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Recensione: "Il segreto della libreria sempre aperta"

(Mr. Penumbra's 24-Hour Bookstore)
di Robin Sloan

Formato: Hardcover, 306 pagine
Editore: Corbaccio, 2013
Genere: Mistery, avventura
Data prima pubblicazione: 2012
Lettura n.: 41/2015
Preso da: Biblioteca


Voto: 7/10

Perso tra le ombre degli scaffali, quasi ruzzolo giù dalla scala. Sono esattamente a metà. Il pavimento della libreria è lontano sotto di me, come la superficie di un pianeta che mi sono lasciato alle spalle. Le cime degli scaffali mi sovrastano là dove dominano le tenebre: non c'è molto spazio tra i libri e la luce non riesce a filtrare.
incipit
Commento
Mi sono divertita moltissimo a leggere questo romanzo, ambientato nel mondo dei libri e delle biblioteche, in cui il protagonista Clay, giovane libraio neo assunto dopo una fallimentare carriera nel mondo del web design, deve svelare il mistero di una società segreta che si nasconde tra i volumi polverosi di una buia libreria di San Francisco.

Negli ultimi tempi ho notato che vengono pubblicati molti libri che cercano di attirare i lettori utilizzando il binomio misteri/libri ma finiscono poi per rivelarsi della delusioni non rendendo davvero i libri il fulcro della vicenda ma usandoli solo come "specchietto per le allodole". Al contrario questo romanzo ha soddisfatto le mie aspettative rivelandosi una lettura molto piacevole, con personaggi interessanti e divertenti, un'avventura appassionante e un'ambientazione che è davvero quella che mi aspettavo, con librerie piene di scaffali alti fino al soffitto, vecchi libri dalle pagine ingiallite, società segrete con adepti incappucciati e un'inaspettato ruolo della tecnologia che si integra perfettamente nella vicenda senza rovinare lo spirito del romanzo.

L'aspetto che potrebbe forse non soddisfare tutti i lettori è la quasi totale mancanza di suspense, tanto che personalmente lo classificherei più tra i romanzi d'avventura che non tra i mistery: il ritmo rimane alto durante tutta la vicenda e non vi sono momenti morti, però non c'è mai un istante in cui si sia portati a pensare "oddio, e adesso che succede?" perché la storia rimane sempre piuttosto lineare e senza sottoporre mai il lettore ad attimi di vera tensione. Per quanto mi riguarda questo non mi ha portato ad apprezzare meno la storia, però mi rendo conto che se si cerca un romanzo che faccia tenere il fiato sospeso si potrebbe uscire delusi da questa lettura.


Lettura: 10 - 12 agosto 2015
Ambientazione: San Francisco/California/USA - New York/USA
La serie: #0.5 Ajax Penumbra 1969, #1 Il segreto della libreria sempre aperta

Vango. Un principe senza regno

Un prince sans royaume
di Timothée de Fombelle
Saga Vango, Libro 2
Hardcover, 462 pagine, Edizioni San Paolo 2011
- Ci dobbiamo nascondere? Perché? Vango posò le due dita unite sulla bocca di Ethel. - Zitta...È qui. Mi segue.
Le spighe non frusciavano nemmeno. Il silenzio era assoluto. Ma c’era nell’aria quella nota continua dell’estate, quella nota grave che si potrebbe chiamare “il rumore del sole”. Vango aveva uno sguardo folle negli occhi. - Dimmi cosa succede... - mormorò lei. La terra arida beveva il filo sottile di lacrime di Ethel. - Non c’è nessuno... Non ti riconosco più, Vango. Ma che cos’hai?incipit
Trama: Inseguito dai fantasmi del suo passato, Vango riparte all'avventura. Alla fine degli anni Trenta, sospeso sulla cima dei grattacieli di New York, affronta i suoi nemici con il monaco Zefiro e ritrova la pista di colui che ha distrutto la sua famiglia. Una caccia mozzafiato tra gli Stati Uniti e l'Europa mentre il mondo si infiamma per una nuova guerra.

Commento personale: Sono commossa. La fine della saga di Vango mi ha lasciato la stessa sensazione provata con Tobia: un'immensa nostalgia per i personaggi, per la storia, per le emozioni e per la meravigliosa scrittura di questo autore che si meriterebbe molto ma molto di più il successo delle varie Stephanie Meyer di turno. Questo si che è un Romanzo con "R" maiuscola.

