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[Mini-recensione] Il ballo, di Irène Némirovsky


Salve biblionauti! Oggi torno per smaltire un po' di post arretrati e per inaugurare un nuovo format che - vi dirò la verità - non piace a me per prima, ma che purtroppo mi vedo costretta ad utilizzare perché devo fare i conti con la crisi da blogger a cui è passata la voglia di scrivere. Ad essere sincera non mi è passata la voglia di scrivere in generale, si è affievolita quella di commentare i libri che leggo, ovvero il fulcro centrale e l'unica ragione per cui ho aperto questo blog *_* *_* 

Dopo aver attraversato tutte le fasi della disperazione, dal "a cosa serve un blog di recensioni che non scrive recensioni" al "quasi quasi lo chiudo" ho deciso di essere meno drastica e di limitarmi ad assecondare questa momentanea fase calante continuando ad aggiornare le mie letture ma dedicando loro il minimo indispensabile ad evitarmi sensi di colpa pubblicando, quando necessario, delle mini-recensioni.

Spero che nonostante questo cambiamento di stile (che mi auguro sia solo momentaneo) vi rimanga la voglia di condividere con me le vostre impressioni sui libri letti, farmi sapere cosa ne pensate, se vi incuriosiscono e magari utilizzare i commenti per approfondire qualche aspetto che non trova spazio nel post.

Ma passiamo al libro.

Il mio primo incontro con la Nèmirovsky è stato folgorante e mi ha fatto completamente perdere la testa per lo stile netto e duro di quest'autrice che in meno di cento pagine è riuscita a trasmettermi tutto ciò che era sua intenzione raccontarmi. 

Il romanzo è incentrato sul conflitto tra una madre, ancora abbastanza giovane da potersi godere la vanità di entrare finalmente a far parte del mondo dei ricchi dopo una vita di povertà, e una figlia quattordicenne ansiosa di sbocciare; entrambe vedono nell'altra un limite alla propria libertà e vivono in bilico tra l'affetto e l'odio reciproco. Il rancore che si respira in queste pagine è quasi materiale; in realtà leggendo "Il ballo" ho avuto la sensazione che tutte le emozioni prendessero corpo davati ai miei occhi, acquistassero una fisicità e una materialità stupefacenti. 

Se la Nèmirovsky ha scritto così tutti i suoi romanzi, credo che andremo molto d'accordo.

Voto: 8.5/10
♥ Questo libro fa per voi se... siete convinti che i racconti siano troppo brevi per poter davvero reggere il confronto con un romanzo. "Il ballo" farà crollare tutti i vostri pregiudizi.

[Recensione] Voli acrobatici e pattini a rotelle a Wink's Phillips Station


Come fa Fannie Flagg a scrivere romanzi così adorabili? Il suo è un vero talento naturale e anche questa volta si è confermata all'altezza delle mie aspettative: come gli altri suoi libri "Voli acrobatici e pattini a rotelle" è un gioiellino di semplicità, serenità e genuinità. È vero, la formula di quest'autrice è sempre la stessa: personaggi femminili intraprendenti che si oppongono ad altri più tradizionali, alternanza della narrazione tra passato e presente ed un'ambientazione da provincia americana con pregi e difetti. Però le riesce bene! Il suo stile è semplice e alla portata di tutti, ma pur non lasciando spazio a drammi troppo accentuati e mantenendo sempre toni tutto sommato leggeri, riesce a non risultare superficiale.

Il fulcro di tutti i romanzi della Flagg sono i personaggi femminili per i quali ricorre sempre uno schema che oppone delle figure femminili forti e intraprendenti (spesso protagoniste delle parti narrate nel passato) a donne apparentemente più insicure, legate ai canoni tradizionali che le vedono mogli, madri e casalinghe. L'aspetto che mi piace di queste donne è che indipendentemente dal loro atteggiamento verso la vita riescono sempre, alcune in modo più semplice, altre lottando contro la loro educazione o contro se stesse, a tirare fuori il loro carattere e alla fine del romanzo le si vede per come sono realmente. Questo secondo me è il più bel modo di parlare di femminismo perché a mio avviso è questo il vero significato della parola: essere femministi significa ritenere che una donna possa essere libera di seguire la propria natura, le proprie inclinazioni e le proprie passioni, anche quando queste corrispondono con quelle attività o quelle aspirazioni considerate più "tradizionali"; l'importante è che sia una libera scelta, non condizionata dalle convenzioni o dall'influenza della società che tende ad appiattire il ruolo della donna. E questo è ciò che avviene nei romanzi della Flagg: i personaggi trovano se stessi e imparano ad esprimere la propria personalità.

