Visualizzazione post con etichetta romanzi storici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta romanzi storici. Mostra tutti i post

Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop

Fried Green Tomatoes at the Whistle Stop Cafe
di Fannie Flagg
Paperback, 364 pagine, Sonzogno 1987/2000
Il Caffè di Whistle Stop ha aperto la settimana scorsa, proprio di fianco a me alla posta, e le proprietarie, Idgie Threadgoode e Ruth Jamison, affermano che fin dal primo giorno gli affari sono andati a gonfie vele. Idgie dice che la gente non deve aver paura di restare avvelenata, perché non è lei che cucina ma due donne di colore, Sipsey e Onzell, mentre al barbecue c’è Big George, il marito di Onzell.incipit
Trama: Evelyn, una donna infelice e molto complessata, incontra in un ospizio Virginia, una vecchietta originale che le racconta una storia di tanti anni prima. Quella del Caffé di Whistle Stop, aperto in Alabama da una singolare coppia al femminile, la dolce Ruth e la temeraria Idgie, e frequentato da stravaganti sognatori, uomini di colore, poetici banditi e vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda di due donne, coinvolte loro malgrado in un omicidio, e la loro tenacia nello sconfiggere le avversità, ridanno a Evelyn la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell'esistenza.

La sorella di Mozart

Autore: Rita Charbonnier
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Corbaccio
Pagine: 336

Iniziato il: 28 dicembre 2011
Terminato il: 04 gennaio 2012
Valutazione:★★★★
Carissima Fräulein Mozart,
Consegno questa lettera nelle mani di Victoria, alla vigilia di una missione che mi terrà lungamente lontano dalla città, giacché desidero che abbiate tra le mani, mia giovane e deliziosa amica, qualcosa che nel frattempo mi ricordi a voi. È un desiderio audace, ne sono consapevole, ma più forte della modestia è il mio timore che quanto accaduto tra noi quella notte si dissolva nei gesti quotidiani, e non lasci tracce.
(incipit)

Trama
Tutti conoscono Wolfgang Amadeus Mozart, ma che Mozart avesse una sorella è un fatto noto solo a quei pochi che hanno studiato a fondo la vita del Maestro, e che sanno quindi che nell'infanzia egli si esibiva sempre in coppia con la sorella Nannerl. Ma d'un tratto quella fanciulla scompare del tutto dagli annali e anche le biografie più accurate di Mozart le riservano solo qualche nota distratta. Perché mai? Che cosa accadde a quel prodigioso talento nato in un corpo di donna? Questo romanzo ci svela la storia, incentrandosi su una vibrante figura femminile del XVIII secolo molto vicina a una donna del nostro tempo. Basato sulla corrispondenza della famiglia Mozart, il romanzo mescola episodi reali e inventati. (dal retro di copertina)

Commento
Già dalla trama letta su internet sapevo ciò a cui andavo incontro leggendo questo romanzo: quel senso di ingiustizia e di impotenza che sempre mi blocca lo stomaco quando si parla dei tentativi di una donna di trovare la propria strada e seguire le proprie passioni e inclinazioni, che vengono ostacolati dall'ottusità e dal maschilismo, soprattutto nei tempi antichi. La sorella di Mozart è un libro davvero bello: scorrevole, appassionante, ben scritto, anche se dopo aver letto la Austen e soprattutto Tolstoj, tutti i romanzi sembrano delle porcherie in confronto. Questo è un po' il "lato negativo" di leggere i classici (se può esistere un lato negativo nel leggere i capolavori della letteratura): ci si abitua a degli standard così alti che poi quando si cerca una lettura più leggera ci si rende conto perfettamente dei limiti di ciò che ci troviamo davanti. Nonostante questo, la vita di Nannerl mi ha coinvolto moltissimo e ho provato tanta tenerezza per questa ragazza schiacciata da un fratello troppo ingombrante, da una madre del tutto inerme e da un padre cieco e insensibile di fronte alle sue esigenze, come purtroppo capitava spesso alle donne fino a non molto tempo fa.
Nella vita di Nannerl si alternano momenti di grande felicità a momenti di immensa tristezza; ogni suo desiderio soppresso, ogni soddisfazione immediatamente smorzata dal fratello e dal padre, due figure che si contendono il suo amore/odio. In alcuni momenti mi faceva una gran pena, soprattutto perché si ritrova impotente di fronte alla propria vita che le scivola dalle mani, senza che lei riesca a prenderne il controllo, subendo continuamente le scelte altrui. Contemporaneamente mi ha portato ad incuriosirmi sul personaggio di Wolfgang Amadeus Mozart, che in questo romanzo viene dipinto come un ragazzo sicuramente egoista e manipolatore, abituato a ritenere che ogni cosa gli sia dovuta senza curarsi delle conseguenze, perché tanto ciò che importa sono solo lui e la sua arte, ma contemporaneamente anche inconsapevole della gravità dei suoi comportamenti, proprio perché nessuno, prima di tutto suo padre, gli ha mai insegnato a dare importanza ai sentimenti altrui.
Tutti i personaggi del romanzo mi sono piaciuti moltissimo, perché nella loro negatività o positività, erano approfonditi, sfaccettati, a volte anche contraddittori. Le descrizioni, poi, della musica, dei suoni e delle melodie sono incredibilmente ben riuscite, soprattutto in quanto trovo sia molto difficile comunicare con le parole ciò che generalmente percepiamo non solo con le orecchie, ma soprattutto con l'anima.
Si può dire che il romanzo si divida in tre parti: detto in linguaggio musicale un crescendo, uno smorzando e infine un nuovo crescendo, che è una vera e propria rinascita. Questo "ritorno alla vita" di Nannerl è rappresentato dalla scena secondo me più bella di tutto il romanzo, in cui lei, dopo aver passato mesi chiusa in una stanza al buio, finalmente riprende a sbocciare e permette al sole di baciarle prima una mano, poi un braccio, per poi lasciarsi totalmente inondare dalla luce. In generale, i capitoli finali sono quelli che più mi sono piaciuti, dato che qui emerge finalmente il vero carattere di Nannerl, che la ragazza è stata costretta per tutta la vita a nascondere in un guscio protettivo.

Wolfgang era tutto rosa, sì, tutto pelato, sì, e non aveva coscienza. Vagiva dalla bocca piccola e vuota di denti e aveva la testa allungata come un fagiolo. I suoi occhi sembravano non cogliere lo spazio, i suoi gesti erano privi di significato. Ma nello stesso istante in cui lo vide, Nannerl capì che lo amava con tutta se stessa, e che come amava lui non avrebbe amato nessun altro al mondo.
Nessuno la guardò, né parve accorgersi di lei. Il gruppetto, Leopold in testa, se ne andò portando il bimbo in trionfo e Nannerl, nella sala deserta, continuò a suonare per se stessa.

