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Io prima di te

Buona Epifania a tutti!! Cosa vi ha portato la Befana la scorsa notte? Oggi vi lascio la prima recensione dell'anno che riguarda un libro carino ma abbastanza deludente rispetto alle aspettative che mi ero creata: pensavo di trovare una piccola perla e invece mi sono dovuta ricredere.

(Me Before You)
di Jojo Moyes

Formato: Paperback, 481 pagine
Editore: Michael Joseph, 2012
Genere: Sentimentale
Data prima pubblicazione: 2012
Lettura n.: 01/2016
Preso da: Bookmooch (disponibile qui)


Voto: 7/10

Quando lui esce dal bagno lei è sveglia, appoggiata ai cuscini, e sta sfogliando i dépliant di viaggi che ha trovato sul comodino. Indossa una sua T-shirt e i lunghi capelli arruffati sono un chiaro richiamo alla notte precedente. L'uomo resta sulla porta ad assaporare il breve flashback, strofinandosi l'asciugamano sulla testa per asciugarsi i capelli.
(incipit)


✎ Il mio parere
Come scrivevo nell'introduzione sono partita davvero con le migliori intenzioni con questo romanzo nonostante fosse indiscutibilmente un "romance", genere che non amo particolarmente: la trama però mi aveva fatto pensare ad una storia profonda, che attraverso la situazione delicata che racconta (l'incontro tra una giovane donna che cerca una vita rassicurante e un uomo di successo bloccato su una sedia a rotelle a seguito di un gravissimo incidente che lo ha reso quasi del tutto paralizzato) mi avesse fatto provare tante emozioni diverse. Un po' alla "Pomodori Verdi Fritti" insomma.

Quella che ho trovato in "Io prima di te" (che ho indicato con il titolo in inglese perché durante la lettura ho alternato le due lingue, avendo l'italiano sul Kobo da leggere la sera e l'inglese in cartaceo che ho letto durante il giorno) è una storia molto piacevole, semplice e scorrevole che però non è riuscita ad emozionarmi. Credo che togliendo la trama potrei fare copia-incolla della recensione che avevo fatto a luglio su P.S. I Love You: sessanta pagine che, a causa della situazione tragica, sono per forza di cose più emozionanti (anche se nel romanzo della Ahern sono all'inizio e qui alla fine) e quattrocento in cui io personalmente sono rimasta completamente distaccata nel leggere una storia simpatica, scorrevole, in cui però non si va mai davvero fino in fondo; sembra banale ma, ad esempio, l'unico personaggio a cui non viene data voce è Will (tra l'altro come se fosse una beffa dell'autrice verso il suo protagonista maschile, visto che per tutto il romanzo si lamenta che le persone che lo circondano non si preoccupano di sapere cosa lui pensi o di cosa abbia bisogno realmente... la Moyes fa esattamente la stessa cosa). L'unico che attraverso il suo punto di vista avrebbe potuto davvero rendere il romanzo intenso e importante è anche l'unico a cui non viene dato spazio. Infatti oltre a Lou, che è la voce narrante principale, tutte le altre figure fondamentali hanno un capitolo a loro riservato; di solito sono poche pagine ma sia a Mr. Traynor che a Mrs. Traynor che a Nathan, l'infermiere, viene lasciato il proprio capitoletto privato in cui la vicenda viene narrata dal loro punto di vista. Will no. I suoi pensieri, le sue opinioni sono quasi sempre esposte da altri, se non in quelle rare volte in cui per qualche motivo ha uno sfogo e getta in faccia alla prima persona che si trova di fronte la propria frustrazione e la propria rabbia; Will è infatti estremamente riservato, tiene tutto dentro, e purtroppo la scelta di avere un narratore interno è gestita male perché non permette di avere accesso alle emozioni di tutti i personaggi, la cui descrizione rimane per forza di cose sempre legata alla sua esperienza diretta o indiretta. Giusto sul finale (le sessanta pagine di cui parlavo prima) Will finalmente si apre, ma ormai il romanzo è quasi terminato e per quanto esprima tutti i suoi sentimenti non c'è il tempo di interiorizzarli.

