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[Mini-recensione] Terapia di coppia per amanti, di Diego de Silva


"Due amanti che vanno in terapia di coppia". 
È bastato questo riassunto della trama per farmi decidere che io questo libro dovevo leggerlo. Perché due amanti dovrebbero andare in terapia? E soprattutto che problemi di coppia possono voler risolvere, quando l'amante è esattamente il tentativo di fuga dai problemi di coppia con qualcun altro? Non dovrebbe a sua volta creare problemi, sennò che fuga è? 

In realtà la trama del romanzo si svolge più o meno nel modo in cui avrei immaginato potesse svilupparsi, dando alle domande precedenti la stessa risposta che anch'io avevo ipotizzato prima di iniziare a leggere (e che non dirò, sennò spoilero). Credo però che la trama non sia il punto focale del romanzo che è invece rappresentato dalle scelte narrative messe in atto dall'autore: i capitoli alternano i punti di vista interni dei personaggi e sono impostati in modo da riportare sia le descrizioni di ciò che in quel momento il protagonista del capitolo sta vivendo, sia i dialoghi che scambia con gli altri personaggi sia, nel mezzo, tutte le riflessioni e i pensieri che gli vengono in mente, il tutto con un ritmo serratissimo. 

Purtroppo questo ottimo stile narrativo, che l'autore sa gestire molto bene, viene un po' svilito dalla trama non particolarmente originale nel suo svolgimento e un po' forzata in alcuni aspetti (specialmente per quanto riguarda la figura dello psicologo, che mi ha lasciato diverse perplessità). 

I personaggi mi sono piaciuti molto, non tanto come carattere o simpatia (Viviana, una dei due protagonisti, è una rompiscatole di dimensioni colossi) ma per il modo in cui la loro personalità emerge dal romanzo: arriviamo alla fine che li conosciamo meglio noi che loro stessi. Molto divertente invece il personaggio del papà di Modesto: è stato protagonista dei dialoghi più simpatici e brillanti del romanzo. 

A fine lettura sono assolutamente certa di voler approfondire meglio questo autore perché credo che con una trama migliore potrebbe davvero conquistarmi.
Voto: 7.5/10
♥ Questo libro fa per voi se... l'idea vi incuriosisce: a mio parere merita perché il modo in cui è raccontata la storia è originale.

[Mini-recensione] Maschere e corazze, di Pippo Carauddo


Un romanzo davvero piacevole ambientato in un piccolo paese della Sicilia e nel quale le vicende della protagonista, la signorina Concetta Macaluso, si intrecciano con quelle dei diversi abitanti di Paluso tutti accomunati dall'incapacità di accettarsi davvero con i propri pregi e difetti, e tutti impegnati a costruire e rafforzare le maschere che indossano per nascondere a se stessi e agli altri il loro vero essere. 

Lo stile del romanzo è fluido e fresco, arricchito da espressioni in dialetto siciliano che rendono il testo ancora più caratteristico e che aiutano a creare un'atmosfera tipica da paese di provincia, abitato da persone semplici, con vite tranquille e "normali". I personaggi sono perfettamente delineati, specialmente Concetta, che spicca in maniera particolare tra la gente che abita il romanzo. 

L'unico appunto che potrei fare è che a volte vengono messe in bocca ai personaggi delle spiegazioni di meccanismi psicologici un po' troppo "da manuale" per poter essere considerate davvero spontanee, soprattutto quando chi esprime questi concetti in modo così chiaro e netto sono persone che, pur nella loro saggezza popolare, non hanno di certo mai preso in mano un manuale di psicologia. Per il resto il libro è stato davvero gradevole e mi ha proprio divertito.
 
♥ Questo libro fa per voi se... siete in vena di una lettura allegra e piacevole, dando una chance ad un nuovo autore.

Copia digitale fornita dall'autore

[Mini-Recensione] La piuma, di Giorgio Faletti

La piuma arrivò risalendo il vento. Nessuno si accorse di questo strano fenomeno, forse nemmeno il vento stesso, che per natura ha canne da piegare e foglie da girare sulle dita e stagni da stupire con gocce di pioggia che lasciano cerchi improvvisi e bolle sulla superficie immota dell’acqua. Tracciando il suo invisibile sanscrito nel cielo, la piuma sorvolò un villaggio popolato di uomini, che come tali prestavano attenzione solo a ciò che avveniva in terra, davanti ai loro occhi. Un fabbro batteva il ferro rovente di una lama chiedendosi se sarebbe stata una buona spada, un contadino seminava il suo campo chiedendosi se sarebbe stato un buon raccolto, le donne stavano al fiume a lavare i panni chiedendosi se sarebbero diventati bianchi e immacolati. Solo i bambini correvano senza nulla chiedersi, giocando e schiamazzando per le anguste vie del villaggio, fra le case di fango e paglia, inseguiti da cani festanti che, pur senza capire, si univano al gioco. Alcuni cavalli erano impastoiati davanti alla locanda dove cavalieri senza macchia e senza paura sostavano per stordirsi di vino, procurandosi macchie sulle vesti mentre cercavano di dimenticare la loro paura. Nessuno riuscì a vedere la piuma perché nessuno aveva tempo a sufficienza per alzare gli occhi al cielo e riuscire anche solo a guardarla.
(incipit)

Sono stata indecisa fino all'ultimo sul numero di stelline da assegnare a questo racconto che è stato anche più breve di quanto pensassi (e già immaginavo lo fosse). Alla fine ho assegnato le tre stelline perché la favola è poetica e scritta in modo suggestivo e sarebbe stato sbagliato darle un voto considerandola a livello di un romanzo: avrebbe perso in partenza.

Il racconto segue il percorso di una piuma, simbolo di purezza, che trasportata dal vento attraversa le finestre delle case e incontra così una serie di personaggi che rappresentano diverse caratteristiche negative dell'animo umano fino a trovare l'unico che la noterà e si meriterà di seguirla. La fiaba segue proprio lo stampo classico ed è scritta bene, a mio parere, piena di immagini che si rendono ben chiare agli occhi di un bambino e uno stile poetico. 

Trovo invece che il prezzo del volume (oltre 7 euro per l'ebook, 13 per il cartaceo) sia folle e sproporzionato, visto che per l'appunto, si tratta di una storia di poche pagine seppur con delle belle illustrazioni. Io comunque avendolo preso in biblioteca non ne ho risentito e mi sono goduta questa piccola favola in tutta la sua dolcezza e ho apprezzato il messaggio dietro al volo della piuma, il cui dono di libertà può essere goduto solo da chi non è troppo concentrato su se stesso per scoprirlo.


