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[Recensione] Il sosia, di Fedor Dostoevskij



Il sosia è un romanzo scritto da Dostoevskij nel 1845, un anno dopo la pubblicazione di Povera Gente, esordio acclamato dalla critica del tempo che stroncò invece questa seconda opera verso la quale l’autore nutriva grandi aspettative che si mutarono successivamente in insoddisfazione, tanto che fu addirittura sul punto di riscriverla interamente.

La storia narra la vicenda di Jakòv Petrovic’ Goljadkin, un impiegato, un personaggio assolutamente comune dalla vita identica a quella di tanti altri burocrati della Russia ottocentesca, la cui quotidianità viene completamente sconvolta dall'ingresso in scena del suo sosia, un personaggio che con lui condivide ogni cosa, dall’aspetto fisico al nome, al posto di lavoro, alle amicizie. Presto la presenza di questo sosia, con il quale inizialmente il “nostro eroe” cerca di allearsi per sbarazzarsi di “certi suoi nemici” - che per tutto il romanzo non si capirà se sono tali solo nella mente alterata del protagonista - e ottenere la stima dei suoi superiori, si trasforma in un vero e proprio incubo quando il Goljadkin-junior, come viene denominato nel romanzo per distinguerlo dal vero Goljadkin, inizia a manovrare in modo infido per iniziare una scalata sociale che porterà Goljadkin-senior alla totale rovina.

La lettura de Il sosia è stata, nonostante le sue 250 pagine, estremamente faticosa. Come sempre Dostoevskij si dimostra un maestro nell’arte di dipingere le ossessioni dei suoi personaggi, rendendo alla perfezione - nei loro discorsi, nella gestualità, nelle espressioni - la confusione delle loro menti. Il ritmo della narrazione è gestito in modo da acuire la sensazione di smarrimento: in modo completamente disordinato si alternano brani di una lentezza esasperante a momenti di azione frenetica e di repentini cambi di umore. La confusione mentale del protagonista si rivela nel continuo mutamento delle sue opinioni e delle sue emozioni: ogni stato d’animo che esprime forza ed energia si muta nel giro di poche righe, a volte addirittura all’interno della stessa frase, nel suo esatto opposto.

Nel procedere attraverso le vicende di Goljadkin noi lettori non abbiamo mai la certezza di cosa stia davvero accadendo: Goljadkin-junior esiste veramente? Lo fa pensare il fatto che tutti i personaggi interagiscono con lui. Oppure è solo un parto della mente di Goljadkin-senior, come possono far credere le risposte evasive del servitore Petruska o gli sguardi di pietà e di derisione che spesso gli lanciano colleghi e superiori? Questo, unito alla scelta di presentare un narratore esterno che ci propone il flusso dei pensieri Goljadkin-senior alternandola al resoconto delle sue azioni e dei suoi movimenti, che spesso si contraddicono tra loro producendo un effetto grottesco, rappresenta un altro elemento che incrementa nel lettore la sensazione di disorientamento.

Insomma, affrontare questo romanzo è stato per me tanto faticoso quanto per il protagonista tentare di liberarsi del suo sosia: una paranoia stressante che ti perseguita continuamente, anche lontano dalla lettura. E cosa si fa quando un libro ti fa provare le stesse emozioni, seppur di ansia e fastidio, e nella stessa intensità di quelle provate dal protagonista? Gli si danno cinque stelle come minimo.

Mancava poco alle otto del mattino allorché il consigliere titolare Jakòv Petrovic Goljadkin si svegliò da un lungo sonno, fece uno sbadiglio, si stiracchiò e aprì finalmente del tutto gli occhi. Per due minuti, però, rimase a giacere immobile nel suo letto come un uomo non completamente sicuro se sia sveglio o se ancora dorma e se tutto ciò che accade intorno a lui sia realtà o non piuttosto la continuazione di un fantastico sognare. Ma ben presto i sensi del signor Goljadkin ripresero ad accogliere, più chiare e più precise, le consuete, abituali impressioni.
(incipit)
Voto: 9.5/10

♥ Questo libro fa per voi se... volete approfondire il tema del doppio in letteratura con un romanzo difficile ma imprescindibile.

