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"Il libraio" di Régis de Sá Moreira

Il libraio
(Le Libraire)
di Régis de Sá Moreira

Serie: -
Formato: Paperback, 128 pagine
Editore: Aisara, 2011 (I edizione 2004)
Genere: Romanzo, libri sui libri
Inizio lettura: 02 dicembre 2013
Fine lettura: 06 dicembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 56/2013

Il mio giudizio:

A migliaia di chilometri dal luogo in cui vi trovate, in un paese, una città, una libreria qualunque, un libraio aprì gli occhi
(incipit)
Trama:
A migliaia di chilometri dal luogo in cui vi trovate, in un paese, una città, una libreria qualunque, vive un libraio un po' fuori dal comune.
Si nutre solo di libri e tisane e, per non abbandonare i suoi libri, tiene aperta la libreria giorno e notte, sette giorni su sette.
Si prende cura dei suoi clienti, in particolar modo di quelli che non hanno mai letto un libro, quelli che frugano tra gli scaffali alla ricerca di sé stessi, quelli che cercano risposte spinti da un interrogativo che li perseguita, e delle ragazze affette dalla sindrome da ultima copia.
Eppure il libraio non sa di essere speciale: pensa di essere come tutti gli altri, o, almeno, come tutti gli altri librai.

Commento:
Ci sono libri che ci fanno sentire davvero fortunati ad avere avuto l'occasione di incontrarli durante la nostra vita di lettori, non tanto per il loro alto valore letterario o per la loro perfezione, ma perché ci trasmettono delle sensazioni speciali e sembrano quasi essere stati scritti apposta per noi. Con Il libraio a me è successo esattamente questo, ha toccato le mie corde e ha risposto perfettamente non solo alle mie aspettative ma anche ai miei gusti: a me piacciono le cose strane, e questo libro è decisamente strano; l'ho dovuto leggere due volte e nonostante ciò credo che se lo leggessi ancora e ancora scoprirei sempre qualcosa di nuovo, qualche dettaglio di cui alle letture precedenti non mi ero resa conto.

Nella scheda del libro ho indicato "Genere: romanzo"; in realtà non si tratta di un vero e proprio romanzo perché la narrazione è frammentata e i vari capitoli raccontano diversi episodi della vita del libraio. Allo stesso tempo non si può nemmeno dire che sia un insieme di racconti perché gli episodi non sono indipendenti l'uno dall'altro ma collegati tra loro, o perché un capitolo prende spunto da quello precedente per narrare un altro episodio, o perché vi sono motivi ricorrenti che non si capirebbero se si leggessero i capitoli separatamente. Ad esempio le tisane: il libraio beve una tisana dopo ogni cliente e il gusto della tisana stessa è associata al "gusto" che ha avuto l'incontro con quel determinato cliente (un signore irritante e maleducato, per esempio, porterà il libraio a scegliere una tisana all'ortica).

Il protagonista è un libraio particolare. Diciamo che rappresenta più l'essenza del libraio, l'idea (o forse l'ideale) più che una persona realmente esistente: è un po' quello che tutti i librai vorrebbero o dovrebbero essere ma che, per diverse ragioni, non possono essere; è il libraio nascosto dentro ogni libraio. Ok, mi fermo, si è capito. Durante le sue giornate, a questo libraio capita di incontrare i più svariati clienti, anche loro dalle caratteristiche esagerate che simboleggiano determinati "tipi umani"; alcuni di questi fanno davvero molto ridere, altri li ho capiti solo dopo la rilettura, altri ancora non li ho proprio capiti ma mi hanno fatto ridere lo stesso. Tra i vari personaggi ricorrenti che entrano ed escono dalla libreria ci sono i Testimoni di Geova e soprattutto Dio, che è un po' suscettibile e ogni tanto se ne va offeso, scontrandosi con il Testimone di Geova che è appena entrato.

Si sarà capito a questo punto che Il libraio è un libro metaforico ed è un tipo di lettura che io amo molto, perchè mi lascia "spazio di manovra": mi permette di interpretarlo come preferisco, non dà delle regole fisse o dei messaggi ben chiari e tutto viene lasciato all'intuito/pensiero del lettore. Allo stesso tempo, a causa di questa sua caratteristica e dell'essere anche molto breve, è un po' "sfuggevole", uno di quei libri che rischiano di passare senza rimanere: per questo motivo ho voluto leggerlo un paio di volte e non fermarmi alla prima lettura. Questo secondo me è il rischio di questo tipo di storie: rischiano di essere poco incisive e di volare via in un soffio, anche se sinceramente non saprei proprio come rimediare a questo "difetto".
Allo spuntar del sole e al calar della notte, il libraio accendeva semplicemente una lampada a petrolio che appendeva sopra al banco. Quando arrivava un cliente notturno, il libraio lo accompagnava tra gli scaffali tenendo la lampada a petrolio sollevata con una mano, ora all'altezza del suo viso, ora all'altezza del viso del cliente. Il libraio e il cliente camminavano così, fianco a fianco, sussurrando in mezzo ai libri che stavano per iniziare o finire la nottata.

Covers:
altre...