L'evoluzione di Calpurnia

sfide: alfabeto, solo donna

Titolo originale: The Evolution of Calpurnia Tate
Autore: Jaqueline Kelly
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Salani
Pagine: 288

Iniziato il: 21 ottobre 2011
Terminato il: 26 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★
Quando un giovane naturalista intraprende lo studio di organismi a lui del tutto sconosciuti, la sua prima grande perplessità è quella di determinare quali siano le differenze che indicano una specie e quali una varietà, poiché egli non sa quale sia la quantità delle variazioni a cui il gruppo è soggetto...
(incipit)
Trama: 
Calpurnia Virginia Tate, unica figlia femmina in una numerosa famiglia texana di fine ottocento, è una ragazzina diversa dalle altre: non le interessa imparare a cucinare, a rammendare, a suonare il pianoforte e non desidera diventare una madre di famiglia. Calpurnia è una naturalista, e soli a undici anni il suo più grande interesse è osservare la natura che la circonda e scoprirne i segreti: perché le cavallette gialle sopravvivono meglio negli aridi territori texani rispetto a quelle verdi? E cosa succede quando un bruco diventa farfalla? Guidata dal nonno, Calpurnia si addentrerà nei misteri dell'evoluzione e della scienza, imparando anche a conoscere sé stessa e le proprie aspirazioni.

Commento:
La letteratura per ragazzi, la vera letteratura per ragazzi, ha spesso tra i suoi protagonisti bambini e bambine un po' speciali e diversi dagli altri; a volte perché hanno una famiglia particolare (o non l'hanno proprio), altre perché sono dotati di caratteristiche insolite per la loro età o per la loro condizione sociale. Calpurnia prende le distanze da quell'accozzaglia di streghe, dee, maghe e maghette che ultimamente invadono le pagine dei romanzi per ragazzi tentando di imitare il successo di pochi, e va ad unirsi alle schiere di questi protagonisti interessanti e originali che rimangono davvero impressi nella nostra memoria di lettori e che ci ricordano che anche la nostra vita quotidiana permette di vivere avventure straordinarie, se si è abbastanza curiosi per cercarle.
Lo stile del romanzo è piuttosto semplice e in alcuni punti del racconto mi è sembrato forse un po' semplicistico; non mi riferisco agli aspetti scientifici, che ho trovato estremamente chiari e adatti al pubblico di ragazzi a cui è rivolto il libro, quanto ad alcuni episodi della narrazione, soprattutto dialoghi, nei quali a volte mancava quel tocco, quella caratterizzazione che rende ogni parola detta assolutamente essenziale ai fini del racconto. Le solite recensioni esagerate e palesemente pubblicitarie l'hanno definita "la nuova Pippi Calzelunghe"; non è vero, non centra niente, soprattutto perchè l'autrice, pur essendo brava, non è Astrid Lindgren e non ha le stesse capacità. Questo non toglie che il libro sia davvero molto, molto carino e che valga sicuramente la pena di essere letto.
Essendo io un'appassionata di scienze naturali e amando follemente tutti i romanzi che parlano di animali e natura, ho seguito con entusiasmo le scoperte naturalistiche di Calpurnia e nonno Walter Tate e ho trovato un'ottima idea legare i diversi capitoli al libro che sta alla base del romanzo, ovvero L'origine delle specie di Charles Darwin: ogni capitolo, infatti, viene aperto da una citazione presa dal libro di Darwin, e ciò che viene narrato al suo interno è la dimostrazione pratica della frase di apertura. Oltre a parlare di evoluzione, il libro è anche un romanzo storico, perchè ci mostra uno spaccato della società texana alle soglie del 20° secolo, con tutte le sue innovazioni (il telefono, la coca-cola, l'automobile), i suoi cambiamenti e le sue tradizioni (soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna).
Infine, la copertina, che è meravigliosa, e mi è dispiaciuto tantissimo aver letto l'ebook (per ora ancora sul computer non avendo ancora un ebook reader) perchè non ho potuto godermela come è invece possibile fare con la versione cartacea.
Che cos’era di preciso un naturalista? Non lo sapevo, ma decisi che per il resto dell’estate lo sarei stata. Se significava soltanto scrivere ciò che vedevi intorno a te, potevo farlo.
Inoltre, ora che possedevo qualcosa per prendere appunti, vedevo cose che non avevo mai notato prima.
«Uh!» gridai balzando indietro, e per poco non feci cadere tutta l’apparecchiatura. «Eeehi» dissi sistemando il microscopio. Alzai lo sguardo su Nonno.
«Deduco che hai visto le tue prime creature microscopiche» commentò sorridendo. «Platone diceva che tutte le scienze nascono dallo stupore».
«Santo cielo» dissi, e guardai di nuovo attraverso la lente. Una cosa con molti peli sottili passò remigando ad alta velocità; un’altra cosa con la coda sferzante schizzò nel centro; una sfera spinata ruzzolante come una mazza ferrata medievale rotolò via; ombre delicate, fantasmagoriche, apparivano nel campo visivo e sparivano. Era caotico, era selvaggio, era... la cosa più straordinaria che avessi mai visto.
Non mi ero mai catalogata insieme alle altre ragazze. Io ero diversa; non appartenevo alla loro specie. Non avevo mai pensato che il mio futuro sarebbe stato come il loro. Ma in quel momento capii che non era vero, che ero esattamente come le altre ragazze. Era previsto che consegnassi la mia vita a una casa, un marito, dei figli. Ci si aspettava che abbandonassi i miei studi naturalistici, il mio Taccuino, il mio amato fiume. Era questo il perfido scopo di tutto il cucito e la cucina che cercavano di inculcarmi, delle tediose lezioni che avevo disdegnato ed evitato. Mi venne caldo, poi freddo dappertutto. In fondo la mia vita non era con la Pianta. La mia vita era il prezzo da pagare. Perché non l’avevo capito? Ero in trappola.