[Recensione] Benedizione, di Kent Haruf


Ci sono romanzi con i quali ho bisogno di prendermi del tempo prima di poter buttare giù due righe: ho bisogno di farmeli entrare dentro e mettere insieme le idee. Con Benedizione non ne sento la necessità: appena chiuso il libro (o meglio, spento il Kobo) avevo già chiare in mente le parole che avrei scritto, devo solo renderle abbastanza efficaci da convincervi a leggerlo assolutamente.

Si, perché Benedizione è un libro bellissimo scritto in modo magistrale, una storia di rimpianti che però non scade mai nel patetico. Il romanzo è ambientato a Holt, in Colorado e vede il protagonista, Dad Lewis, affrontare la sconvolgente notizia di avere ancora poche settimane di vita a causa di un cancro ormai in stadio avanzato e incurabile. Accanto a lui ci sono la moglie Mary, che è stata al suo fianco per tutta la vita, la figlia Lorraine che ha a sua volta perso la propria figlia in un incidente stradale e una serie di altri personaggi, abitanti di Holt, che a causa della malattia di Dad si stringono attorno alla famiglia. Ma non solo: ad accompagnare Dad verso la fine ci sono anche i rimpianti e i sensi di colpa di una vita intera fatta di duro lavoro ma anche di durezza e rigidità.

Il romanzo si dipana tra presente e passato, tra la quotidianità e i ricordi ma senza mai dei veri e propri stacchi netti. È un po' come se tutto ciò che avviene nel romanzo stia accadendo il quel determinato momento e ciò è effettivamente quello che succede quando ricordiamo: ci perdiamo nel passato mantenendo sempre un'ancora con il presente. I capitoli sono brevi e il focus non resta sempre e solo su Dad ma si sposta seguendo gli altri cinque o sei personaggi-chiave della storia. 
Lo stile è essenziale e asciutto, ogni parola è misurata, necessaria esattamente così com'è scritta. I dialoghi sono formidabili, sia perché la scelta di omettere le virgolette rende la scrittura un "tutto" fluido che avvinghia il lettore e non lo lascia andare finché non si è giunti all'ultima pagina, sia perché ogni parola pronunciata da ciascun personaggio è parte integrante della personalità del personaggio stesso.

Parliamo poi dell'atmosfera: quella che si respira in Benedizione è una sensazione di costante attesa che pervade l'intero romanzo. L'attesa della morte di Dad incombe su tutti i personaggi come una cappa, come il caldo soffocante che sembra rallentare lo scorrere del tempo e lasciare i personaggi quasi sospesi tra ricordi e dilemmi morali, tra occasioni perse e scelte sbagliate.

Benedizione è un romanzo straordinario nella sua semplicità e nel suo modo asciutto di raccontare, senza infiocchettamenti o inutili sentimentalismi, eventi tutto sommato ordinari, quotidiani (vita, morte, errori, rimpianti... tutti prima o poi ci arriviamo). Eppure si piange, ma mi sono resa conto che le mie lacrime più che di commozione sono state di liberazione, di sfogo per quell'attesa che alla fine si spezza e che libera i personaggi ma anche noi lettori. Perché nonostante tutto, la vita va avanti.

Voto: 9,5/10

♥ Questo libro fa per voi se... se... non lo so, sono rimasta dieci minuti buoni a cercare un "se". La questione è che secondo me questo libro è meraviglioso, quindi fa per voi se volete leggere un libro meraviglioso.

[Mini-recensione] Terapia di coppia per amanti, di Diego de Silva


"Due amanti che vanno in terapia di coppia". 
È bastato questo riassunto della trama per farmi decidere che io questo libro dovevo leggerlo. Perché due amanti dovrebbero andare in terapia? E soprattutto che problemi di coppia possono voler risolvere, quando l'amante è esattamente il tentativo di fuga dai problemi di coppia con qualcun altro? Non dovrebbe a sua volta creare problemi, sennò che fuga è? 

