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Death at La Fenice

di Donna Leon
Serie Commissario Brunetti, #1
The third gong, announcing that the opera was about to continue, sounded discreetly through the lobbies and bars of Teatro La Fenice. In response, the audience stabbed out cigarettes, finished drinks and conversations, and started to filter back into the theater.
(incipit)

Mi rendo conto di fare molta fatica ad essere obiettiva con questo romanzo. Veniamo subito al punto: questo libro è pieno zeppo di inutili luoghi comuni sugli italiani, e sono talmente tanti e talmente immotivati, che perfino a me, che me ne andrei subito da questo Paese che non sopporto più e che sono sempre dietro a criticare, ha dato fastidio. E' stupefacente il fatto che l'autrice risieda da anni a Venezia, città in cui è ambientato non solo questo romanzo ma l'intera serie dedicata al Commissario Brunetti (ebbene si, è una serie composta addirittura da 22 libri e probabilmente non ancora conclusa... ma non credo proprio che avrò il piacere di leggerne altri), perché da quello che scrive si direbbe che non sia mai stata in Italia una volta nella vita ma abbia solo visto film di mafia sul divano di casa sua.

Quello che che ho trovato insopportabile non è stato tanto il fatto che parlasse male degli italiani (quante volte lo faccio io...) ma la gratuità e l'assoluta inconsistenza di basi su cui fa certe affermazioni, in questo caso a "spese" di italiani e tedeschi, ma è probabile che se ci fosse stato un personaggio francese ci sarebbe andata giù pesante anche loro. E' troppo facile puntare sullo stereotipo per catturare dei lettori, facendo leva sul fatto che "questo è quello che vorrebbero sentirsi dire". O si fa critica sociale, ma allora ci si documenta e si fa fatica (cosa che non credo la Leon avesse voglia di fare) e comunque non si generalizza (gli italiani sono tutti mafiosi e i tedeschi sono tutti nazisti sono concetti che speravo fossero ormai almeno un po' passati di moda), o altrimenti si scrive un bel giallo ambientato a Venezia senza lasciarsi andare a facili approssimazioni. Visto che però la Leon un bel giallo non lo sa scrivere, allora ha preferito buttare lì qualche spaghetto e mandolino con due wurstel e krauti.

Ho appena accennato alla qualità del giallo: sicuramente io non mi reputo un'esperta di questo genere, però da quei pochi che mi sono passati sotto il naso (e quei pochi sono di gente che di giallo se ne intende visto che si tratta di Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe e George Simenon) ho capito che un giallo che corrisponda ai miei canoni deve innanzitutto avere come protagonista un detective capace (furbo, che sa individuare le contraddizioni, in grado di "raggirare" un po' gli interrogati per riuscire ad ottenere le informazioni che gli servono), mentre Guido Brunetti è un personaggio con poco carattere e per niente abile nel relazionarsi con gli interrogati (la maggior parte delle volte li fa innervosire con domande che non centrano nulla con l'indagine e così deve tornare più volte dalle stesse persone per ottenere le informazioni che gli servono). In più io voglio un intreccio intrigante, voglio che l'autore mi dia degli indizi ma che allo stesso tempo cerchi anche di depistarmi: insomma, io voglio "giocare" a scoprire chi è l'assassino, mentre in questo romanzo ho scoperto solo alla fine che forse c'era stato un tentativo di depistaggio (e dico forse perché non sono nemmeno troppo sicura che fosse volontario).

Per quanto riguarda l'ambientazione, questa viene presentata in maniera apparentemente rilevante nel romanzo: in realtà non è assolutamente così predominante come ho letto nelle recensioni su Goodreads di molti lettori stranieri. E' vero, Brunetti gira in battello e cammina per le calli, ma principalmente quello che l'autrice fa per cercare di dare al lettore l'impressione di aver costruito una valida cornice attorno alla storia è quella di infilare qua e là qualche "parola tipica": una calle da una parte, un permesso (inteso come espressione che si usa quando si entra in casa d'altri) dall'altra e così per tutto il romanzo. La questione è che non è citando parole nella lingua della nazione in cui è ambientato il romanzo che si crea l'effetto di essere "immersi" nella cultura di quel luogo, ma è attraverso le vicende che vengono narrate, attraverso le descrizioni di ambienti, persone, atmosfere, sensazioni.

Decisamente si è trattato di una lettura del tutto inutile che non mi ha lasciato nulla, nemmeno il divertimento di risolvere un mistero. Escludo di andare avanti a leggere gli altri libri della serie.