L'autore:
Régis de Sá Moreira è nato nel 1973 nella periferia parigina da padre brasiliano e madre francese. Autore di vari romanzi, ha riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica, ottenendo nel 2002 il premio Le Livre Élu.


Bibliografia:
"Marito è moglie" (Mari et Femme) - 2008

"Il violino stregato" di Rosanna Minnella

Il violino stregato
di Rosanna Minnella

Serie: -
Formato: Paperback, 79 pagine
Editore: A&B Editrice, 2006
Genere: Fiabe

Inizio lettura: 02 dicembre 2013
Fine lettura: 02 dicembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 55/2013

Il mio giudizio:


Tanto tempo fa, su un'isola lontana, circondata dal mare blu, c'era il regno di Agro.
(incipit fiaba "Ardito e Chiomadoro")
Trama:
"C'era una volta..." Iniziano così le fiabe di Rosanna Minnella e dietro quelle parole ci sono le fate, i maghi cattivi, le belle principesse prigioniere, ma anche le fanciulle semplici che abitano in piccole casette sui monti o i giovanotti che il destino trasformerà, loro malgrado, in eroi. La musica inoltre accompagna, pagina dietro pagina, questi racconti e sulle note di una vecchia chitarrina ci tiene compagnia, mentre camminiamo per le strade della fantasia.

Commento:
Il violino stregato è una raccolta di fiabe scritte da un'autrice siciliana. Il pregio di queste fiabe è che potrebbero tranquillamente appartenere alla tradizione, sia per il linguaggio utilizzato, sia per le atmosfere fatate e antiche che si respirano durante la lettura. Il filo conduttore di tutte le fiabe è la musica, che è presente in modo più o meno forzato in tutti i racconti. Sono fiabe perfette per la lettura ad alta voce mentre non sono il massimo per essere lette direttamente dai bambini: il problema fondamentale è infatti la punteggiatura completamente incoerente, addirittura direi quasi messa a caso. Ritorno quindi ancora una volta al solito discorso: perché alcune case editrici minori trascurano così spesso la forma? Delle belle fiabe (perché lo ripeto, sono davvero belle) vengono rovinate dall'utilizzo a casaccio delle virgole o dall'inesistenza del punto e virgola (credo stia antipatico all'autrice, chissà perché). Ma non c'è nessuno che rilegge i libri? So che forse è essere troppo puntigliosi, però nella lettura risulta fastidioso perché spezza il ritmo.

L'autrice:
Rosanna Minnella è nata a Catania dove vive con la sua famiglia e lavora, insegnando materie umanistiche in un Istituto d'istruzione secondaria superiore. Ama leggere, scrivere, ascoltare musica, viaggiare, ama i gatti che raccoglie randagi e se guarda le nuvole, vi scorge sempre i personaggi misteriosi del cielo della sua infanzia.

Bibliografia:
"I doni degli dei" - A&B Editore, 2008
"Carratraca" - A&B Editore, 2008
"Le avventure di Rodolfo Mario" - A&B Editore, 2009

Lo Hobbit a Fumetti

The Hobbit
di J.R.R. Tolkien
David Wenzel (illustrazioni), Charles Dixon & Sean Deming (adattamento)
In una caverna sotterranea viveva uno hobbit.
Non era una caverna brutta, sporca, umida e neanche una caverna arida, sporca e sabbiosa: era una caverna hobbit, vale a dire comoda.
(incipit)

Sono davvero piena di entusiasmo dopo aver letto questa meravigliosa versione a fumetti de "Lo Hobbit", romanzo che ho letto integralmente qualche anno fa, che ho adorato e del quale sono in trepida attesa di vedere la seconda parte del film che ne è stato tratto. Per questo motivo, quando cercando una lettura leggera in biblioteca me lo sono trovato davanti, non ho potuto fare a meno di portarmelo a casa.

La storia è pienamente fedele al romanzo originale: anche i dialoghi sono stati mantenuti e ho apprezzato particolarmente l'ampio uso che è stato fatto delle parti discorsive. Si potrebbe addirittura dire che i dialoghi, i veri e propri balloon, siano quasi un corredo, completano in modo dinamico la narrazione di base, che si svolge all'interno dei riquadri (che non so come si chiamino) in cui vengono inserite le descrizioni e le parti narrate. Questo aspetto mi è piaciuto perchè in questo modo si è riusciti a non creare una semplificazione del romanzo ma una vera e propria versione differente, utilizzando insieme immagini e parole.

I disegni sono un'altro aspetto che mi è piaciuto molto: lo stile del disegno ha qualcosa di antico che lo rende perfetto per il tipo di storia narrata. In più, avendo lavorato in passato nell'ambiente del fumetto, mi rendo conto di quanto tempo abbia richiesto la realizzazione di quest'opera che è arte al cento per cento: le tavole sono ricche di dettagli e deve essere costato davvero tanto lavoro, con un risultato che però è davvero splendido.

Il mio giudizio:


Formato: Paperback
Pagine: 134
Edizione: Bompiani 2000 (1991)
Inizio lettura: 04 novembre 2013
Fine lettura: 05 novembre 2013
Lettura n.: 47/2013

Covers:
altre...