L'ultimo nemico (Il Romanzo di Ramses #5)

sfide: serial readers, francofonia
Titolo originale: Sous l'acacia d'Occident
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1998
Editore: Mondadori
Pagine: 379

Iniziato il: 5 settembre 2011
Terminato il: 8 settembre 2011
Valutazione: ★★★★
I raggi del sole al tramonto rivestivano d'oro celestiale le facciate dei templi di Pi-Ramses, la capitale che Ramses il grande aveva fatto costruire nel Delta. La città di turchese, così chiamata a causa del colore delle piastrelle verniciate che ornavano la facciata delle dimore, era l'incarnazione della ricchezza, della potenza e della bellezza.
(incipit)
Con un certo ritardo rispetto alla fine della lettura e con una buona dose di tristezza come mi capita ogni volta che termino una saga, eccomi a commentare l'ultimo episodio della pentalogia di Ramses. Ora che sono giunta alla conclusione posso affermare con certezza di essermi innamorata perdutamente delle atmosfere evocate da Christian Jacq e degli indimenticabili personaggi con i quali ha popolato il suo Antico Egitto: ogni pagina mi ha spinto sempre di più nelle profondità di una cultura affascinante che è stata secondo me perfettamente mescolata con la parte inventata dall'autore.

Il romanzo ha inizio nel trentatreesimo anno di regno del faraone, che ne ha ormai cinquantacinque di età, e ad alcuni anni di distanza dalla scomparsa di Nefertari e di Tuya. Fin da subito veniamo a sapere che questi non sono stati gli unici lutti che hanno colpito l'animo di Ramses (e il mio dopo averne letto): anche il fedele cane Guardiano e il coraggioso leone Massacratore non ci sono più e le prime pagine trasudano dunque della malinconia terribile di un uomo che pur avendo perso i suoi più grandi affetti è costretto dalla sua posizione a resistere al dolore e a continuare a condurre il suo regno. Purtroppo, per tutto il corso della narrazione il mio delicato cuoricino è stato messo a dura prova, sie perchè Jacq approfitta di quest'ultima occasione per far morire altri personaggi ai quali mi ero affezionata moltissimo (Iset, Asha, Serramanna, Kha), sia perchè sullo sfondo è sempre presente il dolcissimo ricordo di Nefertari, che viene richiamato con affetto e nostalgia non solo dal faraone, ma anche da tutti gli altri personaggi che l'hanno amata come regina d'egitto. Le quasi 400 pagine di cui è composto il romanzo non sono comunque tutte dominate dalla tristezza, ma come sempre Jacq lascia ampio spazio ai problemi quotidiani del faraone, agli intrighi intessuti alle sue spalle (e alle seguenti indagini del mio amato Serramanna), alle scene di vita quotidiana e alle simpatiche discussioni tra il faraone e i suoi amici, oltre che alle cerimonie e ai riti caratteristici della cultura egizia, che sono sempre descritti in modo approfondito ma soprattutto semplice da immaginare: insomma, in modo estremamente efficace.

Il finale, solitamente un punto critico per ogni romanzo e ancora di più per un'intera saga, è davvero perfetto e chiude il racconto in modo intenso e commuovente, ma trasmettendo quel senso di serenità di fronte alla morte caratteristico della cultura egizia, per la quale la morte faceva davvero parte della quotidianità.
I Faroni avrebbero senza dubbio continuato sempre a lottare perchè regnasse la dea Maat, incarnazione della Regola universale, della giustizia, dell'amore che legava tra loro gli elementi e le componenti della vita. E questo perchè sapevano che, senza Maat, il mondo terreno si sarebbe trasformato in un campo di battaglia, dove i barbari avrebbero combattuto con armi sempre più letali per accrescere i propri privilegi e distruggere ogni legame con gli dei.
Reggeva il timone con destrezza senza pari, poichè era lui stesso insieme la nave dello stato e il suo nocchiero. Gli dei che l'avevano prescelto non si erano sbagliati, e gli uomini avevano avuto perfettamente ragione a obbedire loro.

Il fiore degli abissi

Autore: Leonilde Bartarelli
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Montag
Pagine: 204

Iniziato il: 1 settembre 2011
Terminato il: 4 settembre 2011
Valutazione: ★★★★
Il maestrale gonfiava la vela nera spingendo la feluca al gran lasco, in una corsa sfrenata nel buio della notte. Le luci sfuocate della costa tremolavano incerte, sparse nella massa scura che si allontanava sempre più, finchè sparirono quando doppiammo il promontorio.
(incipit)

Gran bel romanzo d'avventura che mi ha tenuta incollata dalla prima all'ultima pagina: si, perchè fin dalle righe iniziali la storia mi ha catturata e assorbita completamente grazie all'abilità dell'autrice di tenere il lettore sulle spine e alla mia sconfinata passione per le storie piratesche e le avventure di mare.

Il protagonista, Andrea Raggio detto Rosso per via della sua chioma color del corallo, è un ex schiavo delle galee barbaresche e mi è stato immediatamente simpatico per il suo carattere finto-spavaldo e ho seguito con grande curiosità le sue avventure al confine tra il mondo cristiano e quello arabo. I suoi compagni di viaggio sono un altro punto forte della storia, soprattutto il Grifo, suo ex aguzzino sulle galee, e Valanga, pescatore e "collega" del Rosso nei suoi traffici non proprio leciti. Inoltre, il romanzo non è solo avventuroso, ma a tratti ironico e divertente, il che contribuisce ancora di più a far affezionare il lettore ai personaggi.

Infine, due piccole note: mi è piaciuta molto la scelta del titolo, che riprende il poetico nome del corallo, rarità per colpa della quale ha inizio l'avventura, nonché nome della feluca del Rosso, e ho trovato molto simpatici i ringraziamenti iniziali in stile "marinaro".

La Dama e l'Unicorno

Titolo originale: The Lady and The Unicorn
Autore: Tracy Chevalier
Anno di pubblicazione: 2003
Editore: Neri Pozza
Pagine: 286

Iniziato il: 14 luglio 2011
Terminato il: 27 luglio 2011

Valutazione: ★★
Il messo ha voluto che andassi subito con lui. Jean Le Viste è così: pretende che tutti facciano come dice, immediatamente. E io l'ho fatto. Ho seguito il valletto, trattenendomi solo un istante a pulire i pennelli. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane. Solo il re può dire di no a Jean Le Viste, e io di certo non sono il re.
(incipit)

L'approccio con questo romanzo è stato tanto inaspettato quanto deludente: dopo essere stata immersa per quasi un mese nell'atmosfera calda, magica e seducente dell'Egitto di Christian Jacq, mi ero abituata al suo stile dolce e pacato, soprattutto per quanto riguarda le scene d'amore che nei romanzi di Ramses non mancano ma sono descritte in modo delicato, anche quando il rapporto è solo di piacere e non coinvolge i sentimenti: non c'è volgarità, non ci sono inutili dettagli. Qui invece è tutto l'opposto ed è stato abbastanza spiazzante; non voglio dire che mi piacciano solo i romanzi zuccherosi in cui gli amanti si chiamano "pasticcino" e "trottolina", ma credo che per ogni storia ci sia uno stile narrativo adeguato e accetto tutti i dettagli di questo mondo se sono accompagnati da una trama, da dei personaggi e soprattutto da uno stile e linguaggio adatti.