Voto: 6.5/10

💗 Questo libro fa per voi se... volete leggere una bella favola ai vostri bambini o amate particolarmente Faletti da voler leggere tutta la sua opera. Possibilmente prendetelo in biblioteca...

[Recensione] I garbati maneggi delle signorine Devoto, di Renzo Bistolfi


Ho letto questo romanzo grazie alla sfida LGS che mi sta portando a conoscere tante storie leggere ma davvero piacevoli che probabilmente non avrei mai incontrato durante la mia vita di lettrice; questo libro in particolare è stata una scoperta molto simpatica che probabilmente da sola non avrei mai fatto.

Il romanzo è ambientato in un quartiere genovese degli anni cinquanta e vede protagoniste tre anziane sorelle, zitelle e timorate di dio, che si trovano al centro di un piccolo giallo quando una serie di strani eventi iniziano a verificarsi nella loro via. Fanno da cornice tutta una serie di altri pittoreschi personaggi che accompagnano le tre sorelle nella loro indagine e che, con le loro personalità rappresentano forse il punto di forza del romanzo. 

L'ambientazione non è particolarmente dettagliata e questo è un peccato perché l'epoca è interessante e se l'autore fosse stato in grado di renderla più presente nel racconto avrebbe sicuramente reso il risultato finale più interessante, mentre ho apprezzato l'atmosfera semplice e "paesana" che si respira durante la (rapidissima) lettura del romanzo. 

Lo stile è davvero molto, molto semplice e scorrevole, ideale per spezzare una lettura più impegnativa oppure se avete bisogno di un po' di distrazione e di "staccare il cervello" per qualche ora, ma non se cercate una lettura intensa e appassionante.


Voto: 6.5/10

♥ Questo libro fa per voi se... avete bisogno di una lettura leggera, leggera ma simpatica, rilassante

Il Suggeritore

di Donato Carrisi

Formato: Ebook, 424 pagine
Editore: Longanesi, 2009
Genere: Thriller
Data prima pubblicazione: 2009
Lettura n.: 26/2015
Preso da: Kobo


Voto: 7.5/10


Gentile signor Marin,
mi permetto di scriverLe per segnalare lo strano caso di un detenuto.
Il soggetto in questione è il numero di matricola RK-357/9. Ormai ci riferiamo a lui solo in questo modo, visto che non ha mai voluto fornire le proprie generalità. Il fermo di polizia è avvenuto il 22 ottobre. L'uomo vagava di notte – solo e senza vestiti – in una strada di campagna nella regione di _. Il confronto delle impronte digitali con quelle contenute negli archivi ha escluso il suo coinvolgimento in precedenti reati o in crimini rimasti irrisolti. Tuttavia il reiterato rifiuto a rivelare la propria identità, anche davanti a un Giudice, gli è valso una condanna a quattro mesi e diciotto giorni di reclusione.
incipit
Commento
Odio i thriller, ma contemporaneamente li amo. Odio il fatto che siano truculenti, che mi facciano venire i brividi lungo la schiena e che mi portino a sobbalzare ad ogni minimo rumore. Amo la frenesia che mi attaccano, il desiderio di sapere, di leggere ancora una pagina, e poi un'altra e un'altra ancora e che mi facciano stare sveglia fino all'1:00 di notte per sapere CHI o COME.

Il suggeritore ha mantenuto tutte le promesse del genere e mi ha talmente appassionato che anche ciò che in altri romanzi avrei etichettato come assurdità, in questo caso non le ho degnate della minima attenzione (non preciso per evitare spoiler ma in effetti in due o tre casi un lettore critico avrebbe storto il naso. Ma io non sono una lettrice critica! ^_^). L'inizio è stato un po' macchinoso: nel giro di poche pagine cambiano spesso i punti di vista e ho fatto fatica ad ingranare ma superate le prime venti pagine ho fatto una volata unica fino all'ultima.

Questo è il classico romanzo "tutta trama": i personaggi non sono granché approfonditi e a volte un po' troppo ripetitivi nella manifestazione delle loro caratteristiche ma alla fine va bene così, perché si tratta di un romanzo di puro intrattenimento e che non pretende di lasciare un ricordo indelebile nella mente del lettore (e infatti so perfettamente che tra una settimana avrò probabilmente già dimenticato molti dettagli... l'ho divorato troppo velocemente) ma compie perfettamente il suo dovere: far trattenere il fiato per tutte le sue quattrocento e rotte pagine.


Lettura: 23 marzo 2015 - 25 marzo 2015
Ambientazione: Indefinita
La serie: #1 Il suggeritore - #2 L'ipotesi del male

Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo

di Raffaella Fenoglio

Formato: Hardcover, 496 pagine
Editore: Fanucci, 2014
Genere: Romanzo, Fantascienza
Lettura n.: 22/2015
Preso da: Regalo
Inizio lettura: 21 febbraio 2015
Fine lettura: 25 febbraio 2015
Ambientazione: Londra/Inghilterra, Italia
Pubblicato: 2014
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 6.5/10

Lanciai il libro di Storia nell’armadio. Cadde dal ripiano e s’infilò nello scatolone dei vecchi libri appoggiato sul fondo. Quella scatola era lì da mesi. Non ci avevo più fatto caso. Mi chinai per recuperarlo e scorsi il verde pallido del diario dell’anno precedente. Il cuore mi si fermò per un attimo. Lo avevo comprato quando amavo la scuola. Era l’estate di due anni prima.
incipit
Commento
Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo è un romanzo YA che racconta la storia di Gala Cox Glaucestershire, una ragazza di quindici anni che vive in una famiglia a dir poco particolare: sua madre Orietta è una medium che vive circondata dai fantasmi da lei evocati, mentre suo padre Sam uno scienziato. Le sue giornate trascorrono tra il liceo artistico in cui studia e la sua casa affollata di spiriti che contano tra le loro fila "presenze" stabili come l'indiano Matunaaga e la monaca Ildegarda di Bingen. Quando improvvisamente suo padre sparisce nel nulla, Gala scopre la possibilità di accedere al passato e viene catapultata nella Londra del 1800 dove dovrà aiutare una vecchia amica e scoprire dove sia finito suo padre, minacciata anche dal pericolo rappresentato da un misterioso e feroce assassino che si aggira di notte per le strade della città.