Faccio un altro paragone con il romanzo della Ahern (non riesco davvero a non metterli a confronto): se in "Io prima di te" il problema principale è una brutta gestione del narratore - che invece si sentiva meno in "PS I Love" in quanto la voce narrante era anche quella del personaggio più coinvolto emotivamente, e quindi mi permetteva di sentirmi coinvolta più facilmente - nel romanzo della Moyes non ho trovato quella fastidiosissima flessione verso la chick-lit che invece caratterizzava la seconda metà del libro della Ahern. Di questo sono stata davvero contenta perché ha reso la lettura sempre piacevole, senza personaggi inutilmente irritanti e senza situazioni inverosimili; certo, tutta la vicenda è molto cinematografica (e infatti uscirà a breve il film, non avevo dubbi) con le classiche situazioni da commedia romantica che nella vita vera non accadono mai, però queste sono inserite nella giusta quantità e senza troppe forzature, il che non mi ha infastidito.

Un altro appunto devo farlo verso due episodi che mi hanno lasciata un po' perplessa, più che altro perché li ho visti piuttosto inutili ai fini della trama e inseriti solo per creare un po' più di "dramma" (SPOILER: evidenziare per leggere). La prima è l'episodio dei giornalisti verso la fine del romanzo: tornata a casa dei genitori dopo il ritorno dalla vacanza conclusasi con la decisione di Will di farla finita comunque, improvvisamente i Clark si ritrovano assediati dalla stampa a cui è arrivata una soffiata, fatta - si scoprirà - da Patrick, che Will ha deciso di porre fine alla sua vita e che Lou è la sua ragazza. Questa scena è perfettamente inutile perché non ha alcuna conseguenza, né per la trama, né riguardo al rapporto tra i personaggi, né in nessun altro aspetto: che ci fosse o non ci fosse non sarebbe cambiato nulla e mi è sembrato un tentativo un po' "buttato lì" di far passare definitivamente Patrick dalla parte del torto, visto che fino a quel momento la sua unica colpa era stata quella di avere una passione diversa da quelle di Lou (portata a livelli un po' estremi ma che di certo non faceva di lui un personaggio negativo anzi, era comunque quello scaricato). Il secondo episodio è quello legato alla violenza subita da Lou durante l'adolescenza, anche questo totalmente inutile perché non ha avuto alcuna ripercussione su di lei se non verso la sua paura di entrare nel labirinto e l'aver cominciato a vestirsi come un clown; Louisa infatti attribuisce la causa della violenza al suo abbigliamento composto da minigonna e ballerine e all'aver dato troppa confidenza ai ragazzi che l'hanno poi violentata. Io personalmente immagino che la reazione più classica ad una situazione del genere sia quella di vestirsi in modo da non farsi notare; Louisa no, smette di portare la minigonna però va in giro con delle mise che la renderebbero individuabile a chilometri di distanza (come viene più volte sottolineato nel romanzo). Anche questa mi è sembrata quindi una forzatura per rendere il tutto ancora più drammatico.

Libro quindi molto leggero, a dispetto della trama, e un po' superficiale; è stato comunque piacevole leggerlo, soprattutto superata la metà, anche se sinceramente credo che lo dimenticherò abbastanza in fretta. Aspetto comunque la versione cinematografica che ritengo potrebbe essere meglio del romanzo.

♥ Questo libro fa per voi se... vi è piaciuto "P.S. I Love You" della Ahern e volete ritrovare le stesse sensazioni.


Periodo di lettura: 23 dicembre 2015 - 03 gennaio 2016
Ambientazione: Inghilterra
La serie: #1 Io prima di te - #2 Io dopo di te
Opere derivate: nel 2016 uscirà il film

Recensione: "P.S. I love you"

(P.S. I love you)
di Cecelia Ahern

Formato: Ebook, 512 pagine
Editore: BUR, 2010
Genere: Rosa
Data prima pubblicazione: 2003
Lettura n.: 37/2015
Preso da: Kobo store


Voto: 7/10

Holly affondò il viso nel golf di cotone blu e il profumo familiare fu come uno schiaffo, un dolore insopportabile che le serrò lo stomaco e le lacerò il cuore. Aghi e spilli le trafissero la nuca e il nodo in gola minacciò di soffocarla. Fu sopraffatta dal panico. A parte il ronzio del frigorifero e il gemito dello scaldabagno, la casa era immersa nel silezio. Sola! La bile le salì in gola e lei corse in bagno, dove cadde in ginocchio davanti alla tazza del water.
incipit
Commento
Ok lo faccio. Dopo un mese dall'ultima recensione e dalla fine della lettura mi degno di scrivere la recensione di questo romanzo che è stato anche il mio secondo acquisto sul Kobo... oooh, ho finalmente iniziato ad usarlo e ci sto anche prendendo un po' troppo gusto (i libri costano così poco!!). Ma non deviamo dal percorso, recensione deve essere e recensione sia.