Non sempre però la società in cui vivono permette a queste donne di vivere e agire liberamente: come dicevo prima, spesso i personaggi più audaci e intraprendenti sono quelli che vivono nel passato e le loro aspirazioni vengono soffocate dagli uomini e in generale da una società non ancora pronta ad accettarle. Accadeva in "Pomodori verdi fritti" e accade anche in questo romanzo in cui si racconta il diverso trattamento subito dalle WASP rispetto ai soldati uomini, alle quali vengono ad esempio rifiutati i gradi dell'esercito (informandomi, ho scoperto che solo nel 2009 l'America ha riconosciuto un'onorificenza a queste donne coraggiose che hanno dato un forte contributo al Paese permettendo agli uomini di andare a combattere e occupandosi degli spostamenti degli aerei militari e dei test aerei) nonostante il loro fondamentale contributo.

Naturalmente la Flagg rimane una scrittrice "popolare" intesa come adatta a tutti i palati letterari; per questo motivo non bisogna aspettarsi un romanzo che approfondisca i temi dei diritti delle donne o che entri particolarmente nei dettagli storici e non voglio nemmeno leggervi dietro chissà quale intento di sensibilizzazione. I suoi romanzi sono leggeri e mai davvero dolorosi, anche quando si parla di temi potenzialmente forti come la guerra, la morte, il razzismo, il sessismo, ecc. ma ciò che li rende secondo me adatti anche a chi solitamente ama leggere libri più impegnati è il fatto che si percepisce chiaramente che si tratta di una scelta volontaria e non di un'incapacità dell'autrice di approfondire le tematiche di cui parla: i suoi libri restano sempre su toni sereni e allegri ma vanno abbastanza in profondità per soddisfare chi preferisce limitarsi al suo racconto e incuriosire chi invece vorrebbe approfondire questi temi.

In più i suoi personaggi, nessuno escluso, saltano letteralmente fuori dalle pagine e anche quelli più insopportabili alla fine riescono comunque a far breccia nel cuore del lettore: amo il fatto che non siano mai monodimensionali e rigidi ma che cambino e si evolvano moltissimo durante l'intera durata della storia. Nel caso di questo romanzo, ad esempio, avrei preso Sookie a sberloni tutto il tempo urlandole: "sveglia! sveglia!" ma il suo carattere così remissivo è essenziale ai fini della storia: innanzitutto l'ho apprezzato moltissimo perché è estremamente realistico, in più se non fosse stata così disperatamente succube di tutte le persone che la circondano, non avrebbe avuto la significativa evoluzione che invece la vediamo compiere.

Infine un'altra nota positiva è stato il fatto che grazie a questo romanzo ho scoperto la storia delle WASP delle quali purtroppo non avevo mai sentito parlare.

Voto: 7/10



♥ Questo libro fa per voi se... volete conoscere personaggi che si faranno ricordare, anche se il romanzo non raggiunge la freschezza e l'originalità di "Pomodori Verdi Fritti".

Il gioco di Ripper

(El juego de Ripper)
di Isabel Allende

Formato: Paperback, 462 pagine
Editore: Feltrinelli, 2013
Genere: Teatro
Data prima pubblicazione: 1606
Lettura n.: 04/2016
Preso da: Regalo (cartaceo) + prestito MLOL (ebook)


Voto: 7.5/10


“Mia madre è ancora viva, ma sarà uccisa Venerdì Santo a mezzanotte” lo avvertì Amanda Martín e l’ispettore capo la prese sul serio, visto che aveva dato prova di saperne più di lui e di tutti gli agenti della Sezione Omicidi. La donna era prigioniera da qualche parte nei diciottomila chilometri quadrati della Baia di San Francisco, avevano poche ore per trovarla ancora in vita e lui non sapeva da dove cominciare.
(incipit)


