE
Prima tappa: cap. 1-12
Seconda tappa: cap. 13-23
Terza tappa: cap. 24-34
Quarta tappa: cap. 35-45
Quinta tappa: cap. 46-57
Sesta tappa: cap. 58-71
Settima tappa: cap. 72-81
Ottava tappa: cap. 82-94
Nona tappa: cap. 95-108
Decima tappa: cap. 109-118


Chocolat

sfide: a tema, alfabeto
Titolo originale: Chocolat
Autore: Joanne Harris
Anno di pubblicazione: 1999
Editore: Garzanti
Pagine: 338

Iniziato il: 06 ottobre 2011
Terminato il: 09 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★
Siamo arrivate con il vento del carnevale. Un vento tiepido per febbraio, carico degli odori caldi delle frittelle sfrigolanti, delle salsicce e delle cialde friabili e dolci cotte alla piastra proprio sul bordo della strada, con i coriandoli che scivolano simili a nevischio da colletti e polsini e finiscono sul marciapiede come inutile antidoto contro l'inverno. C'è un'eccitazione febbrile nella folla disposta lungo la stretta via principale, i colli che si allungavano per vedere il carro fasciato di carta crespata, con i suoi nastri svolazzanti e le coccarde di cartoncino.
(incipit)
Incantevole. Non potrei usare altra parola per descrivere questo romanzo nel quale cioccolato, magia e amore creano una combinazione che riscalda il cuore. E non solo dei lettori.

L'arrivo di Vianne Rocher e di sua figlia Anouk, sconvolge la vita di Lansquenet-sous-Tannes, un piccolo paesino di provincia adagiato in riva ad un fiume. Gli abitanti assistono prima con sospetto, poi con crescente curiosità all'apertura de La Céleste Praline, una piccola cioccolateria luminosa, le cui vetrine sono decorate con sculture di zucchero, carta increspata e nastri dorati, e che sembra quasi fuori luogo nella piazza del paese, proprio di fronte all'austera chiesa. Vianne, per di più, è completamente diversa da ogni altro abitante di Lansquenet: non ha un marito (e non è vedova), non va in Chiesa, veste con abiti colorati ed ha un modo di fare espansivo e accogliente, che lentamente riesce ad attrarre e conquistare i sospettosi compaesani. Non tutti, però, sono felici del suo arrivo, per primo il prete del luogo, Francis Reynaud, che vede in lei una cattiva influenza per il suo gregge, a suo dire già abbastanza disperso.

Avevo visto anni fa il film con Juliette Binoche e Johnny Depp e mi ricordo che mi era piaciuto tantissimo, soprattutto per l'atmosfera calda e accogliente che contrastava con il freddo del paese e dei suoi abitanti, e che si respira anche tra le pagine del libro, il quale secondo me risulta più cupo in molti punti. La storia è prevalentemente narrata dal punto di vista di Vianne, anche se quà e là incontriamo alcuni capitoli nei quali la voce narrante è quella di Reynaud. Il contrasto tra i due narratori è lampante: le parti del romanzo viste con gli occhi di Vianne sono calde e profumate, e anche quando traspare una nota di tristezza e di malinconia, questa è sempre colorata dall'energia e dall'amore che la donna emana ad ogni passo. Al contrario le parti narrate dal curato sono come l'interno della sua chiesa: buie, fredde e pervase di diffidenza e di rancore, oltre che da un cieco bigottismo.

Moltissimi sono i personaggi le cui vite si intrecciano con quella di Vianne, ciascuno con un ruolo ben definito all'interno del racconto e che si dividono tra coloro che si affezionano alla donna e alla sua chocolaterie e coloro che invece continuano a vederla con cieca diffidenza e a tramare per liberarsi di lei. La mia preferita, fin dalla sua prima apparizione, è stata Armande: è fantastica perchè intelligente, acuta, senza peli sulla lingua e che non si fa prendere in giro da nessuno. Anche Joséphine è un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi, ed è quella che compie l'evoluzione psicologica più importante. In generale, non c'è personaggio che sia uguale a sé stesso dall'inizio alla fine del romanzo e questo è uno degli aspetti a cui faccio sempre molta attenzione non amando particolarmente le figure statiche; ciascuno degli abitanti di Lansquenet subisce un cambiamento, piccolo o grande che sia, grazie alla vicinanza di Vianne; e Vianne stessa, per la prima volta, subisce anche lei dei grandi cambiamenti. Per quanto riguarda la storia d'amore, che nel film prende una buona parte della trama, nel libro praticamente non esiste (Vianne e Roux passano una notte d'amore, dalla quale lei si ritroverà incinta, ma al termine del racconto si fa accenno al fatto che Roux è innamorato di Joséphine) mentre viene dedicato uno spazio molto maggiore ai rapporti tra Vianne e i suoi compaesani e alla "lotta" con Reynaud, che rappresenta il bigottismo e l'ipocrisia tipici di certi ambienti di Chiesa (di gente così ne si trova in tutte le parrocchie, fortunatamente non sempre sono preti).

