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Terre desolate (La torre nera, #3)

(The Waste Lands)
di Stephen King

Formato: Paperback, 439 pagine
Editore: Sperling & Kupfer, 2003
Genere: Romanzo, Science Fantasy, Dark Fantasy, New Weird
Data prima pubblicazione: 1991
Lettura n.: 23/2015
Preso da: Biblioteca


Voto: 8.5/10

Era la sua terza volta con pallottole vere... e la sua prima volta estraendo dalla fondina che le aveva confezionato Roland.
Avevano una buona scorta di munizioni; Roland aveva portato più di trecento pallottole dal mondo in cui Eddie e Susannah Dean erano vissuti fino al momento della loro chiamata. Ma avere munizioni in abbondanza non significava che le si potessero sprecare, anzi, era vero il contrario. Gli sciuponi corrucciavano gli dei. Su questo credo era stato cresciuto Roland, prima da suo padre e poi da Cort, il suo più grande maestro, e a esso restava ancora fedele. Quegli dei non punivano forse all'istante, ma presto o tardi il castigo sarebbe giunto... e più lunga l'attesa, più pesante la penitenza.
incipit
Commento
Credo che potrei iniziare e concludere il post dedicato a questo libro scrivendo un'unica parola: wow. L'avventura di Roland e i suoi compagni mi sta sempre più appassionando; magari comincia in sordina, mi spiazza nei primi capitoli ma poi mi cattura come il demone della Villa e mi trascina nel Medio-Mondo anche contro la mia volontà.

Va detto: questa saga è strana. Ancora non si è capito che genere sia anzi, probabilmente non è catalogabile in nessun genere. Nel primo volume era predominante l'aspetto western, il secondo verteva più verso l'urban fantasy, mentre questo episodio è tendente al fantascientifico postapocalittico.
L'inizio di ogni libro mi crea una sensazione di smarrimento, perché sono pronta a proseguire un certo tipo di storia e mi ritrovo in qualcosa di totalmente inatteso. Questa però è anche la caratteristica che rende la lettura della saga della Torre Nera un'esperienza davvero unica: è come se King avesse deciso di fare un minestrone di tutto ciò che gli veniva in mente e la questione è che questo minestrone è venuto pure bene!!

In Terre desolate si comprende molto meglio l'ambientazione rispetto ai romanzi precedenti: quello in cui ci troviamo è il nostro mondo, che però è andato avanti. Le società come noi le conosciamo non esistono più, vi sono state guerre e distruzioni, l'equilibrio generale del mondo è stato sconvolto anche dal punto di vista fisico: il tempo scorre in modo imprevedibile e le distanze stesse non sono più misurabili perché soggette a continuo cambiamento. Vi sono città in rovina e antiche ma avanzatissime tecnologie abbandonate e difettose ma pronte a risvegliarsi al momento opportuno. Durante il viaggio attraverso le terre desolate incontriamo scenari drammatici ed inquietanti; devo dire però che mi sarei aspettata molti più elementi horror che invece proprio non ci sono: di sicuro alcune immagini sono abbastanza forti ma ho letto di peggio. Anche i richiami sessuali, che a me risultano non del tutto necessari, non sono così invadenti da infastidire (vi è un unico episodio in questo romanzo, e nemmeno troppo "crudo") e si lasciano leggere.

I personaggi, come la storia nella sua totalità, migliorano continuamente: sono complessi, in continuo cambiamento come il mondo che li circonda ed è impossibile non amarli e non seguire con trepidazione tutte le loro vicissitudini, gioendo e soffrendo con loro (e poi come si fa a non desiderare di avere un bimbolo affettuoso e coraggioso come Oy?!). Insomma, mi sto davvero affezionando al gruppetto di pistoleri alla ricerca della Torre Nera e di conseguenza sta nascendo in me la grande paura che prima o poi King mi combini qualche brutto scherzo. Oltre ai protagonisti, in questo episodio vengono introdotti molti nuovi personaggi, alcuni che non incontreremo più, altri che ci vengono invece solo abbozzati perché rappresenteranno il fulcro dei prossimi volumi: questi ultimi mi incuriosiscono molto perché al momento sono stati "buttati" nella vicenda ma mi chiedo davvero, vista l'evoluzione della storia nella conclusione del libro, come faranno a riallacciarsi ai protagonisit senza turbare l'equilibrio della narrazione.