✎ Il mio parere
Ho iniziato "Il gioco di Ripper" per prendere fiato durante una delle letture più noiose che mi sian capitate negli ultimi anni (e che purtroppo non riesco proprio a proseguire, tanto che credo la abbandonerò) e non avrei potuto fare una scelta più azzeccata: il romanzo è un mix tra un thriller e un romanzo familiare, e quello che nelle mani di uno scrittore normale si sarebbe rivelato un pasticcio inimmaginabile, con la fantastica abilità narrativa della Allende si è trasformato nel thriller più emotivamente approfondito che abbia mai letto. Il motivo per cui di solito non leggo thriller, infatti, è proprio la sproporzione tra l'importanza della trama e l'approfondimento dei personaggi, che nel 90% dei casi non esiste perché l'essenziale in un thriller è l'azione. Sì, centra anche il fatto che sono una fifona e la tensione del thriller mi fa venire l'ansia, ma per la maggior parte i miei problemi con questo genere riguardano la scarsa empatia. Con questo romanzo non si corre alcun rischio di superficialità perché a costo di rallentare un po' il ritmo (soprattutto per chi cerca tanta azione) la Allende ci regala un ritratto molto intimo dei suoi personaggi, che diventano degli amici da cui è difficile separarsi una volta chiusa l'ultima pagina.

Nel complesso comunque credo che i tempi del romanzo siano stati gestiti molto bene: è vero che in proporzione la parte "poliziesca" è minore rispetto quella dedicata all'approfondimento dei personaggi e delle loro relazioni, ma per quanto mi riguarda questo non ha mai né compromesso la tensione del romanzo nei momenti "clou", né l'intimità della scrittura quando serviva per creare più atmosfera. Anzi, l'aver ritrovato in parte quel calore con cui la Allende è solita mostrarci i suoi protagonisti è stato per me un motivo di maggiore immedesimazione nella storia.

Rispetto a ciò a cui questa autrice ci ha abituato, l'elemento di realismo magico è quasi assente; dico quasi perché ogni tanto in qualche immagine particolarmente evocativa o qualche capacità extrasensoriale salta fuori (la Allende non ce la fa proprio ad eliminarla del tutto), però il romanzo non si inserisce assolutamente nel suo filone "classico", il che per me è un bene, perché è giusto che uno scrittore ogni tanto si metta alla prova ed esca un po' dal seminato, specialmente se dotato e abile come lei. Per me scoprire una Allende scrittrice di thriller è stata una bellissima sorpresa e per quanto io adori quel sentore di magia che si respira nei suoi romanzi, sono rimasta soddisfatta da questo esperimento.

Per finire, giustamente parliamo del finale (che metto come sempre sotto spoiler): devo ammettere che mi ha spiazzato, prima con Carol e poi con Gary... questo ultimo colpo di scena nel colpo di scena non mi ha entusiasmato del tutto, mi sarebbe bastato rendermi conto che dietro tutto ci fosse l'insospettabile Carol, però devo dire che con me ha centrato l'obiettivo: non me lo sarei mai aspettato! C'è da dire che io sono una pippa allucinante nei gialli e non indovinerei il colpevole nemmeno se mi ballasse nudo davanti agli occhi, però effettivamente mi ha stupita. Mi è dispiaciuto invece moltissimo per il povero Ryan: la sua fine è credibile, non posso criticarla e anzi, finalmente un eroe che muore e non si salva per il rotto della cuffia, però mi è dispiaciuto un sacco e una piccola parte di me avrebbe desiderato il tanto agognato lieto fine... leggere l'epilogo mi ha quasi fatta piangere!


♥ Questo libro fa per voi se... siete curiosi di scoprire una Isabel Allende inedita scrittrice di thriller.