In realtà la trama del romanzo si svolge più o meno nel modo in cui avrei immaginato potesse svilupparsi, dando alle domande precedenti la stessa risposta che anch'io avevo ipotizzato prima di iniziare a leggere (e che non dirò, sennò spoilero). Credo però che la trama non sia il punto focale del romanzo che è invece rappresentato dalle scelte narrative messe in atto dall'autore: i capitoli alternano i punti di vista interni dei personaggi e sono impostati in modo da riportare sia le descrizioni di ciò che in quel momento il protagonista del capitolo sta vivendo, sia i dialoghi che scambia con gli altri personaggi sia, nel mezzo, tutte le riflessioni e i pensieri che gli vengono in mente, il tutto con un ritmo serratissimo. 

Purtroppo questo ottimo stile narrativo, che l'autore sa gestire molto bene, viene un po' svilito dalla trama non particolarmente originale nel suo svolgimento e un po' forzata in alcuni aspetti (specialmente per quanto riguarda la figura dello psicologo, che mi ha lasciato diverse perplessità). 

I personaggi mi sono piaciuti molto, non tanto come carattere o simpatia (Viviana, una dei due protagonisti, è una rompiscatole di dimensioni colossi) ma per il modo in cui la loro personalità emerge dal romanzo: arriviamo alla fine che li conosciamo meglio noi che loro stessi. Molto divertente invece il personaggio del papà di Modesto: è stato protagonista dei dialoghi più simpatici e brillanti del romanzo. 

A fine lettura sono assolutamente certa di voler approfondire meglio questo autore perché credo che con una trama migliore potrebbe davvero conquistarmi.
Voto: 7.5/10
♥ Questo libro fa per voi se... l'idea vi incuriosisce: a mio parere merita perché il modo in cui è raccontata la storia è originale.

[Mini-recensione] Maschere e corazze, di Pippo Carauddo


Un romanzo davvero piacevole ambientato in un piccolo paese della Sicilia e nel quale le vicende della protagonista, la signorina Concetta Macaluso, si intrecciano con quelle dei diversi abitanti di Paluso tutti accomunati dall'incapacità di accettarsi davvero con i propri pregi e difetti, e tutti impegnati a costruire e rafforzare le maschere che indossano per nascondere a se stessi e agli altri il loro vero essere. 

Lo stile del romanzo è fluido e fresco, arricchito da espressioni in dialetto siciliano che rendono il testo ancora più caratteristico e che aiutano a creare un'atmosfera tipica da paese di provincia, abitato da persone semplici, con vite tranquille e "normali". I personaggi sono perfettamente delineati, specialmente Concetta, che spicca in maniera particolare tra la gente che abita il romanzo. 

L'unico appunto che potrei fare è che a volte vengono messe in bocca ai personaggi delle spiegazioni di meccanismi psicologici un po' troppo "da manuale" per poter essere considerate davvero spontanee, soprattutto quando chi esprime questi concetti in modo così chiaro e netto sono persone che, pur nella loro saggezza popolare, non hanno di certo mai preso in mano un manuale di psicologia. Per il resto il libro è stato davvero gradevole e mi ha proprio divertito.
 
♥ Questo libro fa per voi se... siete in vena di una lettura allegra e piacevole, dando una chance ad un nuovo autore.

Copia digitale fornita dall'autore

[Recensione] Voli acrobatici e pattini a rotelle a Wink's Phillips Station


Come fa Fannie Flagg a scrivere romanzi così adorabili? Il suo è un vero talento naturale e anche questa volta si è confermata all'altezza delle mie aspettative: come gli altri suoi libri "Voli acrobatici e pattini a rotelle" è un gioiellino di semplicità, serenità e genuinità. È vero, la formula di quest'autrice è sempre la stessa: personaggi femminili intraprendenti che si oppongono ad altri più tradizionali, alternanza della narrazione tra passato e presente ed un'ambientazione da provincia americana con pregi e difetti. Però le riesce bene! Il suo stile è semplice e alla portata di tutti, ma pur non lasciando spazio a drammi troppo accentuati e mantenendo sempre toni tutto sommato leggeri, riesce a non risultare superficiale.