All'inizio della lettura mi sono sentita completamente persa: non ricordavo precisamente dove si era fermata la narrazione nel volume precedente e in più de Fombélle ha un modo di confondere le idee che ti obbliga a lasciarti andare, come trascinata dalla corrente, avendo fiducia nel fatto che prima poi ti ricondurrà verso rive conosciute e ti permetterà di riprendere il filo. E infatti è esattamente quello che è successo.

Fino alla fine i punti oscuri del romanzo rimangono tali e solo lentamente, a cominciare dalla metà del libro, cominciamo a vedere la luce che rischiara alcune ombre: in ogni caso, fino all'ultima riga, dell'ultima pagina rimane un punto di domanda che solo l'ultima parola libera finalmente da ogni mistero. Bello, è così che vorrei fossero tutti i romanzi, e invece guarda quante scemenze troviamo sugli scaffali delle librerie, storie tutte uguali... e hanno anche successo!! Continuo a non capacitarmi del fatto che Timothée de Fombelle sia ancora un nome del tutto sconosciuto alla maggior parte non solo delle persone, ma anche dei lettori.


Inizio lettura: 08 giugno 2013
Fine lettura: 17 giugno 2013

Opere scelte

sfide: mistero
  Autore: Edgar Allan Poe
  Anno di pubblicazione: 2001
  Editore: Mondadori
  Pagine: 1408 (lette 290 ca.)

  Iniziato il: 22 novembre 2011
  Terminato il: 05 dicembre 2011
  Valutazione:★★★ (racconti e Gordon Pym), ★★★★ (poesie)
Once upon a midnight dreary, while I pondered weak and weary,
Over many a quaint and curious volume of forgotten lore,
While I nodded, nearly napping, suddenly there came a tapping,
As of some one gently rapping, rapping at my chamber door.
`'Tis some visitor,' I muttered, `tapping at my chamber door -
Only this, and nothing more.'
(incipit della poesia "The Raven")

Trama
Un'ampia selezione di testi raccolti e annotati da Giorgio Manganelli. I racconti di enigmi, i racconti grotteschi e quelli del terrore sono qui affiancati al romanzo di viaggio Gordon Pym, nella classica versione di Elio Vittorini, e a una significativa scelta delle poesie. (dal retro di copertina)

RACCONTI UMORISTICI
- Come si scrive un articolo «da Blackwood»

- La falce del tempo
- Perché il piccolo francese porta la mano al collo
- L'Angelo del Bizzarro

GORDON PYM
Le avventure di Arthur Gordon Pym, chiamato nel mio volume solo Gordon Pym, è un romanzo di viaggio e d'avventura che racconta le mille peripezie affrontate da Gordon Pym, imbarcatosi di nascosto su un brigantino per una bravata che si è rivelata la più tremenda e incredibile esperienza della sua vita. La storia avrebbe potuto essere davvero appassionante se non fosse che purtroppo Poe alterna le scene "d'azione" con delle spaventose divagazioni sulla storia, la natura, la navigazione, che hanno l'unico effetto di spezzare la narrazione e di smorzare decisamente la tensione e l'attenzione del lettore. Non riesco proprio a capire il motivo di questa scelta, dato che se proprio desiderava inserire tutte queste informazioni perfettamente inutili ai fini della storia, ma che risultano invece interessanti per creare una contestualizzazione al romanzo, poteva benissimo aggiungerle in appendice, senza tediare il lettore con mille dettagli extra, quando l'unico desiderio è scoprire cosa accade a quel povero disgraziato di Gordon. Se si tralasciano queste parti (che secondo me equivalgono a una trentina di pagine, forse anche qualcosa in più) il romanzo diventa davvero appassionante e narrato con tale realismo che ci si mette davvero nei panni del protagonista e con lui si soffrono la fame, la sete e si affrontano i mille pericoli da lui incontrati. La conclusione è volutamente incompleta, e lascia un senso di inquietudine davvero molto efficace.

POESIE
Bellissime. Sono quelle che ho letto con più coinvolgimento e potrei azzardarmi a dire che mi sono piaciute più di tutto il resto dell'opera di Poe: i toni sono decisamente gotici, con queste ambientazioni prettamente notturne e le visioni di tombe, sudari, cimiteri, morte. Durante la lettura, dosata e spezzettata per non esagerare (ne ho lette un paio ogni sera), mi sono sentita avvolta dall'atmosfera cupa e misteriosa, ma anche romantica, che pervade i versi. Ovviamente ho evitato la traduzione, a parte per comprendere alcuni termini, che non rende mai giustizia all'originale, ma crea qualcosa di completamente differente (le rime, per esempio, si perdono del tutto). Non sono mai stata un'amante della poesia, forse perchè non mi sono mai lasciata trascinare non tanto dal significato, ma dalla musicalità delle parole e dalle immagini evocate; questa volta l'ho fatto, ed è stato meraviglioso.