Il mio giudizio:


Formato: Ebook
Pagine: 270
Edizione: Harper Perennial, 1992
Inizio lettura: 01 ottobre 2013
Fine lettura: 11 ottobre 2013
Lettura n.: 44/2013

Covers:
altre...

Mi chiamo Chuck

Titolo originale: Lexapros and Cons
Autore: Aaron Karo
Data di pubblicazione: 1973
Editore: Giunti, 2012
Formato: Ebook, 288 pag.

Inizio lettura: 18 settembre 2013
Fine lettura: 19 settembre 2013
Lettura n.: 41/2013
Il mio voto: ★★★☆☆
Lo scorso anno mi sono fatto esattamente 273 pippe. Questo fa una media di 5,25 alla settimana e di 0,75 al giorno. Non so cos’è che mi impressiona di più: il fatto che mi spari così tante pippe o che ne abbia tenuto il conto per tutto l’anno. Però è vero, ho segnato il numero su una pila sempre più alta di post-it nascosta nel comodino. Fatti una pippa, prendi nota, vai a nanna. La routine.
Forse l'incipit del libro non fa presagire nulla di buono ma in realtà questo romanzo è veramente carino e si divora in pochissimo tempo. Il protagonista è Chuck, un adolescente un po' sfigato e affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo che condiziona completamente la sua vita: Chuck si lava le mani mille volte al giorno, imposta per quattordici volte di fila la combinazione dell'armadietto a scuola, controlla continuamente le piastre elettriche di casa e si alza dal letto almeno una decina di volte a serata per fare pipì. Naturalmente Chuck non è molto popolare a scuola e ha pochissimi amici. Tutto cambia quando nella sua vita entra Amy, una nuova compagna di classe di cui il ragazzo si innamora e per la quale sarà obbligato a fronteggiare una volta per tutti il suo problema.

Il tono del romanzo è molto leggero e ironico ma allo stesso tempo non superficiale e soprattutto non è il classico YA scritto coi piedi (sarà perché non è paranormal romance, quindi la probabilità di boiata si abbassa notevolmente) ma al contrario è molto coinvolgente, narrato bene seppur con linguaggio adolescenziale (e in prima persona!! Mi fa sempre paura la prima persona, però qui è dosata bene) e parla di un problema importante pur senza appesantire la lettura: si percepisce chiaramente quanto le manie rendano difficile la vita a Chuck, però non si punta a provocare compassione nel lettore, bensì una partecipazione "propositiva" alla volontà di Chuck di risolvere il suo problema: si tifa per lui, insomma.

I personaggi provocano immediata simpatia, soprattutto Chuck e il suo migliore amico Steve, e fortunatamente viene presentata una famiglia normale, quella del protagonista, in cui naturalmente il rapporto genitori-figli non è tutto rose e fiori ma non c'è il solito stereotipo dei genitori che non capiscono i figli/i figli che non capiscono i genitori: è una via di mezzo, come in tutte le famiglie normali. I "nemici" si, sono abbastanza stereotipati (il bullo della scuola) però purtroppo questo rappresenta quella che spesso è l'effettiva realtà: alcuni ragazzi vengono semplicemente presi di mira, senza una vera ragione.

Passando a dei dettagli secondari, è un peccato che non si sia trovata una trasposizione migliore del titolo originale Lexapros and Cons: il Lexapro infatti è un farmaco antidepressivo (lo stesso che assume Chuck) che credo sia venduto solo negli USA, almeno con questo nome, mentre "Cons" è il termine in slang che sta per "Converse All Star", la marca di scarpe di cui Chuck possiede, sempre a causa del suo disturbo, un paio di ogni colore, uno per ogni stato d'animo. In effetti la resa in italiano non è così facile, però è un peccato, perchè alla fine il titolo scelto è piuttosto banale.

La principessa sposa

Autore: William Goldman
Data di pubblicazione: 1973
Editore: Marcos y Marcos, 2007
Formato: Paperback, 329 pag.

