Data prima pubblicazione: 2012 Lettura n.: 31/2015 Preso da: Libreria
Voto: 8/10
Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Alla forma che ha, per cominciare. La prima volta che l'ho vista, è stata la sua nuca che ho notato, e nelle sue curve c'era qualcosa d'incantevole. Come un chicco di mais, duro e lucente, o un fossile nel greto di un fiume. La sua è quella che i vittoriani definirebbero una testa dalle proporzioni squisite, che lascia intuire la forma del cranio.
incipit
Commento
Questo libro è veramente malato e questo fatto mi ha colto di sorpresa perché non me lo sarei mai aspettato: ho iniziato la lettura con un pauroso livello di scetticismo convinta che fosse il classico best-seller tutto fumo e in più avevo provato ad ascoltare qualche capitolo dell'audiobook e mi aveva annoiato molto (e dopo aver letto l'edizione italiana so perché: non avevo capito un tubo). In realtà è effettivamente un romanzo di puro intrattenimento, nulla di particolarmente profondo o che tocchi la nostra parte emotiva, però è scritto bene: appassiona, è originale e soprattutto ha davvero dei colpi di scena (eventi letterari ormai praticamente estinti) pur non essendo un thriller nel vero senso del termine (ad esempio, di suspense praticamente non ce n'è, però è riuscito a tenermi incollata alle pagine).
Il romanzo è narrato alternando le voci di Amy e di Nick, i due protagonisti: questa è una scelta che io personalmente apprezzo sempre molto perché mi piace conoscere in modo diretto diversi personaggi e leggere i diversi punti di vista da cui può essere vissuta una vicenda. Inoltre trovo che renda la lettura molto più dinamica e credo che sia stata proprio questa caratteristica a permettere al romanzo di non annoiare pur non avendo un ritmo frenetico. Inoltre in questo caso ha contribuito moltissimo a creare una sensazione di totale spiazzamento a mano a mano che si prosegue con la lettura.
Il libro è diviso in tre parti e il bello è che ogni parte ha ribaltato completamente l'opinione che mi ero fatta grazia alla lettura di quella precedente. Mi spiego meglio: alla fine della prima parte ero convinta di trovarmi davanti alla classica coppia con i classici problemi comuni a tutte le coppie, dove entrambe le parti compiono degli errori, magari anche in buona fede o senza rendersi conto che il proprio comportamento ferisce l'altro, anche se comunque ero piuttosto convinta che Amy fosse per la maggior parte dalla parte della ragione (E mi sono anche dispiaciuta per lei, pazza psicopatica che non è altro!!!!), mentre Nick stesse tutto sommato dimostrando di essere abbastanza egoista ed infantile. Mi sono anche riconosciuta moltissimo in alcune dinamiche di incomprensione o di mancanza di dialogo all'interno della coppia. Poi ho iniziato la seconda parte e non potevo credere di essermi fatta fregare così bellamente! Infine la terza e ultima parte è davvero il tocco di classe: ho letto tanti commenti di lettori delusi dal finale del romanzo che invece io ho trovato perfetto! Spiazzante ma perfetto: se avesse avuto il finale banale e scontato che forse a tutti è venuto in mente sarebbe stato un romanzo sciapetto e insignificante, invece è proprio la conclusione a renderlo particolare. Ho chiuso il libro con una sensazione di oppressione tale da aver voglia di alzarmi dal letto e uscire all'aria aperta per realizzare che io non ero in trappola come Nick. Il quale comunque a me è sembrato non dico pazzo tanto quanto lei, ma sicuramente non del tutto normale: alla fine lui si sente quasi sollevato all'idea di essere obbligato a restare sempre con Amy e a non poterla lasciare.