La storia inventata dalla Chevalier e che fa da cornice agli arazzi della Dama e l'Unicorno (realmente esistenti e dei quali si sa molto poco) sarebbe stata molto appassionante se non fosse stato per lo stile piatto, banale e privo di emozioni che invece pervade tutto il romanzo. Non mi è rimasto proprio nulla di quanto ho letto e non ho nemmeno avuto voglia di trascrivere qualche frase particolare. Inoltre mi hanno davvero infastidita tutte le parti erotiche, narrate con un linguaggio non solo scialbo (non so se per colpa solo dell'autrice o anche del traduttore) tanto da farlo assomigliare più a un harmony che ad un romanzo storico, ma anche troppo moderno per essere verosimile. Le parti a mio parere peggiori sono quelle in cui la voce narrante appartiene a Nicolas (talmente poco credibile da essere quasi ridicolo, oltre che insopportabile) o a uno dei membri della famiglia Le Viste, mentre va un po' meglio quando a raccontare sono i tessitori di Bruxelles, sia perchè questi personaggi sono più approfonditi rispetto agli altri, di cui praticamente si conoscono solo le caratteristiche fisiche nei momenti erotici, sia perchè ho trovato molto interessanti le descrizioni della creazione degli arazzi, che illustrano bene la vita che si conduceva nei laboratori di tessitura nel medioevo. Infine, la conclusione del romanzo è perfettamente in linea con la sua banalità complessiva: non ha alcun senso e sembra buttato lì giusto perchè era ora di terminare il libro.

Nonostante questa cocente delusione, non voglio chiudere le porte in faccia all'autrice, soprattutto perchè il suo ultimo romanzo, Strane creature, mi è piaciuto molto: speriamo che col tempo abbia deciso di lasciare i romanzi semi-erotici a qualcuno che li sappia scrivere meglio di lei e che si sia decisa ad approfondire meglio i suoi personaggi.

La collina più alta

Autore: Sara Aldegheri
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: 0111 Edizioni
Pagine: 220

Iniziato il: 19 luglio 2011
Terminato il: 24 luglio 2011

Valutazione: ★★★★
«Jane! Jane!» La voce della signora Leighton si spandeva per la casa portando con sé una forte nota d'impazienza.
Jane chiuse il quaderno, riassettò la gonna e si alzò velocemente dallo scrittoio per scendere subito. Regola fondamentale di casa Leighton: mai fare aspettare la mamma. Poteva rivelarsi distruttivo per tutti i membri della famiglia.

(incipit)


Partecipare alla catena di lettura di questo libro è stata una delle idee più azzeccate che abbia avuto ultimamente: il romanzo è talmente appassionante e ben scritto da non sembrare per nulla un esordio letterario. Il linguaggio e lo stile utilizzati, infatti, sono molto curati e perfettamente adeguati al contesto; non ho mai trovato in tutte le pagine un solo dettaglio che mi sia sembrato stonato o fuori luogo. E' stata davvero una bella sopresa, soprattutto considerando che spesso in autori acclamati e molto pubbilicizzati non si ritrova la stessa qualità. Giusto per non fare nomi, ho iniziato a leggere il romanzo perchè non ne potevo più di La dama e l'unicorno di Tracy Chevalier proprio per lo stile del tutto slegato dal contesto: e ha anche la pretesa di essere un romanzo storico (ma ogni cosa a suo tempo: quando riuscirò con fatica a chiudere l'ultima pagina potrò scagliare liberamente le mie invettive).

La collina più alta è una bellissima storia senza dubbio ispirata a due dei miei romanzi preferiti (e sicuramente anche dell'autrice): Jane Eyre e Orgoglio e Pregiudizio. Jane, la protagonista, è infatti molto simile per caratteristiche fisiche e psicologiche a Jane Eyre ed Elizabeth Bennet e anche la sua vita assomiglia molto a quella delle due eroine. Il fatto di ritrovare nella trama molti aspetti simili ai due romanzi che ho citato non è per niente fastidioso, perché trovo che l'autrice sia riuscita a separarsi dalla traccia delle due scrittrici quel tanto che basta per dare al romanzo un'impronta personale e unica, ma nello stesso tempo sia stata in grado di donare al racconto talmente tanta passione che mi sono persa tra le sue pagine e mi sono innamorata perdutamente dei suoi personaggi. Inoltre, ed è un altro effetto positivo, mi ha fatto venire una gran voglia di rileggere Jane Eyre.

Ho trovato solo due aspetti, a livello di trama, che mi hanno lasciata un po' perplessa [SPOILER]: prima di tutto il fatto che, pur se ai fini di mantenere la "suspance" del lettore e non rivelare chi sia il vero padre di Meg, Jane fa un po' la figura della tonta, in contrasto con l'immagine di ragazza sveglia e intelligente che viene data di lei durante tutta la narrazione, quando per buona metà del libro non immagina nemmeno lontanamente che la bambina possa avere qualche parentela segreta con il Signor Hench. Inoltre mi è sembrato uno stratagemma un po' forzato l'improvvisa comparsa di pozioni per annullare i ricordi: non dico che non fosse un'idea plausibile, però l'avrei vista meglio in un contesto che la giustificasse un po' di più, alla Dr. Jakyll e Mr. Hyde, mentre in questo caso mi ha dato forse l'idea della scorciatoia[SPOILER]. In ogni caso questi dettagli non mi hanno fatto cambiare idea sulla qualità di questo romanzo, che in alcune parti è riuscito anche a commuovermi.

Faccio i miei migliori auguri all'autrice, sperando che continui a scrivere perché, per quanto possa valere il mio parere tutt'altro che autorevole, credo che abbia le potenzialità per diventare un'ottima scrittrice.
Le possibilità che aveva, a quel punto, erano due: numero uno, sposarsi con un essere insipido di sesso opposto al suo che con tutta probabilità non l'avrebbe mai considerata degna di attenzione, fuorché per preoccuparsi di eventuali eredi. Ovvero, quello che sua madre chiamava "un buon matrimonio". Numero due: non accontentarsi della mediocrità e si cercasse qualcuno che destasse il suo interesse. Ovvero, rimanere da sola per tutta la vita.
Arrivò l'autunno anche nelle campagne del Kent. Gli alberi cominciarono a dipingersi dei toni del tramonto, stillando a terra le loro foglie in un pianto continuo. La terra si induriva poco a poco sotto le prime gelate notturne.