Innanzitutto ringrazio moltissimo l'autrice per avermi inviato il suo romanzo: non mi capita spesso di recensire libri ricevuti da case editrici e autori, anche perché io per prima non vado a cercare questo genere di collaborazioni, ma quando capita spontaneamente sono sempre estremamente contenta di accettare. Voglio quindi cercare di essere il più possibile dettagliata nel motivare tutte le mie impressioni, sia positive che negative.

La storia narrata nel romanzo è davvero originale e appassionante; talmente appassionante che ho divorato in quattro giorni un volume di quasi 500 pagine scritte con un carattere nemmeno troppo grande. La fantasia e la creatività dell’autrice sono davvero notevoli e accadono talmente tanti eventi che annoiarsi è impossibile. In più, ogni capitolo è ricco di spunti affascinanti tra personaggi, creature ed eventi soprannaturali, riferimenti letterari ed elementi storici. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che, per solo libro, credo sia stata messa un po' troppa carne al fuoco, il che non ha permesso di approfondire molte tematiche come invece avrebbero meritato. Durante la lettura si sono infatti alternati momenti di entusiasmo alle stelle a fasi calanti: vi sono episodi davvero ben strutturati (mi riferisco in particolare alle parti legate alle indagini sulla scomparsa del padre di Gala e sul misterioso e cattivissimo Black Coat, un personaggio inquietante, un misto tra Jack lo Squartatore e Mr Hyde) che si trovano ad essere incorniciati all'interno di un contesto non pienamente sviluppato a dispetto delle immense opportunità offerte dalla "formula" del viaggio nel tempo: la Londra vittoriana che fa da sfondo a buona parte del romanzo è solo accennata nelle sue caratteristiche più generali e di semplice reperibilità (i vestiti, le carrozze, il freddo), mentre credo che il bello di una storia ambientata nel passato sia proprio la possibilità di ricostruire nei dettagli un'epoca storica e mostrarla attraverso gli occhi di un personaggio proveniente da un periodo totalmente diverso.

Ciò di cui ho sentito maggiormente la mancanza nel romanzo è proprio l'attenzione al dettaglio: il meccanismo del viaggio nel tempo (e del "ripescaggio"), il mondo degli usqued, la Londra dell'ottocento, la vicenda familiare di Gala e la vecchia scuola da lei frequentata, la vicenda di Nadia sono tutti ingredienti molto interessanti che però sono stati introdotti senza essere approfonditi. Le ultime pagine poi lanciano un super colpo di scena che secondo me si è sprecato e non ha ricevuto la giusta evidenza essendo un po'"buttato lì" come conclusione dei mille altri eventi che si erano succeduti.

I personaggi mi sono piaciuti molto nella loro strutturazione generale. Anche in questo caso torna il difetto della mancanza di spazio lasciato ad alcuni, ma mi è piaciuta la loro caratterizzazione e il fatto che "parlino da sé", ovvero si mostrino attraverso le loro azioni e i loro comportamenti (odio quando il carattere e la personalità dei personaggi viene solo descritto a parole e non mostrato). Ho apprezzato molto anche il tentativo di caratterizzare alcuni di loro tramite il modo di parlare, aspetto che per alcuni si è rivelato vincente, mentre per altri purtroppo no: la decisione di riportare graficamente la caratteristica di Dennis di allungare le parole ripetendo più volte le vocali è stata infelice e abbastanza fastidiosa. Avrei apprezzato molto di più se questa sua caratteristica fosse stata descritta a parole. Al contrario, il particolare modo di parlare di Matunaaga è stato reso in modo molto più efficace. Al di là di queste scelte comunque lo stile di scrittura è molto scorrevole e nel complesso abbastanza curato (ogni tanto ci sono un po' troppe espressioni colloquiali, tipo "un cavolo" e "un tubo" al posto di nulla o niente, ma per il resto non mi è dispiaciuto).

Spero in questo mio commento di non essere sembrata insoddisfatta della lettura; è vero, ogni tanto ho incontrato dei passaggi o delle espressioni che mi hanno fatto calare un po' l'entusiasmo per poi però essere di nuovo catturata nella frenesia delle avventure di Gala e dei suoi amici (e nemici). Mi rendo anche conto che senza dubbio i miei commenti sono frutto di un certo tipo di "esigenze" che ho sviluppato nei confronti dei libri che leggo: dopo aver letto Timeline di Michael Chricton, ad esempio, non posso non farne un termine di paragone quando si parla di romanzi sui viaggi nel tempo. Per restare nella narrativa per ragazzi, l'ultimo romanzo scritto da un'autrice contemporanea ma ambientato nel passato che ho letto è stato L'indimenticabile estate di Abilene Tucker di Claire Vanderpool, in cui la ricostruzione storica (primi del '900) è talmente accurata che mi sono resa conto solo a metà libro che si trattava di un'opera pubblicata nel 2014. Senza citare l'immancabile Harry Potter, che ritengo essere il più recente esempio di cosa significhi "costruire un mondo".

In conclusione posso comunque affermare di essere estremamente curiosa di leggere il prossimo episodio delle avventure di Gala sperando che anche questo mio parere possa essere utile all'autrice come incoraggiamento per proseguire questa affascinante storia.

La carezza leggera delle primule

di Patrizia Emilitri

Formato: Hardcover, 258 pagine
Editore: Sperling & Kupfer, 2014
Genere: Romanzo, Narrativa generale
Lettura n.: 20/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 12 febbraio 2015
Fine lettura: 16 febbraio 2015
Ambientazione: Lombardia/Toscana/Liguria/Italia
Pubblicato: 2014
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 7/10
La casa di riposo è in festa un'altra volta. E' trascorso poco più di un mese da quando giochi pirotecnici e palloncini colorati hanno salutato a nascita del nuovo millennio, mentre cartelli con la scritta 2000 campeggiavano sulle porte delle stanze. Come se ci fosse da festeggiare per un secolo che quasi nessuno vedrà concludersi, tanto meno gli ospiti di Villa Maria.
incipit
Commento
Non so bene da dove partire per parlare di questo libro: ho tante idee in testa ma tutte piuttosto in contraddizione tra loro. Cercherò di procedere passo per passo così da riordinarle almeno un pò.

