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Le mie letture: Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, di Raymond Carver

Di cosa parliamo quando parliamo d'amoreDi cosa parliamo quando parliamo d'amore di Raymond Carver
My rating: 3 of 5 stars

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore? Parliamo di un bicchiere di gin che si rovescia in una stanza dove discutono due coppie stanche. Parliamo di vecchi amici che forse per noia, forse per altro, commettono senza rendersene conto un delitto terribile. Parliamo di pasticceri a cui non hanno ritirato torte di compleanno. Parliamo di gesti che sembrano insignificanti, e invece sono in grado di restituire a ogni vita tutta la grazia nascosta dietro la banalità della cattiveria e della paura. I diciassette racconti che hanno reso Raymond Carver un autore di culto: l'espressione più limpida di una scrittura che con miracolosa semplicità arriva sempre al cuore delle cose.

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Forse dovrei rileggerlo perché così, di primo acchitto, non penso di averlo apprezzato molto. Riconosco il grande talento che ci vuole per dipingere questi estratti di quotidianità, ma forse quella che appare in questi racconti è troppo grigia perché io riesca ad apprezzarli in questo momento della mia vita; infatti alla fine l'unico racconto che mi è davvero piaciuto è stato "Distanza", seppure anche quello racconti di un momento felice che ormai è lontano. Insomma, credo di aver bisogno di letture più ottimiste e di farmi raccontare vite più luminose in questo momento della mia vita.

Iniziato il: 06 giugno 2024
Terminato il: 13 giugno 2024


Le mie letture: Il vecchio nell'angolo, di Emmuska Orczy (Teahouse Detective, #1)

Il vecchio nell'angoloIl vecchio nell'angolo di Emmuska Orczy
My rating: 3 of 5 stars

Quando tra il 1901 e il 1909, sulla Royal Magazine, uscirono le novelle dell'Old Man in the Corner, la Baronessa Orczy aveva già maturato una significativa esperienza di letteratura popolare, essendo lei l'inventrice della serie della Primula Rossa. Al genere poliziesco l'aveva convinta l'enorme successo di Sherlock Holmes, e poiché il «giallo» è un genere seriale nella sostanza, le bastò una trovata originale per catturare lettori e ripetere - con appena minor clamore - le fortune del grande modello scelto. I suoi misteri hanno, quindi, una scenografia fissa: c'è un vecchio antipatico, insignificante e senza nome, che siede in un angolo di un pubblico locale - sorbendo, diremmo noi italiani, cappuccini e brioche - e dipana, davanti agli occhi sorpresi e allo stupore rapito di una giornalista, tal Polly Burton, che lo interroga, gli enigmi criminosi più contorti su cui si è fermato il suo gusto estetizzante e tronfio di generale risentimento. E tra questi racconti gialli della baronessa ungherese, ma inglese naturalizzata, Emmuska Orczy (1865-1947) uno ve n'è celebre, che sconvolge tutte le regole, sia del genere che della morale: Il misterioso decesso in Percy Street.

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Una serie di racconti gialli che hanno in comune l'essere narrati dallo stesso personaggio, un vecchio che siede sempre nell'angolo in un caffè, ad una giovane giornalista. Molto carino e di piacevole lettura. Il vecchio nell'angolo è odioso ma lo spunto è simpatico per introdurre i vari racconti, e poi è gustoso il piccolo colpo di scena finale.

Iniziato il: 07 maggio2024
Terminato il: 02 giugno 2024

Le mie letture: Il Grande Libro dei Gialli di Natale | Review Party

Il grande libro dei gialli di Natale recensione oscar draghi

Curato da Otto Penzler, uno dei più grandi esperti di gialli e mistery, che con le sue raccolte ha vinto diversi premi letterari legati al genere (gli Edgar Awards e gli Ellery Queen Awards), il volume contiene sessanta racconti appartenenti a diversi sottogeneri (giallo classico, noir, mistery, pulp, ecc.). I racconti sono suddivisi in dieci aree tematiche, che permettono di vernire incontro ai gusti di ogni lettore in maniera originale e rendono la lettura estremamente dinamica.

