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Le mie letture: La fata carabina, di Daniel Pennac (Ciclo di Malaussene, #2)

La fata carabinaLa fata carabina di Daniel Pennac
My rating: 4 of 5 stars

Intenta ad attraversare la strada con tutta la circospezione dovuta all'età avanzata, una vecchietta tremolante impugna improvvisamente una P38, prende la mira e fa secco un giovane commissario di polizia... È proprio attorno ai vecchietti che gira questo nerissimo romanzo di Pennac: vecchietti uccisi a rasoiate, vecchietti a cui la sorellina di Benjamin, Thérèse, legge la mano reinventando ogni giorno un avvenire diverso, vecchietti vittime e vecchietti assassini. Cosa sta succedendo nel mercato della droga parigino? Come mai gli anziani abitanti del quartiere di Belleville sono diventati accaniti consumatori di stupefacenti? E perché se non li fa fuori la droga, vengono uccisi uno dopo l'altro con i sistemi più brutali? A tutte queste domande risponderà ovviamente Benjamin, ritenuto come al solito in un primo momento il principale indiziato.

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Era da un po' che non tornavo tra le pagine di Pennac e solo dopo aver iniziato la lettura mi sono resa conto di quanto mi fosse mancato. Non c'è niente da dire, è un altro livello: è uno di quei rari scrittori che sono in grado di affrontare tematiche estremamente complesse (il post colonialismo, l'immigrazione e l'integrazione, il posto degli anziani nella società) attraverso storie coinvolgenti, con un senso dell'umorismo molto francese, che si leggono con facilitità, ma riescono a non essere mai superficiali. Non lo so come fa, è un talento, o ci nasci o niente, e lui ci è senz'altro nato.

L'audiolibro letto da Claudio Bisio non poteva essere più perfetto.

Iniziato il: 28 settembre 2024
Terminato il: 06 ottobre 2024

Le mie letture: Il paradiso degli orchi, di Daniel Pennac (Ciclo di Malaussene, #1)

Il paradiso degli orchi (Malaussène #1)Il paradiso degli orchi by Daniel Pennac
My rating: 4 of 5 stars

Un eroe, Malaussène, che come lavoro fa il "capro espiatorio". Una famiglia disneyana, senza mamme e babbi, con fratellini geniali, sorelle sensitive, una "zia" maschio protettrice di vecchietti, ladri e travestiti brasiliani, una "zia" femmina super-sexy, ritratto irresistibile del giornalismo alla Actuel, una misteriosa guardia notturna serba e un cane epilettico. Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie di oscuri attentati, sull'orrore nascosto nel Tempio del benessere, un Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli e un Babbo Natale assassino aspetta la prossima vittima. Un'altalena tra divertimento e suspence, tra una Parigi da Misteri di Sue e una Parigi post-moderna dove proliferano i piccoli e grandi "orchi" che qualcuno crede estinti. Degli orchi si può ridere o si può tremare. Uno scrittore d'invenzione, un talento fuori delle scuole come Pennac, non ha certo paura di affrontarli con l'arma che lui stesso così definisce nel libro: "il comico, espressione dell'etica". (Stefano Benni)

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Totalmente rivalutato a fine lettura, ma non come quei libri che si riprendono nel finale, mentre tutto il resto rimane insipido: in questo caso, arrivata alla fine ho visto tutto il romanzo sotto una luce nuova.

"Signori Bambini" di Daniel Pennac

Oggi inauguro il mio ritorno al blog parlando di un libro che mi è stato regalato secoli fa per un compleanno e che ho lasciato per anni nella libreria a prendere polvere senza un motivo particolare... mi sembrava che non fosse mai il momento, quando invece si è dimostrato estremamente scorrevole e simpatico, perfetto proprio per quei periodi in cui tutti i libri sembrano sempre troppo impegnativi.

Signori Bambini
(Messieurs Les Enfants)
di Daniel Pennac

Serie: -
Formato: Paperback, 182 pagine
Editore: Feltrinelli, 2011 (I edizione - 1997)
Genere: Romanzo, Narrativa varia
Inizio lettura: 28 aprile 2014
Fine lettura: 28 aprile 2014
Preso da: La mia libreria
Lettura n.: 5/2014

Durante una delle sue lezioni Monsieur Craistang, professore di francese, dà ai suoi allievi per punizione un tema per il giorno seguente: "una mattina ti svegli e ti accorgi di essere diventato adulto. Vai in camera dei tuoi genitori e scopri che sono tornati bambini. Racconta il seguito". Da questo spunto decolla un'avventura quasi disneyana in piena Belleville, intrappolata in tutte le contraddizioni della nostra difficile contemporaneità.