Nel complesso, un libro estremamente piacevole, intenso e che si lascia gustare come gli squisiti cioccolatini de La Celeste Praline.

In questa regione abbagliante la gente è scialba. Il colore è un lusso; non sta bene portarlo. I fiori colorati sul bordo della strada qui sono erbacce, invadenti, inutili.
Reggevamo una candela ciascuna, Anouk soffiava nella sua trombetta-giocattolo mentre io battevo un cucchiaio di metallo in una vecchia padella, e per dieci minuti abbiamo pestato i piedi girando in tondo in ogni stanza, gridando e cantando a squarciagola - Fuori! Fuori! Fuori! - fino a quando i muri non si sono messi a tremare e i fantasmi disturbati non sono scappati [...] Ovviamente, so che è solo un gioco. Incantesimi per consolare una bambina spaventata. Ci sarà del lavoro da fare, lavoro duro, prima che tutto questo diventi realtà. Ma per ora basta sapere che la casa ci dà il benvenuto, come noi la accettiamo con gioia.
«Conosco il vento che vi ha portate», ha detto Armande intensamente. «L'ho sentito. Martedì Grasso, giorno di carnevale. Les Marauds sono pieni di gente del carnevale: zingari, spagnoli, ambulanti, pieds-noirs e indesiderabili. Vi ho riconosciute subito, tu e la tua bambina - e come ti fai chiamare questa volta?»
«Vianne Rocher». Ho sorriso. «E questa è Anouk».
Richiude di nuovo gli occhi, e io comincio a cantare piano:
"V'là l'bon vent, v'là l'joli vent,
V'là l'bon vent, ma mie m'appelle..."
Sperando che questa volta rimanga una ninna-nanna.
Che questa volta il vento non senta. Che questa volta... per piacere, solo questa... se ne vada senza di noi.
(explicit)

La Dama e l'Unicorno

Titolo originale: The Lady and The Unicorn
Autore: Tracy Chevalier
Anno di pubblicazione: 2003
Editore: Neri Pozza
Pagine: 286

Iniziato il: 14 luglio 2011
Terminato il: 27 luglio 2011

Valutazione: ★★
Il messo ha voluto che andassi subito con lui. Jean Le Viste è così: pretende che tutti facciano come dice, immediatamente. E io l'ho fatto. Ho seguito il valletto, trattenendomi solo un istante a pulire i pennelli. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane. Solo il re può dire di no a Jean Le Viste, e io di certo non sono il re.
(incipit)

L'approccio con questo romanzo è stato tanto inaspettato quanto deludente: dopo essere stata immersa per quasi un mese nell'atmosfera calda, magica e seducente dell'Egitto di Christian Jacq, mi ero abituata al suo stile dolce e pacato, soprattutto per quanto riguarda le scene d'amore che nei romanzi di Ramses non mancano ma sono descritte in modo delicato, anche quando il rapporto è solo di piacere e non coinvolge i sentimenti: non c'è volgarità, non ci sono inutili dettagli. Qui invece è tutto l'opposto ed è stato abbastanza spiazzante; non voglio dire che mi piacciano solo i romanzi zuccherosi in cui gli amanti si chiamano "pasticcino" e "trottolina", ma credo che per ogni storia ci sia uno stile narrativo adeguato e accetto tutti i dettagli di questo mondo se sono accompagnati da una trama, da dei personaggi e soprattutto da uno stile e linguaggio adatti.