Per il momento, nonostante la curiosità, mi fermerò per un po': non voglio esagerare e rischiare di stancarmi della lettura abbandonando poi la saga per tempo imprecisato come mi capita sempre. Inoltre sto leggendo i romanzi con un gdl su aNobii e nonostante i commenti infra-lettura languiscano un po' mi piace molto confrontarmi con gli altri alla fine della lettura.


Lettura: 25 febbraio 2015 - 12 marzo 2015
Ambientazione: New York/USA, Medio-mondo
La saga: #1 L'ultimo cavaliere - #2 La chiamata dei tre - #3 Terre desolate - #4 La sfera del buio - #5 I lupi del calla - #6 La canzone di Susannah - #7 La torre nera

Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo

di Raffaella Fenoglio

Formato: Hardcover, 496 pagine
Editore: Fanucci, 2014
Genere: Romanzo, Fantascienza
Lettura n.: 22/2015
Preso da: Regalo
Inizio lettura: 21 febbraio 2015
Fine lettura: 25 febbraio 2015
Ambientazione: Londra/Inghilterra, Italia
Pubblicato: 2014
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 6.5/10

Lanciai il libro di Storia nell’armadio. Cadde dal ripiano e s’infilò nello scatolone dei vecchi libri appoggiato sul fondo. Quella scatola era lì da mesi. Non ci avevo più fatto caso. Mi chinai per recuperarlo e scorsi il verde pallido del diario dell’anno precedente. Il cuore mi si fermò per un attimo. Lo avevo comprato quando amavo la scuola. Era l’estate di due anni prima.
incipit
Commento
Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo è un romanzo YA che racconta la storia di Gala Cox Glaucestershire, una ragazza di quindici anni che vive in una famiglia a dir poco particolare: sua madre Orietta è una medium che vive circondata dai fantasmi da lei evocati, mentre suo padre Sam uno scienziato. Le sue giornate trascorrono tra il liceo artistico in cui studia e la sua casa affollata di spiriti che contano tra le loro fila "presenze" stabili come l'indiano Matunaaga e la monaca Ildegarda di Bingen. Quando improvvisamente suo padre sparisce nel nulla, Gala scopre la possibilità di accedere al passato e viene catapultata nella Londra del 1800 dove dovrà aiutare una vecchia amica e scoprire dove sia finito suo padre, minacciata anche dal pericolo rappresentato da un misterioso e feroce assassino che si aggira di notte per le strade della città.

Innanzitutto ringrazio moltissimo l'autrice per avermi inviato il suo romanzo: non mi capita spesso di recensire libri ricevuti da case editrici e autori, anche perché io per prima non vado a cercare questo genere di collaborazioni, ma quando capita spontaneamente sono sempre estremamente contenta di accettare. Voglio quindi cercare di essere il più possibile dettagliata nel motivare tutte le mie impressioni, sia positive che negative.

La storia narrata nel romanzo è davvero originale e appassionante; talmente appassionante che ho divorato in quattro giorni un volume di quasi 500 pagine scritte con un carattere nemmeno troppo grande. La fantasia e la creatività dell’autrice sono davvero notevoli e accadono talmente tanti eventi che annoiarsi è impossibile. In più, ogni capitolo è ricco di spunti affascinanti tra personaggi, creature ed eventi soprannaturali, riferimenti letterari ed elementi storici. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che, per solo libro, credo sia stata messa un po' troppa carne al fuoco, il che non ha permesso di approfondire molte tematiche come invece avrebbero meritato. Durante la lettura si sono infatti alternati momenti di entusiasmo alle stelle a fasi calanti: vi sono episodi davvero ben strutturati (mi riferisco in particolare alle parti legate alle indagini sulla scomparsa del padre di Gala e sul misterioso e cattivissimo Black Coat, un personaggio inquietante, un misto tra Jack lo Squartatore e Mr Hyde) che si trovano ad essere incorniciati all'interno di un contesto non pienamente sviluppato a dispetto delle immense opportunità offerte dalla "formula" del viaggio nel tempo: la Londra vittoriana che fa da sfondo a buona parte del romanzo è solo accennata nelle sue caratteristiche più generali e di semplice reperibilità (i vestiti, le carrozze, il freddo), mentre credo che il bello di una storia ambientata nel passato sia proprio la possibilità di ricostruire nei dettagli un'epoca storica e mostrarla attraverso gli occhi di un personaggio proveniente da un periodo totalmente diverso.