Periodo di lettura: 22 - 26 gennaio 2016
Ambientazione: USA
Opere derivate: -
Sfide: sfida LGS - sfida Bookopoly - sfida TBR 2016 -

Io prima di te

Buona Epifania a tutti!! Cosa vi ha portato la Befana la scorsa notte? Oggi vi lascio la prima recensione dell'anno che riguarda un libro carino ma abbastanza deludente rispetto alle aspettative che mi ero creata: pensavo di trovare una piccola perla e invece mi sono dovuta ricredere.

(Me Before You)
di Jojo Moyes

Formato: Paperback, 481 pagine
Editore: Michael Joseph, 2012
Genere: Sentimentale
Data prima pubblicazione: 2012
Lettura n.: 01/2016
Preso da: Bookmooch (disponibile qui)


Voto: 7/10

Quando lui esce dal bagno lei è sveglia, appoggiata ai cuscini, e sta sfogliando i dépliant di viaggi che ha trovato sul comodino. Indossa una sua T-shirt e i lunghi capelli arruffati sono un chiaro richiamo alla notte precedente. L'uomo resta sulla porta ad assaporare il breve flashback, strofinandosi l'asciugamano sulla testa per asciugarsi i capelli.
(incipit)


✎ Il mio parere
Come scrivevo nell'introduzione sono partita davvero con le migliori intenzioni con questo romanzo nonostante fosse indiscutibilmente un "romance", genere che non amo particolarmente: la trama però mi aveva fatto pensare ad una storia profonda, che attraverso la situazione delicata che racconta (l'incontro tra una giovane donna che cerca una vita rassicurante e un uomo di successo bloccato su una sedia a rotelle a seguito di un gravissimo incidente che lo ha reso quasi del tutto paralizzato) mi avesse fatto provare tante emozioni diverse. Un po' alla "Pomodori Verdi Fritti" insomma.

Quella che ho trovato in "Io prima di te" (che ho indicato con il titolo in inglese perché durante la lettura ho alternato le due lingue, avendo l'italiano sul Kobo da leggere la sera e l'inglese in cartaceo che ho letto durante il giorno) è una storia molto piacevole, semplice e scorrevole che però non è riuscita ad emozionarmi. Credo che togliendo la trama potrei fare copia-incolla della recensione che avevo fatto a luglio su P.S. I Love You: sessanta pagine che, a causa della situazione tragica, sono per forza di cose più emozionanti (anche se nel romanzo della Ahern sono all'inizio e qui alla fine) e quattrocento in cui io personalmente sono rimasta completamente distaccata nel leggere una storia simpatica, scorrevole, in cui però non si va mai davvero fino in fondo; sembra banale ma, ad esempio, l'unico personaggio a cui non viene data voce è Will (tra l'altro come se fosse una beffa dell'autrice verso il suo protagonista maschile, visto che per tutto il romanzo si lamenta che le persone che lo circondano non si preoccupano di sapere cosa lui pensi o di cosa abbia bisogno realmente... la Moyes fa esattamente la stessa cosa). L'unico che attraverso il suo punto di vista avrebbe potuto davvero rendere il romanzo intenso e importante è anche l'unico a cui non viene dato spazio. Infatti oltre a Lou, che è la voce narrante principale, tutte le altre figure fondamentali hanno un capitolo a loro riservato; di solito sono poche pagine ma sia a Mr. Traynor che a Mrs. Traynor che a Nathan, l'infermiere, viene lasciato il proprio capitoletto privato in cui la vicenda viene narrata dal loro punto di vista. Will no. I suoi pensieri, le sue opinioni sono quasi sempre esposte da altri, se non in quelle rare volte in cui per qualche motivo ha uno sfogo e getta in faccia alla prima persona che si trova di fronte la propria frustrazione e la propria rabbia; Will è infatti estremamente riservato, tiene tutto dentro, e purtroppo la scelta di avere un narratore interno è gestita male perché non permette di avere accesso alle emozioni di tutti i personaggi, la cui descrizione rimane per forza di cose sempre legata alla sua esperienza diretta o indiretta. Giusto sul finale (le sessanta pagine di cui parlavo prima) Will finalmente si apre, ma ormai il romanzo è quasi terminato e per quanto esprima tutti i suoi sentimenti non c'è il tempo di interiorizzarli.