La principessa sposa

Autore: William Goldman
Data di pubblicazione: 1973
Editore: Marcos y Marcos, 2007
Formato: Paperback, 329 pag.

Inizio lettura: 12 settembre 2013
Fine lettura: 18 settembre 2013
Lettura n.: 39/2013
Il mio voto: ★★☆☆☆
Tra tutti i libri del mondo questo è il mio preferito, anche se non l'ho mai letto.
Solo l'anno scorso ho scoperto, con mia immensa gioia, che uno dei film che più ho amato nella mia infanzia era stato tratto da un libro; così questo mese ho approfittato del fatto che era esposto nella mia biblioteca tra i libri in evidenza per decidermi una buona volta a leggerlo. Ecco, sarebbe stato meglio se non l'avessi fatto. Ok, no, sto esagerando. Il libro sarebbe stato bello... se non fosse che io mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso! Credevo di trovarmi di fronte ad una vera storia d'amore, ad una favola meravigliosa e magica, che mi facesse provare gli stessi sentimenti che mi aveva provocato il film anzi ingigantendoli, proprio perché nel libro l'autore si può sbizzarrire molto di più. E invece no. "La principessa sposa" si prende gioco delle fiabe tradizionali e, tramite un cinismo e un'ironia che oltretutto non mi sono nemmeno piaciuti, vuole probabilmente far intendere che la vita vera non è come nelle favole: è ingiusta e nella maggior parte dei casi non c'è un lieto fine.

Al di là del fatto che personalmente dubito parecchio della valenza pedagogica di un concetto del genere - in quanto non solo ogni persona capisce sulla propria pelle che purtroppo la vita vera non è perfetta (e quindi non vedo l'utilità di "sbatterlo in faccia" in questo modo, come se tutti quelli che si aspettavano il lieto fine fossero dei poveri storditi che non sanno distinguere tra romanzo e realtà), ma credo che finchè si è bambini si debba avere il sacrosanto diritto di sognare, altrimenti nasciamo direttamente adulti, così non sprechiamo tempo - credo che le fiabe e le favole, con le loro conclusioni felici raggiunte solo dopo aver superato mille peripezie, abbiano proprio la funzione di far capire che nella vita si debba sempre andare avanti e affrontare gli ostacoli senza abbattersi, lottando per conquistarsi la propria felicità.

Inoltre, se proprio devo dirla tutta, penso che la maggior parte dei bambini che leggono, leggeranno o hanno letto questo libro siano comunque dei bambini (e saranno degli adulti) privilegiati la cui vita permette loro di avere del tempo libero e di poterlo dedicare alla lettura, e di conseguenza tutte queste difficoltà saranno spesso molto relative, o comunque "nella norma", con i dolori e i problemi che ognuno di noi deve affrontare: a quelli che veramente hanno di fronte a sé una vita senza lieto fine, credo che probabilmente non freghi proprio una mazza di leggere questo libro, magari non hanno nemmeno la possibilità farlo. Per questo motivo ho trovato estremamente fastidiosi i commenti di Goldman durante la narrazione, che avrebbe secondo me passato lo stesso messaggio, forse anche in modo più intenso, se invece del cinismo ci si fosse basati su una trama più profonda e magari, perché no, sulla vera assenza di un lieto fine.

Non so, forse sono io che non ho capito il vero spirito del romanzo o semplicemente ero talmente accecata dalle mie aspettative che mi sono presa una "tranvata" in piena regola. Dovrò provare a rileggerlo tra qualche anno. Nel frattempo continuo a guardare il film.

Gatto Tigrato e Miss Rondinella

O Gato Malhado e a Andorinha Sinhá: Uma História de Amor
di Jorge Amado
Paperback, 86 pagine, Mondadori Junior 2010
Al mondo si starà bene
solo quando, questa è bella,
vedremo un gatto sposare
una dolce rondinella.
E poi li vedremo volare,
sposo e sposina novella:
il gatto e la rondinella.incipit
Trama: Nel quieto silenzio del parco arriva la primavera ed è festa per tutti, compreso il fosco e scontroso Gatto Tigrato, odiato e temuto dagli altri animali. Sarà merito dei fiori e dell'aria tiepida, se il Gatto si mette a chiacchierare con l'impertinente Rondinella e se, giorno dopo giorno, i due diventano inseparabili? Ma Miss Rondinella è già fidanzata con un ricco usignolo di buona famiglia, e poi non si sono mai visti un gatto e una rondine innamorati...

Commento personale: Questo racconto mi ha fatto piangere e proprio non me l'aspettavo: ho preso un paio di libri dalla sezione ragazzi della biblioteca per rilassarmi un po' e sono andata a beccare una delle storie più dolci e commoventi tra quelle lette quest'anno. Meravigliosa.