Ciò di cui ho sentito maggiormente la mancanza nel romanzo è proprio l'attenzione al dettaglio: il meccanismo del viaggio nel tempo (e del "ripescaggio"), il mondo degli usqued, la Londra dell'ottocento, la vicenda familiare di Gala e la vecchia scuola da lei frequentata, la vicenda di Nadia sono tutti ingredienti molto interessanti che però sono stati introdotti senza essere approfonditi. Le ultime pagine poi lanciano un super colpo di scena che secondo me si è sprecato e non ha ricevuto la giusta evidenza essendo un po'"buttato lì" come conclusione dei mille altri eventi che si erano succeduti.

I personaggi mi sono piaciuti molto nella loro strutturazione generale. Anche in questo caso torna il difetto della mancanza di spazio lasciato ad alcuni, ma mi è piaciuta la loro caratterizzazione e il fatto che "parlino da sé", ovvero si mostrino attraverso le loro azioni e i loro comportamenti (odio quando il carattere e la personalità dei personaggi viene solo descritto a parole e non mostrato). Ho apprezzato molto anche il tentativo di caratterizzare alcuni di loro tramite il modo di parlare, aspetto che per alcuni si è rivelato vincente, mentre per altri purtroppo no: la decisione di riportare graficamente la caratteristica di Dennis di allungare le parole ripetendo più volte le vocali è stata infelice e abbastanza fastidiosa. Avrei apprezzato molto di più se questa sua caratteristica fosse stata descritta a parole. Al contrario, il particolare modo di parlare di Matunaaga è stato reso in modo molto più efficace. Al di là di queste scelte comunque lo stile di scrittura è molto scorrevole e nel complesso abbastanza curato (ogni tanto ci sono un po' troppe espressioni colloquiali, tipo "un cavolo" e "un tubo" al posto di nulla o niente, ma per il resto non mi è dispiaciuto).

Spero in questo mio commento di non essere sembrata insoddisfatta della lettura; è vero, ogni tanto ho incontrato dei passaggi o delle espressioni che mi hanno fatto calare un po' l'entusiasmo per poi però essere di nuovo catturata nella frenesia delle avventure di Gala e dei suoi amici (e nemici). Mi rendo anche conto che senza dubbio i miei commenti sono frutto di un certo tipo di "esigenze" che ho sviluppato nei confronti dei libri che leggo: dopo aver letto Timeline di Michael Chricton, ad esempio, non posso non farne un termine di paragone quando si parla di romanzi sui viaggi nel tempo. Per restare nella narrativa per ragazzi, l'ultimo romanzo scritto da un'autrice contemporanea ma ambientato nel passato che ho letto è stato L'indimenticabile estate di Abilene Tucker di Claire Vanderpool, in cui la ricostruzione storica (primi del '900) è talmente accurata che mi sono resa conto solo a metà libro che si trattava di un'opera pubblicata nel 2014. Senza citare l'immancabile Harry Potter, che ritengo essere il più recente esempio di cosa significhi "costruire un mondo".

In conclusione posso comunque affermare di essere estremamente curiosa di leggere il prossimo episodio delle avventure di Gala sperando che anche questo mio parere possa essere utile all'autrice come incoraggiamento per proseguire questa affascinante storia.