Nella sezione Un piccolo Natale tradizionale troviamo il più classico dei classici tra i gialli di Natale, ovvero Il caso del dolce di Natale di Agatha Christie: una villa nella campagna inglese, la neve, le decorazioni, e un bel furto di gioielli. Ma non sono solo gli autori cosiddetti "classici" a comparire in questa sezione: anche negli anni '70 - '80 e '90 gli autori hanno continuato a giocare con il giallo classico e in questa sezione troviamo racconti di autori come Robert Barnard o Peter Lovesey (la cui serie vittoriana devo assolutamente recuperare al più presto).

La sezione Un piccolo Natale buffo raccoglie storie dai risvolti umoristici e inattesi, come Il Natale di Dancing Dan di Damon Runyon, in cui una rivelazione finale inaspettata mette tutto sotto un'altra luce, oppure un racconto di un autore assolutamente classico, come Thomas Hardy, in cui il protagonista si prende una bella rivincita sui ladri che lo hanno derubato del cavallo.

In buon vecchio Sherlock Holmes non può certo essere escluso da una raccolta del genere e addirittura a lui è dedicata un'intera sezione, Un piccolo Natale Sherlockiano, nella quale viene naturalmente inserito l'immancabile Avventura del carbonchio azzurro di Arthur Conan Doyle, ma che è principalmente dedicata alle avventure apocrife del grande detective, incluse le divertentissime versioni di Peter Todd con protagonisti Herlock Sholmes e il fedele Jotson.

Non mancano poi i delitti della camera chiusa (Serenata per un assassino di Joseph Commings nella sezione Un piccolo Natale pulp) ma c'è spazio anche per le storie che deviano verso i temi del paranormale o del gotico (Un piccolo Natale occulto e Un piccolo Natale spaventoso, forse le mie due sezioni preferite della raccolta) e da qualche parte si trova un posticino anche per i buoni sentimenti (Canto di Natale criminale di Norvell Page nella raccolta Un piccolo Natale pulp è uno di quelli che mi ha fatto più tenerezza).

Completano la raccolta le sezioni Un piccolo Natale sorprendente (che è un po' un proseguimento della scia dei racconti mistery presenti nel volume), Un piccolo Natale moderno (che raccoglie i racconti di autori attivi principalmente negli anni '90 e primi 2000), Un piccolo Natale sconcertante (che contiene alcune storie dal finale inatteso, tra cui un brevissimo racconto di Asimov - che mi è piaciuto molto ma insomma, è Asimov! - e uno di Mary Higgins Clark) e infine Un piccolo Natale classico, che raccoglie alcuni autori per l'appunto classici del genere e chiude in bellezza con un altro racconto della Christie (Una tragendia natalizia).

Ogni racconto è introdotto da una breve nota del curatore sull'autore o sull'autrice e trovo che il bello di questo libro - oltre all'ovvio divertimento di poter trovare al suo interno così tante variazioni sul tema del Natale (e anche sul tema del giallo e del mistery, dato che come abbiamo visto non si tratta solo di racconti polizieschi) - sia anche il suo diventare una fonte incredibile di spunti di lettura che ci possono accompagnare per tutto il resto dell'anno.

Copia Pfd ricevuta dall'editore a scopo di recensione


[Mini-recensione] Povera gente, di Fedor Dostoevskij


In questo romanzo d'esordio del giovane Dostoevskij emerge immediatamente il talento che caratterizzerà tutte le sue opere successive: la capacità di trasferire su carta l'animo degli uomini attraverso i suoi personaggi. Il romanzo è scritto sotto forma di uno scambio epistolare tra i due protagonisti, una povera orfana malaticcia e sventurata e un suo lontano cugino, di estrazione umile e forse innamorato di lei (non uso i nomi perché non ho davanti il romanzo e non ricordo come si scrivono); i due vivono in un contesto di povertà e attraverso le loro lettere conosciamo da vicino le drammatiche storie di alcuni loro conoscenti. Ho trovato i personaggi estremamente realistici nei loro pregi e difetti e soprattutto mi hanno commosso alcuni episodi narrati nelle lettere. Anche il finale mi è piaciuto molto: triste ma allo stesso tempo con una lievissima speranza di miglioramento, almeno materiale.
Voto: 8/10

♥ Questo libro fa per voi se... amate il buon vecchio Fedor e desiderate leggere tutta la sua produzione, l'esordio non può mancare...