Il Cerchio Celtico

sfide: mistero, del nord e del freddo

Titolo originale: Den Keltiska Ringen
Autore: Björn Larsson
Anno di pubblicazione: 2000
Editore: Iperborea
Pagine: 409

Iniziato il: 12 novembre 2011
Terminato il: 15 novembre 2011
Valutazione:★★★★
Era il 18 gennaio 1990. Un vento fresco, a tratti forte, soffiava da sud, portando con sè nubi cariche di pioggia.
Il viale della stazione di Limhamn era deserto, a parte qualche isolata automobile i cui fari si riflettevano nelle vetrine o sull'asfalto bagnato.
(incipit)

Trama

Una storia dei giorni nostri, un thriller marinaro ambientato negli anni Novanta che ci porta al Nord, in epiche traversate di mari in tempesta, dalla Danimarca alla Scozia, tra venti scatenati e onde che si ergono come muri d'acqua, in inseguimenti e fughe a vela, in compagnia di Ulf e Torben e il loro "Rustica", sulle tracce di MacDuff e Mary e del misterioso Cerchio Celtico, quell'organizzazione segreta che in Irlanda, Scozia, Paesi Baschi e Bretagna persegue con ogni mezzo il sogno di liberazione del popolo celtico. 

(dal retro di copertina)

Commento:
Ma gli autori scandinavi fanno per caso dei corsi di "geniologia della scrittura"? Perchè fino ad ora tutti quelli che ho incontrato si sono rivelati dei narratori strepitosi e anche questo secondo romanzo di Larsson da me letto non fa eccezione. Il Cerchio Celtico è un thriller ma, diversamente della maggior parte dei libri di questo genere, è anche un romanzo di viaggio e un'avventura marinara, oltre che un'immersione nella cultura celtica (della quale io subisco da sempre il fascino) e nei meravigliosi paesaggi scozzesi. Devo ammettere, infatti, che ciò che ho amato di più nel romanzo è stata l'ambientazione in Scozia, una delle terre che più mi affascinano ed ispirano, ma che finora purtroppo ho visitato solo attraverso film e libri. Con questo non voglio dire che la storia non mi sia piaciuta, perchè l'ho trovata appassionante, ma per quanto mi riguarda non era quella la parte fondamentale: ciò che mi ha stregata dello stile di Larsson è stata l'incredibile vividezza con cui disegna con le parole i luoghi e le situazioni.

Nonostante l'azione si svolga prevalentemente in mare e nel libro si incontrino molto spesso espressioni marinare, non ho trovato che queste appesantissero particolarmente il racconto: certo, se avessi conosciuto il loro significato "nella pratica" (quindi non cercato sul vocabolario, ma vissuto), avrei apprezzato ancora di più, ma le situazioni sono ben chiare anche quando non si sa a quale gesto preciso equivalga il termine "allascare" e l'incomprensione delle parole non rende la lettura frustrante (come invece mi era capitato, ad esempio, con Primo comando di Patrick O'Brian - che infatti ho abbandonato). La trama è interessante, anche se non sono riuscita a capire cosa ci sia di inventato e cosa invece sia vero: uno dei punti che più mi ha lasciata perplessa è stata l'affermazione che la Francia non abbia sottoscritto la Dichiarazione per i Diritti Umani in quanto ha effettuato delle discriminazioni nei confronti delle persone di origine celtica, soprattutto in Bretagna. Sono andata a cercare su internet, perchè mi pareva assurdo, e ho trovato che la Dichiarazione per i Diritti Umani è stata firmata nel 1948 a Parigi e redatta, tra gli altri, da un francese. Inoltre, la Dichiarazione del 1948 riflette la prima dichiarazione per i diritti dell'uomo, redatta al termine della rivoluzione francese, proprio dai francesi. Impossibile che proprio la Francia non abbia firmato, quindi se sono stati inventati fatti storici come questo, mi viene da pensare che non ci sia nulla di attendibile nel romanzo, cosa che mi risulta altrettanto strana: va bene inventare i personaggi, l'esistenza di una società segreta di una preparazione millenaria dell'indipendenza celtica, ma anche rimaneggiare in questo modo i fatti storici mi sembra un po' insolito. In ogni caso, la ricostruzione di questa lotta politica segreta dei celti per rendersi un popolo libero e indipendente mi ha affascinato immensamente e così aggiungo un altro argomento alla lista sempre più lunga di quelli che mi piacerebbe approfondire: la cultura celtica.