Inizio lettura: 21 giugno 2013
Fine lettura: 21 giugno 2013

Le grandi storie della fantascienza, vol.01

Isaac Asimov presents the Great Science Fiction Stories 1
di Isaac Asimov
Ebook, 1120 pagine, Urania 1971
Molto di quanto è successo mi incuriosisce. Ma credo, adesso, di cominciare a capire. Voi pensate che io sia un mostro, ma vi sbagliate. Vi sbagliate completamente!
(incipit storia “Io, Robot”)
Trama: Questo primo volume della collana abbraccia un anno particolarmente difficile per il mondo intero, il 1939, e raccoglie 20 storie i cui autori hanno saputo trasformare la fantascienza da facile romanzetto d'azione in un genere di letteratura che merita rispetto e ha ottenuto un proprio spazio stabile nel tempo. Questi primi venti racconti condurranno il lettore attraverso lo specchio della fantasia dove mondi rovesciati paiono reali, altrettanto credibili e, talvolta, più desiderabili di quello che, nel nostro banale pragmatismo, riteniamo l'unico vero. Una dimostrazione inequivocabile che fantascienza non è tanto esplorazione di altri pianeti, viaggi interstellari, microminiaturizzazione, energia nucleare, robot più o meno umanizzati, quanto la facoltà di trasportare questi elementi, e ogni altro concepibile da una mente umana, in contesti che consentano a chi legge una partecipazione diretta ai fatti, siano essi angosciosi come incubi o puramente fantastici.

Le voci di Nike

Autore: Silvia M. Damiani
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: ExCogita Editore
Pagine: 136

Iniziato il: 28 ottobre 2011
Terminato il: 07 novembre 2011
Valutazione: ★★ e mezzo
La vecchia camminava da tempo immemorabile.
"Un colpo secco, null'altro."
I piedi nudi accarezzavano l'erba profumata, ma il suo corpo non pareva nemmeno accorgersene: con la schiena curva, i capelli spenti e la pelle avvizzita, la donna dava l'impressione di portare sulle spalle una stanchezza inumana; aveva gli arti intorpiditi dal freddo, eppure continuava a camminare, guidata solamente dall'inerzia dei propri passi.
(incipit)
Trama: 
In un’atmosfera goticheggiante fuori da ogni tempo, la principessa Nike fugge gli aguzzini del principe Nabil, nemico e traditore, inseguita da un canto – a lei familiare e alieno insieme – trasportato dal vento. Avvolta da una spirale di incantesimi, voci e volti seducenti, che sembrano emergere da un passato dimenticato, la protagonista dovrà trovare in sé il potere per salvare, una volta per tutte, l’amore che le è stato violentemente sottratto da una volontà superiore.
“Sei nodi, uno per ogni senso, l’ultimo per il cuore”: l’intrecciarsi e il riflettersi della narrazione, condotta con originale maestria da questa giovane autrice, avvinceranno il lettore a un romanzo fantastico, lontano dai cliché del genere.

 (dal retro di copertina)

Commento:
Niente da fare, purtroppo tra me e questo libro è stata una lotta. Mi dispiace tantissimo, perché sono sempre felice quando, tramite le diverse catene di lettura a cui partecipo, scopro bellissime storie scritte da autori poco conosciuti, ma purtroppo questa volta non è scattata la scintilla: l'autrice in realtà scrive bene, si vede che c'è stato del lavoro dietro a questo racconto, il libro non è scritto tanto per fare. Il problema fondamentale è che secondo me è davvero troppo, troppo ingarbugliato: a me generalmente piace molto l'espediente di lasciar comprendere solo alla fine il vero significato di tutti gli elementi della storia e apprezzo anche gli slittamenti temporali, ma nel caso di questo racconto, per i miei gusti ci sono troppi giri.
Indubbiamente non è facile riuscire a scrivere un romanzo non lineare: bisogna avere perfettamente in testa tutta la trama e riuscire poi a smembrarla sparpagliando i vari tasselli attraverso le pagine e lo sforzo dell'autrice è da riconoscere, però non posso nascondere che la sovrabbondanza di parti apparentemente slegate tra loro, invece che catturarmi ha provocato l'effetto opposto e mi ha tenuta a distanza. Inoltre i personaggi sono rimasti lontani da me durante tutta la lettura: erano là, sullo sfondo, li vedevo sfocati e facevo fatica ad inquadrarli. L'unica che mi ha provocato qualche emozione è stata la protagonista, ma solo perché era talmente inerte da esasperarmi: cadeva in continuazione e ogni volta mi innervosiva.
Ciò che senza dubbio è stato reso alla perfezione è l'atmosfera ovattata perfetta per una fiaba, in cui sembra di essere immersi in un sogno senza tempo, dove ogni tanto appaiono immagini che poi scompaiono e in cui i pezzi si mescolano lasciando un senso di disorientamento. In generale, dal punto di vista dello stile, la scrittrice è stata molto brava, su questo non c'è dubbio. La questione è che non è riuscita ad avvinghiarmi e dopo un po' ho iniziato ad arrancare davvero con fatica. Ho voluto comunque sforzarmi di portare a termine la lettura perchè non mi sembrava giusto lasciarla a metà, dato che l'autrice è stata così gentile da mettere a nostra disposizione gratuitamente il suo lavoro, e come minimo meritava la lettura completa.