Il libro mi è piaciuto: mi ha particolarmente colpito l'abilità di scrittura dell'autrice, che ritengo abbia davvero talento, e sono rimasta stupita e incantata soprattutto di fronte al modo in cui parla della morte che viene raccontata con una delicatezza ed una profondità emozionante.
La storia è intrigante e, come sempre mi accade quando trovo questa tipologia di narrazione, ho apprezzato moltissimo l'alternarsi di passato e presente che ci porta a vedere la vicenda prima con gli occhi della sua protagonista e successivamente a "reinterpretarla" con quelli di Claudia, che vive nel nostro tempo. Anche l’ambientazione della storia di Clorinda, in viaggio tra terre che conosco bene (la Liguria e la Lombardia) e i personaggi da lei incontrati durante tutta la sua vita sono stati due elementi che mi hanno particolarmente appassionata: mi è piaciuto molto seguire le sue vicende come domestica o assistente nelle case dei nobili (i personaggi alla Jane Eyre hanno sempre un fascino su di me) e accompagnarla nelle diverse fasi della sua esistenza.

In tutto questo c'è un "ma" che mi ha lasciato delle perplessità durante tutta la lettura e che riguarda principalmente le due protagoniste. Clorinda è un personaggio affascinante che però credo non sia stato sfruttato in tutte le sue potenzialità, soprattutto per quanto riguarda il suo punto di forza: l'ambiguità. La caratteristica più affascinante dei personaggi ambigui è che spesso sono tormentati: mi viene da pensare ad esempio al Roland di Stephen King, di cui sto leggendo le avventure in questi mesi o, in modo molto meno estremo ma altrettanto valido, ad un Mr. Darcy, incomprensibile nei suoi atteggiamenti per quasi tutto il romanzo. Il bello, e il difficile, dei personaggi ambigui è proprio il mistero che li circonda anche quando sono i protagonisti assoluti (vedi Roland): noi vediamo la storia con i loro occhi eppure ci manca sempre la chiave per comprenderli davvero, almeno finchè non chiudiamo l'ultima pagina (e anche a quel punto non è sempre detto che si siano completamente aperti al nostro sguardo). Clorinda sembra quasi intoccabile, tutto le scivola addosso e pare non lasciare traccia su di lei. Potrebbe sembrare una donna cattiva: non ha praticamente mai rimorsi di coscienza per ciò che ha fatto agli altri e cerca solo di salvare sé stessa. In realtà allo stesso tempo viene quasi giustificata per aver avuto una vita difficile e non è presentata come un personaggio davvero negativo. In realtà, nonostante quello che viene spesso ripetuto nel libro, a conti fatti la sua vita non è stata proprio così sfortunata. Ha fatto delle scelte che, dal punto di vista della trama, non mi sono sembrate per niente obbligate (l’autrice non le ha chiuso attorno tutte le possibilità, facendola trovare costretta a seguire un certo percorso: avrebbe sempre avuto un’alternativa ma ha sempre preso la strada più tragica senza una vera e propria necessità) e compiuto azioni estreme quando avrebbe potuto trovare una soluzione molto meno drammatica: insomma, il suo percorso verso la “dannazione” mi è sembrato spesso forzato e non giustificato dalla situazione.

Per quanto riguarda Claudia, è stata un pò una delusione nel finale perchè per tutto il romanzo l'ho trovata molto verosimile - le sue reazioni a ciò che le accade, inclusa la lettura del manoscritto, sono le stesse che ho avuto io leggendo e sono molto realistiche - mentre al termine si rimbambisce totalmente e diventa la classica protagonista che, per permettere alla trama di realizzarsi, non capisce le cose più ovvie (e che invece il lettore ha ovviamente intuito pagine prima). Anche la parte magica, che avevo trovato ben bilanciata per tutto il romanzo, nel finale viene lasciata andare un pò troppo "a briglia sciolta" e credo si esageri un pochino.

Ecco, sono partita bene e sono finita a muovere un sacco di critiche: in realtà resto convinta del fatto che il romanzo mi sia piaciuto e che l'autrice abbia dimostrato di saperci fare. Anzi, è proprio il fatto che il libro sia solido come struttura di base che mi ha portato ad individuare subito gli aspetti che ho trovato più deboli rispetto al resto. Spero proprio di poter leggere presto qualcos'altro di questa autrice.
La bellezza della giovinezza passa così in fretta che solo lo specchio ne mantiene il ricordo, ma la bellezza dell'anima, quella resta per sempre, fino all'ultimo giorno, all'estremo istante, ed è l'ultima ad andarsene. Resta sospesa sul capo della persona che muore e su coloro che l'hanno amata. La senti, ne percepisci il calore, il profumo, come un ultimo abbraccio, e una sua parte rimane in te per sempre.

Dimentica il mio nome

di Zerocalcare

Formato: Hardback, 240 pagine
Editore: BAO Publishing, 2013
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 16/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 02 febbraio 2015
Fine lettura: 03 febbraio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2013
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 7.5/10

Commento
Avevo scritto la recensione dell'ultimo lavoro di Zerocalcare appena finito di leggere, ma da brava disordinata che sono ho perso il foglietto volante su cui me l'ero appuntata.

Ho molto apprezzato questa graphic novel e l'ho trovata diversa dalle precedenti: nonostante mantenga le caratteristiche fondamentali di Zerocalcare (riferimenti ai miti della nostra generazione di nati negli anni '80, storie autobiografiche, ecc.) è più malinconica e mescola eventi reali ad altri quasi soprannaturali. L'ho trovata davvero molto bella: anche se ho riso meno mi sono emozionata un po' di più.

Per il momento ho concluso la bibliografia di questo bravissimo fumettista: nonostante sia rimasta favorevolmente colpita dai suoi libri non diventerò all'improvviso una fan dei fumetti, però magari qualche graphic novel in più potrei pensare di concedermela.

Sfide: Mini-recensioni, Sfida extralarge

Dodici

di Zerocalcare

Formato: Paperback, 95 pagine
Editore: BAO Publishing, 2013
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 14/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 29 gennaio 2015
Fine lettura: 30 gennaio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2013
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 7.5/10

Commento
Deviazione splatter (per modo di dire) per questa graphic novel in cui si racconta di una Rebibbia vittima dell'apocalisse zombi. Divertente, non c'è che dire, sempre ricca di battute e riferimenti simpatici. Meno bella delle precedenti ma solo perché non amo gli zombi; in realtà è il solito (in senso assolutamente positivo) Zerocalcare e lo si divora in un batter d'occhio.