Il fulcro di tutti i romanzi della Flagg sono i personaggi femminili per i quali ricorre sempre uno schema che oppone delle figure femminili forti e intraprendenti (spesso protagoniste delle parti narrate nel passato) a donne apparentemente più insicure, legate ai canoni tradizionali che le vedono mogli, madri e casalinghe. L'aspetto che mi piace di queste donne è che indipendentemente dal loro atteggiamento verso la vita riescono sempre, alcune in modo più semplice, altre lottando contro la loro educazione o contro se stesse, a tirare fuori il loro carattere e alla fine del romanzo le si vede per come sono realmente. Questo secondo me è il più bel modo di parlare di femminismo perché a mio avviso è questo il vero significato della parola: essere femministi significa ritenere che una donna possa essere libera di seguire la propria natura, le proprie inclinazioni e le proprie passioni, anche quando queste corrispondono con quelle attività o quelle aspirazioni considerate più "tradizionali"; l'importante è che sia una libera scelta, non condizionata dalle convenzioni o dall'influenza della società che tende ad appiattire il ruolo della donna. E questo è ciò che avviene nei romanzi della Flagg: i personaggi trovano se stessi e imparano ad esprimere la propria personalità.

Non sempre però la società in cui vivono permette a queste donne di vivere e agire liberamente: come dicevo prima, spesso i personaggi più audaci e intraprendenti sono quelli che vivono nel passato e le loro aspirazioni vengono soffocate dagli uomini e in generale da una società non ancora pronta ad accettarle. Accadeva in "Pomodori verdi fritti" e accade anche in questo romanzo in cui si racconta il diverso trattamento subito dalle WASP rispetto ai soldati uomini, alle quali vengono ad esempio rifiutati i gradi dell'esercito (informandomi, ho scoperto che solo nel 2009 l'America ha riconosciuto un'onorificenza a queste donne coraggiose che hanno dato un forte contributo al Paese permettendo agli uomini di andare a combattere e occupandosi degli spostamenti degli aerei militari e dei test aerei) nonostante il loro fondamentale contributo.

Naturalmente la Flagg rimane una scrittrice "popolare" intesa come adatta a tutti i palati letterari; per questo motivo non bisogna aspettarsi un romanzo che approfondisca i temi dei diritti delle donne o che entri particolarmente nei dettagli storici e non voglio nemmeno leggervi dietro chissà quale intento di sensibilizzazione. I suoi romanzi sono leggeri e mai davvero dolorosi, anche quando si parla di temi potenzialmente forti come la guerra, la morte, il razzismo, il sessismo, ecc. ma ciò che li rende secondo me adatti anche a chi solitamente ama leggere libri più impegnati è il fatto che si percepisce chiaramente che si tratta di una scelta volontaria e non di un'incapacità dell'autrice di approfondire le tematiche di cui parla: i suoi libri restano sempre su toni sereni e allegri ma vanno abbastanza in profondità per soddisfare chi preferisce limitarsi al suo racconto e incuriosire chi invece vorrebbe approfondire questi temi.

In più i suoi personaggi, nessuno escluso, saltano letteralmente fuori dalle pagine e anche quelli più insopportabili alla fine riescono comunque a far breccia nel cuore del lettore: amo il fatto che non siano mai monodimensionali e rigidi ma che cambino e si evolvano moltissimo durante l'intera durata della storia. Nel caso di questo romanzo, ad esempio, avrei preso Sookie a sberloni tutto il tempo urlandole: "sveglia! sveglia!" ma il suo carattere così remissivo è essenziale ai fini della storia: innanzitutto l'ho apprezzato moltissimo perché è estremamente realistico, in più se non fosse stata così disperatamente succube di tutte le persone che la circondano, non avrebbe avuto la significativa evoluzione che invece la vediamo compiere.

Infine un'altra nota positiva è stato il fatto che grazie a questo romanzo ho scoperto la storia delle WASP delle quali purtroppo non avevo mai sentito parlare.

Voto: 7/10



♥ Questo libro fa per voi se... volete conoscere personaggi che si faranno ricordare, anche se il romanzo non raggiunge la freschezza e l'originalità di "Pomodori Verdi Fritti".

[Recensione] I garbati maneggi delle signorine Devoto, di Renzo Bistolfi


Ho letto questo romanzo grazie alla sfida LGS che mi sta portando a conoscere tante storie leggere ma davvero piacevoli che probabilmente non avrei mai incontrato durante la mia vita di lettrice; questo libro in particolare è stata una scoperta molto simpatica che probabilmente da sola non avrei mai fatto.