Il mio giudizio:

"Immaginazione non significa menzogna."
Crastaing lo urlava senza alzare la voce.
"Immaginazione non significa menzogna!"
La sua cartella vomitava i nostri compiti sulla cattedra.
"Lo fate apposta?"
Nessuno lo faceva apposta. Bisognava essere dementi per farlo apposta.
"Quante volte dovrò ripetervelo?"
Trent'anni dopo, lo ripeteva ancora:
"Immaginazione non significa menzogna!".
(incipit)
Il mio commento
Questo romanzo è stato per me una bellissima sorpresa. Avevo già letto e sentito parlare di Daniel Pennac e avevo sempre fatto caso ai giudizi estremamente positivi che i lettori, dalle mie amiche blogger agli utenti di Goodreads o aNobii, danno a questo autore e ai suoi romanzi, ma chissà perché non mi sentivo mai pronta per provare a leggerne uno anch'io.

La trama è davvero semplice ma allo stesso tempo originale: quello che nasce come un tema assegnato per punizione diventa realtà per tutti coloro che cercano di svolgerlo, e la vita di tre ragazzini (e un professore) viene sconvolta dall'inspiegabile fenomeno della trasformazione dei bambini in adulti e degli adulti in bambini. E' davvero un'idea bellissima che mi ha spinto, durante la lettura, a fare due tipi di ragionamenti diversi: il primo mi ha portato a pensare se ciò che veniva descritto (i comportamenti dei protagonisti, gli eventi attorno a loro, ecc.) potesse davvero essere verosimile, mentre dall'altra parte non ho potuto fare a meno di mettermi a pensare cosa avrei fatto io, cosa sarebbe accaduto a me se mi fossi trovata al posto dei protagonisti. E questo "gioco" è stato divertentissimo.

La verosimiglianza secondo me c'è: i personaggi hanno delle reazioni che ho trovato perfettamente plausibili e adatte al loro carattere, almeno per quanto ci viene fatto capire nei primi capitoli, prima che avvenga la trasformazione. La parte più divertente è quella in cui vediamo i genitori/bambini che mostrano atteggiamenti infantili dietro i quali emerge, forse inconsciamente o forse no, il loro carattere adulto (questo è un punto che nel libro non viene risolto: i genitori erano coscienti della situazione quanto i figli oppure l'essere tornati bambini non gli ha permesso di rendersi conto davvero di ciò che era accaduto?), e ho trovato estremamente azzeccata anche la soluzione inventata da Pennac per il professor Craistang, che diventa l'esempio pratico dei temi su cui credo il libro intenda far riflettere. Il romanzo, infatti, tratta principalmente del tema dei bambini troppo seri, i bambini/adulti, che magari a causa di un loro talento particolare o solo per vanità dei genitori vengono privati di un diritto che invece è fondamentale, cioè il diritto alla leggerezza. Quello di divertirsi, di essere irresponsabili, di fare sciocchezze, è un diritto sacrosanto secondo me e non solo quando si è piccoli: anche da adulti credo che sia importante essere capaci di essere "leggeri". Non sempre, certo, ma spesso: io non so come facciano quelle persone che non ridono mai, che non fanno mai cose stupide (con stupide non intendo per forza pericolose, solo non "assennate"), che non si ridicolizzano ma si prendono sempre sul serio... io non ce la farei: ho il bisogno fisico di fare la scema!

La narrazione avviene in terza persona, ma la voce narrante appartiene al padre di Igor, morto di AIDS a seguito di una trasfusione, che osserva le vicende "dall'alto" (e in qualche modo ci si mescola) con un atteggiamento allo stesso tempo ironico e affettuoso che mi è piaciuto moltissimo e mi ha coinvolta ancora di più: sembra davvero di essere parte di quella grande famiglia che si crea dopo questa avventura, ed è impossibile non innamorarsi dei suoi protagonisti.

Curiosità davvero simpatica: questo romanzo è frutto di una scommessa tra Pennac e il suo amico regista Pierre Boutron. Secondo l'accordo, i due avrebbero dovuto raccontare la stessa storia, uno in forma di libro, l'altro di film, senza vedere i rispettivi lavori prima che entrambi fossero terminati. Purtroppo il film di Boutron esiste solo in francese, oltretutto senza nemmeno i sottotitoli in inglese (o almeno, io su internet non ne ho trovata alcuna copia).

Copertine ed edizioni:


L'autore:
Nato a Casablanca nel 1944, Pennac è noto per una serie di romanzi di straordinario successo, che hanno per protagonisti Benjamin Malaussène, la sua squinternata famiglia e il quartiere parigino di Belleville, dove si muove una folla pittoresca di immigrati e opera una comunità di artisti.
Figlio di un ufficiale dell'esercito francese, dopo un'infanzia in giro per il mondo, tra l'Africa, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi dove insegna dal 1970.