Ps. La recensione è moscia perché l'ho scritta oggi, a distanza di oltre dieci giorni dalla lettura e con la testa in un altro libro... ^_^

Sfide: Mini-recensioni, Sfida dei buoni propositi (mini sfida), Sfida extralarge

Il prodigio del buio

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #6
Formato: Hardcover, 152 pagine
Editore: Mondadori, 2012
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 13/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 28 gennaio 2015
Fine lettura: 29 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2012
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 6/10
La Bianchissima passò una mano sul grande libro di magia e un lucchetto di ghiaccio ne sigillò le pagine, imprigionando tutti gli incantesimi del mondo nel gelo di un silenzio senza fine.
incipit
Commento
Eh no, eh no, eh no! Il finale aperto dopo una saga di sei libri no, non esiste, è una presa per il naso (per non dire di peggio)! Qui le cose sono due: o è prevista una seconda saga (questa è ufficialmente terminata), oppure davvero no!!!! Oltretutto la cosa peggiore è che viene lasciata aperta la trama principale, oltre a quelle secondarie tra cui principalmente la soluzione alla situazione di stallo tra due personaggi che dovrebbero rincontrarsi dopo tanti anni.
Non me lo sarei mai aspettato, davvero, e per questo spero proprio che ci sia in qualche modo un seguito, perché non può restare tutto così in sospeso.
La cosa peggiore è che anche questo libro, nonostante la semplicità, mi ha appassionata; ero curiosa di sapere come si sarebbe conclusa la storia e invece sono arrivata all'ultima pagina e mi sono fermata incredula chiedendomi: "Ma è finito davvero??". Eh si, è finito davvero.

Sfide: Mini Recensioni, Sfida Extralarge

Un granello di magia

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #5
Formato: Hardcover, 160 pagine
Editore: Mondadori, 2012
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 12/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 28 gennaio 2015
Fine lettura: 28 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2012
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 7/10
La Bianchissima appoggiò l'indice candido sulla roccia nera del suo nuovo nascondiglio sotterraneo e la pietra tremò. Non c'erano entrate o uscite laggiù, soltanto una fessura che si nascondeva perfettamente tra le dune di uno sconfinato deserto.
incipit
Commento
Ormai siamo agli sgoccioli e questa è forse l'avventura di Leila che più mi è piaciuta, principalmente per i personaggi coinvolti che accompagnano la streghetta nel viaggio per liberare le Sorelle dell'Eterno Disordine dalle grinfie della Bianchissima.
Ormai si è creata una certa confidenza con i personaggi e trovo che le relazioni tra loro siano davvero ben strutturate: in particolare il cigno Brosius e il gatto Merlino sono troppo simpatici, specialmente quando si stuzzicano a vicenda.
La semplicità della trama rimane quella a cui l'autrice ci ha abituato, purtroppo, e lo dico perché credo che con la sua capacità di scrivere per i bambini (e ne ha tanta) si sia un po' sprecata. Per quanto mi riguarda questi romanzi avrebbero tranquillamente potuto portarsi a casa la quarta stellina aNobiana se la trama fosse stata meno superficiale.

Sfide: Mini Recensioni, Sfida Extralarge

Le libellule adamantine

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #4
Formato: Hardcover, 168 pagine
Editore: Mondadori, 2011
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 11/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 27 gennaio 2015
Fine lettura: 28 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2010
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 7/10
"Cara Leila, come stai? Come stanno la nonna e le altre? Ringrazia Erminia per la ricetta dei fiori di zucca, li ho cucinati ieri per la prima volta e hanno avuto un gran successo; solo il Nero si è lamentato: dice che quelli che fa tua nonna sono più buoni, che bestia brontolona... ha fatto un sacco di storie ma, alla fine, se li è mangiati tutti!"
incipit
Commento
Comincia la grande avventura! Leila e le Sorelle dell'Eterno Disordine, con l'aiuto di Florian, devono cacciarsi nella tana del loro più acerrimo nemico: la Bianchissima, l'imperatrice delle streghe, per liberare una persona che giace lì imprigionata da molti anni.
Gli incantesimi che si trovano in questo libro sono molto, molto simili a quelli di Harry Potter (penso, ad esempio, all'unico modo per sconfiggere un essere che si trasforma nella propria peggiore paura - in HP un molliccio, qui un incantesimo -, ovvero una risata. Qui c'è qualcosa di estremamente simile). Non amo quando trovo queste cose, c'è però anche da dire che la Rowling ha messo nei suoi romanzi talmente tanti dettagli che temo sia rimasto poco da inventare.

Anche dopo questa avventura la "squadra" di Leila si arricchisce di nuovi alleati, primo tra tutti il personaggio liberato dalla torre della Bianchissima che aggiungerà un elemento alle Sorelle dell'Eterno Disordine.
Per la prima volta Leila stava guardando la sua casa. Non uno spazio dove si dorme e si mangia, non un luogo pieno di cose che abbiamo comprato o di quadri che abbiamo appeso, ma un posto dove c'è qualcuno che divide quel posto con te. E che moltiplica la vita. Come una mamma con la sua pancia. E pensò che in una casa c'è sempre qualcuno che non vede l'ora di vederti, a cui sei mancato da morire e che ha aspettato il tuo arrivo fino a quel momento, e ora che tu sei arrivato, proprio tu con quei capelli arruffati e tutto quel disordine che ti porti sempre appresso, ha solo voglia di stringerti forte per dirti: "Bentornata mia streghetta".
Sfide: Alfabetitolo, Mini Recensioni, Sfida Extralarge

Il sortilegio clorofilla

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #3
Formato: Hardcover, 166 pagine
Editore: Mondadori, 2011
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 10/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 26 gennaio 2015
Fine lettura: 27 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2010
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 7/10
Il mattino stava per sorgere sul cielo di Londra e nuvole cariche di pioggia affollavano l'orizzonte come un brutto presentimento. Nei sotterranei del Primrose, invece, splendeva una luce gioiosa, quella del fuoco che scoppiettava sotto il leggendario calderone d'oro di zia Franky. Era stata una lunga notte in cui nessuno aveva dormito neanche un po', ma per fortuna Frankiska conosceva un'antica ricetta per regalare a tutti un riposo breve ma rigenerante.
incipit
Commento
Terza avventura di Leila Blue: credo che leggere tutti i volumi uno di seguito all'altro sia stata una buona idea, almeno non perdo il filo che, tra un libro e l'altro, è davvero molto stretto: infatti la storia contenuta in ciascuno inizia a poche ore di distanza dalla conclusione della precedente.

Questo terzo volume è incentrato sul perdono, poiché Leila deve trovare dentro di se la forza di liberare una strega molto cattiva (non rivelerò chi) da un incantesimo che l'ha trasformata in albero. Dico "deve" perché per Leila questa è la prima missione, e ogni strega deve sempre cercare di portare a termine le missioni che le vengono assegnate. Così incontrerà sulla sua strada nuovi personaggi (un gigante e due lupi) che la aiuteranno e si guadagnerà anche una nuova alleata nella sua battaglia contro le streghe cattive.
Infine verrà svelato un ultimo grande segreto che condizionerà i tre libri successivi (e quindi non so davvero come farò a non fare spoiler). E' inutile che mi dilunghi ancora sul commento globale di questo libro perché è identico a quello scritto per i due libri precedenti; dico solo che secondo me potrebbe venirci fuori un cartone animato perfetto.