Il romanzo è ambientato in un quartiere genovese degli anni cinquanta e vede protagoniste tre anziane sorelle, zitelle e timorate di dio, che si trovano al centro di un piccolo giallo quando una serie di strani eventi iniziano a verificarsi nella loro via. Fanno da cornice tutta una serie di altri pittoreschi personaggi che accompagnano le tre sorelle nella loro indagine e che, con le loro personalità rappresentano forse il punto di forza del romanzo. 

L'ambientazione non è particolarmente dettagliata e questo è un peccato perché l'epoca è interessante e se l'autore fosse stato in grado di renderla più presente nel racconto avrebbe sicuramente reso il risultato finale più interessante, mentre ho apprezzato l'atmosfera semplice e "paesana" che si respira durante la (rapidissima) lettura del romanzo. 

Lo stile è davvero molto, molto semplice e scorrevole, ideale per spezzare una lettura più impegnativa oppure se avete bisogno di un po' di distrazione e di "staccare il cervello" per qualche ora, ma non se cercate una lettura intensa e appassionante.


Voto: 6.5/10

♥ Questo libro fa per voi se... avete bisogno di una lettura leggera, leggera ma simpatica, rilassante

La gemella silenziosa

(The Ice Twins)
di S.K. Tremayne

Formato: Ebook, 298 pagine
Editore: Garzanti, 2015
Genere: Romanzo, thriller
Data prima pubblicazione: 2015
Lettura n.: 06/2016
Preso da: MLOL


Voto: 6.5/10


Le nostre sedie sono sistemate a due metri esatti di distanza, entrambe rivolte verso la grande scrivania, neanche fossimo in terapia di coppia: una sensazione che conosco fin troppo bene. Sulla stanza dominano un paio di alte finestre a ghigliottina del XVIII secolo senza tende, due dipinti gemelli di un fosco e lugubre cielo londinese.
(incipit)


✎ Il mio parere
Divorato in un weekend "La gemella silenziosa" è un thriller (anche se forse più mistery... non saprei definirlo con certezza) che mi ha tenuta incollata alle pagine per il suo ritmo incalzante e l'inquietudine che trasmette durante l'intera lettura. 

Come sempre a me le parole "caso letterario" fanno venire la pelle d'oca quindi ho iniziato il romanzo temendo la solita delusione che si abbina a questa definizione e invece sono rimasta piacevolmente stupita: il libro fila, non annoia mai, i momenti inquietanti sono ben miscelati nella trama in modo da tenermi sempre sulle spine e gli eventi sono stati mescolati abbastanza da avermi fatto sospettare di tutto e tutti prima di arrivare alla fine, che comunque non offre una vera e propria risposta al mistero principale: cos'è davvero accaduto? Perché se da una parte è vero che quando si chiude il romanzo la dinamica degli ultimi eventi è abbastanza chiara, resta il fatto che ci sono degli eventi misteriosi ed inquietanti che non vengono davvero spiegati. Questo è stato forse l'aspetto che mi ha relativamente deluso; sarò forse condizionata dal mio amore per il giallo deduttivo ma mi piace sempre avere una spiegazione completamente razionale degli eventi apparentemente sovrannaturali, a meno che non si tratti di fantasy o di storie che chiaramente ci mostrano fenomeni di questo genere, mentre in questo caso la parte misteriosa viene spiegata per metà, e non si capisce se per mantenere l'inquietudine o per superficialità. 

Per il resto, come scrivevo, il libro mi ha soddisfatto e mi ha addirittura dato molto a cui pensare, principalmente sul rapporto tra i due genitori: quel clima di detto/non detto che serpeggia tra loro, le verità nascoste e i reciproci sospetti sono forse l'elemento che più mi ha "disturbato" del romanzo e che in alcuni casi mi ha fatto chiudere il libro per riprendere la calma. In questo caso ci sono state alcune scelte narrative che mi sono sembrate poco verosimili e più tendenti alla scorciatoia per "far accadere qualcosa". Il rapporto che i genitori hanno con le bambine è un altro argomento che mi ha fatto pensare, mentre non so bene cosa credere a proposito del legame così esclusivo tra i gemelli, tale addirittura da portare ad una possibile confusione di identità... non sono abbastanza informata ma in alcuni casi anche questa mi è sembrata un po' una forzatura, seppur essenziale per creare il clima angoscioso dell'intero romanzo.


