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Le mie letture: I miei giorni alla libreria Morisaki, di Satoshi Yagisawa

I miei giorni alla libreria MorisakiI miei giorni alla libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa
My rating: 3 of 5 stars

I miei giorni alla libreria Morisaki è un libro che è riuscito nella missione di farmi stare bene e alleggerirmi lo spirito, due cose di cui avevo profondamente bisogno dopo la bella ma devastante lettura di "Nomadland".

La storia di Satoshi Yagisawa ha tutti gli ingredienti per risultare una lettura perfetta per trascorrere un paio di giorni di serenità: ambientato in mezzo ai libri, con una protagonista timida e riservata, racconta le vicende quotidiane di una ragazza che si rifugia della libreria dello zio per fuggire da una delusione d'amore che ha compromesso anche la sua carriera e che lì ritroverà se stessa e migliorerà anche la vita delle persone che le stanno attorno.

Le atmosfere del romanzo mi hanno ricordato un sacco quelle pure e innocenti degli anime giapponesi alla Kiss Me Licia (in cui i piccoli drammi quotidiani sono il fulcro della storia), inclusa quella sensazione vagamente irritante che ho sempre provato verso l'atteggiamento spesso passivo e inerme dei personaggi di fronte alle vicende della vita, anche le più banali, al grido di: "meglio rovinarmi la vita e restare per sempre con dubbi irrisolti, piuttosto che confrontarmi con l'altra persona e risolvere i problemi".

La storia è organizzata in modo un po' particolare, come se riunisse nella stessa macro-trama due diversi racconti, che in un certo senso espandono la storia della protagonista e dei personaggi secondari, esplorando diversi aspetti della loro storia. La mia preferita è stata la prima metà, probabilmente perché è più incentrata sui libri e sulla protagonista, mentre la seconda approfondisce di più la storia dello zio, ed è forse quella che mi ha creato più problemi di comprensione delle azioni dei personaggi.

Indipendentemente dalle preferenze, ciò che ho apprezzato maggiormente è stato l'essere riuscita a godermi davvero la lettura, di essermi rilassata con questa storia che probabilmente non mi resterà impressa a lungo, ma che mi lascerà sicuramente il ricordo la sensazione di calore e di conforto che mi ha trasmesso. E a volte già questo è più che sufficiente.

Le mie letture: Nomadland, di Jessica Bruder

Nomadland. Un racconto d'inchiestaNomadland. Un racconto d'inchiesta di Jessica Bruder
My rating: 4 of 5 stars

Ammetto che non sia stata un'idea geniale scegliere questo titolo, essendo già rimasta profondamente turbata dal film e conoscendo lo stato emotivo un po' delicato che mi ritrovo ultimamente.

Credevo che, trattandosi di un reportage giornalistico, potesse risultare più distaccato rispetto ad un romanzo, e da un certo punto di vista è così, però l'effetto che questo distacco porta con sè è quello di accentuare ancora di più le contraddizioni di un paese che non esita a gettare via come stracci troppo usati i suoi cittadini, e un sistema che spreme le persone fino all'osso, fino a che non ne rimane più nulla.

Inoltre al libro manca l'effetto parzialmente consolante degli immensi orizzonti americani, quei panorami mozzafiato che riempiono l'anima di un senso inebriante di libertà, e lascia invece intatti tutta l'amarezza e il senso di ingiustizia e di sconforto che le storie di queste persone provocano in chi le ascolta.

Il punto è che non è possibile non mettersi nei panni di questi uomini e donne che, come dice l'autrice, hanno rispettato il patto con la società lavorando tutta una vita e si sono ritrovati con nulla in mano se non un camper o una roulotte e lavori massacranti e sottopagati. Il tutto a 60 o 70 anni. L'autrice ce li mostra in tutta la loro disarmante umanità: racconta la loro battaglia per ritagliarsi un posto in una società che gli ha chiuso in faccia tutte le porte e ci mostra come di fronte ai momenti più bui, quattro ruote possono rappresentare quella speranza che sembrava irraggiungibile. Ma il prezzo da pagare è altissimo.

Il libro è quindi durissimo da digerire, un boccone amaro che proprio non vuole saperne di andare giù, perchè racconta una realtà che merita di essere conosciuta ma da cui è impossibile non rimanere toccati. Per tutto il tempo non ho potuto fare a meno di chiedermi cosa farei se accadesse a me, e onestamente mi ha terrorizzato anche solo pensare la domanda, figuriamoci dare una risposta.

Le mie letture: Alice Casanova e il segreto di Villa delle Rose, di Rebecca Mazzarella

Alice Casanova e il segreto di Villa delle Rose (Italian Edition)Alice Casanova e il segreto di Villa delle Rose di Rebecca Mazzarella
My rating: 3 of 5 stars

Quando mi è stato proposto di leggere questo romanzo per poi pubblicarne la recensione, inizialmente propendevo per il "no": già scottata troppe volte dal self publishing, in pieno blocco del lettore, con i canali social praticamente tutti fermi in attesa di non si sa bene quale ispirazione, non mi sentivo in grado di poter mantenere il mio impegno e non volevo approfittare di un'autrice che mi avrebbe inviato la copia del suo romanzo e avrebbe giustamente atteso la mia opinione in tempi ragionevoli. Però la trama mi ispirava così tanto! Libro per ragazzi, magie e incantesimi e una storia fantasy ambientata in Italia... sapete quando un libro vi chiama? Ecco, è proprio quello che mi è successo con Alice Casanova e il segreto di Villa delle Rose e ora che l'ho terminato posso dire di essermi davvero goduta ogni pagina di questa storia magica e avvicente.

Il romanzo è molto ispirato alla saga di Harry Potter, la cui influenza si distingue in modo abbastanza netto nella struttura del romanzo e in diversi personaggi, ma soprattutto l'autrice è secondo me riuscita ad ispirarsi alla Rowling per due elementi vicenti: innazitutto uno stile di scrittura fluido e accattivante che avvince e diverte e ti fa venire voglia di proseguire nella lettura senza mai staccarti dalle pagine. In secondo luogo il romanzo è ricco di dettagli con cui l'autrice ha arricchito il suo mondo, ponendo grande attenzione alla costruzione dell'ambientazione e non lesinando mai sui particolari, allo scopo di rendere più variopinto e reale quello che stiamo leggendo.