L'unico difetto che ho trovato a questo libro sta nel fatto che, per renderlo più "ad effetto", è stato reso il tutto un po' poco verosimile, specialmente nella seconda metà del romanzo: la perfezione della vendetta di Amy, la sua capacità di prevedere ogni singola mossa di Nick e della polizia, il fatto che lo imprigioni totalmente in un ricatto che lui non riuscirà mai ad aggirare mi è sembrata un tantino esagerata e forzata, però è l'ingrediente fondamentale per creare la sensazione di impotenza che si prova durante la lettura.
Nel complesso comunque è un romanzo che a mio parere funziona: non è il capolavoro del secolo ma vale la pena leggerlo e per questo periodo estivo è l'ideale.
Lettura: 17 maggio 2015 - 20 maggio 2015 Ambientazione: North Carthage/Missouri/USA, Missouri/USA
Titolo originale: Lexapros and Cons Autore: Aaron Karo Data di pubblicazione: 1973 Editore: Giunti, 2012 Formato: Ebook, 288 pag.
Inizio lettura: 18 settembre 2013 Fine lettura: 19 settembre 2013 Lettura n.: 41/2013 Il mio voto: ★★★☆☆
Lo scorso anno mi sono fatto esattamente 273 pippe. Questo fa una media di 5,25 alla settimana e di 0,75 al giorno. Non so cos’è che mi impressiona di più: il fatto che mi spari così tante pippe o che ne abbia tenuto il conto per tutto l’anno. Però è vero, ho segnato il numero su una pila sempre più alta di post-it nascosta nel comodino. Fatti una pippa, prendi nota, vai a nanna. La routine.
Forse l'incipit del libro non fa presagire nulla di buono ma in realtà questo romanzo è veramente carino e si divora in pochissimo tempo. Il protagonista è Chuck, un adolescente un po' sfigato e affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo che condiziona completamente la sua vita: Chuck si lava le mani mille volte al giorno, imposta per quattordici volte di fila la combinazione dell'armadietto a scuola, controlla continuamente le piastre elettriche di casa e si alza dal letto almeno una decina di volte a serata per fare pipì. Naturalmente Chuck non è molto popolare a scuola e ha pochissimi amici. Tutto cambia quando nella sua vita entra Amy, una nuova compagna di classe di cui il ragazzo si innamora e per la quale sarà obbligato a fronteggiare una volta per tutti il suo problema.
Il tono del romanzo è molto leggero e ironico ma allo stesso tempo non superficiale e soprattutto non è il classico YA scritto coi piedi (sarà perché non è paranormal romance, quindi la probabilità di boiata si abbassa notevolmente) ma al contrario è molto coinvolgente, narrato bene seppur con linguaggio adolescenziale (e in prima persona!! Mi fa sempre paura la prima persona, però qui è dosata bene) e parla di un problema importante pur senza appesantire la lettura: si percepisce chiaramente quanto le manie rendano difficile la vita a Chuck, però non si punta a provocare compassione nel lettore, bensì una partecipazione "propositiva" alla volontà di Chuck di risolvere il suo problema: si tifa per lui, insomma.
I personaggi provocano immediata simpatia, soprattutto Chuck e il suo migliore amico Steve, e fortunatamente viene presentata una famiglia normale, quella del protagonista, in cui naturalmente il rapporto genitori-figli non è tutto rose e fiori ma non c'è il solito stereotipo dei genitori che non capiscono i figli/i figli che non capiscono i genitori: è una via di mezzo, come in tutte le famiglie normali. I "nemici" si, sono abbastanza stereotipati (il bullo della scuola) però purtroppo questo rappresenta quella che spesso è l'effettiva realtà: alcuni ragazzi vengono semplicemente presi di mira, senza una vera ragione.
Passando a dei dettagli secondari, è un peccato che non si sia trovata una trasposizione migliore del titolo originale Lexapros and Cons: il Lexapro infatti è un farmaco antidepressivo (lo stesso che assume Chuck) che credo sia venduto solo negli USA, almeno con questo nome, mentre "Cons" è il termine in slang che sta per "Converse All Star", la marca di scarpe di cui Chuck possiede, sempre a causa del suo disturbo, un paio di ogni colore, uno per ogni stato d'animo. In effetti la resa in italiano non è così facile, però è un peccato, perchè alla fine il titolo scelto è piuttosto banale.