The Giver - Il donatore

(The Giver)
di Lois Lowry

Serie: The Giver Quartet, #1
Formato: Hardcover, 249 pagine
Editore: Giunti, 2010
Genere: Romanzo, Fantascienza/Distopico
Lettura n.: 02/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 10 gennaio 2015
Fine lettura: 10 gennaio 2015
Ambientazione: La Comunità
Pubblicato: 1993
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 8.5/10
Era quasi dicembre e Jonas aveva paura. No, si corresse tra sé, non era quello il termine esatto. Paura indicava l’angosciosa sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile. Paura era l’emozione provata un anno prima, quando, per ben due volte, un aereo non identificato aveva sorvolato la Comunità. Una rapida occhiata al cielo e Jonas aveva visto sfrecciare un aereo elegante, quasi una sagoma indistinta data l’alta velocità, seguita un istante dopo da un boato; poi di nuovo, in un attimo, dalla direzione opposta, ecco ripassare lo stesso aereo.
Lì per lì ne era rimasto affascinato. Non aveva mai visto un aereo da vicino, perché andava contro le regole dei Piloti sorvolare la Comunità. Di tanto in tanto, quando gli aerei da trasporto merci scaricavano le provviste sul campo d’atterraggio di là dal fiume, i bambini andavano in bici fin sulla riva e restavano a fissarli incuriositi, finché quelli non decollavano in direzione ovest, allontanandosi dalla Comunità.
Ma l’aereo di un anno prima, quello sì che l’aveva colpito: non un panciuto aereo da carico, ma uno snello, aguzzo velivolo monoposto. Guardandosi attorno in preda all’ansia, Jonas aveva visto adulti e bambini interrompere le loro occupazioni e aspettare confusi una spiegazione che chiarisse l’origine di quell’evento tanto inquietante.
incipit
Commento
Innanzitutto, vogliamo parlare di quanto è bella la copertina di questo libro? Ogni volta che lo prendevo in mano, ogni volta che lo appoggiavo e anche ogni tanto durante la lettura lo chiudevo e mi mettevo ad osservarla. E' una cosa che mi capita di fare spesso quando mi trovo davanti ad immagini particolarmente evocative o centrate con la storia: mi piace guardarle e fantasticare su quello che sto leggendo.

"The Giver" è la storia di Jonas, un ragazzo di undici anni che vive in una società apparentemente perfetta: non esistono malattie, non esiste dolore, non esiste morte, non esiste sofferenza. La vita di ogni individuo è ben definita da tappe fondamentali che sono uguali per tutti: la nascita, l'assegnazione ad un nucleo familiare, la crescita scandita dai passaggi di età, durante ciascuno dei quali si acquisiscono diritti e doveri ben precisi fino al compimento dei Dodici anni quando, con l'assegnazione di una carriera, si entra nell'età adulta dove gli anni non sono più contati. E' proprio in occasione della Cerimonia dei Dodici che la vita di Jonas cambia completamente.

Il mondo di Jonas è un mondo senza differenze, senza possibilità di fare scelte, in cui ogni individuo è abituato fin dalla nascita ad uniformarsi al modello sociale imposto dalle leggi della Comunità, che sono estremamente rigide. E' di certo un mondo sicuro, in cui non esistono l'invidia, la crudeltà, la vanità, la brama di potere, l'egoismo e tutte quelle caratteristiche tipiche dell'uomo che hanno la facoltà di trascinarlo verso un abisso di sofferenza, se non per sé, sicuramente per ciò che lo circonda. Allo stesso tempo però è un mondo privo di emozioni, in cui le Pulsioni vengono annullate chimicamente tramite una pillola che le persone ingoiano tutti i giorni per tutta la loro vita ed è, come scoprirà ben presto Jonas, privo di colori.

L'atmosfera che si respira leggendo il romanzo, specialmente le parti ambientate nella Comunità e che ne descrivono le consuetudini e le regole, è molto angosciante: si percepisce la monodimensionalità di questo modo di vivere rigido, schematico. Il motivo dell'ansia risiede principalmente nel fatto che questa "disciplina" non viene portata nella Comunità con la forza ma sono gli stessi abitanti a mantenerla così. In una comunità del genere non esiste ribellione perché da quando si nasce ciascuno viene plasmato dalla società e portato ad uniformarvisi: è solo la scoperta di cosa c'era prima (o cosa c'è fuori, questo non si è ancora capito bene) che porta Jonas a domandarsi se la sicurezza e l'assenza di sofferenza valgono la rinuncia ad ogni emozione.

Lo stile dell'autrice è semplice e lineare: si percepisce che è un libro pensato per i ragazzini (penso che l'età di lettura consigliata sia tra i 10 e i 13 anni) ma questo non lo fa cadere nella banalità, anzi! Ci sono scene molto forti dal punto di vista emotivo e comunque è un romanzo che tira in ballo argomenti come l'eutanasia e l'infanticidio che vengono affrontati in modo esplicito.