La storia inventata dalla Chevalier e che fa da cornice agli arazzi della Dama e l'Unicorno (realmente esistenti e dei quali si sa molto poco) sarebbe stata molto appassionante se non fosse stato per lo stile piatto, banale e privo di emozioni che invece pervade tutto il romanzo. Non mi è rimasto proprio nulla di quanto ho letto e non ho nemmeno avuto voglia di trascrivere qualche frase particolare. Inoltre mi hanno davvero infastidita tutte le parti erotiche, narrate con un linguaggio non solo scialbo (non so se per colpa solo dell'autrice o anche del traduttore) tanto da farlo assomigliare più a un harmony che ad un romanzo storico, ma anche troppo moderno per essere verosimile. Le parti a mio parere peggiori sono quelle in cui la voce narrante appartiene a Nicolas (talmente poco credibile da essere quasi ridicolo, oltre che insopportabile) o a uno dei membri della famiglia Le Viste, mentre va un po' meglio quando a raccontare sono i tessitori di Bruxelles, sia perchè questi personaggi sono più approfonditi rispetto agli altri, di cui praticamente si conoscono solo le caratteristiche fisiche nei momenti erotici, sia perchè ho trovato molto interessanti le descrizioni della creazione degli arazzi, che illustrano bene la vita che si conduceva nei laboratori di tessitura nel medioevo. Infine, la conclusione del romanzo è perfettamente in linea con la sua banalità complessiva: non ha alcun senso e sembra buttato lì giusto perchè era ora di terminare il libro.

Nonostante questa cocente delusione, non voglio chiudere le porte in faccia all'autrice, soprattutto perchè il suo ultimo romanzo, Strane creature, mi è piaciuto molto: speriamo che col tempo abbia deciso di lasciare i romanzi semi-erotici a qualcuno che li sappia scrivere meglio di lei e che si sia decisa ad approfondire meglio i suoi personaggi.

Le mie letture: La Mappa del Destino, di Glenn Cooper

La mappa del destinoLa mappa del destino di Glenn Cooper
My rating: 3 of 5 stars

Périgord, Francia, 1899. Durante una passeggiata, due giovani turisti s'imbattono in un'enorme caverna e fanno una scoperta straordinaria. Entusiasti ed emozionati, si recano subito alla locanda del piccolo villaggio di Ruac per informare il proprietario e i clienti. Neanche il tempo di finire il racconto, e i due ragazzi vengono aggrediti e uccisi.
Périgord, oggi. Nel corso della sua lunga carriera di archeologo, Luc Simad non ha mai visto nulla del genere: un complesso di grotte interamente decorate con splendidi dipinti rupestri. E ancor più straordinaria è l'ultima caverna, la decima, dove sono raffigurate persino alcune piante, un soggetto inedito per l'arte preistorica. Ma ciò che sconcerta Simad è il fatto che quella caverna è stata trovata seguendo le indicazioni di un manoscritto del 1307, rinvenuto fortuitamente dopo che un incendio ha distrutto la biblioteca dell'abbazia benedettina di Ruac. Il testo è in gran parte cifrato, ma una cosa è certa: l'autore è un monaco che sostiene di avere duecentoventi anni. Determinato a scoprire il legame tra i disegni preistorici e l'enigmatico manoscritto rimasto nascosto per secoli, Simad dovrà però affrontare la crescente ostilità degli abitanti del paesino, pronti a tutto pur di fermarlo. Perché nessuno deve svelare il segreto della decima stanza: un segreto che ha attraversato la Storia, dall'epoca dei templari fino all'occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale. Ma che affonda le sue radici a 30.000 anni fa.

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Questo è un periodo davvero fortunato in fatto di letture: continuo a trovarmi di fronte a libri coinvolgenti e che mi tengono sveglia la notte perchè proprio non riesco a chiuderli. Ieri sera ho letto 300 pagine tutte d'un fiato, terminando la lettura a mezzanotte e mezza con gli occhi brucianti, ma non riuscivo proprio a smettere.

La storia si sviluppa su tre livelli temporali: i nostri giorni, il medioevo e l'epoca preistorica. Lo spostamento tra i diversi periodi è strutturato in modo da non creare disorientamento nel lettore, che riesce sempre a riprendere le fila del racconto, aiutato anche dal fatto che i personaggi importanti non sono molti ed è semplice ricordarli. Ho apprezzato molto le descrizioni della caverna e delle opere, oltre alle parti ambientate nel medioevo e nella preistoria. La parte di storia abientata nei giorni nostri è sicuramente appassionante, ma ho notato che i personaggi non sono particolarmente approfonditi: Luc e Sara sono esattamente gli stessi dall'inizio alla fine del racconto e non subiscono particolari evoluzioni.