Inizio lettura: 12 settembre 2013
Fine lettura: 18 settembre 2013
Lettura n.: 39/2013
Il mio voto: ★★☆☆☆
Tra tutti i libri del mondo questo è il mio preferito, anche se non l'ho mai letto.
Solo l'anno scorso ho scoperto, con mia immensa gioia, che uno dei film che più ho amato nella mia infanzia era stato tratto da un libro; così questo mese ho approfittato del fatto che era esposto nella mia biblioteca tra i libri in evidenza per decidermi una buona volta a leggerlo. Ecco, sarebbe stato meglio se non l'avessi fatto. Ok, no, sto esagerando. Il libro sarebbe stato bello... se non fosse che io mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso! Credevo di trovarmi di fronte ad una vera storia d'amore, ad una favola meravigliosa e magica, che mi facesse provare gli stessi sentimenti che mi aveva provocato il film anzi ingigantendoli, proprio perché nel libro l'autore si può sbizzarrire molto di più. E invece no. "La principessa sposa" si prende gioco delle fiabe tradizionali e, tramite un cinismo e un'ironia che oltretutto non mi sono nemmeno piaciuti, vuole probabilmente far intendere che la vita vera non è come nelle favole: è ingiusta e nella maggior parte dei casi non c'è un lieto fine.

Al di là del fatto che personalmente dubito parecchio della valenza pedagogica di un concetto del genere - in quanto non solo ogni persona capisce sulla propria pelle che purtroppo la vita vera non è perfetta (e quindi non vedo l'utilità di "sbatterlo in faccia" in questo modo, come se tutti quelli che si aspettavano il lieto fine fossero dei poveri storditi che non sanno distinguere tra romanzo e realtà), ma credo che finchè si è bambini si debba avere il sacrosanto diritto di sognare, altrimenti nasciamo direttamente adulti, così non sprechiamo tempo - credo che le fiabe e le favole, con le loro conclusioni felici raggiunte solo dopo aver superato mille peripezie, abbiano proprio la funzione di far capire che nella vita si debba sempre andare avanti e affrontare gli ostacoli senza abbattersi, lottando per conquistarsi la propria felicità.

Inoltre, se proprio devo dirla tutta, penso che la maggior parte dei bambini che leggono, leggeranno o hanno letto questo libro siano comunque dei bambini (e saranno degli adulti) privilegiati la cui vita permette loro di avere del tempo libero e di poterlo dedicare alla lettura, e di conseguenza tutte queste difficoltà saranno spesso molto relative, o comunque "nella norma", con i dolori e i problemi che ognuno di noi deve affrontare: a quelli che veramente hanno di fronte a sé una vita senza lieto fine, credo che probabilmente non freghi proprio una mazza di leggere questo libro, magari non hanno nemmeno la possibilità farlo. Per questo motivo ho trovato estremamente fastidiosi i commenti di Goldman durante la narrazione, che avrebbe secondo me passato lo stesso messaggio, forse anche in modo più intenso, se invece del cinismo ci si fosse basati su una trama più profonda e magari, perché no, sulla vera assenza di un lieto fine.

Non so, forse sono io che non ho capito il vero spirito del romanzo o semplicemente ero talmente accecata dalle mie aspettative che mi sono presa una "tranvata" in piena regola. Dovrò provare a rileggerlo tra qualche anno. Nel frattempo continuo a guardare il film.

Il Codice Da Vinci

Autore: Dan Brown
Titolo originale: The Da Vinci Code
Serie: Robert Langdon, n.2
Data di pubblicazione: 2003
Editore: Mondadori, 2003
Formato: Hardcover, 455 pag.

Inizio lettura: 17 agosto 2013
Fine lettura: 20 agosto 2013
Lettura n.: 32/2013
Il mio voto: ★★★★☆
Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l'ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Afferrata la cornice dorata, l'uomo di settantasei anni tirò il capolavoro verso di sé fino a staccarlo dalla parete, poi cadde all'indietro sotto il peso del dipinto.
Come da lui previsto, una pesante saracinesca di ferro calò nel punto da cui era passato poco prima, bloccando l'ingresso al corridoio. Il pavimento di parquet tremò. Lontano, un allarme cominciò a suonare.
Tra tutti i romanzi con protagonista Robert Langdon, questo è quello che mi è piaciuto di più; l'ho trovato migliore anche di "Angeli e Demoni" che invece in versione cinematografica mi aveva appassionato maggiormente (forse ha influito anche il fatto che quest'ultimo me lo ricordavo molto meglio).
Le caratteristiche principali degli altri romanzi tornano anche qui: Robert Langdon si trova coinvolto suo malgrado in un altro caso di omicidio e con la sua esperienza di studioso di simboli, inizia una frenetica "caccia al tesoro" tra i monumenti della città accompagnato da un'affascinante quanto sgamata donzella, in questo caso la nipote del defunto curatore del Louvre, alla ricerca della "chiave di volta", che protegge uno dei più grandi misteri della storia: il Santo Graal. Naturalmente i due sono inseguiti da avversari che cercano la chiave di volta per i loro loschi scopi e che sono disposti a tutto, anche a fare la pelle al povero Langdon che fa tanto quello che non vuole immischiarsi ma poi quando "annusa" la presenza di qualche bel mistero non esita a tuffarsi a testa bassa nell'avventura. Che dire, un bel "page turner", perfetto per l'estate, il classico libro che diverte.