Autore: Fannie Flagg Titolo originale: Can't Wait to Get to Heaven Serie: Elmwood Springs, n.3 Data di pubblicazione: 2006 Editore: Sonzogno, 2007 Formato: Hardback, 372 pag.
Inizio lettura: 22 luglio 2013 Fine lettura: 23 luglio 2013 Lettura n.: 28/2013 Il mio voto: ★★★★☆
L'ultima cosa che Elner Shimfissle ricordava, dopo aver accidentalmente disturbato quel nido di vespe tra le foglie del fico, era di aver detto: "Ops". Dopo di che si era ritrovata al pronto soccorso di un ospedale, a domandarsi come diavolo ci fosse finita.
Sono parecchio in ritardo con questa recensione ma in queste ultime settimane non ho mai avuto molto tempo. Ora finalmente sono in VACANZA e posso dedicarmi a portare avanti tutti gli arretrati del blog.
Con questo romanzo, Fannie Flagg ha confermato tutte le impressioni positive che mi ero fatta di lei dopo aver letto "Pomodori Verdi Fritti al Caffé di Whistle Stop": questo libro è letteralmente un amore. I romanzo racconta la storia di Elner, un'arzilla e simpaticissima vecchietta che crea non pochi problemi al sua nipote Norma (già di per sé ansiosa e propensa alle crisi di panico) con la sua intraprendenza e il non voler rendersi conto dei limiti imposti dalla sua età: così un giorno Elner cade dall'albero di fico si cui si era arrampicata e, purtroppo, muore. Inizia così il doppio racconto delle vicende che seguono la morte di Elner sulla Terra e di quello che invece accade a lei in Paradiso, dove viene accolta per poi essere rispedita giù per diffondere un messaggio di gioia e speranza tra le persone che conosce. In realtà, durante la sua vita Elner aveva già fatto del bene a moltissime persone ed è bello vedere quante accorrono immediatamente alla notizia della sua morte e conoscere le storie che la legano ai vari abitanti di Elmwood Spring. In più, è divertentissima anche tutta la serie di incontri che Elner fa in Paradiso. Fannie Flagg ha un modo di scrivere ironico, divertente e saggio allo stesso tempo: ho adorato Elner (che fa davvero morire dal ridere: è fantastica) e ho amato molto tutti i personaggi che prendono parola nei vari capitoli. Infatti, pur essendo narrato principalmente da Elner e da Norma, il romanzo riporta anche i punti di vista di tutta una serie di altri personaggi che per vicende varie sono state legate alla protagonista.
Anche qui, insomma, ho ritrovato la stessa atmosfera dolce e ironica a cui la Flagg mi aveva abituato e in più è stata una bella coincidenza ritrovare anche qui temi molto simili a quelli di The Lost Symbol di Dan Brown, ma sviluppati in maniera completamente opposta.
Autore: Dan Brown Serie: Professor Langdon, n.3 Editore: Anchor, 2009 Formato: Ebook
Inizio lettura: 17 giugno 2013 Fine lettura: 08 luglio 2013 Lettura n.: 25/2013 Il mio voto: ★★★☆☆
Tappe gdl: Prima Tappa - 17-23 giugno | cap. Prologo/21 Seconda Tappa - 24-30 giugno | cap. 22/43 Terza Tappa - 01-07 luglio | cap. 44/70 Quarta Tappa - 08-14 luglio | cap. 71/94 Quinta Tappa - 15-21 luglio | cap. 95/117
Sesta Tappa - 22-28 luglio | cap. 118/Epilogo
The secret is how to die.
Since the beginning of time, the secret had always been how to die.