Conoscevo il romanzo grazie alla versione cinematografica realizzata qualche anno fa e che vedeva come protagonisti Hilary Swank e Gerard Butler; attualmente del film mi ricordo davvero molto poco, ad eccezione del fatto che mi era piaciuto, e di conseguenza ho letto il libro quasi certa che l'avrei amato. In realtà non è stato proprio così: se da una parte la storia è molto tenera ed è facile immedesimarsi in Holly, la protagonista, dall'altra tutta la storia e i personaggi che le ruotano attorno, ad eccezione di pochi esempi, sono secondo me trattati in modo un po' troppo superficiale.

Il romanzo racconta la storia di Holly che ha appena perso il marito Gerry dopo pochi anni di matrimonio e un amore immenso nato sui banchi del liceo. Ciò che la ragazza non si aspetta è che il marito, durante gli ultimi mesi della malattia, ha realizzato un proposito nato per scherzo tra amici: ha scritto e indirizzato a Holly dieci lettere, una per ogni mese dell'anno, con delle istruzioni che lei dovrà seguire durante quel mese. Con questa dolcissima trovata Gerry riesce a far sentire Holly meno sola e ad aiutarla a superare il momento più difficile della sua vita. Fin qui, bellissimo: ci sono stati momenti in cui mi sono commossa e mi sono immedesimata così tanto in Holly da provare il desiderio di abbracciarla. Nonostante il tema, la scrittura della Ahern non diventa mai patetica o struggente e così il romanzo risulta comunque una lettura leggera e scorrevole. Forse a volte troppo: il fatto che l'unico personaggio approfondito sia Holly mentre gli altri, con forse l'unica eccezione del fratello Richard, restano sempre e solo di contorno ha accentuato un po' troppo il lato "chick-lit" del romanzo. In più i personaggi delle due amiche, Sharon e Denise, sono insopportabili e il loro ruolo è limitato esclusivamente a quello delle amiche che cercano di tirare su di morale Holly facendo le cretine, quando non sembrano nemmeno in grado di capire la gravità di quello che è successo (il fatto che entrambe, a sei mesi dalla morte di Gerry, si offendano una perché Holly non è molto partecipe all'addio al nubilato, l'altra perché Holly non è lì a fare la madrina eccitata all'idea di avere un "nipotino" è veramente senza senso... e la Ahren fa anche sì che sia Holly a scusarsi con loro per il suo comportamento! Assurdo!!).

Per il resto, il percorso di Holly mi è sembrato estremamente credibile e reso molto bene, peccato per il finale che mi ha davvero deluso (il personaggio di Daniel soprattutto... ma perché???)

In conclusione il libro è carino, perfetto se si ha voglia di una storia tenera che però non fa straziare dal dolore.


Lettura: 13 - 22 luglio 2015
Ambientazione: Dublino/Irlanda

Recensione: "L'amore è un difetto meraviglioso"

Mi sono appena accorta che, probabilmente per errore, ho cancellato la mia recensione di questo romanzo letto nel mese di maggio: visto che sono secoli che non aggiorno il blog ve la ripropongo oggi...


(The Rosie Project)
di Graeme Simsion

Formato: Hardcover, 303 pagine
Editore: TEA, 2014
Genere: Romance, Chick-lit
Data prima pubblicazione: 2013
Lettura n.: 31/2015
Preso da: Libreria


Voto: 7.5/10

Forse avevo trovato una soluzione al Problema moglie. A ripensarci adesso, come è accaduto per tante scoperte scientifiche sensazionali, la risposta era ovvia. Ma se non fosse stato per una serie di eventi imprevisti, è altamente improbabile che l’avrei trovata.
incipit
Commento
A dispetto del titolo sdolcinato e della copertina di una banalità disarmante ho trovato in questo libro ciò di cui avevo bisogno dopo la lettura impegnativa di 'Delitto e Castigo' e quella noiosetta di 'April Lady': una lettura leggera ma frizzante che mi appassionasse e mi tenesse incollata alle pagine con il desiderio di continuare a leggere senza fermarmi.