[Mini-recensione] Il ballo, di Irène Némirovsky


Salve biblionauti! Oggi torno per smaltire un po' di post arretrati e per inaugurare un nuovo format che - vi dirò la verità - non piace a me per prima, ma che purtroppo mi vedo costretta ad utilizzare perché devo fare i conti con la crisi da blogger a cui è passata la voglia di scrivere. Ad essere sincera non mi è passata la voglia di scrivere in generale, si è affievolita quella di commentare i libri che leggo, ovvero il fulcro centrale e l'unica ragione per cui ho aperto questo blog *_* *_* 

Dopo aver attraversato tutte le fasi della disperazione, dal "a cosa serve un blog di recensioni che non scrive recensioni" al "quasi quasi lo chiudo" ho deciso di essere meno drastica e di limitarmi ad assecondare questa momentanea fase calante continuando ad aggiornare le mie letture ma dedicando loro il minimo indispensabile ad evitarmi sensi di colpa pubblicando, quando necessario, delle mini-recensioni.

Spero che nonostante questo cambiamento di stile (che mi auguro sia solo momentaneo) vi rimanga la voglia di condividere con me le vostre impressioni sui libri letti, farmi sapere cosa ne pensate, se vi incuriosiscono e magari utilizzare i commenti per approfondire qualche aspetto che non trova spazio nel post.

Ma passiamo al libro.

Il mio primo incontro con la Nèmirovsky è stato folgorante e mi ha fatto completamente perdere la testa per lo stile netto e duro di quest'autrice che in meno di cento pagine è riuscita a trasmettermi tutto ciò che era sua intenzione raccontarmi. 

Il romanzo è incentrato sul conflitto tra una madre, ancora abbastanza giovane da potersi godere la vanità di entrare finalmente a far parte del mondo dei ricchi dopo una vita di povertà, e una figlia quattordicenne ansiosa di sbocciare; entrambe vedono nell'altra un limite alla propria libertà e vivono in bilico tra l'affetto e l'odio reciproco. Il rancore che si respira in queste pagine è quasi materiale; in realtà leggendo "Il ballo" ho avuto la sensazione che tutte le emozioni prendessero corpo davati ai miei occhi, acquistassero una fisicità e una materialità stupefacenti. 

Se la Nèmirovsky ha scritto così tutti i suoi romanzi, credo che andremo molto d'accordo.

Voto: 8.5/10
♥ Questo libro fa per voi se... siete convinti che i racconti siano troppo brevi per poter davvero reggere il confronto con un romanzo. "Il ballo" farà crollare tutti i vostri pregiudizi.

[Mini-Recensione] La piuma, di Giorgio Faletti

La piuma arrivò risalendo il vento. Nessuno si accorse di questo strano fenomeno, forse nemmeno il vento stesso, che per natura ha canne da piegare e foglie da girare sulle dita e stagni da stupire con gocce di pioggia che lasciano cerchi improvvisi e bolle sulla superficie immota dell’acqua. Tracciando il suo invisibile sanscrito nel cielo, la piuma sorvolò un villaggio popolato di uomini, che come tali prestavano attenzione solo a ciò che avveniva in terra, davanti ai loro occhi. Un fabbro batteva il ferro rovente di una lama chiedendosi se sarebbe stata una buona spada, un contadino seminava il suo campo chiedendosi se sarebbe stato un buon raccolto, le donne stavano al fiume a lavare i panni chiedendosi se sarebbero diventati bianchi e immacolati. Solo i bambini correvano senza nulla chiedersi, giocando e schiamazzando per le anguste vie del villaggio, fra le case di fango e paglia, inseguiti da cani festanti che, pur senza capire, si univano al gioco. Alcuni cavalli erano impastoiati davanti alla locanda dove cavalieri senza macchia e senza paura sostavano per stordirsi di vino, procurandosi macchie sulle vesti mentre cercavano di dimenticare la loro paura. Nessuno riuscì a vedere la piuma perché nessuno aveva tempo a sufficienza per alzare gli occhi al cielo e riuscire anche solo a guardarla.
(incipit)

Sono stata indecisa fino all'ultimo sul numero di stelline da assegnare a questo racconto che è stato anche più breve di quanto pensassi (e già immaginavo lo fosse). Alla fine ho assegnato le tre stelline perché la favola è poetica e scritta in modo suggestivo e sarebbe stato sbagliato darle un voto considerandola a livello di un romanzo: avrebbe perso in partenza.