Faccio un altro paragone con il romanzo della Ahern (non riesco davvero a non metterli a confronto): se in "Io prima di te" il problema principale è una brutta gestione del narratore - che invece si sentiva meno in "PS I Love" in quanto la voce narrante era anche quella del personaggio più coinvolto emotivamente, e quindi mi permetteva di sentirmi coinvolta più facilmente - nel romanzo della Moyes non ho trovato quella fastidiosissima flessione verso la chick-lit che invece caratterizzava la seconda metà del libro della Ahern. Di questo sono stata davvero contenta perché ha reso la lettura sempre piacevole, senza personaggi inutilmente irritanti e senza situazioni inverosimili; certo, tutta la vicenda è molto cinematografica (e infatti uscirà a breve il film, non avevo dubbi) con le classiche situazioni da commedia romantica che nella vita vera non accadono mai, però queste sono inserite nella giusta quantità e senza troppe forzature, il che non mi ha infastidito.

Un altro appunto devo farlo verso due episodi che mi hanno lasciata un po' perplessa, più che altro perché li ho visti piuttosto inutili ai fini della trama e inseriti solo per creare un po' più di "dramma" (SPOILER: evidenziare per leggere). La prima è l'episodio dei giornalisti verso la fine del romanzo: tornata a casa dei genitori dopo il ritorno dalla vacanza conclusasi con la decisione di Will di farla finita comunque, improvvisamente i Clark si ritrovano assediati dalla stampa a cui è arrivata una soffiata, fatta - si scoprirà - da Patrick, che Will ha deciso di porre fine alla sua vita e che Lou è la sua ragazza. Questa scena è perfettamente inutile perché non ha alcuna conseguenza, né per la trama, né riguardo al rapporto tra i personaggi, né in nessun altro aspetto: che ci fosse o non ci fosse non sarebbe cambiato nulla e mi è sembrato un tentativo un po' "buttato lì" di far passare definitivamente Patrick dalla parte del torto, visto che fino a quel momento la sua unica colpa era stata quella di avere una passione diversa da quelle di Lou (portata a livelli un po' estremi ma che di certo non faceva di lui un personaggio negativo anzi, era comunque quello scaricato). Il secondo episodio è quello legato alla violenza subita da Lou durante l'adolescenza, anche questo totalmente inutile perché non ha avuto alcuna ripercussione su di lei se non verso la sua paura di entrare nel labirinto e l'aver cominciato a vestirsi come un clown; Louisa infatti attribuisce la causa della violenza al suo abbigliamento composto da minigonna e ballerine e all'aver dato troppa confidenza ai ragazzi che l'hanno poi violentata. Io personalmente immagino che la reazione più classica ad una situazione del genere sia quella di vestirsi in modo da non farsi notare; Louisa no, smette di portare la minigonna però va in giro con delle mise che la renderebbero individuabile a chilometri di distanza (come viene più volte sottolineato nel romanzo). Anche questa mi è sembrata quindi una forzatura per rendere il tutto ancora più drammatico.

Libro quindi molto leggero, a dispetto della trama, e un po' superficiale; è stato comunque piacevole leggerlo, soprattutto superata la metà, anche se sinceramente credo che lo dimenticherò abbastanza in fretta. Aspetto comunque la versione cinematografica che ritengo potrebbe essere meglio del romanzo.

♥ Questo libro fa per voi se... vi è piaciuto "P.S. I Love You" della Ahern e volete ritrovare le stesse sensazioni.


Periodo di lettura: 23 dicembre 2015 - 03 gennaio 2016
Ambientazione: Inghilterra
La serie: #1 Io prima di te - #2 Io dopo di te
Opere derivate: nel 2016 uscirà il film

Recensione: "P.S. I love you"

(P.S. I love you)
di Cecelia Ahern

Formato: Ebook, 512 pagine
Editore: BUR, 2010
Genere: Rosa
Data prima pubblicazione: 2003
Lettura n.: 37/2015
Preso da: Kobo store