Il romanzo racconta la storia di Don Tillman, professore universitario di genetica con una serie di manie compulsive e una grossa difficoltà nei rapporti interpersonali (nel romanzo non si dice se Don abbia la sindrome di Asperger ma alcuni sintomi sono molto, molto simili). Don ha una vita regolata da programmazioni precise al minuto, nulla é lasciato al caso perché tutto deve essere mantenuto sotto controllo ed ogni azione deve rispettare la caratteristica di essere il piú efficiente possibile. Per questo motivo non ha mai avuto una compagna ma ha intenzione di rimediare anche a questo dando avvio al Progetto moglie (non anticipo nulla ma sarà divertente). Nel frattempo però nella sua vita entra Rosie che ha tutte le caratteristiche che Don non sopporta: é vegetariana, fuma e gli crea mille disturbi nella sua routine quotidiana. Cosa succederà poi? Chissà? ;) La domanda é ovviamente ironica, ma credo che nessuna persona che prenda in mano questo libro si aspetti una storia originale, quindi non sono affatto scocciata dalla scontatezza della trama; la mia paura era di trovarmi di fronte ad una storia piatta, mentre fortunatamente é tutto l'opposto.

Non si tratta di un libro che fa sbellicare dalle risate, anche perché il personaggio di Don merita una certa delicatezza, ma é molto ironico nel senso migliore del termine: trovo che Graeme Simsion abbia reso questo personaggio nel modo migliore, prendendolo in giro con estrema bonarietà e delicatezza, come farebbe una persona che gli vuole bene ma che per non farsi soffocare da tutte le sue manie deve cercare di sdrammatizzarle. La differenza tra questo atteggiamento, caratteristico dei personaggi che vogliono davvero bene a Don, e la presa in giro vera e propria viene mostrata nel romanzo in modo molto chiaro e molto netto.

Mi ha colpito una frase detta dal punto di vista di Don:
La gente iniziò a ridere. Sono specializzato nel farmi deridere, e quando Bianca si staccò da me esaminai il pubblico per vedere chi non stesse ridendo: è la mia strategia migliore per identificare gli amici. Gene e Rosie e, con mia sorpresa, la preside e la sua partner quella sera erano miei amici. Stefan decisamente no.
In ogni caso non c'é mai nulla di patetico, mai un cenno di commiserazione (o autocommiserazione, visto che la vicenda é interamente narrata dal punto di vista di Don) nel romanzo: non punta al dramma, punta alla leggerezza, anche quando ci viene detto chiaramente che Don ha ormai da anni adottato la strategia di esagerare questi suoi comportamenti che lo rendono "diverso" diventando il buffone di turno e assicurandosi cosí almeno la simpatia delle persone che altrimenti lo escluderebbero. Questo aspetto non é stato molto approfondito mentre sarebbe stato interessante dedicargli piú spazio, però mi rendo conto che l'obiettivo del romanzo non fosse quello di presentarci un'analisi accurata della psicologia di Don ma di farci conoscere un personaggio speciale sotto tanti punti di vista e parlarci di lui con simpatia e tenerezza. Don diventa un pò uno Sheldon piú fisicato e attratto dalle donne.

I personaggi secondari, per quanto meno rilevanti nella storia, sono comunque ben caratterizzati e trovo che siano stati azzeccatissimi come "spalla" per permettere di mostrare i diversi lati del carattere di Don. Anche Rosie mi é piaciuta molto perché pur rientrando nel cliché della ragazza anticonformista risulta verosimile.