Rycerca (Saga di Septimus Heap #4)

sfide: serial readers, mattonazzi

Titolo originale: Queste
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Salani
Pagine: 528

Iniziato il: 21 ottobre 2011
Terminato il: 27 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★
C'è il mercato settimanale su Viale dei Maghi. Una ragazza e un ragazzo si sono fermati al banco delle aringhe in salamoia. Il ragazzo ha i capelli chiari, intrecciati in uno stile che i marinai avrebbero adottato solo in un lontano futuro. Gli occhi verdi hanno un'espressione seria, quasi triste, mentre cerca di convincere la ragazza a lasciargli comprare delle aringhe per lei.
(incipit)
Trama: 
Dopo la rocambolesca fuga dal passato, Jenna e Septimus sono costretti a trovare un modo per riportare nel loro Tempo anche Nicko e Snorri, rimasti intrappolati all'epoca di Marcellus Pye e la regina Etheldredda. A complicare le cose ci si mettono il malvagio fantasma Tertius Fume e Merrin Meredith, che non riesce a darsi pace per essere stato scaricato dal suo vecchio Mago StraOrdinario Dom Daniel e vuole riprendersi l'identità che Septimus gli ha, secondo lui, rubato. Così Sep e Jen, accompagnati dall'amico Beetle e aiutati da un misterioso quanto gentile uomo-topo, si imbarcheranno nella Rycerca, dalla quale nessun Apprendista è mai tornato.

Commento:
Urca! L'ho finito! Chissà adesso quanti anni mi toccherà aspettare prima che traducano anche il volume successivo della saga! Si, ma questa volta non ho intenzione di aspettare: mi procuro le versioni elettroniche in lingua originale e quando la Salani si degnerà di pubblicare, allora prenderò il cartaceo, altrimenti qui finisce che li leggeranno prima i miei figli e nipoti.
Come sempre, fantastico. Mi rendo perfettamente conto che questi romanzi sono pieni di difetti, non sono particolarmente profondi e soprattutto l'autrice si inventa molte soluzioni di comodo che probabilmente molti altri lettori non le lascerebbero passare, ma io non ce la faccio, non riesco ad essere obiettiva, perchè le avventure di Septimus mi piacciono troppo! Adoro l'ambientazione, mi sono innamorata dei personaggi che sono davvero troppo, troppo simpatici, anche i cattivi. Ogni pagina, poi, è percorsa da una leggera ironia, che mi rende felice e serena, ed è una sensazione così bella, che mi permette di chiudere un occhio su tante cose.
In quest'episodio conosciamo meglio un personaggio che già ci era stato presentato in passato, ma che era stato solo una comparsa nelle avventure dei suoi amici: sto parlando di Beetle, il simpaticissimo impiegato (o dovrei dire ex impiegato) della Manuscriptorium, migliore amico di Septimus e con una tenerissima cotta per Jenna. Tornano anche delle vecchie conoscenze: Simon e Lucy (che finalmente sono riusciti a riunirsi), Merrin Meredith (che le prova davvero tutte per liberarsi di Septimus) e faremo anche una visita ai fratelli Heap alle Streghe di Wendtron nella foresta. Il viaggio per raggiungere la Casa dei Foryx, il luogo in cui tutti i Tempi si Incontrano è pieno di pericoli e di prove da superare, e alla fine abbiamo anche un bel colpo di scena che non  mi aspettavo. Adesso già pregusto il nuovo volume, che siccome si intitola Syren, mi fa pensare che lasceremo la terra ferma per addentrarci nelle profondità marine: speriamo!!

Alkymia (Saga di Septimus Heap #3)

sfide: serial readers, mattonazzi, incrociata

Titolo originale: Physik
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Salani
Pagine: 511

Iniziato il: 18 ottobre 2011
Terminato il: 20 ottobre 2011
Valutazione: ★★★
Silas Heap e Gringe, il Guardiano della Porta Settentrionale, si trovano in un angolo buio e polveroso della soffitta del Palazzo. Di fronte a loro c'è la porticina di una stanza Sigillata, che Silas Heap, Mago Ordinario, sta per Dissigillare. «Vedi, Gringe» spiega, «è il posto perfetto. Le mie pedine non riusciranno mai a fuggire da qui. Basta che le Sigilli dentro».
(incipit)
Odio Silas Heap! No, non è vero, è fantastico e un papà meraviglioso, ma è troppo, davvero troppo stordito! Cosa farei io se abitassi al Castello, circondata da incantesimi e Magya Oscura e mi trovassi di fronte una porta Sigillata? Probabilmente la lascerei così com'è, ma se avessi proprio la necessità di entrarci, per lo meno mi informerei su come mai qualcuno abbia mai sentito il bisogno di Sigillarla. E invece no; e così, per la sua sbadataggine, ad andarci di mezzo sono i soliti Septimus, Jenna e Nicko, che questa volta si portano dietro anche due nuovi amici, Snorri e il suo gatto Urrl.

In questo episodio, ci troviamo di fronte ad una nuova minaccia: il fantasma un po' troppo solido della malvagissima e antipaticissima Regina Etheldredda, vissuta cinquecento anni prima, ha tutta l'intenzione di ottenere la vita eterna e di tornare a regnare, e per fare ciò ha naturalmente bisogno di un settimo figlio di un settimo figlio da rispedire dritto dritto nel passato senza possibilità di ritorno. Siccome per sua immensa sfortuna l'unico settimo di un settimo in circolazione è Septimus, sarà lui a ritrovarsi imprigionato nella sua stessa Città, ma in un'epoca completamente diversa.