Un altro aspetto che ho apprezzato molto è stata la scelta di ambientare la storia in Italia invece di scegliere le solite, inflazionatissime Inghilterra o Stati Uniti, che sulla carta fanno anche figo, ma se non sono seguite da una profonda conoscenza dei luoghi possono solo portare al disastro annunciato. La vicenda si svolge quindi a Mirano, città natale dell'autrice, nella quale accanto alla gente comune vive una comunità di maghi e streghe di cui fa parte anche la protagonista, Alice, figlia di una delle famiglie più ricche del paese: i Casanova appunto.

Oltre ai maghi e alle streghe, per le strade di Mirano si muovono però anche altre creature, molto più inquietanti: di notte infatti nella cittadina scatta il coprifuoco e chi sbadatamente si ritrova a passeggiare dopo il calare del sole rischia di incontrare gli incubi, delle entità di vari gradi di malvagità che i non-maghi identificano come malviventi generici e in generale come tutto ciò che c'è di oscuro nelle nostre città. La gestione di queste creature e la loro convivenza con il popolo non magico è un aspetto della storia (forse l'unico in realtà) che ho trovato un po' fragile e che avrebbe credo meritato un approfondimento maggiore. Per il resto c'è davvero tutto: avventura, amicizie, pericoli, personaggi strampalati, bici volanti e un sacco di magia. 

Finalmente una bella storia, ben scritta, che va ad arricchire il panorama del self publishing italiano.

Le mie letture: Il Grande Libro dei Gialli di Natale | Review Party

Il grande libro dei gialli di Natale recensione oscar draghi

Curato da Otto Penzler, uno dei più grandi esperti di gialli e mistery, che con le sue raccolte ha vinto diversi premi letterari legati al genere (gli Edgar Awards e gli Ellery Queen Awards), il volume contiene sessanta racconti appartenenti a diversi sottogeneri (giallo classico, noir, mistery, pulp, ecc.). I racconti sono suddivisi in dieci aree tematiche, che permettono di vernire incontro ai gusti di ogni lettore in maniera originale e rendono la lettura estremamente dinamica.

Nella sezione Un piccolo Natale tradizionale troviamo il più classico dei classici tra i gialli di Natale, ovvero Il caso del dolce di Natale di Agatha Christie: una villa nella campagna inglese, la neve, le decorazioni, e un bel furto di gioielli. Ma non sono solo gli autori cosiddetti "classici" a comparire in questa sezione: anche negli anni '70 - '80 e '90 gli autori hanno continuato a giocare con il giallo classico e in questa sezione troviamo racconti di autori come Robert Barnard o Peter Lovesey (la cui serie vittoriana devo assolutamente recuperare al più presto).

La sezione Un piccolo Natale buffo raccoglie storie dai risvolti umoristici e inattesi, come Il Natale di Dancing Dan di Damon Runyon, in cui una rivelazione finale inaspettata mette tutto sotto un'altra luce, oppure un racconto di un autore assolutamente classico, come Thomas Hardy, in cui il protagonista si prende una bella rivincita sui ladri che lo hanno derubato del cavallo.

In buon vecchio Sherlock Holmes non può certo essere escluso da una raccolta del genere e addirittura a lui è dedicata un'intera sezione, Un piccolo Natale Sherlockiano, nella quale viene naturalmente inserito l'immancabile Avventura del carbonchio azzurro di Arthur Conan Doyle, ma che è principalmente dedicata alle avventure apocrife del grande detective, incluse le divertentissime versioni di Peter Todd con protagonisti Herlock Sholmes e il fedele Jotson.

Non mancano poi i delitti della camera chiusa (Serenata per un assassino di Joseph Commings nella sezione Un piccolo Natale pulp) ma c'è spazio anche per le storie che deviano verso i temi del paranormale o del gotico (Un piccolo Natale occulto e Un piccolo Natale spaventoso, forse le mie due sezioni preferite della raccolta) e da qualche parte si trova un posticino anche per i buoni sentimenti (Canto di Natale criminale di Norvell Page nella raccolta Un piccolo Natale pulp è uno di quelli che mi ha fatto più tenerezza).

Completano la raccolta le sezioni Un piccolo Natale sorprendente (che è un po' un proseguimento della scia dei racconti mistery presenti nel volume), Un piccolo Natale moderno (che raccoglie i racconti di autori attivi principalmente negli anni '90 e primi 2000), Un piccolo Natale sconcertante (che contiene alcune storie dal finale inatteso, tra cui un brevissimo racconto di Asimov - che mi è piaciuto molto ma insomma, è Asimov! - e uno di Mary Higgins Clark) e infine Un piccolo Natale classico, che raccoglie alcuni autori per l'appunto classici del genere e chiude in bellezza con un altro racconto della Christie (Una tragendia natalizia).

Ogni racconto è introdotto da una breve nota del curatore sull'autore o sull'autrice e trovo che il bello di questo libro - oltre all'ovvio divertimento di poter trovare al suo interno così tante variazioni sul tema del Natale (e anche sul tema del giallo e del mistery, dato che come abbiamo visto non si tratta solo di racconti polizieschi) - sia anche il suo diventare una fonte incredibile di spunti di lettura che ci possono accompagnare per tutto il resto dell'anno.

Copia Pfd ricevuta dall'editore a scopo di recensione


[Recensione] L'ultimo sorriso di Sunder City, di Luke Arnold


In un mondo che ha perso la magia per colpa dell'avidità umana, l'investigatore privato Fetch Phillips cerca di riscattarsi mettendosi al servizio delle creature magiche e viene così coinvolto nel caso della scomparsa di un vampiro, che dopo aver perso come tutte le creature magiche la propria immortalità, sbarca il lunario facendo il professore.

Sullo sfondo dell'indagine di Fetch abbiamo un mondo prosciugato, in cui gli abitanti magici si trascinano in una continua lotta per la sopravvivenza: come andare avanti quando improvvisamente la tua intera natura viene sconvolta dalla scomparsa della magia? Come accettare la morte, quando sei nato e cresciuto sapendo di essere immortale? Questo decadimento morale si riflette perfettamente nella città di Sunder City, dove squallore, sporcizia, violenza e criminalità la fanno da padroni.

Insomma, una perfetta ambientazione noir in un mondo fantasy, mondo che tra l'altro è estremamente ricco e variegato, nonostante lo stato ormai catastrofico in cui versa: la cura nella sua descrizione da parte dell'autore e la ricostruzione della sua storia è davvero eccellente pur risultando allo stesso tempo sia il punto di forza che il punto debole del romanzo.