Il racconto segue il percorso di una piuma, simbolo di purezza, che trasportata dal vento attraversa le finestre delle case e incontra così una serie di personaggi che rappresentano diverse caratteristiche negative dell'animo umano fino a trovare l'unico che la noterà e si meriterà di seguirla. La fiaba segue proprio lo stampo classico ed è scritta bene, a mio parere, piena di immagini che si rendono ben chiare agli occhi di un bambino e uno stile poetico. 

Trovo invece che il prezzo del volume (oltre 7 euro per l'ebook, 13 per il cartaceo) sia folle e sproporzionato, visto che per l'appunto, si tratta di una storia di poche pagine seppur con delle belle illustrazioni. Io comunque avendolo preso in biblioteca non ne ho risentito e mi sono goduta questa piccola favola in tutta la sua dolcezza e ho apprezzato il messaggio dietro al volo della piuma, il cui dono di libertà può essere goduto solo da chi non è troppo concentrato su se stesso per scoprirlo.


Voto: 6.5/10

💗 Questo libro fa per voi se... volete leggere una bella favola ai vostri bambini o amate particolarmente Faletti da voler leggere tutta la sua opera. Possibilmente prendetelo in biblioteca...

Le notti bianche

(Белые ночи)
di Fedor Dostoevskij

Formato: Ebook, 89 pagine
Editore: Garzanti, 2014
Genere: Racconto, classici
Data prima pubblicazione: 1848
Lettura n.: 05/2016
Preso da: Kobo store


Voto: 10/10


Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell’anima! … Parlando d’ogni sorta di signori capricciosi e collerici, non ho potuto fare a meno di rammentare anche la mia saggia condotta in tutta quella giornata.
(incipit)


✎ Il mio parere
Un piccolo capolavoro con la capacità di commuovere come solo i grandi romanzi riescono a fare. Di solito non amo i racconti perché sono troppo brevi per permettermi entrare davvero in empatia con i personaggi ma in questo racconto i sentimenti dei protagonisti sono così intensi e l'immedesimazione così facile che avrei voluto durasse per sempre.

Il protagonista è un sognatore che vive una vita a sé, separata e diversa da quelle di tutti gli altri: la sua intera esistenza si svolge attorno alle sue fantasticherie, non trovando nella realtà nulla che lo appassioni come quei suoi sogni, al cui confronto la vita di ogni giorno è spenta e grigia. Questa sua condizione lo porta però ad essere irrimediabilmente solo e l'angoscia di questa solitudine, che traspare dal monologo del sognatore nella "seconda notte", è qualcosa di struggente. L'incontro con Nasten'ka diventa quindi per il sognatore un evento straordinario ciò che lo illude di poter uscire dalla sua solitudine, e l'amicizia che instaura con lei il suo unico pensiero: anche Nasten'ka è una sognatrice e insieme i due vivono quattro frenetiche notti che si concluderanno, per il nostro sognatore con un brusco ritorno alla realtà, per me con una stretta al cuore.

Se vi interessa approfondire i temi del racconto vi lascio il link al sito Kasparhauser.net dove potete trovare un articolo davvero interessante e ben scritto; a breve pubblicherò il post relativo alla trasposizione teatrale di quest'opera che ho visto al Teatro Out-Off a Milano e nel quale parlerò più nel dettaglio sia del racconto che della trasposizione.


♥ Questo libro fa per voi se... volete avvicinarvi a Dostoevskij ma vi spaventano i mega-romanzi o se volete volete leggere un'opera che sia in grado di farvi vibrare cuore e anima con due soli personaggi e meno di cento pagine.