♥ Questo libro fa per voi se... cercate una lettura appassionante che vi distragga dal quotidiano, ma senza aspettarvi il capolavoro del secolo.


Periodo di lettura: 30 gennaio - 01 febbraio 2016
Ambientazione: Inghilterra/Scozia
Opere derivate: -
  

Il gioco di Ripper

(El juego de Ripper)
di Isabel Allende

Formato: Paperback, 462 pagine
Editore: Feltrinelli, 2013
Genere: Teatro
Data prima pubblicazione: 1606
Lettura n.: 04/2016
Preso da: Regalo (cartaceo) + prestito MLOL (ebook)


Voto: 7.5/10


“Mia madre è ancora viva, ma sarà uccisa Venerdì Santo a mezzanotte” lo avvertì Amanda Martín e l’ispettore capo la prese sul serio, visto che aveva dato prova di saperne più di lui e di tutti gli agenti della Sezione Omicidi. La donna era prigioniera da qualche parte nei diciottomila chilometri quadrati della Baia di San Francisco, avevano poche ore per trovarla ancora in vita e lui non sapeva da dove cominciare.
(incipit)


✎ Il mio parere
Ho iniziato "Il gioco di Ripper" per prendere fiato durante una delle letture più noiose che mi sian capitate negli ultimi anni (e che purtroppo non riesco proprio a proseguire, tanto che credo la abbandonerò) e non avrei potuto fare una scelta più azzeccata: il romanzo è un mix tra un thriller e un romanzo familiare, e quello che nelle mani di uno scrittore normale si sarebbe rivelato un pasticcio inimmaginabile, con la fantastica abilità narrativa della Allende si è trasformato nel thriller più emotivamente approfondito che abbia mai letto. Il motivo per cui di solito non leggo thriller, infatti, è proprio la sproporzione tra l'importanza della trama e l'approfondimento dei personaggi, che nel 90% dei casi non esiste perché l'essenziale in un thriller è l'azione. Sì, centra anche il fatto che sono una fifona e la tensione del thriller mi fa venire l'ansia, ma per la maggior parte i miei problemi con questo genere riguardano la scarsa empatia. Con questo romanzo non si corre alcun rischio di superficialità perché a costo di rallentare un po' il ritmo (soprattutto per chi cerca tanta azione) la Allende ci regala un ritratto molto intimo dei suoi personaggi, che diventano degli amici da cui è difficile separarsi una volta chiusa l'ultima pagina.

Nel complesso comunque credo che i tempi del romanzo siano stati gestiti molto bene: è vero che in proporzione la parte "poliziesca" è minore rispetto quella dedicata all'approfondimento dei personaggi e delle loro relazioni, ma per quanto mi riguarda questo non ha mai né compromesso la tensione del romanzo nei momenti "clou", né l'intimità della scrittura quando serviva per creare più atmosfera. Anzi, l'aver ritrovato in parte quel calore con cui la Allende è solita mostrarci i suoi protagonisti è stato per me un motivo di maggiore immedesimazione nella storia.

Rispetto a ciò a cui questa autrice ci ha abituato, l'elemento di realismo magico è quasi assente; dico quasi perché ogni tanto in qualche immagine particolarmente evocativa o qualche capacità extrasensoriale salta fuori (la Allende non ce la fa proprio ad eliminarla del tutto), però il romanzo non si inserisce assolutamente nel suo filone "classico", il che per me è un bene, perché è giusto che uno scrittore ogni tanto si metta alla prova ed esca un po' dal seminato, specialmente se dotato e abile come lei. Per me scoprire una Allende scrittrice di thriller è stata una bellissima sorpresa e per quanto io adori quel sentore di magia che si respira nei suoi romanzi, sono rimasta soddisfatta da questo esperimento.

