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Uomini che odiano le donne

(Män som hatar kvinnor)
di Stieg Larsson

Serie: Trilogia di Millennium, #1
Formato: Ebook, 482 pagine
Editore: Marsilio, 2010
Genere: Romanzo, Poliziesco
Lettura n.: 08/2015
Preso da: Web
Inizio lettura: 11 gennaio 2015
Fine lettura: 25 gennaio 2015
Ambientazione: Svezia
Pubblicato: 2005
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 7/10
Era diventato un rito che si ripeteva ogni anno. Il destinatario del fiore ne compiva stavolta ottantadue. Quando il fiore arrivò, aprì il pacchetto e lo liberò della carta da regalo in cui era avvolto. Quindi sollevò il ricevitore e compose il numero di un ex commissario di pubblica sicurezza che dopo il pensionamento era andato a stabilirsi sulle rive del lago Siljan. I due uomini non erano solo coetanei, ma erano anche nati nello stesso giorno – fatto che in quel contesto poteva essere considerato come una sorta d’ironia. Il commissario, che sapeva che la telefonata sarebbe arrivata dopo la distribuzione della posta delle undici, nell’attesa stava bevendo un caffè. Quest’anno il telefono squillò già alle dieci e trenta. Lui alzò la cornetta e disse ciao senza nemmeno presentarsi.
incipit
Commento
Maledetto Stieg Larsson, come mi fai finire il libro?!?!!!!!! Adesso dimmi tu come faccio ad aspettare che inizi il gdl sul secondo romanzo (manca ancora un sacco di tempo, visto che ho finito in stra-anticipo) quando mi lasci la mia Lisbeth in quel modo lì!!
Si capisce che il libro mi è piaciuto? Dalla prima parola all'ultima e mi sono affezionata così tanto ai personaggi, specialmente i due protagonisti, che sono terribilmente felice che mi aspettino ancora due tomoni che insieme contano un totale di oltre mille pagine.

Innanzitutto non mi aspettavo un poliziesco: ero convintissima che fosse un thriller, per questo motivo ho aspettato un sacco di tempo prima di decidermi a leggerlo... odio i thriller, mi fanno venire l'ansia! Invece questo mi ha provocato giusto qualche brividino freddo nei momenti "clou", ma niente di drammatico, e soprattutto mi ha fatto conoscere Lisbeth Salander, della quale mi sono innamorata perdutamente.

La storia è bella intricata e intrigante: ci sono una marea di personaggi, e di conseguenza altrettanti sospettati, ed ognuno di loro è stato per qualche momento il colpevole prescelto. In realtà non avrei mai immaginato che la verità fosse così drammatica. Ma non dico altro perché merita di essere letto con la testa libera da preconcetti sull'evoluzione della storia.
Ho adorato l'ambientazione, ma ormai dopo i vari Jostein Gaarder e Arto Paasilinna ho capito che le atmosfere nordiche mi affascinano in modo incredibile.
Lo stile di scrittura è davvero avvincente, mi ha tenuta incollata alle pagine come sotto ipnosi, anche nelle parti potenzialmente più noiose in cui si parla di finanza e di vicissitudini aziendali: non c'è stato mai un momento in cui la mia attenzione sia calata.

Sono proprio contenta che mi sia piaciuto: ultimamente mi sono trovata a stroncare un sacco di best sellers e temevo di essere diventata un po' acida e prevenuta; fortunatamente non è così e quando mi capita tra le mani un romanzo che merita gliene rendo atto indipendentemente dalla quantità di copie che ha venduto.