I personaggi che animano il romanzo mi sono piaciuti molto, senza esclusioni: ho adorato Torben, amante dei libri e della conoscenza che subisce il fascino di Mary, e per lei rischia la pelle, ma anche Ulf e MacDuff sono stati decisamente interessanti, il secondo soprattutto. Imperdibile, infine, la postfazione di Paolo Lodigiani che ci spiega la differenza tra la letteratura di mare e quella che potrebbe essere chiamata "letteratura di barche", la cui differenza sostanziale è che, mentre la letteratura di mare è aperta, comunicativa, estroversa, la letteratura di barche è chiusa e introspettiva: la barca, infatti, è un luogo chiuso, limitato, una specie di isola galleggiante. Il Cerchio Celtico rientra nella letteratura di barche e lo stesso Larsson ha dichiarato che il vero protagonista del romanzo è il Rustica.
Una delle poche occasioni in cui abbiamo abbassato la guardia, è stato quando il paesaggio si è aperto e il Loch Ness si è allargato davanti ai nostri occhi, uno specchio lungo e stretto, circondato da montagne dai fianchi lussureggianti, che a metà strada perdevano la vegetazione per lasciare il posto a cime nude e desolate e a cocuzzoli coperti di neve. Eravamo sopraffatti dalla grandiosità di quella vista e sorpresi dalle acque nere come petrolio del Loch Ness. Non ho mai visto, né prima né poi, un'acqua di quel colore. Aveva una sfumatura che evocava mostri mitologici e attirava il pensiero verso il fondo del lago piuttosto che alla sua superficie.
Per MacDuff il mare non era solo uno stile di vita, era il fondamento stesso del suo rapporto con la realtà. Era imparare a vivere sempre in movimento, a non dare mai niente per scontato, a cercare una sempre maggiore umiltà e rispetto per ciò che l'uomo non domina, e a vivere pienamente ogni istante. In mare si coglie la vera dimensione e il vero valore dell'essere umano.
Per noi che non possiamo vivere senza tracciare confini tra verità e menzogna, tra certezza e fede, è difficile capire un popolo che viveva soltanto di verità e di certezza. Nelle decine di migliaia di versi conservati negli antichi manoscritti irlandesi, non si parla mai, nemmeno una volta, di qualcuno che abbia detto una menzogna. Quella parola non esisteva nemmeno, così come i Celti non avevano un termine per indicare il concetto di favola.
Faccio parte di quelle persone che non si creano aspettative ed evitano di dare qualsiasi cosa per scontata, sia in positivo che in negativo. Un ottimista non ha mai davvero una bella sorpresa. Un pessimista si è aspettato così tanto il peggio che la gioia basta a malapena a recuperare il terreno perduto, se il suo pessimismo si rivela infondato. Ma ormai cominciavo a capire che essere pessimisti offriva dei vantaggi. Se il rischio di contraccolpo è grande, è meglio suddividere la delusione vivendone una parte in anticipo.
Orizzonti infiniti, varietà, voglia di vivere, doveva essere questo che MacDuff aveva avuto e aveva perduto. Impararlo sarebbe stato il mio modo di ricordarmi di lui e di sentire la sua mancanza.
(explicit)

Il Palazzo della Mezzanotte

sfide: a tema, mistero, incrociata

Titolo originale: El Palacio de la Medianoche
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: Mondadori
Pagine: 312

Iniziato il: 9 novembre 2011
Terminato il: 10 novembre 2011
Valutazione: ★★★ e mezzo
Non potrò mai dimenticare la notte in cui nevicò su Calcutta. Il calendario dell’orfanotrofio di St Patrick’s sgranava gli ultimi giorni di maggio del 1932 e si lasciava alle spalle uno dei mesi più caldi che la storia delle città dei palazzi ricordasse.
Giorno dopo giorno, aspettavamo con tristezza e timore l’arrivo di quell’estate nella quale avremo compiuto sedici anni e che avrebbe significato la nostra separazione e lo scioglimento della Chowbar Society, il club segreto e riservato a sette membri esclusivi che era stato il rifugio durante gli anni dell’orfanotrofio. Lì eravamo cresciuti senz’altra famiglia che noi stessi e senza altri ricordi che le storie che ci raccontavamo intorno al fuoco a notte fonda, nel cortile della vecchia casa abbandonata che sorgeva all’angolo tra Cotton Street e Brabourne Road, un casermone in rovina che avevamo ribattezzati il Palazzo della Mezzanotte. Non sapevo, allora, che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrei visto il luogo nelle cui strade ero cresciuto e il cui fascino mi ha inseguito fino a oggi.
(incipit)