Ormai ultima sulla faccia della terra a non averlo ancora fatto, finalmente anch'io ho letto un libro di Dan Brown e non sono riuscita a trovare la motivazione di tutte le critiche che seguono sempre l'uscita dei suoi romanzi: sono un misto tra thriller e mistery come ce ne sono mille altri, parlano di misteri esoterici come ce ne sono mille altri e sono imperfetti, come lo sono un milione di altri... sinceramente non capisco perchè prendersela proprio con Dan Brown se non per puro e semplice snobismo letterario unito a tanta invidia per tutti i soldi che lui ha fatto e tutti quelli che lo criticano no.
In linea di massima a me il romanzo è piaciuto: l'inizio è stato un po' lento ma poi una volta preso il ritmo non sono più riuscita a fermarmi, tanto che ho terminato la lettura con una settimana di anticipo rispetto al calendario prefissato dal gdl. Ci sono alcune incongruenze che non mi sono piaciute, soprattutto volte a concludere il romanzo assicurandosi la suspance in modo un po' troppo approssimativo, quindi non mi sento di dare più di tre stelle, però l'intreccio della storia è bello ingarbugliato e devo ammettere che il colpo di scena al capitolo 119 proprio non me lo aspettavo (oltre al fatto che fino alla fine non sono mai stata sicura del ruolo di Sato: buona o cattiva?).
Per quanto riguarda i personaggi ho trovato davvero ben disegnati quelli di Katherine e di Mal'hak: senza dubbio i migliori. Langdon invece è stato una delusione immensa: imbranato, lento di comprendonio, con un cervello sigillato sulle sue convinzioni... e apri questa mente!! =D Davvero, durante la lettura mi ritrovavo a chiedermi se non fosse un po' scemo!
Volontariamente non commento i contenuti storici/leggendari del romanzo semplicemente perché non sono abbastanza ferrata in materia per poter dare un giudizio sulla veridicità o meno di quanto raccontato: sicuramente non si può non rimanere affascinati dal mondo di simboli e di significati nascosti di cui Dan Brown riempie i suoi libri, ma in questo caso ciò che ha esercitato maggiormente il suo fascino su di me sono stati gli studi di Katherine sulla Neoetica che riprendono temi su cui spesso mi trovo a riflettere.
Per questo romanzo ho trovato su internet la guida di lettura per i gruppi di lettura con le classiche domande per riflettere sulla trama. Ho pensato di racchiudere le mie risposte in un spoiler per non creare un post troppo lungo. Per visualizzarle basta cliccare sul pulsante qui sotto:
1. Avevi familiarità con la Massoneria prima di leggere il romanzo? Come si è modificata la tua impressione sull'organizzazione attraverso il libro, dall'agghiacciante prologo ai commenti filosofici di Peter Solomon verso la fine?
In realtà, come ho scritto anche nel commento al romanzo, non so nulla di Massoneria e per questo motivo ho cercato di mantenermi il più possibile neutrale nei confronti di questa organizzazione. Sicuramente il romanzo ha fatto sorgere la curiosità su un argomento di cui proprio non sapevo nulla, a parte della sua esistenza.
2. In che modo gli studenti di Peter Solomon (Robert incluso) conciliano la propria ammirazione per lui con la consapevolezza della sua affiliazione alla Massoneria? Ti ha sorpreso apprendere che personaggi storici americani molto conosciuti erano massoni e leggere di scienziati intrigati dal misticismo e da altre credenze occulte?
Dal romanzo mi sembra che semplicemente se ne facciano una ragione. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda: no, non mi ha stupito perchè sapevo che molti personaggi storici famosi, non solo americani, facessero parte della massoneria, come non è difficile immaginare che gli scienziati, proprio in quanto tali, siano affascinati da tutto ciò che non possono razionalmente comprendere e dimostrare.
3. Discuss the novel's grand theme of architecture. How did The Lost Symbol change the way you think about the way buildings are designed and the intention of their architects (creators)? What most surprised you about the tributes to the past—and visions of the future—that are captured in the landmarks of Washington, D.C.?