Sfide: Alfabetitolo, Sfida ebook, Mini-recensioni, Sfida dei buoni propositi, Sfida della trasposizione, Sfida extralarge, Sfida grammaticale, Sfida in giallo, Sfida infinita, Sfida tutti diversi

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

sfide: infinita, del nord e del freddo, bersaglio

Titolo originale: Hundraåringen som klev ut genom fönstret och fönstret
och försvann
Autore: Jonas Jonasson
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Bompiani
Pagine: 446

Iniziato il: 11 gennaio 2012
Terminato il: 20 gennaio 2012
Valutazione:★★★★
Di certo Allan Karlsson avrebbe potuto pensarci prima e, magari, comunicare agli interessati la sua decisione. In effetti non aveva mai riflettuto troppo sulle cose. Ecco perché quell'idea non ebbe neanche il tempo di fissarsi nella sua testa che già aveva aperto la finestra della stanza al pianterreno della casa di riposo di Malmköping, nel Sörmland, per poi sgusciare fuori e atterrare nell'aiuola sottostante.
(incipit)

Trama

Allan Karlsson compie cento anni e per l’occasione la casa di riposo dove vive intende festeggiare la ricorrenza in pompa magna, con tutte le autorità. 
Allan, però, è di un’altra idea. Così decide, di punto in bianco, di darsela a gambe. 

Con le pantofole ai piedi scavalca la finestra e si dirige nell’unico luogo dove la megera direttrice dell’istituto non può riacciuffarlo, alla stazione degli autobus, per allontanarsi anche se non sa bene verso dove. Anzi, senza avere alcuna destinazione in mente. Nell’attesa del primo pullman in partenza, Allan si imbatte in un ceffo strano, giovane, biondo e troppo fiducioso che l’attempato Allan non sia capace di colpi di testa. Non potendo entrare nella piccola cabina della toilet pubblica insieme all’ingombrante valigia cui si accompagna, il giovane chiede ad Allan, con una certa scortesia, di vigilare bene che nessuno se ne appropri mentre disbriga le sue necessità. Mai avrebbe pensato, il biondo, quanto gli sarebbe costata questa fiducia malriposta e quella necessità fisiologica. 
La corriera per-non-si-sa-dove sta partendo, infatti. 
Allan non può perderla se vuole seminare la megera che ha già dato l’allarme, e così vi sale, naturalmente portando con sé quella grossa, misteriosa valigia. 

E non sa ancora che quel biondino scialbo è un feroce criminale pronto a tutto per riprendersi la sua valigia e fare fuori l’arzillo vecchietto. 
Una girandola di equivoci. Una esilarante avventura. 
Una vitalità esuberante. Una galleria di personaggi senza paragoni. Un centenario capace di incarnare i sogni di ognuno, pronto a tutto per non lasciarsi scappare questo improvviso e pericoloso dono del destino. (dal retro di copertina)