Periodo di lettura: 26 - 29 gennaio 2016
Ambientazione: Pietroburgo/Russia
Opere derivate: "Le notti bianche" di Luchino Visconti - "Quattro notti di un sognatore" di Robert Bresson - numerose trasposizioni teatrali
Sfide: sfida dei classici
  

Recensione: "Il cimitero senza lapidi e altre storie nere"

(M is for Magic)
di Neil Gaiman

Formato: Paperback, 221 pagine
Editore: Mondadori, 2009
Genere: Racconti, per ragazzi
Data prima pubblicazione: 2007
Lettura n.: 40/2015
Preso da: Libreria


Voto: 7.5/10

C'era una strega sepolta al confine del cimitero, era un fatto risaputo. La signora Owens aveva detto praticamente da sempre a Bod di tenersi lontano da quell'angolo del mondo.
- Perché? - Le chiedeva lui.
- Non è salutare - rispondeva sempre la signora Owens. - C'è umidità in quella zona. E' praticamente una palude. Andresti incontro alla morte.
incipit "Il cimitero senza lapidi"
Commento
Mentre inizio a scrivere il commento su questo libro mi rendo conto di non ricordare praticamente nulla dei racconti narrati da Neil Gaiman ne "Il cimitero senza lapidi e altre storie nere". Non mi era mai capitato di avere, dopo così breve tempo (è passato solo un mese), un ricordo tanto sbiadito se non inesistente di un libro, specialmente quando l'autore è lui, Neil, uno dei miei preferiti! L'unica storia che ricordo bene è la prima, ma solo perché ho già letto il romanzo "Il figlio del cimitero" a cui è collegata, il resto nulla. Vuoto totale. L'unica spiegazione che riesco a darmi è di essere stata talmente stanca quando ho cominciato a leggerlo, nella mia prima settimana di ferie, da non avere avuto nemmeno la forza mentale per fare attenzione a quello che leggevo.

Sfogliando il volume, in realtà, mi sono tornate in mente un po' di cose. Ad esempio che il racconto che ho trovato in assoluto più bizzarro e simpatico è stato "La cavalleria", in cui una vecchia signora trova il Sacro Graal al mercato delle pulci, se lo porta a casa, lo mette sul camino e poco dopo alla sua porta bussa niente meno che un cavaliere templare che cerca di convincerla a consegnarglielo portandole in cambio dei doni meravigliosi. Oppure che quello più malinconico è stato "Il ponte del troll", racconto in cui un bambino (e poi ragazzo, e poi uomo) incontra sotto un ponte misterioso un Troll che vuole mangiargli l'anima, ma riesce a convincerlo a rimandare, ogni volta, promettendogli di tornare una volta vissuta la sua vita, in modo da essere più gustoso. Oppure ancora che c'è una bella lotta nell'assegnare il premio del 'ma come diamine gli è venuto in mente?' tra "Avis Soleus" e "Il caso dei ventiquattro merli": il primo non è possibile raccontarlo senza sminuirne l'assurdità e il secondo narra l'indagine sul delitto di Humpty Dumpty (proprio lui, l'uovo seduto sul muro, quello di "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò" di Lewis Carrol).

Insomma, il "tocco" magico c'è sempre, ogni storia ne è impregnata, e lo stile di Neil è inconfondibile nel mescolare inquietudine, malinconia, simpatia, assurdità e ironia; E alla fine vabè, magari il libro non me lo ricordo nei dettagli, ma Gaiman resta un genio.


Lettura: 09 - 10 agosto 2015
Ambientazione: Mille e nessuna

Un gatto, un cappello e un nastro

(A Cat, a Hat, and a Piece of String)
di Joanne Harris

Formato: Hardback, 252 pagine
Editore: Garzanti, 2014
Genere: Racconti
Data prima pubblicazione: 2012
Lettura n.: 24/2015
Preso da: Biblioteca


Voto: 8.5/10

Bene, c’è sempre il fiume. È quanto dice Maman Jeanne, con l’aria che i vecchi assumono quando parlano di qualcosa che non è possibile capire, tipo come fa un aeroplano a stare in aria o perché il Buon Dio ha creato la mosca tze-tze. È la sua risposta a ogni cosa: lamentele, domande, lacrime. Bene, c’è sempre il fiume, dice. Il fiume Congo è sempre lì.
incipit primo racconto (Canzone del fiume)
Commento
Mai avrei creduto di potermi appassionare ed emozionare a dei racconti come mi accadrebbe con un romanzo e invece è arrivata Joanne Harris e ha fatto crollare quel muro immaginario che avevo posto tra me e questa forma narrativa.