La Regina di Abu Simbel (Il Romanzo di Ramses #4)

sfide: serial readers 2011
Titolo originale: La Dame d'Abou Simbel
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1997
Editore: Mondadori
Pagine: 379

Iniziato il: 30 giugno 2011
Terminato il: 13 luglio 2011

Valutazione: ★★★★
Massacratore, il leone di Ramses, lanciò un ruggito che inchiodò per la paura gli egiziani al pari dei rivoltosi. L'enorme belva che il faraone aveva decorato di una sottile collana d'oro per i buoni e leali servigi resi durante la battaglia di Qadesh contro gli ittiti pesava più di trecento chili. Era lunga quattro metri e aveva una criniera folta e fiammeggiante, rigogliosa al punto di coprirle la parte superiore della testa, le gote, in parte le spalle e il petto. Il pelo, liscio e corto, era di un bruno chiaro e lucente.
(incipit)

Questa volta la lettura dell'ennesimo capitolo della saga di Ramses è stata più lenta del solito, non perchè abbia perso entusiasmo nella storia o perchè mi stia annoiando, ma perchè sono stata distratta dalla creazione del nuovo blog e dal fatto che sono stata colta da un'irrefrenabile voglia di Scrubs e ho terminato la terza serie iniziando la quarta. Siccome però ho in lista d'attesa due libri ricevuti con le catene di lettura e mi spiace far aspettare troppo le persone dopo di me, negli ultimi due giorni ho dato un'accelerata riprendendo da dove mi ero fermata.

Nel romanzo viene lasciato molto spazio alle diatribe ereditarie degli Ittiti e finalmente viene approfondito maggiormente il personaggio di Asha che, in quanto diplomatico, è colui che si occupa dei rapporti con questo popolo bellicoso. Anche i progetti di Mosè di lasciare l'Egitto hanno grande importanza in questo quarto volume, anche se devo ammettere che il suo personaggio qui è presentato in modo abbastanza diverso da come viene classicamente dipinto: in realtà sembra un invasato abbastanza ottuso e disposto a tutto per eseguire la volontà di Yaveh. Evito di raccontare le famigerate piaghe d'Egitto dal punto di vista di Jacq (che, soprattutto per quanto riguarda l'ultima, mi hanno ricordato molto gli attuali episodi di terrorismo), devo però dire che Mosè non ci fa proprio una bella figura e oltretutto non ha nemmeno la soddisfazione di fuggire con il suo popolo da Pi-Ramses, in quanto è lo stesso faraone che lo scaccia dal paese. In realtà, se si tiene conto che l'intento di Jacq è quello di creare un romanzo epico che esalti le gesta di Ramses, questa sua presentazione degli eventi è logica, anche se non riesco a spiegarmi come mai le gesta del faraone vengano presentate in maniera poco realistica e lasciando molto spazio al divino, mentre quelle di Mosè vengano tutte spiegate in modo razionale. Questo è in effetti piuttosto incoerente.

Nonostante in tutti i romanzi venga dato ampio spazio al rapporto tra Ramses e Nefertari, in "La regina di Abu Simbel" il loro amore viene davvero celebrato. I due sovrani si completano a vicenda e sono l'uno il supporto dell'altro. L'amore che li lega è immenso, profondo e sincero e ricorda molto il legame che nel primo volume si intuiva appartenesse anche a Sethi e Tuya. Questo è anche il romanzo che presenta maggiori cambiamenti e colpi di scena, alcuni a lungo attesi, altri che invece non avrei voluto accadessero. Purtroppo però la vita a volte riserva delle bruttissime sorprese e a questa regola non sfugge nemmeno un faraone.

«Nefertari è la magia in mancanza della quale nessuna iniziativa è durevole. Violenze e tenebre non scompariranno finchè le generazioni si succederanno alle generazioni, ma l'armonia sarà vissuta su questa terra fino a quando regnerà la coppia reale. Rafforzala, Ramses, fanne la pietra di fondazione dell'edificio. Quando l'amore si irradia su un popolo, gli assicura maggiore felicità di qualsivoglia ricchezza»
(Tuya)
«Nel cuore della Nubia, Hathor ha segnato della propria presenza un sito chiamato Abu Simbel. Incarnandosi nella pietra, la signora delle stelle ha rivelato il segreto del suo amore. Ed è questo che voglio offrire a Nefertari perchè lei divenga per sempre la regina di Abu Simbel»
(Ramses)

La Battaglia di Qadesh (Il Romanzo di Ramses #3)

sfide: serial readers 2011
Titolo originale: La Bataille de Kadesh
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1997
Editore: Mondadori
Pagine: 379

Iniziato il: 28 giugno 2011
Terminato il: 30 giugno 2011

Valutazione: ★★★★
Il cavallo di Danio galoppava sulla pista ardente che portava alla Dimora del Leone, una borgata della Siria del Sud fondata dall'illustre Faraone Sethi. Egiziano da parte di padre e siriano da parte materna, Danio aveva fatto proprio l'onorevole mestiere di portalettere e si era specializzato nella consegna di messaggi urgenti. L'amministrazione egiziana gli forniva cavallo, cibo e vestiario; Danio godeva di una dimora da funzionario a Sile, città frontaliera del nordest, e alloggiava gratis nelle stazioni di posta. Insomma, una gran bella vita, continui viaggi e l'incontro con siriane poco scontrose, talvolta desiderose di sposare un funzionario il quale tagliava la corda a grande velocità non appena il legame prendeva una piega troppo seria.
(incipit)

Recensione ritardataria per mancanza di ispirazione: sono giorni che ci giro intorno e non riesco mai a decidermi a scriverla, nonostante ormai sia quasi alla fine del romanzo successivo (che però ho tirato in lungo causa altre distrazioni).