Purtroppo ho notato che il problema fondamentale di Dan Brown rimane sempre uno: il finale. Le conclusioni dei suoi romanzi sono davvero banali e contrastano con tutto il resto della storia (rovinando anche l'effetto complessivo perché un bel libro con un brutto finale è come una cena luculliana che termina con il dessert della Bindi). Peccato, però non per questo mi sentirei di sconsigliarlo.

Inferno

Autore: Dan Brown
Titolo originale: Inferno
Serie: Robert Langdon, n.4
Data di pubblicazione: 2013
Editore: Mondadori, 2013
Formato: Hardback, 522 pag.

Inizio lettura: 06 agosto 2013
Fine lettura: 07 agosto 2013
Lettura n.: 30/2013
Il mio voto: ★★★★☆
Io sono l’Ombra.
Attraverso la città dolente, io fuggo.
Attraverso l’eterno dolore, io prendo il volo.

Lungo la riva dell’Arno, corro arrancando senza fiato… volto a sinistra, in via dei Castellani, e mi dirigo verso nord, rannicchiandomi nell’ombra degli Uffizi.
E loro continuano a inseguirmi.
Il suono dei passi alle mie spalle si fa sempre più forte, mi danno la caccia con determinazione implacabile.
Mi inseguono da anni, ormai. Un’ostinazione che mi ha costretto alla clandestinità, a vivere in purgatorio, a lavorare sottoterra come un mostro ctonio.

Io sono l’Ombra.
Devo smetterla di leggere i commenti altrui su Goodreads prima di aver letto un libro: tutti a dire quanto Inferno sia brutto, quanto non abbia niente a che vedere con i primi due, che la figura di Dante è stata buttata dentro solo perché non sapeva più che personaggio tirare in ballo. Sull'ultimo punto effettivamente potrei anche trovarmi d'accordo ma per tutto il resto assolutamente no: il romanzo a me è piaciuto moltissimo, tant'è che l'ho letteralmente divorato in un paio di giorni (che belle le vacanze!) e l'ho trovato degno dei precedenti (ma più bello de Il Simbolo Perduto).

La vicenda è ambientata a Firenze: Langdon si risveglia in una stanza d'ospedale con una ferita alla testa e senza alcun ricordo di quanto possa essergli accaduto. Poco dopo viene aggredito da una misteriosa assassina e da quel momento inizia la sua fuga da misteriosi inseguitori, alla ricerca della memoria perduta e di un'arma chimica che potrebbe distruggere l'umanità.

Come negli altri romanzi, la vicenda si svolge in un periodo di tempo molto limitato e il ritmo è davvero frenetico: in più questa volta Langdon deve sia fuggire che inseguire, di conseguenza l'azione è duplice e il ritmo ancora più serrato. Come sempre Dan Brown arricchisce poi il romanzo con i dettagli architettonici degli edifici più importanti delle città in cui si svolge l'azione: mi è piaciuto particolarmente l'inseguimento attraverso il Giardino di Boboli e Palazzo Pitti che ho trovato estremamente suggestivo, oltre che appassionante.

Per quanto riguarda i personaggi, anche in questo romanzo Langdon è accompagnato dall'affascinante donzella di turno, che però questa volta non mi è piaciuta moltissimo, mentre per la prima volta mi sono trovata in estrema affinità con il cattivo, non tanto perché è un personaggio interessante, ma proprio perché nell'ambito del romanzo sarei stata una sua seguace: secondo me ha trovato la soluzione ideale ad un problema fondamentale dell'umanità.

Ho letto su internet che nel 2015 è prevista l'uscita dell'adattamento cinematografico, sempre come regista Ron Howard e sempre con Tom Hanks nei panni del professor Langdon e questa volta credo proprio che non mi farò pregare per andarlo a vedere al cinema.

Angeli e Demoni

Autore: Dan Brown
Titolo originale: Angels & Demons
Serie: Robert Langdon, n.1
Data di pubblicazione: 2003
Editore: Mondadori, 2006
Formato: Hardback, 562 pag.