Le storie contenute in questa raccolta sono molto diverse tra loro: alcune sono toccanti, altre allegre, altre ancora misteriose ma sono tutte accomunate dallo stile della Harris che riesce a portare la poesia in ogni immagine ed ad emozionare con una sola frase; avevo già, notato questa sua abilità in Chocolat ma con i racconti di Un gatto, un cappello e un nastro si è davvero superata ed è riuscita a creare un'atmosfera davvero magica in cui sospende le sue storie.

La grande differenza con tutti gli altri racconti che mi è capitato di leggere sta nella profondità dei personaggi e delle emozioni che suscita la lettura; è incredibile come in poche pagine la Harris riesca a caratterizzare i suoi personaggi quasi come se avesse avuto a disposizione un romanzo intero. Anche le trame dei racconti sono tanto diverse tra loro quanto identiche dal punto di vista della sensazione di totale immersione che si prova leggendole; come scrivevo prima, alcune sono toccanti, ad esempio Vuoi collegarti di nuovo?, altre sono simpatiche e divertenti, come quelle che vedono come protagoniste le tue arzille vecchiette Faith e Hope. Altre ancora sono appassionanti e contengono elementi fantasy e avventurosi; ciò che rende tutte queste storie uniche è che nessuna rimane "fine a se stessa" ma ciascuna, anche la più leggera, porta con sé una vena di nostalgia che le rende indimenticabili.


Lettura: 12 marzo 2015 - 15 marzo 2015
Ambientazione: Congo, Inghilterra, Stati Uniti

Racconti di Pietroburgo

(Петербургские повести)
di Nikolai Gogol

Formato: Paperback, 316 pagine
Editore: Einaudi, 2006
Genere: Romanzo, Classico
Lettura n.: 18/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 04 febbraio 2015
Fine lettura: 10 febbraio 2015
Ambientazione: Pietroburgo/Russia
Pubblicato: 1843
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 8.5/10


Il 25 marzo a Pietroburgo accadde un avvenimento molto strano. Il barbiere Ivàn Jakovlèviè, abitante sulla Prospettiva Voznesènskij (il suo cognome è andato perduto e nient'altro risulta dalla sua insegna, dov'è raffigurato un signore con una guancia insaponata e c'è la scritta: «Si cava anche sangue»), il barbiere Ivàn Jakovlèviè dunque si svegliò abbastanza presto e sentì odore di panini caldi. Sollevandosi un poco sul letto, vide che sua moglie, una signora abbastanza rispettabile cui piaceva molto bere caffè, sfornava dei panini appena cotti.
incipit racconto "Il naso"
Commento
Non ho proprio alcuna voglia di scrivere questa recensione: i racconti non mi stimolano; quelli raccolti in questo libro mi sono piaciuti davvero molto ma odio l'idea di doverli commentare perché faccio fatica a trovare le parole giuste. Purtroppo ho un serio problema con questa forma narrativa perché mi concede troppo poco tempo per riuscire ad immedesimarmi come si deve: ne vedo la perfezione stilistica ma difficilmente riescono davvero a coinvolgermi.

Il primo racconto, Il naso, è davvero surreale e mi è piaciuto proprio perché non me lo sarei mai aspettato da un autore russo, dei quali ho sempre l'immagine di persone molto serie che scrivono cose serie. ^_^ So che è un giudizio molto scemo ma cosa posso farci??
Stupendo anche Il ritratto che mi ha trasmesso una fortissima angoscia. Tra i tre più famosi ho trovato un po' meno bello Il cappotto, anche se questo mi ha emozionato principalmente per la profonda tenerezza che ho provato nei confronti del protagonista.

Gli altri racconti contenuti nel libro suscitano meno emozioni dei precedenti già citati, i quali meritano tutta la loro fama, ma sono comunque estremamente scorrevoli, coinvolgenti e interessanti per come mostrano la società pietroburghese dell'epoca. E' stato forse il libro che finora di mi ha fatto fare il "viaggio da poltrona" meglio organizzato! ^_^