A mio parere infatti, l'autore si fa prendere la mano (forse a causa della sua fantasia sfrenata, il che è solo apprezzabile in realtà) e finisce per buttare un po' troppa carne al fuoco: il romanzo è infatti costellato di flashback, capitoli interi che raccontano la storia del mondo magico, quella delle creature che la abitano, le vicende della Coda (ovvero l'evento che ha lasciato il mondo senza magia), la storia del protagonista. Tutte queste parti, raccontate secondo me benissimo se prese individualmente, nell'insieme rallentano la lettura (o per lo meno, hanno rallentato la mia) e distolgono eccessivamente l'attenzione dalla trama principale, tanto che spesso mi sono ritrovata a non ricordare più a che punto fossimo delle indagini dopo essere uscita da tre capitoli di flashback. Questo è un po' un peccato perché secondo me la maggior parte degli eventi narrati in questi capitoli avrebbe potuto essere ampliata ognuno in un romanzo a parte, dedicando ai singoli avvenimenti tutta l'attenzione che meritano e lasciando in questo primo romanzo un po' di mistero attorno ad altre tematiche.

"L'ultimo sorriso di Sunder City" è infatti il primo volume di una saga molto cupa e molto "adulta". Non vi aspettate uno stile da Young Adult (o da Young Adult che con due parolacce e qualche squartamento cerca di camuffarsi da romanzo maturo). La violenza c'è ma è ben dosata e non si indugia inutilmente su dettagli splatter; il protagonista è ruvido, spesso antipatico, compie scelte decisamente discutibili e ha una certa tendenza ad autosabotarsi. Ma soprattutto non c'è quell'approssimazione che troppo spesso ho trovato nei fantasy contemporanei (anzi, come dicevo forse c'è anche fin troppo approfondimenti).

Una lettura che consiglio, sicuramente, anche se è bene che vi prepariate a non trovarvi di fronte ad un'avventura al cardiopalma.

(Questo libro su Goodreads)
Copia digitale ricevuta dall'editore

Voto: 7/10

♥ Questo libro fa per te se... cerchi un fantasy "adulto" e dalle atmosfere cupe, con un mondo ricchissimo da esplorare.

[Recensione] Ballata dell'Usignolo e del Serpente, di Suzanne Collins


Tornare a mettere le mani nell'universo di Hunger Games, diciamolo, non era impresa facile. Alle spalle hai: 
- una trama totalmente conclusa che non lascia spazio a seguiti credibili;
- una protagonista intoccabile che ha trascinato tre romanzi interamente sulle sue spalle grazie al carisma e all'aura ribelle che la contraddistingue e che per suo tramite impregna tutto il romanzo, diventandone una caratteristica identificativa;
- un'idea interessantissima dalla quale però cosa vuoi tirare fuori ancora che non sia stato detto e ridetto nei tre volumi che compongono la saga?

L'unica scelta intelligente poteva essere un prequel, ed è esattamente quello che ci troviamo tra le mani con Ballata dell'Usignolo e del Serpente.

Ci lasciamo alle spalle (con dispiacere, è vero, ma per amore di coerenza) Katniss, la rivolta, la distruzione di un mondo e partiamo dalle origini. In tutti i sensi, perché questo romanzo non solo racconta la storia del giovane Coriolanus Snow, futuro Presidente di Panem, e della sua scalata al potere ma ci porta alle origini degli Hunger Games come li conosciamo: uno spettacolo di morte che inspiegabilmente attira e affascina tutta la popolazione di Panem, dalla capitale Capitol City all'ultimo dei distretti.

Credo che il merito principale che va riconosciuto alla Collins sia di aver rispettato la propria creazione, complimento non certo scontato in un panorama di letteratura per giovani adulti in cui spesso snaturare una storia in nome del "seguito per forza" è un'abitudine purtroppo troppo ricorrente. Ballata dell'Usignolo e del Serpente non vuole farci provare di nuovo le emozioni della trilogia e le si allontana quasi completamente per ritmo (molto più lento e disteso), struttura (poco spazio dedicato all'azione nell'arena, decisamente maggiore esplorazione del "perché" e del "come" gli Hunger Games hanno nel tempo assunto la loro forma finale) e spirito (quel sentore di ribellione che scorre in ogni pagina della trilogia, qui non c'è: controllo è la parola chiave, non rivolta).

Sicuramente non siamo di fronte ad un romanzo perfetto ed esente da ogni critica: sono certa che ognuno troverà qualche aspetto che non lo convincerà del tutto ma mi sento abbastanza sicura nel poter dire che si tratta di uno dei prequel più ragionati e più consapevoli che mi sia capitato di leggere, che mantiene la coerenza del mondo e riesce ad arricchisce la storia originale rispondendo ad alcune domande che io personalmente mi ero fatta. E per me questo è un successo.

Voto: 8.5/10

♥ Questo libro fa per voi se... l'universo di Hunger Games vi ha affascinati ma siete pronti ad esplorarlo da un'angolazione molto diversa da quella a cui siete abituati.

[Recensione ]Al sassofono blu, di Serena Venditto

Sembra un angelo caduto dal cielo,
com'è vestita quando entra al Sassofono Blu.
Ma si annoia appoggiata a uno specchio,
tra fanatici in pelle che la scrutano senza poesia

Nada, Amore Disperato

E invece con Al Sassofono Blu di Serena Venditto, secondo volume (ma anche questo totalmente autoconclusivo) della serie che vede protagonisti gli inquilini di Via Atri, non ci si annoia mai.

Questa volta l'avventura sorprende i protagonisti ad una cena con delitto, dove uno degli attori improvvisamente crolla a terra senza vita. Chi è stato? Ma soprattutto, come ha fatto a compiere un omicidio in una sala piena di gente senza farsi individuare? Ovviamente Malù, l'archeologa con la passione per i gialli, si lancia a capofitto nell'indagine; peccato che il commissario De Iuliis, chiamato ad indagare, non sia particolarmente felice che dei civili si mettano a ficcare il naso e ad intralciare le indagini della polizia.