Come sempre Angie Sage riesce a farmi amare i suoi romanzi con la sua simpatia e le sue trovate strampalate; inoltre mi ha fatto davvero morire dal ridere leggere i capitoli scritti nella Lingua Antica che, almeno nella traduzione italiana, altro non è che una buffa versione dell'italiano antico, imperciocchè ciascun personaggio s'esprime con codesto tono aulico ed alquanto vetusto.

Purtroppo la mia amata Marcia non si vede tanto: compare solo in alcuni capitoli all'inizio e alla fine (anche se la sua presenza in questi momenti si sente eccome) perchè rimane nel suo Tempo a cercare un modo per far tornare a casa Septimus e non lo segue, come invece fanno gli altri tre matti. C'è invece un leggero cambio di tono in questo libro rispetto alla spensieratezza dei precedenti perchè vi è il primo lutto della saga: Alice Nettels, la Capo Doganiere del porto, viene uccisa dalla Regina Etheldredda, salvando così la vita a Jenna. Il momento è triste, però sappiamo per lo meno che a) la rivedremo quasi sicuramente perchè la città è piena di fantasmi, b) finalmente potrà passare l'eternità accanto al suo amato Alther. In ogni caso, adesso ci sono da salvare Nicko e Snorri!!

Il castello di Otranto

sfide: generi letterari
Titolo originale: The Castle of Otranto
Autore: Horace Walpole
Anno di pubblicazione: 1983
Editore: Theoria
Pagine: 155

Iniziato il: 11 ottobre 2011
Terminato il: 12 ottobre 2011
Valutazione: ★★★
Manfred, principe di Otranto, aveva un figlio e una figlia: quest'ultima, una bellissima giovanetta di diciotto anni, si chiamava Matilda. Conrad, il figlio, di tre anni più giovane, era bruttino e malaticcio, di carattere nient'affatto promettente; eppure era il prediletto del padre, che non mostrava mai nessun segno di affetto per Matilda.
(incipit)
Il castello di Otranto è, come si legge nell'indispensabile introduzione senza la quale sarei arrivata alla fine del libro senza capire il motivo per cui venga considerato un classico della letteratura fantastica, non solo il capostipite del genere gotico, ma addirittura la prima opera in cui l'autore mescola gli elementi fantasiosi e sovrannaturali tipici della letteratura pre-romanzo alle caratteristiche di adesione alla realtà, invece tipiche del romanzo. Nel castello di Otranto, Walpole attribuisce ai personaggi le parole e i comportamenti con cui qualsiasi persona reale reagirebbe al manifestarsi di elementi sovrannaturali (quindi da una parte l'incredulità e lo scetticismo, dall'altra la paura e l'incomprensione), anche se, ovviamente, secondo i canoni del '700. Vedendolo da questo punto di vista, si capisce come Il castello di Otranto sia davvero un'innovazione, e si possono accantonare tutti i suoi limiti che dipendono, prima di tutto, dal fatto che oggi abbiamo dei canoni di "horror" e "suspance" che sono ben diversi da quelli del '700. In secondo luogo la caratterizzazione dei personaggi non è esattamente approfondita e l'unico che ha un minimo di evoluzione psicologica è Manfred, anche se tutto ciò si riduce ad un continuo cambio di emozioni, dall'ira alla pena, al timore. Gli elementi tipici del genere, avendoli inventati lui, ovviamente ci sono tutti: l'amore contrastato e perduto, i conflitti interiori, il paranormale e, infine, l'ambientazione in un castello cupo ed inquietante, pieno di scale, passaggi segreti e innumerevoli stanze.

Nonostante non sia stata una lettura molto appassionante (fortunatamente è brevissimo), sono contenta di averlo letto, perchè in quanto accanita lettrice di romanzi fantasy, non potevo non conoscere l'autore che ha dato il via alla moderna letteratura fantastica.
Egli vide il figlio fatto a pezzi e quasi sepolto sotto un enorme elmo, cento volte più grande di qualsiasi elmo foggiato per un essere umano, ricoperto di una adeguata quantità di piume nere. L'orrore dello spettacolo, l'ignoranza di tutti, lì intorno, su come fosse capitata questa disgrazia e soprattutto il prodigio tremendo che gli si presentava lasciò il principe senza parole.
La porta era socchiusa; la sera cupa e nuvolosa. Aprendo pian piano la porta, vide qualcuno inginocchiato davanti all'altare. Quando si avvicinò, non gli sembrò una donna, ma una persona vestita di una lunga tunica di lana, che gli dava le spalle e pareva assorta nella preghiera. Il marchese stava per tornare indietro, quando l'altro si alzò e si soffermò qualche momento, immerso in profonda meditazione, senza guardarlo. Il marchese, pensando che quella figura devota gli stesse venendo incontro, volle scusarsi per averla scortesemente interrotta, e disse: - Reverendo padre, cercavo donna Hippolita. -Hippolita!- replicò con voce profonda. - Vieni dunque in questo castello per cercare Hippolita? E girandosi lentamente, la figura svelò a Frederic la bocca rinsecchita e le orbite vuote di uno scheletro, avvolto in una tonaca da eremita.