Il finale del romanzo é un pochino affrettato e questo mi é dispiaciuto perché tutto il resto era stato azzeccatissimo e infatti questo è l'unico motivo per cui non gli ho dato punteggio pieno. Ho visto inoltre che é uscito anche il seguito, naturalmente tradotto con un titolo altrettanto scemo (figuriamoci!!) ma credo che lascerò passare un pò di tempo prima di buttarmici: troppi romanzi rosa mi cariano i denti! ^_^


Lettura: 09 maggio 2015 - 16 maggio 2015
Ambientazione: Melbourne/Australia, New York City/New York/USA
La serie: #1 L'amore è un difetto meraviglioso, #2 L'amore è un progetto pericoloso

Recensione: "April Lady"

(tradotto: Rosa d'Aprile)
di Georgette Heyer

Formato: Ebook, 268 pagine
Editore: Sourcebooks Casablanca, 2012
Genere: Romanzo storico, romance
Data prima pubblicazione: 1957
Lettura n.: 30/2015
Preso da: Kobo store


Voto: 6/10

There was silence in the book-room, not the silence of intimacy but a silence fraught with tension. My lady’s blue eyes, staring across the desk into my lord’s cool gray ones, dropped to the pile of bills under his hand. Her fair head was hung, and her nervous hands clasped one another tightly. In spite of a modish (and very expensive) morning-dress of twilled French silk, and the smart crop achieved for her golden curls by the most fashionable coiffeur in London, she looked absurdly youthful, like a schoolgirl caught out in mischief. She was, in fact, not yet nineteen years old, and she had been married for nearly a year to the gentleman standing on the other side of the desk, and so steadily regarding her.
incipit
Commento
Approfitto di un viaggio di lavoro in treno per scrivere la mia recensione su questo romanzo che mi ha lasciato delle impressioni discordanti. Ho conosciuto il nome di Georgette Heyer grazie ai blog letterari legati a Jane Austen, scoprendo che questa prolifica autrice ha scritto ben 24 romanzi di genere romance ambientati nell’epoca della reggenza e 8 ambientate in epoca georgiana.
Sinceramente non sapevo bene cosa aspettarmi: la cosa che maggiormente temevo era di trovarmi di fronte a degli harmony ambientati nel periodo austeniano ma da questo punto di vista posso confermare con piacere di essere uscita dalla lettura pienamente soddisfatta e con la consapevolezza che il termine romance comprende davvero tantissime trame diverse.

La vicenda narrata in April Lady ruota attorno al classico equivoco del “lei ama lui ma pensa che lui non ami lei e viceversa” (avevo detto che non era un harmony, non che fosse una perla di originalità) e ha inizio a causa di un conto non pagato: Nell, che ha utilizzato tutto il denaro che mensilmente il marito le passa per i suoi acquisti per pagare i debiti di gioco di suo fratello, non ha il coraggio di rivelare il suo debito a Giles, temendo in tal modo di fargli credere di averlo sposato solo per i suoi soldi, e cerca in tutti i modi di saldare questo debito senza che il marito ne venga a conoscenza.

La trama è l’unica parte del romanzo a non essermi piaciuta molto in quanto non particolarmente brillante: i ragionamenti contorti di Nell e le sue angosce per quello che penserebbe il marito se scoprisse il conto non pagato occupano gran parte della storia e dopo un po’ annoiano. Il suo personaggio in generale non mi ha entusiasmato, come non sono rimasta colpita da quello del marito: li ho trovati un po’ troppo impostati e noiosi. Al contrario, quelli che salvano la situazione e rendono il romanzo un po’ meno piatto sono i personaggi secondari: Letty, sorella di Cardross e Dysart, fratello di Nell, che non fanno probabilmente un cervello in due ma per lo meno animano gli eventi e rendono la vita di quei pesantoni dei fratelli un po’ più movimentata.

Tutto un altro discorso riguarda l’ambientazione: fa-vo-lo-sa. Mi è piaciuto moltissimo tuffarmi nel mondo di queste lady tutte infiocchettate che trascorrono le loro giornate tra pettegolezzi, giri in carrozza, feste in maschera e spendendo i soldi dei mariti in stoffe, cappellini e abiti di ogni genere. Che meravigliosa superficialità! Non dico che mi piacerebbe essere al posto loro perché fanno veramente una vita di una noia mortale e soprattutto l’idea di dover chiedere la “paghetta” a mio marito anche a cinquant’anni mi fa venire l’orticaria, ma leggere delle loro vicissitudini e dei loro problemi inesistenti è divertentissimo.