Commento
Su questo romanzo è stato detto di tutto: che è un caso editoriale, che fa morire dalle risate, che è una delusione, che non fa per niente ridere, ecc, ecc, ecc. A me personalmente incuriosiva molto quindi, diffidando dei commenti negativi mi sono fatta la mia coda di prenotazioni in biblioteca e sono finalmente riuscita a leggerlo. Non capisco davvero come mai molte persone l'abbiano trovato inutile: a me è piaciuto da morire! Non c'è dubbio che le vicende raccontate siano del tutto irreali e impossibili e mai, neanche in una pagina l'autore dà anche solo l'impressione di tentare di farcele passare come realistiche; le incredibili situazioni in cui Allan si ritrova durante tutta la sua vita sono così chiaramente assurde, che proprio in esse si trova il primo aspetto divertente del romanzo.
La narrazione si sposta continuamente su due piani temporali distinti: il presente e il passato del protagonista. Se ciò che capita ad Allan dal giorno in cui decide di fuggire dalla casa di riposo in cui alloggia sembra pazzesco, non è nulla in confronto a quello che ha vissuto dalla sua nascita fino alla mattina del suo centesimo compleanno; le sue avventure lo portano a girare letteralmente il mondo, facendo amicizia con capi di stato e presidenti, partecipando alla costruzione di bombe atomiche e intervenendo nei più delicati momenti della storia con la sua arma migliore: la semplicità. Le sue peripezie (che sono narrate in terza persona ma riportando sempre il punto di vista del protagonista) e gli improbabili incontri che fa nella sua vita, ci vengono raccontati con candore, come se fossero normalissimi e uguali a quelli di tutte le persone.
Su aNobii ho letto in tante recensioni che Allan potrebbe essere considerato il Forrest Gump svedese, anche se manca della sua innocenza; ad essere sincera, le avventure di Allan non mi hanno fatto pensare tanto a Forrest Gump quanto a Big Fish (non ho ancora mai letto il libro; il film, comunque, è uno dei miei preferiti, non per nulla è diretto da Tim Burton), e idem per il carattere del protagonista, che non è per nulla innocente ma, come dice perfettamente la sua infermiera della casa di riposo: "Allan è senza dubbio vecchio, ma è anche un maledetto farabutto che sa esattamente quello che fa".
Fosse stato per me avrei citato tutto il libro, ma essendo composto da più di 400 spassosissime pagine, forse non è il caso; purtroppo costa parecchio, quindi per il momento mi accontenterò di una sola lettura, ma è poco ma sicuro che appena dovesse uscire in paperback entrerà immediatamente a far parte della mia libreria.
Comunque sia, era la bellissima moglie del capo del Kuomintang cinese, Chiang Kai-shek. [...] Ora, la signora stava perseguitando il presidente Truman affinché questi mantenesse le promesse fatte dal presidente Roosvelt circa la lotta al comunismo.
"Lo sapevo che si ricadeva di nuovo in politica," commentò Allan.
"E' piuttosto difficile evitare l'argomento se sei il presidente degli Stati Uniti," ribattè Truman.
Allan si complimentò con Herbert per l'ottimo lavoro e l'eccellente interpretazione. Quest'ultimo arrossì, cercando di sviare il discorso e affermando che non è poi così difficile interpretare la parte dello scemo se lo si è di natura. Allan rispose che non ne era poi così sicuro, dato che i cretini che aveva incontrato finora avevano sempre cercato di apparire intelligenti.

Il Cerchio Celtico

sfide: mistero, del nord e del freddo

Titolo originale: Den Keltiska Ringen
Autore: Björn Larsson
Anno di pubblicazione: 2000
Editore: Iperborea
Pagine: 409

Iniziato il: 12 novembre 2011
Terminato il: 15 novembre 2011
Valutazione:★★★★
Era il 18 gennaio 1990. Un vento fresco, a tratti forte, soffiava da sud, portando con sè nubi cariche di pioggia.
Il viale della stazione di Limhamn era deserto, a parte qualche isolata automobile i cui fari si riflettevano nelle vetrine o sull'asfalto bagnato.
(incipit)

Trama

Una storia dei giorni nostri, un thriller marinaro ambientato negli anni Novanta che ci porta al Nord, in epiche traversate di mari in tempesta, dalla Danimarca alla Scozia, tra venti scatenati e onde che si ergono come muri d'acqua, in inseguimenti e fughe a vela, in compagnia di Ulf e Torben e il loro "Rustica", sulle tracce di MacDuff e Mary e del misterioso Cerchio Celtico, quell'organizzazione segreta che in Irlanda, Scozia, Paesi Baschi e Bretagna persegue con ogni mezzo il sogno di liberazione del popolo celtico. 