Trama: 
Ben e Sheere sono due gemelli salvati appena nati da morte certa e separati, ancora in fasce, nel tentativo di salvare loro la vita. Dopo sedici anni, il passato bussa prepotentemente alla loro porta con il volto di una minaccia dagli occhi infuocati e i due fratelli sono costretti ad indagare sulla loro storia per scoprire chi e per quale motivo gli sta dando la caccia. Aiutati dai membri della Chowbar Society, la società segreta fondata da Ben e i suoi compagni durante gli anni all'orfanotrofio St. Patricks, i due ragazzi dovranno sfruttare tutto il proprio coraggio e la propria intelligenza per far luce sul mistero delle loro origini.

Commento:
Quando vengo colpita da un autore, mi piace sempre andare a ripescare i suoi lavori precedenti, non perchè mi aspetti di trovare chissà quale capolavoro (se lo trovo, ben venga), ma perchè sono curiosa di scoprire la sua evoluzione e il percorso che ha portato infine alla composizione del tal romanzo, particolarmente bello. Ho fatto così con Jostein Gaarder, e sono stata felicissima di aver scoperto le origini de Il mondo di Sofia tra le pagine di L'enigma del solitario, e così ho fatto anche in questo caso per Carlos Ruiz Zafon, autore che mi ha appassionato con Il gioco dell'angelo, ma mi ha del tutto stregata con L'ombra del vento. Il Palazzo della Mezzanotte è stato il suo secondo romanzo e al suo interno vi sono tutti gli ingredienti che si ritrovano, meglio amalgamati, nei suoi romanzi più recenti. Certo, di difetti ce ne sono: alcune incongruenze a livello di trama [SPOILER. evidenziare per leggere] (ad un certo punto viene detto esplicitamente, come se fosse un particolare fondamentale, che la combinazione dell'ingresso alla casa di Chandra cambia all'uscita di Ian, e che la parola da inserire non sarà più "Dido" ma "Kali". Poche pagine dopo, però, Ben si riprende da una perdita di conoscenza e trova Ian e gli altri accanto a lui nel salone: come hanno fatto a rientrare, non sapendo che la combinazione era cambiata e non essendoci nessun altro in casa a parte Ben - che era svenuto - che potesse aprire dall'interno?), il personaggio del nemico che non è, a mio parere, molto ben curato e a volte poco credibile [SPOILER. evidenziare per leggere](entra in campo il paranormale, è vero, ma a suo modo anche quello deve essere credibile), per citarne alcuni. Però, ed è un però molto importante, il romanzo è appassionante (effetto calamita: impossibile staccarsi dalle pagine), il ritmo incalzante e lo stile estremamante scorrevole; inoltre un paio di volte un brividino mi è corso lungo la schiena. Non c'è nulla da fare: Zafòn ha sempre avuto talento, sa scrivere, e tutti i difetti di questo romanzo sono imputabili esclusivamente al fatto che è uno dei primi, doveva ancora affinarsi e, soprattutto, doveva trovare la storia giusta. Dopotutto questo è il percorso degli scrittori veri: chi viene osannato ed esaltato al primo romanzo, o è un genio, o è un caso montato ad arte per vendere. Di geni, per ora, non ne ho visti.
In quel momento [...] mi bastò osservare il volto del mio amico Ben mentre parlava con Sheere per intuire che la ruota della fortuna aveva invertito il suo giro e che sul tavolo c'era una mano al buio, la cui posta ci spingeva a giocare una partita al di là delle nostre possibilità.
(Ian)
«Ci sono due cose nella vita che non puoi sceglierti, Ben. La prima sono i tuoi nemici. La seconda, la tua famiglia. A volte la differenza tra gli uni e l'altra è difficile da cogliere, ma il tempo insegna che, in fin dei conti, le tue carte avrebbero sempre potuto essere peggiori. La vita, figlio mio, è come la prima partita di scacchi. Quando inizi a capire come si muovono i pezzi, hai già perso.»