Questo romanzo è il primo di una quadrilogia (che senza dubbio andrò avanti a leggere, spero prima di dimenticarmi completamente la storia) e quest'inverno è uscita la trasposizione cinematografica che io ho visto e che, a lettura avvenuta, posso confermare essere davvero ben fatta; certo, nel film hanno dovuto per forza di cose inserire alcune modifiche che permettessero delle sequenze di maggior azione rispetto a quelle del romanzo, però non disturbano l'atmosfera generale che è davvero molto fedele a quella realizzata dalla Lowry.
All'improvviso un pensiero nuovo, spaventoso, lo folgorò. E se gli altri - gli adulti - avessero, una volta diventati Dodici, ricevuto nelle loro istruzioni lo stesso terribile ordine? E se tutti avessero avuto quell'istruzione: Puoi mentire.
Ora, autorizzato a fare le domande più inopportune e a pretendere delle risposte, avrebbe potuto chiedere a chiunque, a un adulto o a suo padre, per esempio "Dici bugie?".
Ma non avrebbe mai avuto modo di sapere se la risposta ottenuta fosse sincera.
Lois Lowry
Tanto e tanto e tanto tempo fa, gli uomini fecero una scelta: scelsero di passare all'uniformità. Rinunciarono ai colori, così come al sole e alla neve e a tutte le altre differenze. Abbiamo acquisito il controllo di molte cose, ma ne abbiamo perse altrettante.
Il Donatore
Sfide: Gioco dell'OSA, Mini Recensioni, GRI Reading Challenge, Sfida dei Buoni Propositi, Sfida della trasposizione, Sfida extralarge, Sfida infinita, Sfida tutti diversi, La listona

Guida galattica per gli autostoppisti

Autore: Douglas Adams
Data di pubblicazione: 1979
Editore: Mondadori, 1999
Formato: Paperback, 213 pag.

Inizio lettura: 04 settembre 2013
Fine lettura: 09 settembre 2013
Lettura n.: 36/2013
Il mio voto: ★★★★☆
Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo.
A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro–verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione.
Questo libro è strepitoso. Non saprei come altro definirlo, è fantastico, mi è piaciuto tantissimo e non avrei mai voluto che finisse. Perché è troppo assurdo... ogni tanto mi capitava di leggere un paragrafo, arrivare all'ultima frase, fermarmi un attimo e rileggere il paragrafo da capo perché non potevo credere che ci fosse davvero scritto quello che avevo letto! Fantastico, proprio il genere che adoro, basato sull'assurdo, sui giochi di parole e sulla più sfrenata fantasia. In più, aiutata dall'aver già visto il film nel quale gli attori scelti sono perfetti nei diversi ruoli, non potevo fare a meno di immaginarmi le facce di Martin Freeman, Mos Def, Sam Rockwell e Zooey Deschanel (una Trillian fantastica).

La componente fantascientifica del romanzo è una cornice perfetta perché permette di rendere plausibili gli eventi e le situazioni più strambe (penso ad esempio al povero capodoglio e al vaso di petunie!! Ho riso tantissimo!!) e questo far sembrare normali le cose più improbabili è l'ingrediente essenziale della comicità del libro. I personaggi, poi, sono uno più geniale dell'altro, per non parlare della Guida, i cui estratti sono forse la parte più bella ed esilarante di tutto il romanzo. Cavolo, mi sta venendo voglia di rileggerlo!!

Le grandi storie della fantascienza, vol.01

Isaac Asimov presents the Great Science Fiction Stories 1
di Isaac Asimov
Ebook, 1120 pagine, Urania 1971
Molto di quanto è successo mi incuriosisce. Ma credo, adesso, di cominciare a capire. Voi pensate che io sia un mostro, ma vi sbagliate. Vi sbagliate completamente!
(incipit storia “Io, Robot”)
Trama: Questo primo volume della collana abbraccia un anno particolarmente difficile per il mondo intero, il 1939, e raccoglie 20 storie i cui autori hanno saputo trasformare la fantascienza da facile romanzetto d'azione in un genere di letteratura che merita rispetto e ha ottenuto un proprio spazio stabile nel tempo. Questi primi venti racconti condurranno il lettore attraverso lo specchio della fantasia dove mondi rovesciati paiono reali, altrettanto credibili e, talvolta, più desiderabili di quello che, nel nostro banale pragmatismo, riteniamo l'unico vero. Una dimostrazione inequivocabile che fantascienza non è tanto esplorazione di altri pianeti, viaggi interstellari, microminiaturizzazione, energia nucleare, robot più o meno umanizzati, quanto la facoltà di trasportare questi elementi, e ogni altro concepibile da una mente umana, in contesti che consentano a chi legge una partecipazione diretta ai fatti, siano essi angosciosi come incubi o puramente fantastici.