Sfide: Mini Recensioni, Sfida infinita

Ogni maledetto lunedì su due

di Zerocalcare

Formato: Paperback, 213 pagine
Editore: BAO Publishing, 2013
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 09/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 22 gennaio 2015
Fine lettura: 27 gennaio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2013
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 9/10

"Ma sei sicuro che galleggia 'sto coso?"
"E' legno, per forza galleggia"
"Ma all'inizio galleggia. Poi si fracica. E' il principio termodinamico di fracicamento del legno"
"E quando si fracica ci pensiamo. Una cosa alla volta. La gatta multitasking fa i gattini ciechi."
Commento
Non ho mai riso così tanto, giuro. Neanche con le altre graphic novel di Zerocalcare che pensavo fossero stupende e perfette finché non ho letto Ogni maledetto lunedì. Qui veramente c'è da morire.
Questo libro raccoglie tutte le tavole pubblicate da Zerocalcare sul suo blog e sono esilaranti: ho riso dalla prima all'ultima tavola, da non potermi trattenere.
Ho intenzione di acquistare tutti i fumetti di Zerocalcare, ma questo in particolare è davvero da esposizione.
A Genova, comunque, pigliai gli schiaffi dalla forestale. Prima, nella storia, era successo solo all'orso Yoghi.
Zerocalcare
Sfide: Mini-recensioni, Sfida dei buoni propositi (mini sfida), Sfida extralarge, Sfida tutti diversi

La musica della luna

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #2
Formato: Hardcover, 189pagine
Editore: Mondadori, 2010
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 06/2015
Preso da: La mia libreria
Inizio lettura: 26 gennaio 2015
Fine lettura: 26 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2010
Links: aNobii, Goodreads
recensione 2010
Voto: 7/10
Non appena la Bianchissima finì di pronunciare l'incanto, lo Sfolgorante Battaglione Aereo emerse barcollando da un nugolo di fiocchi di neve.
incipit
Commento
Il secondo romanzo di Leila Blue si riprende molto rispetto al precedente; sarà che ormai abbiamo capito con chi abbiamo a che fare e siamo entrati meglio nella storia ma mi è piaciuto molto di più.
In questa seconda avventura Leila conosce una nuova amica, Astra, una ragazzina bionda ed elegante che desidera diventare una cantante famosa come il suo idolo Joyce Q., e scopre il significato della vera amicizia, quella che dà senza prendere nulla in cambio. In più scopre finalmente il suo potere speciale (che non rivelerò ma è quello che ho sempre sognato di avere anch'io!).
La trovata conclusiva è davvero interessante e sono curiosa di sapere cosa accadrà nel prossimo episodio.

La trama rimane sempre molto semplice e mantiene la sua caratteristica velocità (rispetto al primo libro ci sono pochi mesi di distanza, anche qui accade di tutto in un arco temporale estremamente limitato); Leila acquisisce i suoi poteri e migliora nel suo apprendistato da streghetta ad una velocità davvero supersonica che non è molto credibile (sarebbe bastato piazzare un "passarono i mesi" da qualche parte, senza per forza allungare la storia che magari sarebbe diventata meno avvincente) però tutto sommato ci sono altri aspetti che vanno a compensare questa "mancanza" come ad esempio lo stile di scrittura, che si conferma davvero curato.

Sfide: Io leggo italiano, Mini Recensioni, Sfida dei generi letterari, Sfida extralarge, Sfida grammaticale, Sfida infinita, Sfida tutti diversi

Un polpo alla gola

di Zerocalcare

Formato: Paperback, 190 pagine
Editore: BAO Publishing, 2012
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 05/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 18 gennaio 2015
Fine lettura: 22 gennaio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2012
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 8.5/10

Commento
Scusate, io rinuncio. Non riesco a recensire o commentare i fumetti di Zerocalcare, non ci riesco, perché li sminuirei. Non riesco a trasferire la risata di soddisfazione, profonda che mi esce quando mi ritrovo al 100% nelle seghe mentali di questo ragazzo. Non riesco a trasferire quel misto di divertimento e malinconia che suscitano le sue storie. Non riesco nemmeno a trasferire quanto mi faccia ridere il fatto che rappresenti tutti i suoi amici/ex-compagni/insegnanti/conoscenti e specialmente la sua coscienza come personaggi di cartoni, film o videogiochi, e assegni loro delle battute che io mai mi sarei potuta inventare. Vedete? Detto così non fa ridere, proprio non ce la faccio, quindi fatevi un favore e leggetelo sulla fiducia (specialmente se siete nati negli anni '80).
Ricorda: nessuno guarisce dalla propria infanzia.
Zerocalcare
Sfide: Mini-recensioni, Reading Challenge di GRI, Sfida dei buoni propositi (mini sfida), Sfida extralarge, Sfida tutti diversi

L'incanto della prima strega

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #1
Formato: Hardcover, 156 pagine
Editore: Mondadori, 2010
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 04/2015
Preso da: La mia libreria
Inizio lettura: 25 gennaio 2015
Fine lettura: 26 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2010
Links: aNobii, Goodreads
recensione 2010
Voto: 6/10
"Questo mese quattordici streghe!" esordì il cigno di punta volando a testa alta sopra il Circolo Polare Artico.
"Oh, Mister Flannaghan, davvero un netto miglioramento! Il mese scorso, a febbraio, erano solo cinque..." commentò Madame Prin.
"Alle streghe non piace nascere d'inverno, Madame" spiegò Mister Flannaghan. "Soffrono il freddo. Per questo si riuniscono sempre intorno ai calderoni".
incipit
Commento
Ho riletto questo romanzo visto che mi sono finalmente decisa a terminare la saga prendendo in prestito in biblioteca i volumi che ancora mi mancano.