Il conte di Montecristo

sfide: bersaglio, francofonia, incrociata, mattonazzi, salva-comodino

Titolo originale: Le Comte de Monte-Cristo
Autore: Alexandre Dumas (padre)
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Bur
Pagine: 914

Iniziato il: 03 ottobre 2011
Terminato il: 17 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★★

Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre alberi il Faraone, che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.
Com'è d'uso, un pilota costiere partì subito dal porto, passò vicino al Castello d'If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion.
Contemporaneamente com'è ugualmente d'uso, la piattaforma del forte San Giovanni si
ricoprì di curiosi, poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l'arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il Faraone, si sapeva costruito, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città.
(incipit)
Mamma mia, come commentare in breve questo romanzo meraviglioso ed emozionante? Probabilmente basterebbe leggere l'introduzione all'edizione BUR di Umberto Eco, quindi è meglio che io mi faccia piccola piccola e stia zitta, dato che dovrei paragonarmi a lui. Così forse salvo la faccia se invece di parlare della storia, dato che l'ho già fatto in abbondanza nelle tappe del gdl (i link sono qui sotto), parlo del suo commento, e del fatto di essere felicissima di non essere un critico letterario per poter godere di tutto il fascino di questa avventura incredibile che parla di vendetta, di giustizia, di perdono, di amore, di vita e di morte. Perchè è vero, e leggendo il commento di Eco me ne sono resa conto: il romanzo ha dei difetti tecnici e stilistici, dovuti sia al fatto che Dumas percepiva un tot. di franchi a riga, e di conseguenza doveva allungare, sia alla pubblicazione a puntate del romanzo, che richiedeva di riportare alla memoria del lettore ciò che era avvenuto precedentemente; le pagine sono quindi piene di ridondanze, di "immagini tipo" che tendevano a ripetersi, di dialoghi inconcludenti, in cui i personaggi perdono due pagine a parlare per poi non dirsi nulla. Però è altrettanto vero, sempre come detto dal buon Umberto, che questo allentamento del ritmo narrativo fa crescere nel lettore una specie di frenesia, che addirittura porta a schizzare avanti con lo sguardo per sapere cosa succede. E io ne sono stata presa in pieno, tanto che ho letto le ultime due parti in cui avevamo diviso il romanzo tutte d'un fiato, come fossero state una sola.

Infine, c'è la figura controversa del conte di Montecristo, che non è possibile assegnare nè alla parte dei "buoni", nè alla parte dei "cattivi": la sua vendetta è contemporaneamente immensamente giusta e immensamente sbagliata e il suo modo di fare è equivoco, a volte ammirevole, altre subdolo. Insomma, è uno di quei personaggi che non si dimenticano.

TAPPE
Prima tappa: cap. 1-12
Seconda tappa: cap. 13-23
Terza tappa: cap. 24-34
Quarta tappa: cap. 35-45
Quinta tappa: cap. 46-57
Sesta tappa: cap. 58-71
Settima tappa: cap. 72-81
Ottava tappa: cap. 82-94
Nona tappa: cap. 95-108
Decima tappa: cap. 109-118


Le mie letture: La Mappa del Destino, di Glenn Cooper

La mappa del destinoLa mappa del destino di Glenn Cooper
My rating: 3 of 5 stars

Périgord, Francia, 1899. Durante una passeggiata, due giovani turisti s'imbattono in un'enorme caverna e fanno una scoperta straordinaria. Entusiasti ed emozionati, si recano subito alla locanda del piccolo villaggio di Ruac per informare il proprietario e i clienti. Neanche il tempo di finire il racconto, e i due ragazzi vengono aggrediti e uccisi.
Périgord, oggi. Nel corso della sua lunga carriera di archeologo, Luc Simad non ha mai visto nulla del genere: un complesso di grotte interamente decorate con splendidi dipinti rupestri. E ancor più straordinaria è l'ultima caverna, la decima, dove sono raffigurate persino alcune piante, un soggetto inedito per l'arte preistorica. Ma ciò che sconcerta Simad è il fatto che quella caverna è stata trovata seguendo le indicazioni di un manoscritto del 1307, rinvenuto fortuitamente dopo che un incendio ha distrutto la biblioteca dell'abbazia benedettina di Ruac. Il testo è in gran parte cifrato, ma una cosa è certa: l'autore è un monaco che sostiene di avere duecentoventi anni. Determinato a scoprire il legame tra i disegni preistorici e l'enigmatico manoscritto rimasto nascosto per secoli, Simad dovrà però affrontare la crescente ostilità degli abitanti del paesino, pronti a tutto pur di fermarlo. Perché nessuno deve svelare il segreto della decima stanza: un segreto che ha attraversato la Storia, dall'epoca dei templari fino all'occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale. Ma che affonda le sue radici a 30.000 anni fa.