(dal retro di copertina)

Commento:
Ma gli autori scandinavi fanno per caso dei corsi di "geniologia della scrittura"? Perchè fino ad ora tutti quelli che ho incontrato si sono rivelati dei narratori strepitosi e anche questo secondo romanzo di Larsson da me letto non fa eccezione. Il Cerchio Celtico è un thriller ma, diversamente della maggior parte dei libri di questo genere, è anche un romanzo di viaggio e un'avventura marinara, oltre che un'immersione nella cultura celtica (della quale io subisco da sempre il fascino) e nei meravigliosi paesaggi scozzesi. Devo ammettere, infatti, che ciò che ho amato di più nel romanzo è stata l'ambientazione in Scozia, una delle terre che più mi affascinano ed ispirano, ma che finora purtroppo ho visitato solo attraverso film e libri. Con questo non voglio dire che la storia non mi sia piaciuta, perchè l'ho trovata appassionante, ma per quanto mi riguarda non era quella la parte fondamentale: ciò che mi ha stregata dello stile di Larsson è stata l'incredibile vividezza con cui disegna con le parole i luoghi e le situazioni.

Nonostante l'azione si svolga prevalentemente in mare e nel libro si incontrino molto spesso espressioni marinare, non ho trovato che queste appesantissero particolarmente il racconto: certo, se avessi conosciuto il loro significato "nella pratica" (quindi non cercato sul vocabolario, ma vissuto), avrei apprezzato ancora di più, ma le situazioni sono ben chiare anche quando non si sa a quale gesto preciso equivalga il termine "allascare" e l'incomprensione delle parole non rende la lettura frustrante (come invece mi era capitato, ad esempio, con Primo comando di Patrick O'Brian - che infatti ho abbandonato). La trama è interessante, anche se non sono riuscita a capire cosa ci sia di inventato e cosa invece sia vero: uno dei punti che più mi ha lasciata perplessa è stata l'affermazione che la Francia non abbia sottoscritto la Dichiarazione per i Diritti Umani in quanto ha effettuato delle discriminazioni nei confronti delle persone di origine celtica, soprattutto in Bretagna. Sono andata a cercare su internet, perchè mi pareva assurdo, e ho trovato che la Dichiarazione per i Diritti Umani è stata firmata nel 1948 a Parigi e redatta, tra gli altri, da un francese. Inoltre, la Dichiarazione del 1948 riflette la prima dichiarazione per i diritti dell'uomo, redatta al termine della rivoluzione francese, proprio dai francesi. Impossibile che proprio la Francia non abbia firmato, quindi se sono stati inventati fatti storici come questo, mi viene da pensare che non ci sia nulla di attendibile nel romanzo, cosa che mi risulta altrettanto strana: va bene inventare i personaggi, l'esistenza di una società segreta di una preparazione millenaria dell'indipendenza celtica, ma anche rimaneggiare in questo modo i fatti storici mi sembra un po' insolito. In ogni caso, la ricostruzione di questa lotta politica segreta dei celti per rendersi un popolo libero e indipendente mi ha affascinato immensamente e così aggiungo un altro argomento alla lista sempre più lunga di quelli che mi piacerebbe approfondire: la cultura celtica.