Come i precedenti, anche questo romanzo mi ha appassionato parecchio: ormai mi sto affezionando ai personaggi come mi succede ogni volta che inizio una saga e già so che lasciarli sarà estremamente doloroso. Intanto continuo ad accompagnare Ramses e gli altri nelle loro avventure, che questa volta li portano ad incontrarsi faccia a faccia con i nemici che finora si erano sempre tenuti nell'ombra: gli Ittiti. Ho molto apprezzato i capitoli che parlano di questo popolo, prima di tutto perchè hanno dato nuova linfa al racconto con l'introduzione di nuovi personaggi e la narrazione degli episodi guerreschi della battaglia di Quadesh e in secondo luogo perchè trovo estremamente interessante paragonare due culture contemporanee ma così diverse. La scena della battaglia di Ramses, [SPOILER] che abbandonato dai suoi sconfigge da solo l'esercito ittita [SPOILER], è secondo me la più affascinante e a mio parere lascia trasparire il vero senso che Christian Jacq ha voluto dare alla saga, ovvero non quello di una cronaca romanzata della vita di Ramses, bensì una specie di romanzo epico, in cui la storia e la mitologia si fondono. Una sorta di "Iliade d'Egitto", anche se indubbiamente di un altro livello.

Per finire, non resisto purtroppo alla tentazione di fare un mega spoiler, che camufferò ovviamente in maniera adeguata: [SPOILER] che gioia, Asha non è una spia di Shenar ma è rimasto fedele a Ramses!! La sua era tutta una messinscena ben studiata (e magistralmente interpretata) per tenere Shenar sotto controllo. Peccato che il maledetto sia riuscito a fuggire, sono sicura comunque che farà la fine che si merita. [SPOILER] Ecco, finito, chiedo scusa ma non potevo non esprimermi! ^_^

Loto guardò lontano.
«Questo paese ti ama come tu lo ami, Maestà. Parlagli, e il paese ti parlerà.»
(Loto a Ramses)
Poi il Faraone uscì dal luogo puro e stette ad assistere alla nascita del sole, il suo protettore, che la dea del cielo aveva inghiottito al tramonto per farlo rinascere a levante dopo un aspro combattimento con le forze delle tenebre. Non era forse lo stesso combattimento che il figlio di Sethi si accingeva a condurre contro le orde ittite?
«Hai commesso un errore fatale, quello di credere che chiunque sia corruttibile. Non hai esitato a trafficare nella mia cerchia, ma ignoravi che un'amicizia può essere solida quanto il granito ed è così che sei caduto nella trappola che ti avevo teso.»
(Ramses a Shenar)
«Se commetti un errore» aveva detto Sethi «non attribuirne la colpa a nessuno, salvo che a te stesso, e correggi il tuo sbaglio. Battiti come un toro, un leone e un falco, sii folgorante come l'uragano, altrimeni sarai vinto.»

La Dimora Millenaria (Il Romanzo di Ramses #2)

sfide: serial readers 2011, sono così 2011
Titolo originale: Le Temple des millions d'années
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1995
Editore: Mondadori
Pagine: 400

Iniziato il: 14 giugno 2011
Terminato il: 28 giugno 2011

Valutazione: ★★★★
Ramses era solo, attendeva un segno dall'invisibile.
Solo di fronte al deserto, all'immensità di un paesaggio brullo e arido, solo di fronte al proprio destino la cui chiave gli sfuggiva ancora.
(incipit)

Questa saga mi sta stregando: avevo iniziato il primo volume con un po' di scetticismo avendo letto su anobii delle recensioni non entusiaste e invece mi sono ricreduta. Meno male che ho imparato a non seguire i consigli altrui a proposito di libri e film: preferisco sbatterci la testa.

La dura vita di faraone ha inizio e gli intrighi del primo romanzo non sono nulla in confronto a quelli che vengono tessuti adesso: tradimenti da parte dei più vicini, complotti, tentati omicidii. Come giustamente gli aveva confidato suo padre, il faraone è completamente solo e non deve fidarsi nè delegare le decisioni a nessuno.

Contrariamente alle aspettative di tutti Ramses si dimostra, nei primi quattro anni del suo regno (quelli di cui si parla in questo volume), un faraone saggio e intelligente; la sua principale preoccupazione è rafforzare il ka della coppia reale (ovvero la forza vitale) e onorare il padre Sethi terminando la costruzione del tempio di Luxor ed erigendo la nuova capitale Pi-Ramses. Inoltre iniza in questo volume la costruzione del Ramesseum, ovvero la dimora millenaria del titolo.

La figura femminile centrale di questo romanzo non è più Iset, che viene relegata ad un ruolo minore, bensì Nefertari, la grande sposa reale [SPOILER]che si dimostra degna della sua carica[SPOILER]. Molto interessante anche la parte riguardante Mosé: il giovane è tormentato da conflitti interiori poichè, in quanto ebreo, rifiuta la religione politeista egizia e sostiene sempre più l'esistenza di un unico Dio. Tra tutti, comunque, il mio personaggio preferito è Ameni (anche se, se la gioca con Serramanna): mi fa tenerezza perchè in un corpo così fragile e delicato si nasconde un animo forte. Anche Setau è molto affascinante: la sua passione per i serpenti lo rende un personaggio enigmatico. [SPOILER]Purtroppo Asha sembra invece davvero essere un traditore: una parte di me, però, spera ancora che in realtà sia tutta una finzione per tenere d'occhio Shenar[SPOILER]. Per quanto riguarda il fratello maggiore del re, mentre nel primo volume lo ritenevo solo un inutile grassone invidioso, proseguendo con la lettura mi sto accorgendo che è un personaggio molto intrigante: è furbo e intelligente ed escogita mille modi per cercare di far cadere il fratello. Mi piace il fatto che proprio Shenar sia l'occasione per far nascere una venatura di "giallo" nel romanzo, in quanto molto del lavoro di Ameni e Serramanna consiste nel trovare l'origine di tutti i misteriosi intrighi che mettono a rischio la vita della famiglia reale.

Adesso non vedo l'ora di proseguire la lettura con l'episodio che si preannuncia già dal titolo come il primo il cui si parlerà di guerra: "La battaglia di Quadesh".

Horus sollevò la corona rossa del Basso Egitto, una specie di mortaio sormontato da una spirale, e la posò sulla testa di Ramses; poi Seth vi sovrappose la corona bianca dall'Alto Egitto, la cui forma ovale era dominata da un bulbo.
– Le due potenze sono legate per te – dichiarò Thot. – Tu governi e unisci la terra nera e la terra rossa, sei l'uomo del giunco del Sud e dell'ape del Nord, sei colui che rende verdi le due terre.
– Tu solo potrai avvicinare le due corone – rivelò Seth. – Il fulmine che esse contengono annienterà l'usurpatore.
Solo sul carro dorato, il Figlio della Luce imboccò la strada principale di Pi-Ramses in direzione del tempio di Amon. In pieno sole, egli apparve come l'astro i cui raggi davano alla luce la città. A fianco dei due cavalli bardati camminava il leone, a capo eretto, la criniera al vento.