Per finire, giustamente parliamo del finale (che metto come sempre sotto spoiler): devo ammettere che mi ha spiazzato, prima con Carol e poi con Gary... questo ultimo colpo di scena nel colpo di scena non mi ha entusiasmato del tutto, mi sarebbe bastato rendermi conto che dietro tutto ci fosse l'insospettabile Carol, però devo dire che con me ha centrato l'obiettivo: non me lo sarei mai aspettato! C'è da dire che io sono una pippa allucinante nei gialli e non indovinerei il colpevole nemmeno se mi ballasse nudo davanti agli occhi, però effettivamente mi ha stupita. Mi è dispiaciuto invece moltissimo per il povero Ryan: la sua fine è credibile, non posso criticarla e anzi, finalmente un eroe che muore e non si salva per il rotto della cuffia, però mi è dispiaciuto un sacco e una piccola parte di me avrebbe desiderato il tanto agognato lieto fine... leggere l'epilogo mi ha quasi fatta piangere!


♥ Questo libro fa per voi se... siete curiosi di scoprire una Isabel Allende inedita scrittrice di thriller.


Periodo di lettura: 22 - 26 gennaio 2016
Ambientazione: USA
Opere derivate: -
Sfide: sfida LGS - sfida Bookopoly - sfida TBR 2016 -

I fiumi di Londra (Peter Grant, #1)

(Rivers of London)
di Ben Aaronovitch

Formato: Ebook, 350 pagine
Editore: Fanucci, 2012
Genere: Poliziesco, Urban Fantasy
Data prima pubblicazione: 2011
Lettura n.: 02/2016
Preso da: Kobo store


Voto: 8/10

Tutto cominciò all'una e trenta di un freddo martedì mattina di gennaio, quando Martin Turner, artista di strada e per sua ammissione apprendista gigolo, inciampò in un corpo davanti al portico dalla chiesa di St Paul a Covent Garden
(incipit)


✎ Il mio parere
"I fiumi di Londra" è il primo romanzo "indipendente" di Ben Aaronovitch, scrittore inglese già sceneggiatore della serie di Doctor Who (e l'influenza si sente!) e scrittore di alcune storie tratte dalla stessa serie. Si tratta di un poliziesco in salsa urban fantasy, il tutto condito da una spruzzata di Humour inglese che lo rende una lettura che potrebbe essere apprezzata dagli amanti di Terry Pratchett o Douglas Adams, anche se a dire il vero l'ironia risulta un pò meno pungente.

La storia è ambientata nella Londra contemporanea e vede come protagonista Peter Grant, un poliziotto destinato al lavoro da scrivania che scopre di avere un talento nel vedere fantasmi, individuare i "vestigia" - ovvero le tracce della magia - e di essere lui stesso un mago, entrando così a far parte di un reparto segreto della polizia che si occupa del sovrannaturale.

Aspettai che si allontanasse e poi aprii la mano sussurrando 'Lux!' La sfera brillò biancastra ed emanava un lieve tepore. Che mi venga un colpo, pensai. Sono un mago.

La Londra in cui vive è una città popolata da fantasmi, vampiri, dei e chissà cos'altro (lo scoprirò nei prossimi capitoli perché sì, è una saga!). Una serie di omicidi apparentemente scollegati tra loro la scuotono e Grant si trova a dover affrontare una corsa contro il tempo per risolvere il caso ed evitare un disastro affiancato dal burbero ispettore Nightingale, che sarà il suo maestro, e dalla collega Leslie May.

«Mi sta forse dicendo che i fantasmi sono reali?» Nightingale si pulì la bocca con un tovagliolo. «Hai parlato con uno di loro. Cosa ne pensi?» «Attendo conferma da un superiore» risposi. Posò il tovagliolo e prese la tazza di tè. «I fantasmi sono reali.» 

Tutta una serie di altri personaggi davvero interessanti fa da cornice al romanzo, prime tra tutte le famiglie divine. Il titolo del romanzo rimanda infatti al ruolo fondamentale rappresentato nella vicenda dalle divinità dei fiumi che scorrono (o scorrevano in passato) attraverso Londra: divinità che, divise in due fazioni, si contendono la supremazia sulla città. La vicenda tra le divinità legate al Tamigi e ai suoi affluenti è una sorta di 'storia nella storia' che si sviluppa intrecciandosi con la trama poliziesca. Non aspettatevi (o non temete, a seconda dei punti di vista :D ) di trovare storie d'amore o vicende adolescenziali: questa è una storia "adulta" - seppure tranquillamente leggibile da chiunque e dai toni sempre leggeri - e nella quale il romanticismo non è assolutamente centrale. Si cerca di risolvere un caso e allo stesso tempo di non scatenare una guerra nel mondo magico, che vive parallelo e perfettamente mimetizzato con quello umano.