Ho letto il romanzo in inglese e posso dire che non sia particolarmente complicato anche se utilizza molti termini dell’epoca, specialmente nei dialoghi, e di conseguenza a volte ho fatto un po’ fatica a cogliere determinate battute: la costruzione delle frasi è comunque in inglese contemporaneo e non ho trovato le stesse difficoltà che invece mi capita di incontrare nei romanzi di Jane Austen o di Dickens, dove a volte è proprio la struttura sintattica a darmi del filo da torcere. Dopotutto la Heyer ha scritto i suoi romanzi tra gli anni ’20 e ’70 del novecento, quindi era prevedibile che il sapore di antico lo avrebbe dato più l’ambientazione che non il linguaggio utilizzato.

In conclusione, nonostante non possa dare più di tre stelline a questo romanzo, sono convinta di voler leggere altro di questa autrice, spinta anche dal fatto che ho letto molti commenti delle sue lettrici più accanite su Goodreads o su aNobii in cui si parlava di questo libro come uno dei meno appassionanti e meno apprezzati.


Lettura: 23 aprile 2015 - 08 maggio 2015
Ambientazione: Londra/Inghilterra

Recensione: "Insieme e basta"

di Anna Gavalda

Formato: Paperback, 555 pagine
Editore: Frassinelli, 2004
Genere: Romance (ma tra virgolette)
Data prima pubblicazione: 2009
Lettura n.: 27/2015
Preso da: Biblioteca


Voto: 8.5/10


Paulette Lestafier non era poi matta come dicevano. Certo che sapeva distinguere un giorno dall'altro, dato che ormai non aveva altro da fare. Contarli, aspettarli e dimenticarli. Sapeva benissimo che quel giorno era mercoledì. Infatti era pronta! Si era messa il cappotto, aveva preso la sporta e riordinato i buoni sconto. Aveva anche sentito la macchina dell'Yvonne da lontano... Ma ecco che il gatto si era messo davanti alla porta, aveva fame e lei era caduta proprio mentre si chinava per porgergli la ciotola, battendo la testa contro il primo gradino della scala.
incipit
Commento
Stupidamente ho fatto passare un sacco di tempo prima di scrivere la mia recensione su questo romanzo e ormai, a quasi un mese di distanza dalla conclusione della lettura, l'entusiasmo è per forza di cose scemato. In realtà forse è meglio così, perché vi sareste probabilmente ritrovati a leggere una recensione fatta interamente di cuoricini e pochissima obiettività! ^_^

Il fatto è che ho davvero amato questo romanzo: innanzitutto è arrivato proprio al momento giusto, perché dopo Il Suggeritore avevo bisogno di una storia rilassante. Secondo punto a favore è stata la presenza di ben quattro protagonisti che si scambiano il punto di vista per tutta la durata del romanzo; io adoro questa scelta narrativa, non solo perché rende la narrazione molto dinamica, ma anche perché permette di vedere le diverse interpretazioni che i vari personaggi danno degli stessi avvenimenti. Terzo: l'autrice è francese e scrive una specie di commedia romantica. Questo significa ironia, dialoghi serrati, sentimenti senza sdolcinatezze e quel misto tra tenerezza e simpatia che ormai credo aver capito essere un segno distintivo di questo genere di romanzi.

Il libro è voluminoso ma c'è il trucco perché l'impaginazione, almeno nell'edizione che ho letto io, è molto larga. La storia scorre che è una meraviglia, diverte e fa stringere il cuore. I personaggi sono davvero particolari e unici, tanto che veramente alla fine del romanzo se ne sente profondamente la mancanza: Paulette, la dolce e simpatica vecchietta, suo nipote Frank, arrogante e pieno di sé, la piccola e fragile Camille e il bizzarro Philou, tra tutti il mio preferito, le cui vite tanto diverse si intrecciano inaspettatamente in una Parigi "vera", senza tutte le infiocchettature tipiche di quando sono gli stranieri ad ambientare un romanzo tra le sue strade, diventano degli amici e si vorrebbe che il racconto delle loro vite andasse avanti per sempre.

Come sempre, quando leggo un libro che mi piace particolarmente, sono andata a cercare l'eventuale versione cinematografica e... esiste!! Si intitola "Semplicemente insieme" e devo assolutamente vederlo: non so se siano stati in grado di rendere giustizia al romanzo ma spero vivamente di si perché sarebbe davvero un peccato.


Lettura: 25 marzo 2015 - 28 marzo 2015
Ambientazione: Parigi/Francia