Ecco, questi sono esattamente i punti che non credo assolutamente corrispondano a realtà: senza dubbio gli architetti, come tutti gli artisti, attribuiscono un significato alle proprie opere, spesso anche simbolico, ma non credo proprio che tutti i monumenti di Washington siano collegati a chissà quali misteri. Poi chissà come mai sempre in America ci sono queste cose...
4. Mal'akh considers the polarity of angels and demons noting that "the guardian angel who conquered your enemy in battle was perceived by your enemy as a demon destroyer." What does this indicate about Mal'akh's perception of himself in the world? How can his evil nature be explained? Why is he only able to consider his own suffering, while relishing the suffering of others?
Sicuramente Mal'akh si vede come una vittima, senza rendersi conto che l'unica persona da incolpare per ciò che gli è successo è sé stesso. Credo che sia questo profondo senso di ingiustizia che lo spinge a fare quello che farà, oltre al fatto che senza dubbio non ci sta tanto con la testa.
5. How did you react to Katherine Solomon's work in Noetic Science? What motivates her to investigate the tangible aspects of the human soul (attempting to weigh it, even)? How would it change the world if there were more tangible evidence of the spiritual world? How is Katherine Solomon's perception of science different from Robert Langdon's?
Questa è la parte del romanzo che mi è piaciuta di più: sono rimasta affascinata dalle teorie noetiche, anche se non so dire a che punto siano arrivate nella realtà. Sicuramente le implicazioni di scoperte di quel genere sarebbero enormi: verrebbe fuori un tale caos, soprattutto a livello di estremismi, che è difficile immaginare le conseguenze. La percezione della scienza non è diversa da quella di Langdon: l'approccio è esattamente lo stesso poichè è scientifico.
6. At the heart of the novel is a quest to unlock wisdom, and the need to keep it "locked" because it can be used for destructive purposes. Do you believe that freedom of knowledge (Wikipedia, a world wide web) is a blessing or a curse?
E' assolutamente una cosa positiva e va tutelata dai suoi stessi rischi, ovvero quello di diventare una massa informe di informazioni vere e accertate e informazioni inventate e senza nessuna base.
7. L'epigrafe del romanzo, tratta dal libro di Manly Hall "The Secret Teachings of All Ages", incoraggia i lettori a prendere coscienza del significato del mondo. Quali misteri sul mondo e la vita credi siano i più importanti da esplorare?
Per quanto mi riguarda il mistero principale è uno solo: cosa c'è dopo la morte? Rispondendo a questa domanda secondo me già si svelerebbero molti misteri su dio, sulle origini del mondo, ecc..
8. How did Mal'akh amass enough power to turn his personal plot into a national security threat? What does his rise to power indicate about the potential of mind over body and a human being's ability to play a variety of roles for unsuspecting audiences?
Ciò che porta la battaglia privata di Mal'akh su un piano di importanza nazionale è il ricatto: la capacità di utilizzare le informazioni a cui ha avuto accesso per ricattare chi gli si oppone. Sicuramente con una forte convinzione, e in questo caso ossessione, una persona può tutto, perché è in grado di modificare sè stesso e ciò che lo circonda sulla base della propria volontà. Bisogna dire che Mal'akh è stata aiutato da un piccolo dettaglio: i soldi facili.
9. The final chapter raises intriguing questions about the possibility of a multi-faceted God and the potential to find God in all of humanity. Can there be a universal definition of enlightenment?
Non so se ho inteso correttamente la domanda, comunque se per "illuminazione" si intende l'esistenza di una sola "divinità universale" inizierei a scrivere per due ore perché non è una risposta che posso dare in due righe. Diciamo che secondo me la Verità è una sola e uguale per tutti gli uomini, indipendentemente da quale sia.