Esattamente come per gli altri due romanzi della serie - Aria di Neve, sempre edito Homo Scrivens, e L'ultima mano di burraco, pubblicato nel 2019 da Mondadori - l'elemento vincente sono i personaggi, che di romanzo in romanzo prendono sempre più corpo e non mi stupirei se un giorno mi saltassero improvvisamente fuori dalla pagina; Malù, Ariel (voce narrante del romanzo che per lavoro traduce romanzi d'amore brutti), Samuel (fascinoso rappresentate di gelaterie di origini sardo-nigeriane), Kobe (pianista giapponese dall'animo poetico ma dalla grammatica devastante) e Mycroft (sì, anche il gatto) sono di una simpatia irresistibile. Ma i personaggi non finiscono qui: Napoli è la sesta protagonista della serie e l'autrice riesce a trasferire perfettamente tra le pagine lo spirito e l'atmosfera di questa città, attraverso piccoli scorci di vie e di quartieri sparsi per tutto il romanzo.

E il giallo? Il giallo è divertentissimo da seguire, anche perché Malù ha i dei metodi di indagine decisamente non convenzionali, che le permettono però di intrufolarsi dove a volte la polizia non riesce. E poi ha Mycroft, che da bravo gatto ama curiosare in giro ed è attratto dai dettagli atipici; ammetto però che la trama gialla in questi romanzi per me cade addirittura in secondo piano, talmente sono assorta nel godermi i personaggi, i loro dialoghi esilaranti e le situazioni decisamente avventurose in cui finiscono

Mi sembra abbastanza chiaro che io sia diventata ormai una fedelissima di questo gruppo di scapestrati, che ad ogni episodio mi conquistano sempre di più.

Copia fornita dall'editore

[Recensione] L'ultimo carnevale, di Paolo Malaguti

È una città ormai definitivamente morta la Venezia che ci si apre davanti agli occhi in "L'ultimo Carnevale" di Paolo Malaguti. Siamo nel febbraio del 2080, Venezia è stata svuotata di tutti i suoi abitanti e dei suoi monumenti, l'acqua invade ormai le calli e la città è stata trasformata in un Parco turistico che i visitatori, sotto il controllo delle guide, possono esplorare solo restando all'interno di percorsi ben definiti; tutto il resto sono le spoglie abbandonate di una città fantasma. 

In questo scenario, il giorno di martedì grasso, si intrecciano le storie dei personaggi protagonisti del romanzo: una guida al primo giorno di lavoro, due guardiani, un anziano con una misteriosa missione da compiere e una giovane resistente (così si chiamano i gruppi contrari alla chiusura di Venezia), in procinto di mettere in atto quello che potrebbe essere l'attacco di protesta definitivo, forse l’ultimo.

La ricostruzione di questa Venezia a tratti quasi distopica è davvero affascinante: l’autore riesce nell’impresa di rendere estremamente realistica quella che immagina possa essere la deriva futura del destino di questa città grazie alla minuziosa ricostruzione del percorso che, dalla situazione odierna, l’ha infine portata a diventare Parco, a colpi di decreti, battaglie legali e burocrazia. E’ un lavoro che mi ha molto colpito perché risolve quello che da sempre è il mio problema con molti romanzi distopici o simil-distopici: non si capisce mai come si sia arrivati alla situazione disastrata in cui è ambientata la storia. Qui invece la ricostruzione è davvero dettagliata. Forse troppo, perché pur essendo frutto di uno sforzo meritevole e che ho apprezzato moltissimo, il continuo inserimento di digressioni dedicate a questi aspetti rallenta il ritmo della narrazione, che inizia ad ingranare solo una volta superata la metà del libro.

L’autore è un eccellente descrittore, riesce davvero a farti sentire l’umidità della laguna sulla pelle, a farti immaginare le calli invase dall'acqua e avvolte dalla nebbia. C'è una bellissima scena che si svolge appunto tra le calli e all'interno di alcune case abbandonate, in cui si creano anche momenti emotivamente molto d'effetto, che sarebbero stati perfetti per un calo di tensione dopo un momento particolarmente ansiogeno. In realtà il dedicare così tanto spazio alla spiegazione “politica” smorza in parte queste situazioni e fa sì che non venga sfruttato appieno ciò che un’ambientazione così caratteristica avrebbe potuto offrire in termini di tensione, azione e mistero.

Rimane un libro davvero molto affascinante, dal quale Venezia spicca come indiscussa protagonista principale - il che è quasi paradossale se pensiamo che si tratta di un personaggio fondamentalmente morto (almeno nel romanzo, ovviamente). Meritevole anche il finale, che rimane a mio parere in perfetta sincronia con il realismo che caratterizza l'intero romanzo.

Copia pdf ricevuta per recensione


[Recensione] Greta e le altre. Un pianeta da salvare


Chi è Greta Thunberg? Ce lo racconta Fulvia Degl’Innocenti nel libro “Greta e le altre. Un pianeta da salvare” edito Settenove e in libreria dal 5 settembre. In questa biografia rivolta ai ragazzi la voce narrante è quella di Astrid, una giovane “giornalista in erba” che incuriosita dalla figura di Greta e dal suo attivismo decide di intervistarla per il blog della scuola e la avvicina durante i suoi scioperi davanti al Parlamento svedese. Con questo espediente l’autrice ci racconta la storia di Greta, figlia di una cantante lirica e di un attore, nipote nientemeno che di un Nobel per la chimica (Svante Arrhenius, che vinse il prestigioso premio nel 1903 evidenziando per primo il rapporto di causa/effetto tra combustione fossile e riscaldamento globale). 

La storia di Greta, la nascita del suo interesse per l’ambiente (che contrariamente alle aspettative no, non le è stato trasmesso dalla famiglia), la sua caparbietà nello scioperare, il suo coraggio nel tenere discorsi importanti di fronte agli uomini e alle donne più potenti del pianeta rappresenta lo spunto per citare altre ragazze che con le loro azioni hanno contribuito - o stanno contribuendo - a diffondere consapevolezza e a rendere migliore il nostro mondo. Grazie a questo libro ho ripassato la storia di Julia Hill (di cui avevo già parlato nella recensione di Julia e la Sequoia) e di Malala Yousafzai; scoperto le figure di Cullis Suzuki (se non la conoscete guardate il video del suo discorso al Summit per il Clima di Rio nel 1992. Riempie di amarezza pensare che oggi, nel 2019 abbiamo soltanto peggiorato la situazione), Alexandria Villasenor, Nadia Murad, Ariane Benedikter. Tutte ragazze giovanissime che hanno lottato e continuano a lottare ma che non possono farlo da sole.