Voto: 7/10

Holly affondò il viso nel golf di cotone blu e il profumo familiare fu come uno schiaffo, un dolore insopportabile che le serrò lo stomaco e le lacerò il cuore. Aghi e spilli le trafissero la nuca e il nodo in gola minacciò di soffocarla. Fu sopraffatta dal panico. A parte il ronzio del frigorifero e il gemito dello scaldabagno, la casa era immersa nel silezio. Sola! La bile le salì in gola e lei corse in bagno, dove cadde in ginocchio davanti alla tazza del water.
incipit
Commento
Ok lo faccio. Dopo un mese dall'ultima recensione e dalla fine della lettura mi degno di scrivere la recensione di questo romanzo che è stato anche il mio secondo acquisto sul Kobo... oooh, ho finalmente iniziato ad usarlo e ci sto anche prendendo un po' troppo gusto (i libri costano così poco!!). Ma non deviamo dal percorso, recensione deve essere e recensione sia.

Conoscevo il romanzo grazie alla versione cinematografica realizzata qualche anno fa e che vedeva come protagonisti Hilary Swank e Gerard Butler; attualmente del film mi ricordo davvero molto poco, ad eccezione del fatto che mi era piaciuto, e di conseguenza ho letto il libro quasi certa che l'avrei amato. In realtà non è stato proprio così: se da una parte la storia è molto tenera ed è facile immedesimarsi in Holly, la protagonista, dall'altra tutta la storia e i personaggi che le ruotano attorno, ad eccezione di pochi esempi, sono secondo me trattati in modo un po' troppo superficiale.

Il romanzo racconta la storia di Holly che ha appena perso il marito Gerry dopo pochi anni di matrimonio e un amore immenso nato sui banchi del liceo. Ciò che la ragazza non si aspetta è che il marito, durante gli ultimi mesi della malattia, ha realizzato un proposito nato per scherzo tra amici: ha scritto e indirizzato a Holly dieci lettere, una per ogni mese dell'anno, con delle istruzioni che lei dovrà seguire durante quel mese. Con questa dolcissima trovata Gerry riesce a far sentire Holly meno sola e ad aiutarla a superare il momento più difficile della sua vita. Fin qui, bellissimo: ci sono stati momenti in cui mi sono commossa e mi sono immedesimata così tanto in Holly da provare il desiderio di abbracciarla. Nonostante il tema, la scrittura della Ahern non diventa mai patetica o struggente e così il romanzo risulta comunque una lettura leggera e scorrevole. Forse a volte troppo: il fatto che l'unico personaggio approfondito sia Holly mentre gli altri, con forse l'unica eccezione del fratello Richard, restano sempre e solo di contorno ha accentuato un po' troppo il lato "chick-lit" del romanzo. In più i personaggi delle due amiche, Sharon e Denise, sono insopportabili e il loro ruolo è limitato esclusivamente a quello delle amiche che cercano di tirare su di morale Holly facendo le cretine, quando non sembrano nemmeno in grado di capire la gravità di quello che è successo (il fatto che entrambe, a sei mesi dalla morte di Gerry, si offendano una perché Holly non è molto partecipe all'addio al nubilato, l'altra perché Holly non è lì a fare la madrina eccitata all'idea di avere un "nipotino" è veramente senza senso... e la Ahren fa anche sì che sia Holly a scusarsi con loro per il suo comportamento! Assurdo!!).

Per il resto, il percorso di Holly mi è sembrato estremamente credibile e reso molto bene, peccato per il finale che mi ha davvero deluso (il personaggio di Daniel soprattutto... ma perché???)

In conclusione il libro è carino, perfetto se si ha voglia di una storia tenera che però non fa straziare dal dolore.


Lettura: 13 - 22 luglio 2015
Ambientazione: Dublino/Irlanda

Recensione: "L'amore bugiardo"

(Gone Girl)
di Gillian Flynn

Formato: Hardcover, 462 pagine
Editore: Rizzoli, 2014
Genere: Thriller
Data prima pubblicazione: 2012
Lettura n.: 31/2015
Preso da: Libreria