☕☕☕

Questo è un periodo davvero fortunato in fatto di letture: continuo a trovarmi di fronte a libri coinvolgenti e che mi tengono sveglia la notte perchè proprio non riesco a chiuderli. Ieri sera ho letto 300 pagine tutte d'un fiato, terminando la lettura a mezzanotte e mezza con gli occhi brucianti, ma non riuscivo proprio a smettere.

La storia si sviluppa su tre livelli temporali: i nostri giorni, il medioevo e l'epoca preistorica. Lo spostamento tra i diversi periodi è strutturato in modo da non creare disorientamento nel lettore, che riesce sempre a riprendere le fila del racconto, aiutato anche dal fatto che i personaggi importanti non sono molti ed è semplice ricordarli. Ho apprezzato molto le descrizioni della caverna e delle opere, oltre alle parti ambientate nel medioevo e nella preistoria. La parte di storia abientata nei giorni nostri è sicuramente appassionante, ma ho notato che i personaggi non sono particolarmente approfonditi: Luc e Sara sono esattamente gli stessi dall'inizio alla fine del racconto e non subiscono particolari evoluzioni.

Fortunatamente il narratore non si ferma troppo sulle descrizioni cruente (lo splatter non è il mio genere, anche in ambito letterario) e l'inevitabile storia d'amore non occupa più spazio di quanto non fosse necessario: da questo punto di vista è tutto ben bilanciato e, nonostante dopo le prime 100 pagine si inizi già ad intuire come finirà il racconto, la lettura resta piacevole e coinvolgente. Insomma, è il libro perfetto per "staccare" e godersi un po' di avventura.

Purtroppo anche qui torna il problema del titolo. In Italia, ormai, i libri si intitolano più o meno tutti nello stesso, banale modo: parole come "segreto" e "destino" vengono infilate un po' ovunque, generalmente a casaccio. In questo caso la fortunella è "destino", affiancata ad un'altra di grande effetto, "mappa"... ma che originalità! Inutile dire che nessuna delle due centra qualcosa con il contenuto del romanzo, dove la famigerata mappa non è certo il centro del racconto (anzi, il termine comparirà non più di due volte in tutte le 400 pagine) e il destino "non c'azzecca" (come direbbe qualcuno) un fico secco. Ormai credo proprio che mi dovrò rassegnare e fingere che in italiano questo romanzo si chiami "La decima camera"...

Iniziato il: 23 maggio 2011
Terminato il: 25 maggio 2011 

Le mie letture: Il ritorno del marchese di Carabas, di Sebastiano R. Mignone

Il ritorno del marchese di carabasIl ritorno del marchese di Carabas di Sebastiano R. Mignone
My rating: 3 of 5 stars

Molti lustri sono trascorsi dacché il gatto con gli stivali sconfisse l'orco e il suo padrone divenne il marchese di Carabas. Una notte tre disperati bussano a quel portone da tempo sbarrato: sono i soli superstiti del paese di Moltove, messo a ferro e fuoco dai Corsari Turcomanni. Ora quei violenti sanguinari stanno marciando verso il paese di Tombino che presto subirà la stessa sorte. Il marchese si mette in marcia verso il paese minacciato dopo aver radunato un esercito assai bislacco. Età di lettura: dai 9 anni.

☕☕☕

Molto carino e simpatico: credo che nessun bambino riuscirebbe a non ridacchiare leggendo questa storia. I personaggi sono uno più buffo dell'altro (ma il mio preferito è il visconte di Patador Doré, perso nel bosco invisibile) e mi è piaciuta molto l'idea delle illustrazioni introduttive dei capitoli: ogni volta che all'esercito del Marchese si aggiunge un personaggio, questo viene aggiunto anche all'illustrazione, in modo che la fila si allunga proseguendo con il racconto. Divertenti anche i personaggi dei pirati, soprattutto il loro capo Musone di Cane, che quando incita gli uomini una una specie di dialetto veneto/milanese e ho trovato molto interessante anche il modo in cui Mignone inserisce la morte nel racconto.