Fortunatamente il narratore non si ferma troppo sulle descrizioni cruente (lo splatter non è il mio genere, anche in ambito letterario) e l'inevitabile storia d'amore non occupa più spazio di quanto non fosse necessario: da questo punto di vista è tutto ben bilanciato e, nonostante dopo le prime 100 pagine si inizi già ad intuire come finirà il racconto, la lettura resta piacevole e coinvolgente. Insomma, è il libro perfetto per "staccare" e godersi un po' di avventura.

Purtroppo anche qui torna il problema del titolo. In Italia, ormai, i libri si intitolano più o meno tutti nello stesso, banale modo: parole come "segreto" e "destino" vengono infilate un po' ovunque, generalmente a casaccio. In questo caso la fortunella è "destino", affiancata ad un'altra di grande effetto, "mappa"... ma che originalità! Inutile dire che nessuna delle due centra qualcosa con il contenuto del romanzo, dove la famigerata mappa non è certo il centro del racconto (anzi, il termine comparirà non più di due volte in tutte le 400 pagine) e il destino "non c'azzecca" (come direbbe qualcuno) un fico secco. Ormai credo proprio che mi dovrò rassegnare e fingere che in italiano questo romanzo si chiami "La decima camera"...

Iniziato il: 23 maggio 2011
Terminato il: 25 maggio 2011 

Le mie letture: La Ragazza di Carta, di Guillaume Musso

La ragazza di cartaLa ragazza di carta di Guillaume Musso
My rating: 4 of 5 stars

In piena crisi di ispirazione, solo e senza un soldo, lo scrittore Tom Boyde non riesce a terminare il suo ultimo romanzo. Proprio quando tutto sembra perduto, nella sua vita entra Billie. Misteriosa e bellissima, compare all'improvviso in una notte di pioggia, con una storia incredibile da raccontare. Gli dice infatti di essere la protagonista del suo romanzo, caduta nel mondo reale da una frase che lui ha lasciato in sospeso. Se ora Tom non riprenderà a scrivere, lei morirà. Sembra assurdo, eppure... Eppure, Tom le crede. Perché è già follemente innamorato. Insieme Billie e Tom affronteranno un'avventura straordinaria, in cui nulla è ciò che sembra. E scopriranno che la vita, a volte, può essere un gioco pericoloso...

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Recensione fresca fresca: ho terminato la lettura da qualche minuto e ho sentito il bisogno di scrivere subito il commento, a caldo. "La ragazza di carta" rientra pienamente nella categoria dei libri-calamita: ogni volta che lo aprivo mi dovevo poi obbligare a chiuderlo, perchè purtroppo a volte si deve anche dormire, mangiare, lavorare, ecc. Se avessi potuto mi sarei piazzata sul letto e l'avrei finito in mezza giornata. 

La scrittura di Musso è fluida e scorrevole ma nel contempo efficace e molto "visiva": mi è risultato facilissimo immaginare i luoghi e i personaggi descritti. Ho trovato gestito molto bene l'incontro tra il protagonista e Billie: geralmente temo sempre molto il momento in cui un personaggio scopre che la realtà in cui si trova, le persone che lo circondano o lui stesso hanno "qualcosa di strano", perchè se lo scrittore non è abile, tutto diventa artefatto. In questo caso, la reazione di Tom alla comparsa e alle parole di Billie, è perfettamente credibile e anche la sua progressiva presa di coscienza del fatto che questa ragazza, incredibilmente, stia forse raccontando la verità è molto realistica.

Dalla metà in avanti, poi, la storia prende ancora più vita e ci permette di incontrare una serie di personaggi interessantissimi che ci lasciano dare una sbirciata veloce nelle loro vite. Il finale mi è risultato completamente inaspettato e se inizialmente mi ha lasciata un po' perplessa, chiudendo l'ultima pagina ho realizzato che lo stile impeccabile di Musso lo rende davvero credibile. So di aver già usato questo aggettivo, ma è il termine chiave per descrivere questo romanzo ed è bello poterlo dire, quando gli scaffali delle librerie sono invasi da storie che non stanno in piedi e personaggi scialbi e forzati.

Iniziato il: 12 maggio 2011
Terminato il: 16 maggio 2011