Da quel primo giorno passato seduta di fronte al Parlamento, Greta ne ha fatta di strada: l’anno scorso ha tenuto un discorso alla Conferenza mondiale del Clima a Katowice, a lei si sono ispirate le marce e gli scioperi per il clima di “Friday for Future”. In questo momento, mentre io scrivo, sta manifestando a New York davanti alla sede ONU, che ha raggiunto attraversando l’Atlantico in barca a vela: nessuna difficoltà per una ragazzina (e uso questo termine con tutta l’ammirazione e il rispetto che provo per lei) che per raggiungere Katowice ha viaggiato da sola in treno per trenta ore dormendo in tenda nelle attese tra un treno e l’altro in luoghi dove le temperature scendevano anche a -15°. 

Sono sempre estremamente felice quanto ho la possibilità di dedicare spazio a libri che parlano ai ragazzi di temi attuali in modo chiaro, approfondito ma allo stesso tempo con un linguaggio e un'impostazione che li coinvolga. Credo che "Greta e le altre" rispetti pienamente queste caratteristiche e vi invito anche a consultare il sito della casa editrice Settenove: scoprirete un catalogo ricchissimo e con la chiara missione di affrontare i temi più caldi del nostro tempo, diffondere fin dall'infanzia l'educazione al rispetto e promuovere l'abbattimento degli stereotipi.

Avevo otto anni quando questa cosa di dover essere protetta dalle cose brutte ha cominciato a farmi arrabbiare. Io volevo sapere, capire.

Copia Pdf ricevuta per recensione


[Recensione] Una nuova vita, di Roger Rosenblatt


Novembre 2008. A pochi giorni dal Natale, lo scrittore Roger Rosenblatt e la moglie Ginny ricevono la notizia della morte della figlia Amy, 38 anni, medico, sposata e mamma di tre bambini di 1, 5 e 6 anni. Da quel giorno per la famiglia tutto cambia: i nonni si trasferiscono a casa del genero per aiutarlo a badare ai bambini, si instaurano nuovi ritmi, nuove piccole abitudini. Dove prima c'era la mamma, adesso ci sono la nonna, le zie, le amiche dei genitori.

E lentamente questa famiglia va avanti, sopravvive ad un dolore che è difficilmente descrivibile a parole e del quale infatti Rosenblatt non parla mai apertamente, ma che emerge dagli eventi quotidiani ("sto vivendo la vita di Amy" dice ad un certo punto Ginny Rosenblatt al marito, e in questa frase c'è tutta l'innaturalità della loro situazione), dalle frasi che ogni tanto i bambini si lasciano sfuggire, dall'incapacità di Roger Rosenblatt di ascoltare l'ultimo messaggio lasciato da Amy sulla segreteria telefonica del fratello.

Ma nonostante tutto, questo non è un libro di dolore, che lascia con un peso sul cuore. Anzi. Lascia tanto spazio alla positività, ai buffi anedotti con i bambini, ai momenti di serenità, ai piccoli successi di ogni giorno. E soprattutto è un libro che guarda al futuro, ben sapendo che - almeno per gli adulti - la vita non sarà mai più la stessa e il lutto non sarà mai davvero superato. Ma nonostante questo nessun membro della famiglia si ferma. Da una parte c'è il desiderio di creare una nuova normalità per i bambini e di proteggerli per far sì che questo enorme vuoto lasciato dalla perdita della loro mamma non sia un freno per la loro crescita, dall'altra c'è l'amore reciproco di questa famiglia che si stringe e si supporta costantemente.

Apro una piccola parentesi sul titolo, che trovo perfetto e bellissimo: nonostante il dolore, la rabbia e il vuoto immenso, la vita di questa famiglia non finisce, si rinnova. E credo che questo sia un enorme faro che illumina anche i momenti più bui.


[Recensione] Rosemary's Baby


Due giovani sposi, Guy e Rosemary, si trasferiscono nel loro nuovo appartamento in uno dei più prestigiosi edifici di New York. Lui è un attore che attende la sua grande occasione, lei una casalinga che sogna di diventare una brava moglie e madre di tanti bambini. I loro vicini, i Castavet, un’anziana coppia un po’ invadente ma tanto gentile, si prodigano fin da subito per farli sentire a loro agio, e tra un invito a cena e favori non richiesti, si insinuano sempre più profondamente nella vita di Rosemary.

Complici alcune strane coincidenze e delle dicerie piuttosto inquietanti, Rosemary si fa sempre più convinta che qualcosa di strano avvenga nel palazzo e che i coniugi Castavet siano in realtà più interessati al bambino di cui nel frattempo è rimasta incinta. Sarà vero o sono tutte paranoie?

Non ho intenzione di dire una parola in più, perché non sapere cosa vi aspetta è il segreto per godersi al massimo questa storia, il cui punto forte è senza dubbio la gestione della tensione attraverso il ritmo narrativo che è a dir poco perfetto; un’escalation regolare ma sempre più frenetica che porta a divorare le ultime pagine perché alla disperata ricerca della risposta: è Rosemary ad essere pazza oppure i suoi sospetti sono fondati? Inoltre il romanzo non soffre del problema tipico dei thriller (avete presente? costruiscono chissà quali aspettative, la tensione sale, sale, sale e poi… tutto si sgonfia in un finale affrettato, che sembra “buttato lì” e che delude enormemente proprio per il contrasto nella gestione del ritmo narrativo tra le ultime pagine e tutto il resto del libro) perché la conclusione, nonostante non mi abbia del tutto convinta dal punto di vista della trama, è gestita in maniera eccellente dal punto di vista tecnico: all’apice della tensione tutto si ferma, come in un limbo, una stasi del tutto inaspettata e spiazzante e poi le battute finali, che lasciano letteralmente a bocca aperta.