Iniziato il: 21 maggio 2011
Terminato il: 23 maggio 2011

Le mie letture: La foresta dei pigmei, di Isabel Allende (Le avventure di Aquila e Giaguaro #3)

La foresta dei pigmeiLa foresta dei pigmei di Isabel Allende
My rating: 4 of 5 stars

Ultimo episodio delle avventure di Aquila e Giaguaro che, secondo me, si riprende perfettamente: mentre "Il Regno del Drago d'oro" mi aveva un po' delusa perchè assomigliava troppo a "La città delle Bestie", qui la storia è differente e anche le parti inverosimili vengono molto ridimensionate. Nadia e Alexander sono ancora più grandi e tra di loro inizia ad insinuarsi un sentimento diverso dall'amicizia; anche Kate Cold, la nonna di Alexandre, finalmente sembra essere diventata più fiduciosa nel nipote e soprattutto, diminuiscono notevolmente le volte in cui ripete l'odiosa frase: "non chiamarmi nonna" che, francamente, aveva un po' rotto!

Kate, Alexander, Nadia e due fotografi sfigati (ogni volta uno dei due rischia di restarci) si recano in Africa per un reportage e vengono coinvolti, dopo un’incidente aereo, nella ricerca di informazioni su dei missionari scomparsi in un villaggio dominato da tre figure che incutono terrore in tutte le popolazioni vicine: il re Kosongo, il comandante dell’esercito Mbembelè e lo stregone Sombe. Giunti sul posto si trovano di fronte ad una situazione difficile e pericolosa: i missionari sono stati uccisi, la popolazione locale è terrorizzata e i ragazzi vengono arruolati nell’esercito a forza, mentre i pigmei sono trattati come schiavi in quanto considerati non umani.

Mi è piaciuta molto l'idea di parlare di un argomento purtroppo ancora molto attuale come lo sfruttamento di alcune popolazioni (in questo caso africane) da parte di persone senza scrupoli che impongono un regime di terrore che non viene spezzato nonostante la differenza numerica tra oppressi e oppressori sia quasi sempre enorme. Devo dire la verità: ho iniziato a sospettare quella che si è rivelata la "sorpresa" finale quasi da subito, però questo non è per forza negativo, dato che mi è piaciuto come sono stati sviluppati sia l'inganno che lo smascheramento, anche se forse un maggiore approfondimento della storia dei cattivi e della sorte dei missionari scomparsi non avrebbe guastato.

Ho notato che in questi tre libri, in genere, sono i personaggi secondari a risultare i più interessanti: Angie è fantastica, ed anche il gruppo di guerrieri pigmei sono stati dipinti molto bene. Nel complesso consiglio questa saga, perché molto piacevole e leggera, ma, da quanto ho letto in diversi commenti, bisogna stare molto attenti a considerarla una cosa a parte rispetto a “La casa degli spiriti” o altri libri della Allende per non rischiare di rimanere delusi.

Iniziato il: 10 marzo 2010
Terminato il: 14 marzo 2010

Le mie letture: Il regno del drago d'oro, di Isabel Allende (Le avventure di Aquila e Giaguaro #2)

Il regno del drago d'oroIl regno del drago d'oro di Isabel Allende
My rating: 3 of 5 stars

Questa nuova avventura di Aquila e Giaguaro non è stata entusiasmante come la prima, soprattutto mi è mancata la suspance: ho notato infatti che il meccanismo della vicenda è stato esattamente lo stesso, il che però se nel primo libro, "La città delle bestie", era una sorpresa, qui è stato troppo prevedibile. 

Peccato perchè la storia è carina e i nuovi personaggi sono tutti pensati bene, compresi gli Jeti. Quello che invece non mi ha entusiasmata è stato il personaggio di Kate Cold, sempre uguale a sè stessa con l'atteggiamento finto-scorbutico nei confronti del nipote che non può chiamarla "nonna", mentre sia Alex che Nadia hanno avuto una notevole crescita, soprattutto il primo. Un altro aspetto un po' stonato è stata l'eccessiva presenza della magia, che mi ha dato l'impressione di venire a volte usata in modo un po' comodo, dato che non si riusciva ad inventare niente di meglio.

Piccola nota personale: ho letto molte recensioni su internet di persone che, avendo trovato il libro noioso e non avendoci visto la solita mano della Allende, hanno giustificato il tutto dicendo che, essendo un libro per ragazzi, può anche essere accettabile. Io credo, però, cha anche "Alice nel Paese delle Meraviglie" sia un libro per ragazzi, come anche "L'isola del Tesoro" o "Piccole Donne"...eppure non mi sembra che manchi la qualità in quei libri. Certo, il linguaggio è a volte più semplice e non ci sono violenze o situazioni particolarmente impressionanti, ma questo non vuol dire che siano scritti male o che le storie non siano appassionanti. Se un libro è una delusione, lo è indipendentemente dal fatto che sia per ragazzi o per adulti.

Iniziato il: 3 marzo 2010
Terminato il: 10 marzo 2010