I personaggi che animano il romanzo mi sono piaciuti molto, senza esclusioni: ho adorato Torben, amante dei libri e della conoscenza che subisce il fascino di Mary, e per lei rischia la pelle, ma anche Ulf e MacDuff sono stati decisamente interessanti, il secondo soprattutto. Imperdibile, infine, la postfazione di Paolo Lodigiani che ci spiega la differenza tra la letteratura di mare e quella che potrebbe essere chiamata "letteratura di barche", la cui differenza sostanziale è che, mentre la letteratura di mare è aperta, comunicativa, estroversa, la letteratura di barche è chiusa e introspettiva: la barca, infatti, è un luogo chiuso, limitato, una specie di isola galleggiante. Il Cerchio Celtico rientra nella letteratura di barche e lo stesso Larsson ha dichiarato che il vero protagonista del romanzo è il Rustica.
Una delle poche occasioni in cui abbiamo abbassato la guardia, è stato quando il paesaggio si è aperto e il Loch Ness si è allargato davanti ai nostri occhi, uno specchio lungo e stretto, circondato da montagne dai fianchi lussureggianti, che a metà strada perdevano la vegetazione per lasciare il posto a cime nude e desolate e a cocuzzoli coperti di neve. Eravamo sopraffatti dalla grandiosità di quella vista e sorpresi dalle acque nere come petrolio del Loch Ness. Non ho mai visto, né prima né poi, un'acqua di quel colore. Aveva una sfumatura che evocava mostri mitologici e attirava il pensiero verso il fondo del lago piuttosto che alla sua superficie.
Per MacDuff il mare non era solo uno stile di vita, era il fondamento stesso del suo rapporto con la realtà. Era imparare a vivere sempre in movimento, a non dare mai niente per scontato, a cercare una sempre maggiore umiltà e rispetto per ciò che l'uomo non domina, e a vivere pienamente ogni istante. In mare si coglie la vera dimensione e il vero valore dell'essere umano.
Per noi che non possiamo vivere senza tracciare confini tra verità e menzogna, tra certezza e fede, è difficile capire un popolo che viveva soltanto di verità e di certezza. Nelle decine di migliaia di versi conservati negli antichi manoscritti irlandesi, non si parla mai, nemmeno una volta, di qualcuno che abbia detto una menzogna. Quella parola non esisteva nemmeno, così come i Celti non avevano un termine per indicare il concetto di favola.
Faccio parte di quelle persone che non si creano aspettative ed evitano di dare qualsiasi cosa per scontata, sia in positivo che in negativo. Un ottimista non ha mai davvero una bella sorpresa. Un pessimista si è aspettato così tanto il peggio che la gioia basta a malapena a recuperare il terreno perduto, se il suo pessimismo si rivela infondato. Ma ormai cominciavo a capire che essere pessimisti offriva dei vantaggi. Se il rischio di contraccolpo è grande, è meglio suddividere la delusione vivendone una parte in anticipo.
Orizzonti infiniti, varietà, voglia di vivere, doveva essere questo che MacDuff aveva avuto e aveva perduto. Impararlo sarebbe stato il mio modo di ricordarmi di lui e di sentire la sua mancanza.
(explicit)

Le mie letture: Vacanze all'Isola dei Gabbiani, di Astrid Lindgren

Vacanze all'isola dei gabbianiVacanze all'isola dei gabbiani by Astrid Lindgren
My rating: 5 of 5 stars

Gdl su aNobii: iscrizioni - I settimana - II settimana - III settimana

Ecco un libro che mi è tanto dispiaciuto finire. So che sentirò la mancanza di tutti i personaggi: della dolce Karin, del buffo Melker, del tenero Pelle, della furba Melina, della piccola Stina, degli avventurosi Johan, Niklas, Teddy e Freddy e dei loro buffi animali (soprattutto Nostromo). Mi mancherà molto anche l'atmosfera di serenità che si respira in questo libro, la natura viva come non mai anche in un clima così rigido, e la Vecchia Falegnameria, alla quale anche io come i Melkerson mi sono affezionata.
Questo è il motivo per cui all'età di 25 anni continuo imperterrita ad amare i libri per ragazzi: perchè sono gli unici che riescono davvero a comunicare serenità e che ti fanno capire che non è necessario avere tante cose per essere felici, basta un po' di fantasia e l'affetto delle persone a te care.