Le mie letture: Aria di Neve, di Serena Venditto (Mycroft, il gatto detective #1)

Aria di neveAria di neve di Serena Venditto
My rating: 3 of 5 stars

Quando Ariel Hamilton, traduttrice italoamericana di improbabili romanzi rosa, viene improvvisamente abbandonata dal fidanzato, ha un'unica soluzione davanti a sé: lasciare la casa tutta bianca, e oramai vuota, dove aveva vissuto il suo sogno d'amore. Trova rifugio in un appartamento a via Atri, nel centro di Napoli, dove convivono il pianista giapponese Kobe, il sardo-nigeriano Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie, e Malù, archeologa con la passione della letteratura gialla nonché detective ufficiale del condominio. Con loro il vero padrone di casa, il gatto Mycroft, che ama ficcare il musetto nei ragionamenti umani almeno quanto nel filetto di merluzzo. I quattro più il felino si troveranno coinvolti nelle indagini sull'assassinio di una bellissima donna trovata morta nella loro casa. Gli abitanti della nuova dimora di Ariel scopriranno cos'è quella che Kobe chiama "aria di neve", ovvero "quando tu sai che qualcosa accadrà no perché qualcuno ti dice, ma perché senti profumo diverso intorno a te". Insomma, roba da gatti.

☕☕☕

Se avete letto e amato la serie di Alice Basso dedicata a Vani Sarca, il libro di cui vi parlo oggi potrebbe essere quello che fa per voi: mettete insieme una ragazza che ha appena rotto con lo storico fidanzato, tre nuovi inquilini con cui si troverà a dividere l'appartamento, un gatto molto sveglio e un omicidio e avrete come risultato l'appassionante storia raccontata da Serena Venditto nel suo romanzo. E no, non si tratta di una lettura fuori stagione, perché l'aria di neve del titolo è, per dirlo con le parole di uno dei personaggi del romanzo, il giapponese Kobe, «quando tu sai che qualcosa deve accadere no perché qualcuno ti dice, ma perché senti profumo diverso intorno a te».

La vicenda si svolge in una rovente estate napoletana, e l'autrice sarà veramente in grado di farvi boccheggiare mentre cercherete di sbrogliare la matassa degli indizi che vi porteranno al vero colpevole. Ariel Hamilton si è appena ritrovata sola dopo la fuga notturna da parte del suo fidanzato che l'ha abbandonata in una casa più grande e vuota di quanto lei possa sopportare; decide quindi di cogliere al volo l'occasione che le viene offerta da un'amica di condividere un appartamento con altri tre ragazzi. È così che conosciamo Malù, archeologa con l'istinto del detective navigato, Kobe, un pianista giapponese che trascorre le serate litigando al telefono con la fidanzata lontana, e Samuel, affascinante rappresentante di articoli per gelaterie metà sardo e metà nigeriano. E poi c'è Mycroft, il gatto di Malù e mascotte dell'appartamento. L'equilibrio si rompe quando una vicina di casa viene ritrovata morta e subito Malù coinvolge Ariel nelle sue indagini: aiutate da Mycroft e da una simpatica professoressa in pensione che osserva tutto da dietro il vetro delle sue finestre, le due ragazze si metteranno al lavoro per scovare l'assassino.

Aria di neve è una lettura veramente piacevole, ricca di personaggi a cui non potrete fare a meno di affezionarvi e caratterizzata da un'ironia dirompente. Sarà che ho una predilezione per i romanzi corali ma ho amato particolarmente la costruzione delle relazioni tra i vari personaggi e i dialoghi pungenti di cui il romanzo è ricco; è stata proprio grazie a questa cura messa nella creazione della vicenda che, nonostante sia durata solo 165 pagine, questa storia si è rivelata una compagnia perfetta per un paio di pomeriggi di relax.

Iniziato il: 21 aprile 2018
Terminato il: 23 aprile 2018

[Novità in libreria] Due favole ecologiche per i più piccoli

Buongiorno Lettori, quest'oggi ho deciso di condividere con voi alcune interessanti novità editoriali pubblicate da una piccola casa editrice molto attenta ai temi ambientali, ovvero Terra Nuova Edizioni. Si tratta di due dolcissimi racconti per bambini, corredati da bellissime illustrazioni; avevo in realtà intenzione di fare solo un'anteprima di presentazione ma siccome la casa editrice è stata talmente gentile da inviarmi copia digitale di entrambi, ho subito cambiato direzione e vi lascio di seguito questa doppia recensione.

"Come le persone, anche gli alberi non sono tutti uguali.
Ci sono alberi di tutte le dimensioni e i caratteri.
Alcuni sono snelli e riservati, come  le betulle, altri bassi e chiassosi come le palme nane, altri ancora vanitosi e profumati come le acacie."

Quella narrata in Julia e la sequoia è una storia vera, e forse per questo ancora più emozionante: il racconto prende infatti spunto dalla figura di Julia Butterfly Hill, un'attivista ambientale che nel 1997, a soli 23 anni, trascorse 738 giorni ad oltre 60 metri d'altezza su Luna, una sequoia millenaria, per bloccare il taglio di una grande foresta nel Nord della California e per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della deforestazione, che ci priva di uno dei più straordinari e importanti tesori del nostro pianeta: gli alberi.

Il racconto è divertente, fantasioso e coinvolgente; non ci sono moralismi, non  ci sono lezioncine, solo il coraggio di una ragazza che invece di stare ferma a guardare agisce, stimolando così i suoi amici a due e a quattro zampe a collaborare per salvare la foresta e suoi alberi. 

Le illustrazioni di Luna Colombini sono favolose, di quelle che ti costringono a interrompere la lettura per osservarle nei dettagli e che rendono una storia già bella di per sé, ancora più ricca ed evocativa.

Il libro infine è perfetto sia per la lettura solitaria, perché il testo è semplice ma non banale e soddisfa anche il lettore un po' più grande, ed è indicatissimo per la lettura ad alta voce ai bambini più piccoli per la brevità delle frasi e specialmente per l'importanza delle illustrazioni.



«Nonno, perché stai seduto tutto il giorno sull’eucalipto?» domandò Elia. 
«È una lunga storia», rispose il nonno scendendo dall’albero.
«Devi sapere che tanto tempo fa questa terra non ci apparteneva, era una bellissima foresta di eucalipti abitata dai koala».

La deforestazione è il tema centrale anche di Mio nonno è un koala, un racconto malinconico e tenero in cui un nonno racconta al nipotino la storia di un koala fuggito dalla sua casa per colpa degli uomini che hanno distrutto il bosco in cui abitava. 

La tristezza della storia è mitigata da un animaletto (un'echidna) che viene ritratto in tutte le illustrazioni in buffe posizioni e dalla decisione del piccolo Elia e del nonno di ricominciare a piantare eucalipti per permettere al koala di tornare a casa.