Inizio lettura: 26 luglio 2013
Fine lettura: 01 agosto 2013
Lettura n.: 29/2013
Il mio voto: ★★★★☆
Il fisico Leonardo Vetra sentì l'odore di carne bruciata. Era la sua. Terrorizzato alzò gli occhi verso l'ombra scura che incombeva su di lui: «Cosa Vuole da me?»
«La password» disse lo sconosciuto con voce aspra: «La parola d'ordine.»
«Ma io non...»
L'uomo gli premette di nuovo sul petto il ferro arroventato, ancora più a fondo. Si udì uno sfrigolio di carne che bruciava.
Finalmente il Dan Brown che mi ero aspettata fin dall'inizio: coinvolgente, scorrevole, rapido nell'azione. Qui non ci si perde in mille premesse e Robert Langdon si comporta finalmente "da uomo": niente frignate su quanto sia tutto inverosimile (ci prova in paio di volte soltanto) e niente lamentele frustrate sul fatto che non riesce a risolvere il mistero. Qui tutto fila liscio (non altrettanto per i quattro poveri cardinali) ed è stato davvero divertente trascorrere qualche giorno in compagnia di Robert Langdon e Vittoria Vetra in giro per le piazze di Roma.

D'altro canto in questo romanzo non c'è nessun tipo di approfondimento psicologico dei personaggi, aspetto a cui è invece stato lasciato molto spazio in "The Lost Symbol" e che avevo apprezzato molto: anche qui la protagonista femminile è quella più interessante ma non sono riuscita a conoscerla bene quanto avevo invece fatto con Katherine Solomon, e i "cattivi"... non c'è paragone con la profondità di Mal'hak. Diciamo comunque che l'azione serrata non ha fatto in nessun modo sentire la mancanza di questi aspetti psicologici (che invece probabilmente se fossero stati assenti in "The Lost Symbol" lo avrebbero reso un romanzo del tutto inutile). Confrontando i due romanzi, insomma, secondo me si nota che Dan Brown da un lato ha ridotto l'originalità e la fantasia (il che, da un certo punto di vista, è anche normale), ma dall'altra è migliorato come "ritrattista" dei suoi personaggi (lo ripeterò fino alla nausea, Mal'hak è tra i migliori cattivi di cui ho letto quest'anno).

Per tornare ad Angeli e Demoni, conoscevo già la storia dato che avevo visto il film (che mi era piaciuto molto), anche se tra le due versioni ci sono alcune differenze a livello di trama, quindi ben poco del romanzo è stato una sorpresa ma il fatto che nonostante ciò l'abbia trovato appassionante è un segno molto positivo. A questo punto spero che anche Il Codice Da Vinci sia sullo stesso livello.

Torta al caramello in Paradiso

Autore: Fannie Flagg
Titolo originale: Can't Wait to Get to Heaven
Serie: Elmwood Springs, n.3
Data di pubblicazione: 2006
Editore: Sonzogno, 2007
Formato: Hardback, 372 pag.

Inizio lettura: 22 luglio 2013
Fine lettura: 23 luglio 2013
Lettura n.: 28/2013
Il mio voto: ★★★★☆
L'ultima cosa che Elner Shimfissle ricordava, dopo aver accidentalmente disturbato quel nido di vespe tra le foglie del fico, era di aver detto: "Ops". Dopo di che si era ritrovata al pronto soccorso di un ospedale, a domandarsi come diavolo ci fosse finita.
Sono parecchio in ritardo con questa recensione ma in queste ultime settimane non ho mai avuto molto tempo. Ora finalmente sono in VACANZA e posso dedicarmi a portare avanti tutti gli arretrati del blog.