Volo (Saga di Septimus Heap #2)

sfide: serial readers, fantasyosa, mattonazzi, torniamo ragazzi, incrociata, solo donna

Titolo originale: Flyte
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Salani
Pagine: 512

Iniziato il: 01 ottobre 2011
Terminato il: 04 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★

E' notte notte alle Melme di Marram: la luna piena brilla sulle acque scure e illumina gli Esseri notturni impegnati nelle loro faccende. Nell'aria domina il silenzio, interrotto di tanto in tanto dal gorgoglio della Melma Mobile mentre le creature che la abitano si avviano al banchetto. Un'enorme nave con l'equipaggio al completo è affondata nella palude e gli Esseri sono affamati...ma dovranno lottare contro i Brunetti della Melma Mobile per accaparrarsi gli avanzi. Ogni tanto una bolla di gas porta in superficie un pezzo della nave; grosse tavole e frammenti di albero ricoperti da uno spesso strato di pece nera galleggiano sulle acque torbide.
(incipit)
Un po' meno divertente del libro precedente, ma altrettanto appassionante, Volo ci riporta fin dalle prime pagine nelle Melme di Marran la sera della cena dell'Apprendista. Su una barchetta un losco figuro aiuta lo scheletro di Dom Daniel ad emergere dalla melma e lo riconduce nel suo regno. Il losco figuro in questione, purtroppo, altri non è che Simon Heap, deluso di non essere stato scelto come apprendista di Marcia e invidioso di Septimus, che appena arrivato ha già sconvolto la sua vita e quella della sua famiglia, soffiandogli anche l'incarico che aveva sempre desiderato. Il ragazzo, quindi, decide di vendicarsi diventando Apprendista di Dom Daniel con la speranza che i piani del suo padrone per tornare ad essere Mago StraOrdinario abbiano successo e lui possa finalmente diventare il vero Apprendista del Mago StraOrdinario.

Anche questo volume è molto movimentato e avventuroso, con una serie di colpi di scena molto carini, come la ricomparsa di Ragazzo 409 e del padre di Jenna, Milo. Questa volta sono i genitori Heap che vengono messi più in secondo piano, mentre seguiamo da vicino le avventure di Jenna e Septimus, la prima in fuga, il secondo alla sua ricerca, che vengono aiutati da vecchi e nuovi personaggi, ovviamente ciascuno dotato del "tocco" di Angie Sage, che riesce a rendere unici anche i personaggi più marginali. Anche qui ci sono delle trovate davvero simpatiche e originali, come il viaggio nei Tunnel di Ghiaccio, la fuga dalla Congrega delle Streghe o la nascita del drago Sputa Fuoco, e un sacco di Incantesimi affascinanti, primo fra tutti quello che dà il titolo al volume, l'antichissimo e potente Incantesimo del Volo. E' davvero incredibile quanto questa saga sia capace di assorbirmi, è come se aprendo il libro subissi anch'io un Incantesimo che mi impedisce di interrompere la lettura.

Un'altra caratteristica che mi piace sempre è la parte finale del libro con il resoconto delle vite dei personaggi secondari o per le comparse (che si solito vengono sfruttate solo per il tempo in cui servono e poi dimenticati); mentre in Magya veniva raccontato cosa accadeva loro in seguito alle avventure di cui avevamo appena letto, in Volo viene raccontata la loro storia precedente all'inzio delle vicende, e questi raccontini sono uno più divertente dell'altro.
Il Magazzino Libri e Amuleti Selvatici era fiocamente illuminato e aveva un odore animalesco. L'ambiente consisteva in due lunghe file di alti scaffali paralleli protetti con sbarre di ferro, dietro le quali i Libri Selvatici erano ammassati l'uno contro l'altro. Mentre seguiva con circospezione Beetle lungo lo stretto corridoio tra gli scaffali, Septimus sentì alle spalle un coro di ringhi, fruscii sinistri e rumori di unghie che grattavano mentre i libri si agitavano dietro le sbarre arrugginite

Lilli e lo sceriffo

sfide: salva-comodino, torniamo ragazzi, alfabeto

Titolo originale: Meine Mutter haut sogar Django in die Pfanne
Autore: Klaus-Peter Wolf
Anno di pubblicazione: 1993
Editore: Piemme
Pagine: 79

Iniziato il: 29 settembre 2011
Terminato il: 29 settembre 2011
Valutazione: ★★★

Johan aveva gambe lunghe e magre come stecchini per infilzare le patatine. Se ne stava momentaneamente appoggiato al chioschetto, mangiandosi un hotdog. Diceva di chiamarsi John. Little John. Oppure semplicemente: sceriffo. Aveva pochi amici. Uno come lui non aveva bisogno di amici. Stava benissimo da solo. Ma li c'era bisogno di gente come lui. Prima che quel povero paese finisse in rovina, lui avrebbe fatto qualcosa.
(incipit)
Questo raccontino, a mio parere, non è uno dei migliori della serie de "Il battello a vapore", che a volte regala invece delle piccole perle (tra i più recenti che ho letto, La rosa di San Giorgio), anche se l'ho trovato simpatico e di certo molto più adatto ad un pubblico di maschietti che non di femminucce, le quali generalmente non amano i cowboy (io, infatti, non li sopporto, a parte Terence Hill e Bud Spencer).