Quello che amo dei libri per bambini (dei bei libri per bambini) è l'essere in grado di suscitare profonde emozioni con grande semplicità: bastano poche frasi, immagini e colori e con questa combinazione "Mio nonno è un koala" colpisce ed emoziona: è un libro bellissimo!


- Copia pdf ricevuta dall'editore

[Recensione] Il sosia, di Fedor Dostoevskij



Il sosia è un romanzo scritto da Dostoevskij nel 1845, un anno dopo la pubblicazione di Povera Gente, esordio acclamato dalla critica del tempo che stroncò invece questa seconda opera verso la quale l’autore nutriva grandi aspettative che si mutarono successivamente in insoddisfazione, tanto che fu addirittura sul punto di riscriverla interamente.

La storia narra la vicenda di Jakòv Petrovic’ Goljadkin, un impiegato, un personaggio assolutamente comune dalla vita identica a quella di tanti altri burocrati della Russia ottocentesca, la cui quotidianità viene completamente sconvolta dall'ingresso in scena del suo sosia, un personaggio che con lui condivide ogni cosa, dall’aspetto fisico al nome, al posto di lavoro, alle amicizie. Presto la presenza di questo sosia, con il quale inizialmente il “nostro eroe” cerca di allearsi per sbarazzarsi di “certi suoi nemici” - che per tutto il romanzo non si capirà se sono tali solo nella mente alterata del protagonista - e ottenere la stima dei suoi superiori, si trasforma in un vero e proprio incubo quando il Goljadkin-junior, come viene denominato nel romanzo per distinguerlo dal vero Goljadkin, inizia a manovrare in modo infido per iniziare una scalata sociale che porterà Goljadkin-senior alla totale rovina.

La lettura de Il sosia è stata, nonostante le sue 250 pagine, estremamente faticosa. Come sempre Dostoevskij si dimostra un maestro nell’arte di dipingere le ossessioni dei suoi personaggi, rendendo alla perfezione - nei loro discorsi, nella gestualità, nelle espressioni - la confusione delle loro menti. Il ritmo della narrazione è gestito in modo da acuire la sensazione di smarrimento: in modo completamente disordinato si alternano brani di una lentezza esasperante a momenti di azione frenetica e di repentini cambi di umore. La confusione mentale del protagonista si rivela nel continuo mutamento delle sue opinioni e delle sue emozioni: ogni stato d’animo che esprime forza ed energia si muta nel giro di poche righe, a volte addirittura all’interno della stessa frase, nel suo esatto opposto.

Nel procedere attraverso le vicende di Goljadkin noi lettori non abbiamo mai la certezza di cosa stia davvero accadendo: Goljadkin-junior esiste veramente? Lo fa pensare il fatto che tutti i personaggi interagiscono con lui. Oppure è solo un parto della mente di Goljadkin-senior, come possono far credere le risposte evasive del servitore Petruska o gli sguardi di pietà e di derisione che spesso gli lanciano colleghi e superiori? Questo, unito alla scelta di presentare un narratore esterno che ci propone il flusso dei pensieri Goljadkin-senior alternandola al resoconto delle sue azioni e dei suoi movimenti, che spesso si contraddicono tra loro producendo un effetto grottesco, rappresenta un altro elemento che incrementa nel lettore la sensazione di disorientamento.

Insomma, affrontare questo romanzo è stato per me tanto faticoso quanto per il protagonista tentare di liberarsi del suo sosia: una paranoia stressante che ti perseguita continuamente, anche lontano dalla lettura. E cosa si fa quando un libro ti fa provare le stesse emozioni, seppur di ansia e fastidio, e nella stessa intensità di quelle provate dal protagonista? Gli si danno cinque stelle come minimo.

Mancava poco alle otto del mattino allorché il consigliere titolare Jakòv Petrovic Goljadkin si svegliò da un lungo sonno, fece uno sbadiglio, si stiracchiò e aprì finalmente del tutto gli occhi. Per due minuti, però, rimase a giacere immobile nel suo letto come un uomo non completamente sicuro se sia sveglio o se ancora dorma e se tutto ciò che accade intorno a lui sia realtà o non piuttosto la continuazione di un fantastico sognare. Ma ben presto i sensi del signor Goljadkin ripresero ad accogliere, più chiare e più precise, le consuete, abituali impressioni.
(incipit)
Voto: 9.5/10

♥ Questo libro fa per voi se... volete approfondire il tema del doppio in letteratura con un romanzo difficile ma imprescindibile.

[Recensione] Benedizione, di Kent Haruf


Ci sono romanzi con i quali ho bisogno di prendermi del tempo prima di poter buttare giù due righe: ho bisogno di farmeli entrare dentro e mettere insieme le idee. Con Benedizione non ne sento la necessità: appena chiuso il libro (o meglio, spento il Kobo) avevo già chiare in mente le parole che avrei scritto, devo solo renderle abbastanza efficaci da convincervi a leggerlo assolutamente.

Si, perché Benedizione è un libro bellissimo scritto in modo magistrale, una storia di rimpianti che però non scade mai nel patetico. Il romanzo è ambientato a Holt, in Colorado e vede il protagonista, Dad Lewis, affrontare la sconvolgente notizia di avere ancora poche settimane di vita a causa di un cancro ormai in stadio avanzato e incurabile. Accanto a lui ci sono la moglie Mary, che è stata al suo fianco per tutta la vita, la figlia Lorraine che ha a sua volta perso la propria figlia in un incidente stradale e una serie di altri personaggi, abitanti di Holt, che a causa della malattia di Dad si stringono attorno alla famiglia. Ma non solo: ad accompagnare Dad verso la fine ci sono anche i rimpianti e i sensi di colpa di una vita intera fatta di duro lavoro ma anche di durezza e rigidità.

Il romanzo si dipana tra presente e passato, tra la quotidianità e i ricordi ma senza mai dei veri e propri stacchi netti. È un po' come se tutto ciò che avviene nel romanzo stia accadendo il quel determinato momento e ciò è effettivamente quello che succede quando ricordiamo: ci perdiamo nel passato mantenendo sempre un'ancora con il presente. I capitoli sono brevi e il focus non resta sempre e solo su Dad ma si sposta seguendo gli altri cinque o sei personaggi-chiave della storia. 
Lo stile è essenziale e asciutto, ogni parola è misurata, necessaria esattamente così com'è scritta. I dialoghi sono formidabili, sia perché la scelta di omettere le virgolette rende la scrittura un "tutto" fluido che avvinghia il lettore e non lo lascia andare finché non si è giunti all'ultima pagina, sia perché ogni parola pronunciata da ciascun personaggio è parte integrante della personalità del personaggio stesso.