Con questo romanzo, Fannie Flagg ha confermato tutte le impressioni positive che mi ero fatta di lei dopo aver letto "Pomodori Verdi Fritti al Caffé di Whistle Stop": questo libro è letteralmente un amore. I romanzo racconta la storia di Elner, un'arzilla e simpaticissima vecchietta che crea non pochi problemi al sua nipote Norma (già di per sé ansiosa e propensa alle crisi di panico) con la sua intraprendenza e il non voler rendersi conto dei limiti imposti dalla sua età: così un giorno Elner cade dall'albero di fico si cui si era arrampicata e, purtroppo, muore. Inizia così il doppio racconto delle vicende che seguono la morte di Elner sulla Terra e di quello che invece accade a lei in Paradiso, dove viene accolta per poi essere rispedita giù per diffondere un messaggio di gioia e speranza tra le persone che conosce. In realtà, durante la sua vita Elner aveva già fatto del bene a moltissime persone ed è bello vedere quante accorrono immediatamente alla notizia della sua morte e conoscere le storie che la legano ai vari abitanti di Elmwood Spring. In più, è divertentissima anche tutta la serie di incontri che Elner fa in Paradiso. Fannie Flagg ha un modo di scrivere ironico, divertente e saggio allo stesso tempo: ho adorato Elner (che fa davvero morire dal ridere: è fantastica) e ho amato molto tutti i personaggi che prendono parola nei vari capitoli. Infatti, pur essendo narrato principalmente da Elner e da Norma, il romanzo riporta anche i punti di vista di tutta una serie di altri personaggi che per vicende varie sono state legate alla protagonista.

Anche qui, insomma, ho ritrovato la stessa atmosfera dolce e ironica a cui la Flagg mi aveva abituato e in più è stata una bella coincidenza ritrovare anche qui temi molto simili a quelli di The Lost Symbol di Dan Brown, ma sviluppati in maniera completamente opposta.

The Lost Symbol

Autore: Dan Brown
Serie: Professor Langdon, n.3
Editore: Anchor, 2009
Formato: Ebook

Inizio lettura: 17 giugno 2013
Fine lettura: 08 luglio 2013
Lettura n.: 25/2013
Il mio voto: ★★★☆☆

Tappe gdl:
Prima Tappa - 17-23 giugno | cap. Prologo/21
Seconda Tappa - 24-30 giugno | cap. 22/43
Terza Tappa - 01-07 luglio | cap. 44/70
Quarta Tappa - 08-14 luglio | cap. 71/94
Quinta Tappa - 15-21 luglio | cap. 95/117
Sesta Tappa - 22-28 luglio | cap. 118/Epilogo
The secret is how to die.
Since the beginning of time, the secret had always been how to die.
Ormai ultima sulla faccia della terra a non averlo ancora fatto, finalmente anch'io ho letto un libro di Dan Brown e non sono riuscita a trovare la motivazione di tutte le critiche che seguono sempre l'uscita dei suoi romanzi: sono un misto tra thriller e mistery come ce ne sono mille altri, parlano di misteri esoterici come ce ne sono mille altri e sono imperfetti, come lo sono un milione di altri... sinceramente non capisco perchè prendersela proprio con Dan Brown se non per puro e semplice snobismo letterario unito a tanta invidia per tutti i soldi che lui ha fatto e tutti quelli che lo criticano no.

In linea di massima a me il romanzo è piaciuto: l'inizio è stato un po' lento ma poi una volta preso il ritmo non sono più riuscita a fermarmi, tanto che ho terminato la lettura con una settimana di anticipo rispetto al calendario prefissato dal gdl. Ci sono alcune incongruenze che non mi sono piaciute, soprattutto volte a concludere il romanzo assicurandosi la suspance in modo un po' troppo approssimativo, quindi non mi sento di dare più di tre stelle, però l'intreccio della storia è bello ingarbugliato e devo ammettere che il colpo di scena al capitolo 119 proprio non me lo aspettavo (oltre al fatto che fino alla fine non sono mai stata sicura del ruolo di Sato: buona o cattiva?).

Per quanto riguarda i personaggi ho trovato davvero ben disegnati quelli di Katherine e di Mal'hak: senza dubbio i migliori. Langdon invece è stato una delusione immensa: imbranato, lento di comprendonio, con un cervello sigillato sulle sue convinzioni... e apri questa mente!! =D Davvero, durante la lettura mi ritrovavo a chiedermi se non fosse un po' scemo!

Volontariamente non commento i contenuti storici/leggendari del romanzo semplicemente perché non sono abbastanza ferrata in materia per poter dare un giudizio sulla veridicità o meno di quanto raccontato: sicuramente non si può non rimanere affascinati dal mondo di simboli e di significati nascosti di cui Dan Brown riempie i suoi libri, ma in questo caso ciò che ha esercitato maggiormente il suo fascino su di me sono stati gli studi di Katherine sulla Neoetica che riprendono temi su cui spesso mi trovo a riflettere.

Per questo romanzo ho trovato su internet la guida di lettura per i gruppi di lettura con le classiche domande per riflettere sulla trama. Ho pensato di racchiudere le mie risposte in un spoiler per non creare un post troppo lungo. Per visualizzarle basta cliccare sul pulsante qui sotto: