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Recensione: "Il bacio più breve della storia"

Finalmente sono riuscita a sbloccarmi un po' dalle mille letture contemporanee che ho portato avanti nel mese di settembre terminando il libriccino più breve, esattamente come il bacio di cui parla, ♥ ma allo stesso tempo quello attorno a cui giravo da più tempo.

(Le plus petit baiser jamais recensé)
di Mathias Malzieu

Formato: Paperback, 128 pagine
Editore: Feltrinelli, 2015
Genere: Narrativa varia
Data prima pubblicazione: 2013
Lettura n.: 50/2015
Preso da: Libreria


Voto: 7/10

Il bacio più breve della storia. Un millesimo di secondo, carnoso e leggiadro insieme. Appena uno sfioramento, un origami. Un accenno di cortocircuito. Un tasso di umidità incredibilmente vicino allo zero, qualcosa nell’ordine della polvere d’ombra. Il bacio più breve della storia.
incipit
✎ Commento
Non c'è niente da fare: io amo Mathias Malzieu, amo il suo modo di scrivere e amo le atmosfere oniriche che si respirano nei suoi romanzi. Leggere un suo libro è come fare un sogno di quelli più incredibili, in cui compaiono personaggi quasi intangibili, di cui non si riescono ad afferrare i lineamenti del volto e nei quali succede di tutto e tutto sembra assolutamente plausibile.

La storia raccontata in "Il bacio più breve della storia" è impossibile da raccontare se non a grandissime linee: il protagonista è un ragazzo ferito dall'amore che conosce e bacia una ragazza che dall'amore è talmente terrorizzata da scomparire ogni volta che bacia un uomo di cui si innamora. Iniziano così le peripezie del protagonista per trovare la ragazza invisibile con l'aiuto di un investigatore in pensione, un pappagallo-esca per le ragazze bellissime e una farmacista timida.

E' un libro davvero strano, non posso negarlo, a volte è talmente astratto che sembra non avere senso e proprio per questo è uno di quei romanzi che richiedono un completo abbandono del lettore alla storia: ci si deve far cullare, senza porsi troppe domande, senza cercare per forza di riportare tutto quello che leggiamo su un piano concreto ma accettando che si tratta di un'unica grande metafora che racconta la paura di amare e del dolore che l'amore può provocare.

Dal lato estetico, un grande effetto lo fa senza dubbio la copertina, con una meravigliosa illustrazione di Nicoletta Ceccoli che lascia immediatamente intuire l'atmosfera irreale che avvolge questa piccola fiaba.

♥ Questo libro fa per voi se... amate le storie inverosimili e siete disposti ad abbandonarvi completamente alla fantasia dell'autore.


Periodo di lettura: 20 settembre - 8 ottobre 2015
Ambientazione: Parigi/Francia

Links: Sito dell'autore, Bibliografia
Cover italiana: Illustrazione di Nicoletta Ceccoli

L'uomo delle nuvole

Autore: Mathias Malzieu
Data di pubblicazione: 1988
Editore: Feltrinelli, 2011
Formato: Paperback, 144 pag.

Inizio lettura: 02 settembre 2013
Fine lettura: 03 settembre 2013
Lettura n.: 35/2013
Il mio voto: ★★★★☆
Mi chiamo Tom “Ematom” Cloudman. A quanto dicono, sono il peggior acrobata del mondo.
All'inizio questo nuovo romanzo di Mathias Malzieu proprio non mi convinceva: non riuscivo a capire il protagonista, che mi sembrava solo un povero pazzo con la fissa del volo e degli uccelli. Insomma, mi faceva un po' pena, perché un personaggio infelice lascia sempre un po' di dispiacere (soprattutto quando è infelice non per colpa sua), ma niente di più. Con l'arrivo in ospedale, però, qualcosa è cambiato e ho iniziato a dare un senso alla storia e ad apprezzarla, fino alla conclusione che mi ha davvero commosso (si si, con tanto di lacrimoni!).

Lo stile è molto simile a quello de "La meccanica del cuore" anche se perde le caratteristiche "gotiche" che lo rendevano un pò "Tim-Burtiano", avvicinandosi ad un'atmosfera un po' più onirica, nella quale si fa fatica a capire se ciò che viene raccontato è realtà o sogno. In ogni caso credo che il punto non sia questo: non mi interessa sapere se davvero la dottoressa Cuervo si trasformava in una donna-uccello oppure era solo l'immaginazione di Cloudman. La cosa importante sono le riflessioni che questa storia mi ha portato a fare: siamo disposti a perdere la nostra umanità, o a farla perdere alle persone che amiamo pur di farle rimanere in vita? E si può chiamare "vita" quello stato in cui non c'è coscienza? Siamo ancora umani quando, ad esempio, i nostri organi funzionano ancora solo perchè attaccati a delle macchine?

Alla fine del romanzo, Cloudman si trasforma definitivamente in un uccello, perdendo memoria e coscienza di sé, ovvero perdendo del tutto quelle caratteristiche che lo rendevano un essere umano; così prende il volo e sparisce nel cielo lasciando dietro di sé persone che, pur sapendo che è ancora vivo, non possono più averlo al loro fianco. Qual'è la differenza tra questa condizione e quella di una persona che viene tenuta in vita ma ormai, pur essendo magari fisicamente al nostro fianco, non è più con noi? E non solo, non ho potuto fare a meno di pensare ad una malattia, che provoca qualcosa forse di ancora peggiore del trovarsi incoscente in un letto, attaccato ad una macchina: l'Alzheimer, che ti fa essere lontano mille miglia da chi ti ama, pur rimanendo fisicamente vicino e per di più magari anche in buona salute fisica.

Non è facile rispondere a queste domande e non so nemmeno se l'intento dell'autore fosse davvero questo: il libro stesso non fornisce delle risposte né dei giudizi. Quello che fa è raccontare con una metafora poetica e commuovente la realtà quotidiana di molte persone. Da leggere.

"[...] Soltanto un mutamento totale le permetterà di sfuggire alla morte.”
“Non ho paura.”
“È proprio questo che mi preoccupa! So di cosa è capace. E di cosa è incapace.”
In questo momento mi sento il più tenace e il più fragile degli uomini.
“Al tempo stesso erediterà la forza e la debolezza dell’uccello che diverrà.”
“Si può scegliere?”
“Inconsciamente. Diventiamo ciò che siamo.”
“Ciò significa che potrei ritrovarmi nel corpo di un povero dodo che non sa nemmeno volare?”
“Non è da escludersi... Nella migliore delle ipotesi, qualunque cosa accada, lei sarà qualcosa di estraneo per l’occhio umano. Potrà affascinare o spaventare.”
“Come tutte le persone che cercano di costruire qualcosa di differente, non le pare?”

[Lettura #19/2012] La meccanica del cuore

La mecanique du coeur
di Mathias Malzieu
Paperback, 158 pagine, Feltrinelli 2012
Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.incipit
Trama: Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L'impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell'incantevole creatura, in compagnia dell'estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L'amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. Intriso di atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton, ritmato da avventure di sapore cavalleresco, una favola e un romanzo di formazione, in cui l'autore, con scrittura lieve ed evocativa, punteggiata di ironia, traccia un'indimenticabile metafora sul sentimento amoroso, ineluttabile nella sua misteriosa complessità.