Il primo libro della serie ci porta a Londra dove la nostra protagonista Leila abita con il suo papà e le Sorelle dell'Eterno Disordine: Nonna Erminia, Zia Franziska e Elena, tre streghe in incognito che dirigono un salone di bellezza, il Primrose House of Beauty. In breve tempo Leila scopre di essere una strega e per di più la prima Senza Scheggia, ovvero l'unica strega nata senza la scheggia di ghiaccio nel cuore; sua mamma infatti è stata la prima Strega Buona, che ha sciolto le schegge nel cuore delle tre Sorelle dell'Eterno Disordine ed è stata poi uccisa, alla nascita di Leila, dalla perfida regina delle streghe: Sua Mistica Maestà. L'atmosfera del romanzo è molto allegra e colorata (si, non ho usato la parola a sproposito, è proprio colorata): per farsi un'idea basta guardare le copertine che riflettono perfettamente il contenuto dei libri.

Credo di aver capito cosa alla prima lettura non mi aveva convinto di questo romanzo: è un po' troppo striminzito, compresso, troppo veloce. Il primo libro di una saga è quello in cui dobbiamo conoscere bene i personaggi, abituarci al mondo in cui veniamo catapultati, e invece questo libro è troppo sfuggente. Tutto accade troppo in fretta: abbiamo una bambina che improvvisamente scopre di essere una strega; sarebbe stata l'occasione per tante belle mini avventure inserite nella trama principale e invece tutto inizia e termina in un battibaleno con il primo scontro con la cattiva. Non lo so... è vero che è un libro per bambini, però viene segnalato dagli 8 anni in su e secondo me a otto anni, quando si legge una storia si inizia a provare il piacere di restarci invischiati. Questo non vuol dire che tutti i libri per quell'età debbano essere dei mattoni di quattrocento pagine, assolutamente, però con un carattere tipografico un po' più piccolo e un centinaio di pagine aggiuntive sarebbe stato meglio.

D'altro canto non si può non rendere il giusto merito allo stile dell'autrice, che scrive proprio bene e utilizza parole stimolanti evitando di appiattire il linguaggio solo perché "è per bambini". Inoltre l'idea di inserire al centro del libro alcune pagine plastificate che riportano parti del Codex Magicorum delle Sorelle dell'Eterno Disordine, con spiegazioni sugli incantesimi, ricette per le pozioni, istruzioni per costruire gli amuleti o i talismani di cui si parla nella storia è molto bella perché rende la lettura ancora più interattiva e stimola la fantasia e la creatività delle lettrici facendole sentire ancora più streghette. Aggiungiamo i bellissimi disegni che accompagnano il testo (adoro i capelli arruffati di Leila) e l'incanto di Leila Blue è pronto.

Sfide: Io leggo italiano, Mini Recensioni, Sfida dei generi letterari, Sfida extralarge, Sfida grammaticale, Sfida infinita, Sfida tutti diversi

La profezia dell'armadillo

di Zerocalcare

Formato: Paperback, 144 pagine
Editore: BAO Publishing, 2012
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 03/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 18 gennaio 2015
Fine lettura: 18 gennaio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2011
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 8.5/10
Sono le due di notte, quindi l'ora di cena. Mentre aspetto che bolla l'acqua per la pasta di solito cerco su internet fumettisti stranieri sconosciuti in Italia da ricopiare.
incipit
Commento
Ho scoperto Zerocalcare per caso. Non sono una lettrice di fumetti: la mia cultura in questo campo si limita a Topolino, Lupo Alberto e, recentemente, i Peanuts. Ho provato anche con i manga ma non fanno per me, non li capisco. Con Zerocalcare però è stato colpo di fulmine: ho trovato una tavola su facebook, sono risalita al suo blog dove ne ho trovate tante altre e mi sono resa conto che dovevo assolutamente leggere i suoi libri.

Ciò che più di tutto mi piace dei suoi fumetti è che riesce a rendere in maniera irresistibilmente ironica le banalità della vita quotidiana; mi sono ritrovata un sacco di volte nelle sue abitudini e manie. A differenza di altri fumetti comici però, qui c'è una vena di malinconia che non lo rende scontato né velocemente dimenticabile (come invece solitamente mi capita con i Topolino o altri comics).

Per il momento ho preso i suoi libri in prestito in biblioteca, non escludo però di comprarli per poterli tenere e rileggere quando voglio.
Si chiama profezia dell'armadillo qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.
Zerocalcare
Sfide: Mini-recensioni, Reading Challenge di GRI, Sfida dei buoni propositi (mini sfida), Sfida extralarge, Sfida tutti diversi, La listona

Almost Blue [Ispettore Grazia Negro, #2]

Sfida del mistero reloaded

Autore: Carlo Lucarelli
Anno di pubblicazione: 1997
Editore: Einaudi
Pagine: 194

Iniziato il: 03 giugno 2012
Terminato il: 04 giugno 2012
Valutazione: ★★★★
Il primo carabiniere che entrò nella stanza scivolò sul sangue e cadde su un ginocchio. Il secondo si arrestò sulla soglia come sul bordo di una buca, agitando le braccia aperte, per lo slancio.
Madonna Santa! urlò, serrando le guance tra le mani, poi si voltò e corse nel pianerottolo e giù per le scale e oltre la porta e fuori, nel cortile del palazzo, dove si aggrappò al cofano della Punto bianca e nera e si piegò in avanti, spezzato in due da un conato violento.
(incipit)


Prima di esserne “costretta” dalla sfida del mistero non avevo mai letto un romanzo noir e non avevo nemmeno ben chiaro quale fosse la differenza tra questo genere e il classico giallo; avevo anzi il pregiudizio, dimostratosi del tutto infondato, che il noir dovesse per forza contenere una violenza più esplicita e magari essere anche un po’ più “splatter”. Fortunatamente non è stato così, anzi ho scoperto un romanzo avvincente, quasi poetico (quando la voce narrante è Simone) e molto introspettivo.

La storia è narrata da tre punti di vista: quello di Grazia, un’investigatrice che sta indagando su una serie di omicidi, Simone, un ragazzo cieco che l’aiuta nelle indagini e l’Iguana, il serial killer che uccide gli studenti universitari a Bologna. Non voglio svelare nulla della trama perché merita davvero di essere goduta senza alcun tipo di anticipazione, mentre devo assolutamente dire quanto Lucarelli mi abbia stregata con la sua abilità di scrittore: gli omicidi sono efferati ma non vengono mai descritti in modo cruento o dettagliato, l’identità dell’assassino è rivelata fin da subito ma la suspance è prolungata per tutta la lettura; la sua capacità di parlare di due mondi così “astratti” come possono essere quello di una persona cieca e di un malato di mente è incredibile e se i capitoli narrati dal punto di vista dell’Iguana erano inquietanti e completamente neri, quelli raccontati da Simone sono vividi, pieni di colori anche se i suoi hanno un senso totalmente diverso dal nostro. Infine la descrizione che fa dei Bologna è cupa e ammaliante: la città avvolge il lettore nelle spire delle sue strade, vicoli, portici e giardini e la sua presenza si sente viva e forte per tutta la durata del romanzo.