CAPITOLI 1-5
Questo libro mi piace moltissimo e in tutti i suoi aspetti: adoro l'atmosfera di tranquillità che mi pervade completamente e mentre leggo mi sembra di sentire l'aria fresca, il rumore delle onde e i richiami dei gabbiani. Ogni personaggio è adorabile nelle sue caratteristiche, anche se il mio preferito in assoluto è Melker: non sono riuscita a fare a meno di ridere mentre me lo immaginavo (nel capitolo 5) tuffarsi eroicamente in acqua per salvare suo figlio che non stava assolutamente annegando.
Amo le parti prese dal diario di Karin, le trovo molto poetiche e molto tenere, perchè sono pervase dall'amore assoluto che questa ragazza prova per suo padre e per i suoi fratelli, nonostante lei si sia completamente annullata per loro e sia stata costretta a crescere troppo velocemente.
Melina è favolosa: sicuramente è un personaggio piuttosto irreale (un po' troppo "saggia"), però mi piace da impazzire e, per il momento, la preferisco a Stina. Mi sono immaginata la sua faccina da furbacchiona quando dice: "E' successo tutto da solo!" dopo che lei e Pelle si sono completamente lavati alla festa di Mezza Estate.
Quello che mi piace di questo libro è che si tratta del racconto sereno delle avventure che possono accadere a qualsiasi bambino in vacanza! Io che ho sempre trascorso le mie estati in camper (quindi "all'avventura", non ferma in campeggio), avrei avuto tante di quelle cose buffe da raccontare se solo mi fossi messa a scrivere un diario, e sono certa che ogni bambino in estate viva delle avventure bellissime e divertentissime (ma a volte anche un po' pericolose) che poi si concludono con una risata a casa tra le persone che gli vogliono bene.

CAPITOLI 6-11
Arriva l'inverno sull'Isola dei Gabbiani, ma il freddo e la neve non disturbano certo le avventure dei Melkerson e dei loro amici che danno davvero il meglio di sé in questa seconda parte. Finalmente Karin sembra aver trovato il suo principe: come sono stata contenta per lei e che risate mi sono fatta quando Melina e Stina hanno cercato di farlo ritornare un ranocchio!! =D La povera Melina, poi, mi ha fatto una gran tenerezza quando si pensa che Nostromo, il suo "cagnone pulcioso", debba essere soppresso: poverina, si sente in colpa per essersi fatta assorbire completamente dalle cure alla piccola foca Mosè e aver di conseguenza considerato poco in suo amato San Bernardo (ma chi non si sarebbe distratto se avesse avuto un cucciolo di foca a cui badare? Nella vita certe occasioni capitano una volta sola!). Anche Pelle riceve una bruttissima sorpresa quando il suo coniglietto fugge dalla gabbia chiusa male venendo mangiato dalla volpe e purtroppo si prepara anche un'altra bruttissima scoperta per i tre bambini, dato che Vestermann ha ormai scoperto il nascondiglio della piccola foca e ha tutta l'intenzione di venderla. Sicuramente tutto si risolverà per il meglio, però sono curiosa di sapere in che modo e soprattutto ho una gran voglia di conoscere il finale della storia tra Karin e Petter (è vero che il libro l'ho già letto, ma me lo ricordo poco, quindi sarà una sorpresa!)

CAPITOLI 12-14
Ieri sera sono arrivata alla fine di questa favolosa storia: i poveri Melkerson non riescono proprio a passare la primavera senza intoppi e fino all'ultimo, tutto sembra contro di loro. Quando infatti il problema Vestermann viene risolto e Pelle libera Mosè, non c'è il tempo di far passare qualche settimana che subito piomba un nuovo problema tra capo e collo: la proprietaria della Vecchia Falegnameria (non che la moglie del falegname) vuole vendere la proprietà e l'acquirente è un grasso riccone con una figlia estremamante antipatica e snob (e alla quale Nostromo dà una bella lezione).
Come sempre, però, Pelle e Melina rivelano segrete abilità che solo i bambini riescono a possedere e (grazie anche a quel pizzico di fortuna che nella vita non guasta mai) finalmente, dopo tanto pianto e disperazione, la Vecchia Falegnameria entra in loro possesso per promettere infinite, spendide estati all'Isola dei Gabbiani.
Al contrario di quello che mi aspettavo, la storia tra Karin e il suo principe non subisce nuove evoluzioni ma, per ciò che viene detto negli ultimi capitoli del libro, si può immaginare un proseguimento felice.

Iniziato il: 24 maggio 2010
Terminato il: 08 giugno 2010