Voto: 8/10

Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Alla forma che ha, per cominciare. La prima volta che l'ho vista, è stata la sua nuca che ho notato, e nelle sue curve c'era qualcosa d'incantevole. Come un chicco di mais, duro e lucente, o un fossile nel greto di un fiume. La sua è quella che i vittoriani definirebbero una testa dalle proporzioni squisite, che lascia intuire la forma del cranio.
incipit
Commento
Questo libro è veramente malato e questo fatto mi ha colto di sorpresa perché non me lo sarei mai aspettato: ho iniziato la lettura con un pauroso livello di scetticismo convinta che fosse il classico best-seller tutto fumo e in più avevo provato ad ascoltare qualche capitolo dell'audiobook e mi aveva annoiato molto (e dopo aver letto l'edizione italiana so perché: non avevo capito un tubo). In realtà è effettivamente un romanzo di puro intrattenimento, nulla di particolarmente profondo o che tocchi la nostra parte emotiva, però è scritto bene: appassiona, è originale e soprattutto ha davvero dei colpi di scena (eventi letterari ormai praticamente estinti) pur non essendo un thriller nel vero senso del termine (ad esempio, di suspense praticamente non ce n'è, però è riuscito a tenermi incollata alle pagine).

Il romanzo è narrato alternando le voci di Amy e di Nick, i due protagonisti: questa è una scelta che io personalmente apprezzo sempre molto perché mi piace conoscere in modo diretto diversi personaggi e leggere i diversi punti di vista da cui può essere vissuta una vicenda. Inoltre trovo che renda la lettura molto più dinamica e credo che sia stata proprio questa caratteristica a permettere al romanzo di non annoiare pur non avendo un ritmo frenetico. Inoltre in questo caso ha contribuito moltissimo a creare una sensazione di totale spiazzamento a mano a mano che si prosegue con la lettura.

Il libro è diviso in tre parti e il bello è che ogni parte ha ribaltato completamente l'opinione che mi ero fatta grazia alla lettura di quella precedente. Mi spiego meglio: alla fine della prima parte ero convinta di trovarmi davanti alla classica coppia con i classici problemi comuni a tutte le coppie, dove entrambe le parti compiono degli errori, magari anche in buona fede o senza rendersi conto che il proprio comportamento ferisce l'altro, anche se comunque ero piuttosto convinta che Amy fosse per la maggior parte dalla parte della ragione (E mi sono anche dispiaciuta per lei, pazza psicopatica che non è altro!!!!), mentre Nick stesse tutto sommato dimostrando di essere abbastanza egoista ed infantile. Mi sono anche riconosciuta moltissimo in alcune dinamiche di incomprensione o di mancanza di dialogo all'interno della coppia. Poi ho iniziato la seconda parte e non potevo credere di essermi fatta fregare così bellamente! Infine la terza e ultima parte è davvero il tocco di classe: ho letto tanti commenti di lettori delusi dal finale del romanzo che invece io ho trovato perfetto! Spiazzante ma perfetto: se avesse avuto il finale banale e scontato che forse a tutti è venuto in mente sarebbe stato un romanzo sciapetto e insignificante, invece è proprio la conclusione a renderlo particolare. Ho chiuso il libro con una sensazione di oppressione tale da aver voglia di alzarmi dal letto e uscire all'aria aperta per realizzare che io non ero in trappola come Nick. Il quale comunque a me è sembrato non dico pazzo tanto quanto lei, ma sicuramente non del tutto normale: alla fine lui si sente quasi sollevato all'idea di essere obbligato a restare sempre con Amy e a non poterla lasciare.

L'unico difetto che ho trovato a questo libro sta nel fatto che, per renderlo più "ad effetto", è stato reso il tutto un po' poco verosimile, specialmente nella seconda metà del romanzo: la perfezione della vendetta di Amy, la sua capacità di prevedere ogni singola mossa di Nick e della polizia, il fatto che lo imprigioni totalmente in un ricatto che lui non riuscirà mai ad aggirare mi è sembrata un tantino esagerata e forzata, però è l'ingrediente fondamentale per creare la sensazione di impotenza che si prova durante la lettura.

Nel complesso comunque è un romanzo che a mio parere funziona: non è il capolavoro del secolo ma vale la pena leggerlo e per questo periodo estivo è l'ideale.


Lettura: 17 maggio 2015 - 20 maggio 2015
Ambientazione: North Carthage/Missouri/USA, Missouri/USA