Da non dimenticare, il Jazz: verso metà libro ho avuto la brillante idea di proseguire la lettura con “Almost Blue” di Chet Baker, canzone che dà il titolo al romanzo e che ne è sottofondo naturale. Il risultato è stato pazzesco, avevo quasi la pelle d’oca. Inutile dire che approfondirò senza dubbio la bibliografia di questo autore.
Improvvisamente la sento.
Non me l’aspettavo ma la sento, annunciata da un raschiare sottile che vibra viola nell’aria in un momento strano di silenzio.
Almost Blue.
E il sax che la inizia. Un assolo che arriva dal nulla, quando ormai mi ero dimenticato che ci fosse, lento e discreto come un sussurro. Subito dopo ecco la tromba, lenta anche lei e discreta, soffiata dentro il sax che ci si avvolge attorno come la carta in un regalo, un regalo blu, denso e rotondo come una palla di gomma da tenere in mano.

Il drago come realtà

Sfida del bersaglio 2012, sfida infinita 2012, sfida dei buoni propositi 2012, sfida della non-narrativa 2012, sfida incrociata 2012, sfida solo donna 2012

Autore: Silvana De Mari
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Salani
Pagine: 148

Iniziato il: 30 maggio 2012
Terminato il: 30 maggio 2012
Valutazione: ★★★★
La letteratura fantastica è la prima che compare in ogni popolo. La prima cosa scritta su questo continente contiene la parola “ira”: “L’ira funesta cantami, o Diva, del Pelide Achille”.
(incipit)


Sono rimasta molto colpita da questo libro; mi aspettavo un saggio sulle fiabe, sulle loro origini, sulla loro evoluzione e invece ho trovato molto di più, qualcosa che proprio non mi aspettavo: ho trovato un libro in cui l’autrice grida tutta la sua indignazione per le mostruosità del presente e del passato.

In alcuni punti in effetti la De Mari si lascia molto andare rispetto a quanto ci si aspetti solitamente in un saggio, che dovrebbe essere il più possibile neutrale, però i temi sono troppo importanti per non arrabbiarsi. All’interno delle fiabe, infatti, si trova la rappresentazione della realtà, una realtà che si modifica con il passare dei secoli, e che viene sempre riflessa nei racconti che sono il porto sicuro di chi sa di poter trovare almeno lì un lieto fine. Ad esempio, le fiabe di Pollicino e di Hansel e Gretel sono nate in un’epoca in cui non era raro che i bambini venissero abbandonati o strappati alle loro famiglie, che si ritrovassero succubi di una matrigna perché la madre era morta di parto, che addirittura le guerre e le carestie portassero al cannibalismo (tanto che sono stati ritrovati documenti che vietavano espressamente di nutrirsi di cadaveri di bambini) e all’interno di queste fiabe si ritrovano i temi dell’abbandono, della povertà, la paura di essere in balia dell’Orco o della Strega di turno. Anche nei romanzi fantastici moderni si ritrova una trasposizione della realtà: nel “Signore degli Anelli” si rivive la Seconda Guerra Mondiale, l’oppressione dei totalitarismi e la paura per la distruzione del mondo.

I temi affrontati dalla De Mari sono moltissimi, dai roghi delle streghe agli ebrei deportati ai morti nei gulag russi, dalla violenza sui bambini a quella sulle loro madri, dalle Crociate agli attentati terroristici, tutti orrori che fanno sentire la propria eco nella narrazione fantastica proprio perché questa è l’unica che permette di affrontare il dolore e le sofferenze senza dovercisi scontrare davvero.

Il libro è pieno di spunti e di riferimenti bibliografici molto interessanti che sono entrati tutti diretti nella mia wishlist insieme al libro stesso, dato che il volume che ho letto l’ho preso in prestito in biblioteca ma ho tutta l’intenzione di comprarlo.

L’unico aspetto che mi ha lasciato un po’ perplessa è il riferimento, che compare molte volte, che la De Mari fa ai suoi stessi libri: può andare bene una volta e solo se affiancato all’analisi di molti altri romanzi fantastici contemporanei, mentre nel volume l’autrice cita e rimanda più volte ai suoi stessi libri e cita in modo approfondito due sole opere fantasy, ovvero “Il Signore degli Anelli” e “Harry Potter”. Questo mi ha fatto pensare ad un tentativo di far incuriosire il lettore e fargli acquistare i suoi romanzi, però magari sono io che sono sempre prevenuta…

In realtà la fiaba, la narrazione fantastica senza alcuna pretesa di verosimiglianza, nata dal basso, spontanea e anonima, proprio per il suo contenuto fantastico e per il lieto fine che c’è sempre, è in assoluto la narrazione che è più vicina alla realtà storica: è l’unica narrazione dove la realtà storica, di qualsiasi tipo, sia stata rappresentata.
Nelle fiabe essa [la miseria] è da sempre uno dei protagonisti, insieme alla fame, alla paura, all’infanticidio, all’idea che i bimbi possano essere scacciati, allontanati, venduti, scambiati, abbandonati in un bosco buio dove un Orco orrendo li mangerà per cena, a meno che una fila di sassolini che brillano sotto la luna non li riporti a casa dove nessuno li vuole. Noi non abbiamo idea di cosa sia stata sul nostro suolo la vita dei bambini.
Ci dice Kafka che la realtà non può essere guardata in faccia, abbiamo bisogno di un velo che la copra. Quel velo può essere il genere fantastico. Diceva Italo Calvino: la fantasia è come la marmellata, uno non se la può mangiare a cucchiai, perché dopo il terzo cucchiaio ne ha fino qui. La marmellata va messa sul pane, cioè va messa su un sapore diverso: “la fantasia va messa su qualcosa di reale”.
La maternità umana è sempre un incrocio tra il dubbio sulla scelta da fare e il senso di colpa per la scelta fatta. [...] Noi abbiamo rinunciato alla certezza di sapere sempre qual’è la cosa giusta, per diventare uomini.
La fantasy ci evita una tragedia che invece è la nostra tragedia permanente: cercare di capire quale sia la parte giusta, quale quella sbagliata. Ogni tanto ci guardiamo tutti in faccia e ci chiediamo come abbiamo fatto a bruciare le streghe in piazza, o mettere i bambini sui treni per Auschwitz.