In questo senso, un aspetto del romanzo che ho apprezzato molto è il realismo con cui è stato inserito l'elemento magico nel contesto della storia: nei fantasy che ho letto finora, la magia è sempre stata in qualche modo slegata rispetto alla quotidianità, spesso grazie all'ambientazione fantastica o allo svolgimento delle vicende in una realtà quasi "parallela", come ad esempio la saga di Harry Potter nella quale i maghi vivono in una società separata rispetto ai babbani, che a volte sembra trovarsi addirittura su un altro piano della realtà. In "I fiumi di Londra" la magia convive davvero con la realtà: i personaggi magici usano internet, i cellulari, i computer, la televisione, le videocamere e tutta la tecnologia conosciuta. In più la magia viene spesso legata alla scienza (il primo teorizzatore della magia altri non è che Isaac Newton, uno dei padri della scienza moderna) e su tutti i fenomeni magici Peter Grant si pone delle domande sulla loro connessione con la chimica e la fisica, ovvero sull'effetto materiale che esercitano sulla realtà. Questo è un aspetto davvero molto interessante che mi sono trovata di fronte per la prima volta e ha contribuito in maniera decisiva alla verosimiglianza della storia: penso che chiunque di noi, cresciuto nel mondo fisico e abituato alle sue leggi, si farebbe domande simili a quelle che si pone Peter Grant se improvvisamente fosse in grando di produrre sfere di fuoco o scoprisse l'esistenza di fantasmi e vampiri (io di sicuro, anche se probabilmente non in termini di fisica e chimica così precisi).

Mi preoccupava l'origine di tutto quel potere. Non ero mai stato bravo come elettricista, per cui non sapevo quanta energia servisse per creare una luce magica, però sapevo che per far lievitare una mela sfidando la forza di gravità serviva la forza di un newton, che teoricamente impiega un joule di energia a secondo. Le leggi della termodinamica sono piuttosto precise sull'argomento e dicono che dal nulla non nasce nulla. Il che voleva dire che quel joule da qualche parte doveva pur arrivare, ma da dove?

Piccolo spoiler. Bella la sequenza, verso la fine del romanzo, dell'inseguimento nel tempo: il protagonista torna nell'epoca vittoriana e inizia un inseguimento durante il quale il tempo continua ad arretrare e Grant si trova a correre in una città che continua a cambiare attorno a lui con il variare delle epoche, fino a giungere all'età romana. Nulla di questo è approfondito: non è un romanzo sui viaggi nel tempo o che vuole perdersi in una ricostruzione storica (non che mi avrebbe fatto schifo, eh!) ma un poliziesco umoristico e quindi questa bella trovata viene poi ridimensionata dal ritorno alla trama principale: l'ho comunque molto apprezzata. 

Nel complesso ho trovato questo romanzo molto divertente e originale: sapete che adoro i polizieschi e trovarne uno mescolato al fantasy e che tra l'altro non si prende nemmeno troppo sul serio, mi ha mandato in brodo di giuggiole. Avrebbe potuto essere ancora migliore, forse, se ci si fosse addentrati un pò di più nella psicologia dei personaggi principali; è anche vero che avremo altri cinque libri di tempo per approfondirli e il romanzo funziona molto bene anche così. Purtroppo i prossimi volumi sono recuperabili solo in inglese in quanto mai tradotti: peccato, ma trattandosi di una storia autoconclusiva, anche fermandosi al primo volume vale la pena dargli una possibilità. Io ovviamente proseguirò.

♥ Questo libro fa per voi se... cercate un urban fantasy ben scritto, divertente e soprattutto senza smancerie.


Periodo di lettura: 03 - 13 gennaio 2016
Ambientazione: Inghilterra
La serie: #1 I fiumi di Londra - #2 Moon Over Soho - #3 Whisper Under Ground - #4 Broken Homes - #5 Foxglove Summer - #6 The Hanging Tree
Opere derivate: Rivers of London: Body Work - la graphic novel
Sfide: bookopoly reading challenge - esimio sconosciuto - sfida LGS - sfida LPS - scaffale traboccante