Le mie letture: Il Figlio della Luce, di Christian Jaq (Il Romanzo di Ramses, #1)

Il romanzo di Ramses: Il Figlio della LuceIl romanzo di Ramses: Il Figlio della Luce by Christian Jacq
My rating: 3 of 5 stars

Prima puntata della saga di Ramses, l'avvenimento letterario dell'anno, una serie che ha venduto oltre tre milioni di copie. La storia del grandissimo faraone, il "figlio della luce", che portò all'apogeo la gloria del suo paesee ne diffuse la sapienza. Christian Jacq, esperto di egittologia, trasferisce nelle storie costruite attorno a personaggi realmente vissuti, le scoperte venute alla luce con gli studi più recenti.

☕☕☕

Purtroppo ho commesso l'ingenuità di leggere il secondo volume della saga (oltrettutto ormai l'ho quasi finito) prima di scrivere la recensione di questo libro, così adesso sono in parte condizionata dall'essere a conoscenza degli avvenimenti successivi. E' che questi romanzi, pur essendo abbastanza corposi, filano via fluidi e veloci: sono proprio appassionanti. Questo primo episodio narra della vita di Ramses prima di diventare Faraone e ci presenta un ragazzo bello, atletico, irruento e che in apparenza non sembra proprio fatto per il ruolo che suo padre Sethi prepara per lui: il candidato favorito agli occhi di tutti, infatti, è suo fratello Shenar, un uomo grasso, viziato, subdolo e ambizioso. 

Attorno a Ramses ruotano innumerevoli personaggi: la madre Tuya, il precettore Sary, gli amici Mosè (si, proprio quel Mosè: secondo alcune interpretazioni della Bibbia, sembra infatti che fosse proprio durante il regno di Ramesse II che Mosè colpì l'Egitto con le dieci piaghe per liberare il popolo ebraico dalla schiavitù), Ameni, Setau e Asha, la bella Iset e Nefertari, destinata come sappiamo a diventare la grande sposa reale.

Un punto di forza di questo romanzo è sicuramente il fatto che Jacq ci mostra l'umanità di queste figure così austere e misteriose quali sono quelle dei faraoni d'Egitto: a scuola ci descrivono il faraone come un essere di origine divina che sta al di sopra del popolo e del paese che governa, una figura quasi impalpabile e probabilmente questa era davvero l'impressione che faceva al popolo egiziano. In realtà, bisogna ricordarsi che il faraone era prima di tutto un essere umano, e di conseguenza anche lui doveva per forza essere vittima di timori, ansie e paure. Contemporaneamente, la presenza di un retroscena magico composto da rituali, amuleti, luoghi sacri e divinità aiuta a mantenere la figura del faraone in una posizione di confine tra il mondo degli uomini e quello degli dei e lo innalza nuovamente ad un livello superiore (a volte infatti, ho avuto l'impressione che il contesto culturale moderno entrasse a "contaminare" il racconto, ma credo sia inevitabile, a maggior ragione se si parla di una cultura così antica e in gran parte ancora sconosciuta). Una buona dose di intrighi e avventure pericolose aggiungono poi quell'elemento di "suspance" che impedisce al lettore di staccare gli occhi dalle pagine.

L'unica parte del romanzo che mi ha lasciato un po' perplessa e non mi ha convinta fino in fondo è stato l'arrivo di Menelao ed Elena al ritorno dalla guerra di Troia. Diciamo che mi è sembrato in parte forzato, sarà che non amo particolarmente gli intrecci di leggende o di avvenimenti. Anche il fatto che Omero abbia composto l'Iliade in Egitto... mah, non so. Fortunatamente i capitoli riguardanti i greci non sono molti e nel complesso questo primo capitolo della saga mi ha soddisfatto. Avendo già quasi terminato il secondo libro, mi azzardo a dire che "La dimora millenaria" è a mio parere più bello.

Iniziato il: 19 giugno 2011
Terminato il: 23 giugno 2011

Le mie letture: La Casa degli Spiriti, di Isabel Allende

La casa degli spiritiLa casa degli spiriti di Isabel Allende
My rating: 5 of 5 stars

Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell’ambito della narrativa sudamericana, soltanto "Cent’anni di solitudine" di García Márquez

☕☕☕

Primo gdl dell'anno per un libro che aspettavo di leggere da una vita: infatti è un secolo che si trova nella mia libreria, esattamente da Natale scorso. Ne ho sentito parlare molto bene e mi ha incuriosita soprattutto perchè appartiene al filone del realismo magico che mi ha affascinata tanto quando l'ho studiato al liceo. Fino ad ora di Isabel Allende ho letto poco e forse i lavori meno importanti: la trilogia di Aquila e Giaguaro, della quale solo il primo libro, "La città delle bestie" mi piaciuto davvero, e qualche brano di comprensione al liceo, mi pare tratti da "Eva Luna racconta" anche se non ne sono completamente sicura (oltretutto me ne ricordo solo vagamente alcune parti).

La discussione su aNobii si trova QUI, ma passiamo al commento di fine lettura: il verdetto è che questo libro è un capolavoro. Purtroppo sono 5 parole e non posso utilizzare questa frase anche nella sfida "dammi 4 parole", però è davvero quello che penso: la Allende mi ha regalato dei personaggi indimenticabili, prima fra tutti Clara e mi ha fatto provare delle fortissime emozioni che spesso si accalcavano una sull'altra lasciandomi confusa: Esteban mi ha fatto questo effetto per tutta la durata della lettura, alternando momenti in cui l'ho odiato ad altri in cui mi ha fatto una pena immensa. Ho riso moltissimo per le bizzarrie di questa famiglia e pianto quando la crudeltà della vita li ha strappati dalle pagine. Cos'altro posso dire: bellissimo.

Iniziato il: 03 gennaio 2011
Terminato il: 24 gennaio 2011

Le mie letture: Nata con il secolo, di Rona Jaffe

The Road TakenNata con il secolo di Rona Jaffe
My rating: 1 of 5 stars

E io che, quando ho letto il titolo e la trama sul retro di copertina mi sono detta: "wow! questo libro deve essere favoloso"! Menomale che l'ho preso tra le superofferte dell'Auchan a 1 euro perchè non mi sarei perdonata una spesa maggiore. In sé l'idea avrebbe avuto ottime prospettive se fosse comparsa nella testa di una persona di talento, ma la Jaffe ha semplicemente creato un libro-trama: per essere più chiara significa che si è ideata una trama, l'ha allungata con qualche dialogo e ci ha aggiunto dei riferimenti storici presi pari-pari da un testo probabilmente delle scuole medie. Non c'è sentimento, non c'è emozione: i personaggi sono sfigatissimi, soffrono un sacco ma è impossibile soffrire con loro perchè la narrazione ha lo stesso phatos di un manuale di storia.