Parliamo poi dell'atmosfera: quella che si respira in Benedizione è una sensazione di costante attesa che pervade l'intero romanzo. L'attesa della morte di Dad incombe su tutti i personaggi come una cappa, come il caldo soffocante che sembra rallentare lo scorrere del tempo e lasciare i personaggi quasi sospesi tra ricordi e dilemmi morali, tra occasioni perse e scelte sbagliate.

Benedizione è un romanzo straordinario nella sua semplicità e nel suo modo asciutto di raccontare, senza infiocchettamenti o inutili sentimentalismi, eventi tutto sommato ordinari, quotidiani (vita, morte, errori, rimpianti... tutti prima o poi ci arriviamo). Eppure si piange, ma mi sono resa conto che le mie lacrime più che di commozione sono state di liberazione, di sfogo per quell'attesa che alla fine si spezza e che libera i personaggi ma anche noi lettori. Perché nonostante tutto, la vita va avanti.

Voto: 9,5/10

♥ Questo libro fa per voi se... se... non lo so, sono rimasta dieci minuti buoni a cercare un "se". La questione è che secondo me questo libro è meraviglioso, quindi fa per voi se volete leggere un libro meraviglioso.

[Mini-recensione] Terapia di coppia per amanti, di Diego de Silva


"Due amanti che vanno in terapia di coppia". 
È bastato questo riassunto della trama per farmi decidere che io questo libro dovevo leggerlo. Perché due amanti dovrebbero andare in terapia? E soprattutto che problemi di coppia possono voler risolvere, quando l'amante è esattamente il tentativo di fuga dai problemi di coppia con qualcun altro? Non dovrebbe a sua volta creare problemi, sennò che fuga è? 

In realtà la trama del romanzo si svolge più o meno nel modo in cui avrei immaginato potesse svilupparsi, dando alle domande precedenti la stessa risposta che anch'io avevo ipotizzato prima di iniziare a leggere (e che non dirò, sennò spoilero). Credo però che la trama non sia il punto focale del romanzo che è invece rappresentato dalle scelte narrative messe in atto dall'autore: i capitoli alternano i punti di vista interni dei personaggi e sono impostati in modo da riportare sia le descrizioni di ciò che in quel momento il protagonista del capitolo sta vivendo, sia i dialoghi che scambia con gli altri personaggi sia, nel mezzo, tutte le riflessioni e i pensieri che gli vengono in mente, il tutto con un ritmo serratissimo. 

Purtroppo questo ottimo stile narrativo, che l'autore sa gestire molto bene, viene un po' svilito dalla trama non particolarmente originale nel suo svolgimento e un po' forzata in alcuni aspetti (specialmente per quanto riguarda la figura dello psicologo, che mi ha lasciato diverse perplessità). 

I personaggi mi sono piaciuti molto, non tanto come carattere o simpatia (Viviana, una dei due protagonisti, è una rompiscatole di dimensioni colossi) ma per il modo in cui la loro personalità emerge dal romanzo: arriviamo alla fine che li conosciamo meglio noi che loro stessi. Molto divertente invece il personaggio del papà di Modesto: è stato protagonista dei dialoghi più simpatici e brillanti del romanzo. 

A fine lettura sono assolutamente certa di voler approfondire meglio questo autore perché credo che con una trama migliore potrebbe davvero conquistarmi.
Voto: 7.5/10
♥ Questo libro fa per voi se... l'idea vi incuriosisce: a mio parere merita perché il modo in cui è raccontata la storia è originale.

[Mini-recensione] Maschere e corazze, di Pippo Carauddo


Un romanzo davvero piacevole ambientato in un piccolo paese della Sicilia e nel quale le vicende della protagonista, la signorina Concetta Macaluso, si intrecciano con quelle dei diversi abitanti di Paluso tutti accomunati dall'incapacità di accettarsi davvero con i propri pregi e difetti, e tutti impegnati a costruire e rafforzare le maschere che indossano per nascondere a se stessi e agli altri il loro vero essere. 

Lo stile del romanzo è fluido e fresco, arricchito da espressioni in dialetto siciliano che rendono il testo ancora più caratteristico e che aiutano a creare un'atmosfera tipica da paese di provincia, abitato da persone semplici, con vite tranquille e "normali". I personaggi sono perfettamente delineati, specialmente Concetta, che spicca in maniera particolare tra la gente che abita il romanzo. 

L'unico appunto che potrei fare è che a volte vengono messe in bocca ai personaggi delle spiegazioni di meccanismi psicologici un po' troppo "da manuale" per poter essere considerate davvero spontanee, soprattutto quando chi esprime questi concetti in modo così chiaro e netto sono persone che, pur nella loro saggezza popolare, non hanno di certo mai preso in mano un manuale di psicologia. Per il resto il libro è stato davvero gradevole e mi ha proprio divertito.
 
♥ Questo libro fa per voi se... siete in vena di una lettura allegra e piacevole, dando una chance ad un nuovo autore.

Copia digitale fornita dall'autore

[Mini-recensione] Povera gente, di Fedor Dostoevskij


In questo romanzo d'esordio del giovane Dostoevskij emerge immediatamente il talento che caratterizzerà tutte le sue opere successive: la capacità di trasferire su carta l'animo degli uomini attraverso i suoi personaggi. Il romanzo è scritto sotto forma di uno scambio epistolare tra i due protagonisti, una povera orfana malaticcia e sventurata e un suo lontano cugino, di estrazione umile e forse innamorato di lei (non uso i nomi perché non ho davanti il romanzo e non ricordo come si scrivono); i due vivono in un contesto di povertà e attraverso le loro lettere conosciamo da vicino le drammatiche storie di alcuni loro conoscenti. Ho trovato i personaggi estremamente realistici nei loro pregi e difetti e soprattutto mi hanno commosso alcuni episodi narrati nelle lettere. Anche il finale mi è piaciuto molto: triste ma allo stesso tempo con una lievissima speranza di miglioramento, almeno materiale.
Voto: 8/10

♥ Questo libro fa per voi se... amate il buon vecchio Fedor e desiderate leggere tutta la sua produzione, l'esordio non può mancare...