10. While interpreting the Masonic Pyramid's final inscription, Robert Langdon tries to bring order out of chaos by interpreting each symbol as a metaphor. Peter Solomon instructs him to be literal and accept the inscription as a true map. What does this exchange say about the best way to interpret all sacred messages?
Che spesso si vanno a cercare significati nascosti dove non ci sono e basterebbe leggere davvero quello che è scritto. A dire il vero credo che forse i problemi degli estremismi religiosi dipendano proprio dal contrario, ovvero da un'interpretazione troppo letterale dei testi sacri.
11. What truths do Katherine Solomon and Robert Langdon experience in the epilogue, at sunrise, atop America's ultimate symbol? From your perspective, what does the Capitol symbolize?
Se ho capito bene dalla lettura in inglese dovrebbe rappresentare l'unione dei due mondi: quello terreno e quello dell'aldilà.
12. What does The Lost Symbol indicate about the power of the Word—both ancient texts and bestselling twenty-first-century novels?
Non ho capito la domanda... =D
13. What common thread runs through this and each of Dan Brown's previous works? What makes The Lost Symbol unique? How has Robert Langdon's perspective changed from Angels & Demons and The Da Vinci Code?
Non lo so, non ho ancora letto i romanzi precedenti.
Un prince sans royaume
di Timothée de Fombelle
Saga Vango, Libro 2
Hardcover, 462 pagine, Edizioni San Paolo 2011
- Ci dobbiamo nascondere? Perché? Vango posò le due dita unite sulla bocca di Ethel. - Zitta...È qui. Mi segue.
Le spighe non frusciavano nemmeno. Il silenzio era assoluto. Ma c’era nell’aria quella nota continua dell’estate, quella nota grave che si potrebbe chiamare “il rumore del sole”. Vango aveva uno sguardo folle negli occhi. - Dimmi cosa succede... - mormorò lei. La terra arida beveva il filo sottile di lacrime di Ethel. - Non c’è nessuno... Non ti riconosco più, Vango. Ma che cos’hai?incipit
Trama: Inseguito dai fantasmi del suo passato, Vango riparte all'avventura. Alla fine degli anni Trenta, sospeso sulla cima dei grattacieli di New York, affronta i suoi nemici con il monaco Zefiro e ritrova la pista di colui che ha distrutto la sua famiglia. Una caccia mozzafiato tra gli Stati Uniti e l'Europa mentre il mondo si infiamma per una nuova guerra.
Commento personale: Sono commossa. La fine della saga di Vango mi ha lasciato la stessa sensazione provata con Tobia: un'immensa nostalgia per i personaggi, per la storia, per le emozioni e per la meravigliosa scrittura di questo autore che si meriterebbe molto ma molto di più il successo delle varie Stephanie Meyer di turno. Questo si che è un Romanzo con "R" maiuscola.
All'inizio della lettura mi sono sentita completamente persa: non ricordavo precisamente dove si era fermata la narrazione nel volume precedente e in più de Fombélle ha un modo di confondere le idee che ti obbliga a lasciarti andare, come trascinata dalla corrente, avendo fiducia nel fatto che prima poi ti ricondurrà verso rive conosciute e ti permetterà di riprendere il filo. E infatti è esattamente quello che è successo.
Fino alla fine i punti oscuri del romanzo rimangono tali e solo lentamente, a cominciare dalla metà del libro, cominciamo a vedere la luce che rischiara alcune ombre: in ogni caso, fino all'ultima riga, dell'ultima pagina rimane un punto di domanda che solo l'ultima parola libera finalmente da ogni mistero. Bello, è così che vorrei fossero tutti i romanzi, e invece guarda quante scemenze troviamo sugli scaffali delle librerie, storie tutte uguali... e hanno anche successo!! Continuo a non capacitarmi del fatto che Timothée de Fombelle sia ancora un nome del tutto sconosciuto alla maggior parte non solo delle persone, ma anche dei lettori.
Inizio lettura: 08 giugno 2013 Fine lettura: 17 giugno 2013