La lettura scorre molto velocemente, talmente velocemente che ho letto circa i 2/3 del libro in un pomeriggio di febbre...il problema è che di essa mi è rimasto poco o nulla. Peccato.

Iniziato il: 11 ottobre 2010
Terminato il: 13 ottobre 2010

Le mie letture: Veracruz, di Valerio Evangelisti (Ciclo dei Pirati, #2)

VeracruzVeracruz diValerio Evangelisti
My rating: 4 of 5 stars

Due su due, per me, significano successo: Evangelisti mi piace davvero tanto! La sua scrittura è cruda ma estremamente efficace, ti fa vivere in prima persona tutto ciò che racconta e mi è risultato molto difficile smettere di leggere: la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire era davvero troppa. Nonostante ciò, questa è stata una delle poche volte in cui non mi sono affezionata a nessun personaggio in particolare: magari non sono riuscita ad identificarmi in nessuno oppure i protagonisti erano tutti troppo spietati perchè io potessi provare pena per la loro sorte, fatto sta che posso solo dire di essere rimasta colpita dalle figure del capitano De Grammont e del capitano Lorencillo, entrambi estremamente carismatici ma diversi; cupo uno, amante della buffonaggine l'altro, anche se crudeli nello stesso modo.

Altra figura che non mi ha lasciato affatto indifferente, al contrario del protagonista per il quale non ho mai provato nè disprezzo nè simpatia ma solo la più totale indifferenza (ma non lo considero un aspetto negativo: spesso all'interno di un romanzo sono utili anche i personaggi che sembrano esattamente il contrario), è stata quella di Gabriela Junot Vergara. Ho letto un'intervista Evangelisti nella quale lo scrittore, parlando delle donne del romanzo dice che "ama rappresentare figure femminili all'apparenza convenzionali ma che in realtà non lo sono affatto. In Veracruz entrambe le figure femminili, Gabriela e Claire, sembrano stereotipi (la seduzione e la sofferenza), ma entrambe resistono a modo loro al tentativo di sottometterle". Ecco, queste sono le parole perfette per descrivere la sensazione che ho provato arrivata alla conclusione del romanzo.

Sul sito ufficiale di Evangelisti ho trovato una sezione molto interessante di recensioni dei suoi romanzi, tra cui molte anche a proposito di Veracruz. Il link è questo e consiglio davvero di leggerlo: mi ha fatto anche capire come i due romanzi (Veracruz e Tortuga) siano collegati. No, non sono rimbecillita, è che ad essere sincera, Tortuga non me lo ricordavo più e non avevo proprio realizzato!! In ogni caso prima dell'uscita di Carthagena, l'ultimo capitolo, lo rileggerò per rinfrescarmi la memoria (sperando, nel frattempo, di non essermi dimenticata anche Veracruz!! ah ah ah).
...E ora salpiamo, Fratelli della Filibusta!! Yoh, ho!!

Iniziato il: 10 maggio 2010
Terminato il: 20 maggio 2010

Le mie letture: Strane Creature, di Tracy Chevalier

Strane creatureStrane creature di Tracy Chevalier
My rating: 4 of 5 stars

Il mio primo incontro con Tracy Chevalier è stato davvero una piacevole scoperta: "Strane Creature" racconta la vera storia di Mary Anning, la donna che scoprì i resti del primo ittiosauro dando così un'enorme contributo allo sviluppo delle teorie evoluzionistiche, e di Elizabeth Philpot, studiosa di pesci fossili. Tramite la sua penna la Chevalier riporta alla luce la storia di queste due figure femminili sicuramente atipiche per l'epoca: due donne sole, non particolarmente interessate al matrimonio o agli altri interessi più tipicamente femminili e che invece preferiscono trascorrere ore sulla spiaggia alla ricerca di fossili oppure chiuse nel loro studio a catalogare le loro scoperte.

Mary Anning
Mary ed Elizabeth sono due personaggi affascinanti, che l'autrice ci permette di conoscere alternando le loro voci capitolo dopo capitolo e fornendoci così una visione a tutto tondo sulla storia e sui loro pensieri ed emozioni. Dal punto di vista narrativo, mi ha piacevolmente colpito il modo in cui le voci delle due donne siano estremamente caratteristiche e diverse l'una dall'altra, tanto da rendere chiarissimo quando sia l'una e quando l'altra a prendere la parola nella narrazione. L'ambientazione, poi, è molto curata e questo è forse in assoluto l'aspetto che ho più amato del romanzo, oltre naturalmente allo spazio che viene lasciato all'approfondimento delle scoperte scientifiche dell'epoca, alla descrizione dei fossili, degli strumenti e delle tecniche di lavoro della comunità scientifica dell'epoca.

Elizabeth Philpot
Elizabeth Philpot
La lettura non è stata per me del tutto esente da difetti: in alcuni momenti ho avuto la sensazione che i personaggi fossero un po' forzati in certi atteggiamenti, forzature che si manifestano principalmente in un'acutezza un po' anomala, che porta Elizabeth ad intuire in maniera sorprendentemente rapida la portata delle scoperte proprie e di Mary, senza nemmeno dover spendere tempo in ricerche e approfondimenti. Considerando che la scoperta dell'ittiosauro ha contribuito a rivoluzionare la concezione del mondo dell'epoca, facendo nascere l'idea che potesse essere esistito un periodo storico pre-umano, in cui a popolare la terra fossero creature ormai estinte e mettendo quindi in discussione la visione creazionista che era ritenuta da secoli l'unica vera e possibile (ponendo quindi anche le basi per le successive teorie evoluzionistiche), questa immediata intuizione di Elizabeth mi sembra difficilmente credibile e un po' sbrigativa.

Nel complesso comunque il romanzo mi è piaciuto molto e nonostante non si possa certo dire che si tratti di un libro d'azione, l'ho trovato molto coinvolgente. Anzi, credo proprio che la linearità della trama e la sostanziale mancanza di colpi di scena abbiano contribuito a rendere il romanzo più realistico oltre ad evitare alcuni clichè che erano davvero lì dietro l'angolo.

Iniziato il: 18 febbraio 2010
Terminato il: 23 febbraio 2010