Il protagonista è Johan, un bambino dalla fervida fantasia, che non solo si diverte a giocare ai cowboy, ma è fermamente convinto di essere uno sceriffo. No, non è matto, è semplicemente un bambino che vuole rendersi utile nel paese in cui vive e trasforma questo suo bisogno in un gioco. Insieme al suo amico Michel, infatti, Johan fa la spesa per la mamma, aiuta il nonno in ospizio a mangiare il suo pranzo, raccoglie le cartacce per strada; nel frattempo racconta a Michel una storia in cui gli abitanti del paese si trasformano in personaggi di un'avventura western.

Raccontata così ammetto che non sia il massimo della vita, ma è invece simpatico vedere come la fantasia del bambino riesca a partorire una vicenda così estrosa e bizzarra.

La luce dell'acqua

sfide: torniamo ragazzi
Autore: Chiara De Giorgi
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Kaba
Pagine: 69

Iniziato il: 26 agosto 2011
Terminato il: 26 agosto 2011
Valutazione: ★★★★
Stefano non riusciva a credere ai propri occhi: stava volando!
Non come quando era andato in vacanza con la mamma e il papà e avevano preso l'aereo. E nemmeno come aveva visto fare a qualche eroe del cinema, a bordo di un elicottero. No, era più come Peter Pan: volava, alto nel cielo, senza le ali!

Al ritorno dalle vacanze mi attendeva questo libriccino ricevuto grazie ad una catena di lettura di aNobii e che ho letto tutto d'un fiato mentre mi riabituavo all'idea di essere tornata a casa. Mi è piaciuto moltissimo!

La prima cosa che mi ha colpito è stato il profumo delle pagine: fin da piccola ho sempre avuto l'abitudine di annusare i libri che leggo, ed essere accompagnata dalla lettura da un buon profumo è un elemento che mi aiuta a perdermi ancora di più nel racconto. I disegni, poi, altro elemento fondamentale in un libro dedicato ai bambini, sono bellissimi perché "matitosi" e buffi, con il micetto Piccolo Mago e il suo bellissimo cappello blu sempre presenti.

La storia è molto intelligente e narrata in modo frizzante, tanto da riuscire a parlare ai giovani (e meno giovani) lettori di argomenti importanti come le stagioni, l'ecologia e l'ambiente in modo allegro e per nulla noioso. I bambini Stefano, Carlotta, Giampiero e Marco, accompagnati dal gatto Piccolo Mago, vivono un'avventura magica e istruttiva, prima attraverso lo spazio e poi attraverso tre epoche e popoli (Romani, Greci e Celti) alla scoperta dei segreti delle stagioni, il tutto sotto la tenera sorveglianza di Lorena, sorella maggiore di Stefano che lavora nella biblioteca dalla quale parte il viaggio dei quattro amici.

Adesso sono proprio curiosa di leggere anche il secondo libro di Chiara, "Muraco, Sisika e l'Acchiappasogni", sapendo già che rallegrerà la mia giornata con un bel viaggio intriso di magia.

"Ma queste cose le devono fare i grandi!", protestò Stefano, indignato, "Per quale motivo non si impegnano e stanno ad aspettare che il pianeta si riscaldi?"
"Lo sai, i grandi hanno sempre bisogno del buon esempio", replicò Marco scuotendo la testa sconsolato.

La rosa di San Giorgio

sfide: torniamo ragazzi, compratori compulsivi
Titolo originale: La rosa de Sant Jordi
Autore: Joles Sennell
Anno di pubblicazione: 1994
Editore: Piemme
Pagine: 68

Iniziato il: 24 agosto 2011
Terminato il: 24 agosto 2011
Valutazione: ★★★★
C'era una volta un paese chiamato Tremenounquarto. Era così piccolo che aveva solo un villaggio con trentadue case, sei strade, una piazza, una chiesa e un castello in cui viveva la regina Elisenda.
(incipit)

Questo librettino era uno degli introvabili della mia collezione Battello a Vapore, poi un giorno mi è caduto l'occhio su un'esposizione di libri e... era lì! Il numero 5 della serie bianca era lì! Ovviamente non ho esitato e l'ho acchiappato prima che arrivasse qualcun altro.

La favola è simpatica e dolcissima: due paesini quasi identici (Tremenounquarto e Nonsonoancoraletre), governati rispettivamente da un re e una regina, sono separati da un fiume. Sulla sponda appartenente a Tremenounquarto, il giorno di San Giorgio, fiorisce un roseto nato da una goccia di sangue del drago ucciso dal Santo, fermatosi a riposare lungo il fiume. Un giorno il consigliere della regina di Tremenounquarto decide di voler diventare re e per farlo provoca una lite tra i due paesi proprio per chi dovrebbe possedere la rosa.

Facendo parte della serie per i bambini che hanno da poco imparato a leggere, la storia è molto breve, le parole scritte in grande e soprattutto ci sono un sacco di disegni; e io amo i libri con tanti disegni, regredisco davvero allo stadio infantile e passo un sacco di tempo a guardarle e riguardarle.