[Mini-recensione] Il ballo, di Irène Némirovsky


Salve biblionauti! Oggi torno per smaltire un po' di post arretrati e per inaugurare un nuovo format che - vi dirò la verità - non piace a me per prima, ma che purtroppo mi vedo costretta ad utilizzare perché devo fare i conti con la crisi da blogger a cui è passata la voglia di scrivere. Ad essere sincera non mi è passata la voglia di scrivere in generale, si è affievolita quella di commentare i libri che leggo, ovvero il fulcro centrale e l'unica ragione per cui ho aperto questo blog *_* *_* 

Dopo aver attraversato tutte le fasi della disperazione, dal "a cosa serve un blog di recensioni che non scrive recensioni" al "quasi quasi lo chiudo" ho deciso di essere meno drastica e di limitarmi ad assecondare questa momentanea fase calante continuando ad aggiornare le mie letture ma dedicando loro il minimo indispensabile ad evitarmi sensi di colpa pubblicando, quando necessario, delle mini-recensioni.

Spero che nonostante questo cambiamento di stile (che mi auguro sia solo momentaneo) vi rimanga la voglia di condividere con me le vostre impressioni sui libri letti, farmi sapere cosa ne pensate, se vi incuriosiscono e magari utilizzare i commenti per approfondire qualche aspetto che non trova spazio nel post.

Ma passiamo al libro.

Il mio primo incontro con la Nèmirovsky è stato folgorante e mi ha fatto completamente perdere la testa per lo stile netto e duro di quest'autrice che in meno di cento pagine è riuscita a trasmettermi tutto ciò che era sua intenzione raccontarmi. 

Il romanzo è incentrato sul conflitto tra una madre, ancora abbastanza giovane da potersi godere la vanità di entrare finalmente a far parte del mondo dei ricchi dopo una vita di povertà, e una figlia quattordicenne ansiosa di sbocciare; entrambe vedono nell'altra un limite alla propria libertà e vivono in bilico tra l'affetto e l'odio reciproco. Il rancore che si respira in queste pagine è quasi materiale; in realtà leggendo "Il ballo" ho avuto la sensazione che tutte le emozioni prendessero corpo davati ai miei occhi, acquistassero una fisicità e una materialità stupefacenti. 

Se la Nèmirovsky ha scritto così tutti i suoi romanzi, credo che andremo molto d'accordo.

Voto: 8.5/10
♥ Questo libro fa per voi se... siete convinti che i racconti siano troppo brevi per poter davvero reggere il confronto con un romanzo. "Il ballo" farà crollare tutti i vostri pregiudizi.

[Recensione] Voli acrobatici e pattini a rotelle a Wink's Phillips Station


Come fa Fannie Flagg a scrivere romanzi così adorabili? Il suo è un vero talento naturale e anche questa volta si è confermata all'altezza delle mie aspettative: come gli altri suoi libri "Voli acrobatici e pattini a rotelle" è un gioiellino di semplicità, serenità e genuinità. È vero, la formula di quest'autrice è sempre la stessa: personaggi femminili intraprendenti che si oppongono ad altri più tradizionali, alternanza della narrazione tra passato e presente ed un'ambientazione da provincia americana con pregi e difetti. Però le riesce bene! Il suo stile è semplice e alla portata di tutti, ma pur non lasciando spazio a drammi troppo accentuati e mantenendo sempre toni tutto sommato leggeri, riesce a non risultare superficiale.

Il fulcro di tutti i romanzi della Flagg sono i personaggi femminili per i quali ricorre sempre uno schema che oppone delle figure femminili forti e intraprendenti (spesso protagoniste delle parti narrate nel passato) a donne apparentemente più insicure, legate ai canoni tradizionali che le vedono mogli, madri e casalinghe. L'aspetto che mi piace di queste donne è che indipendentemente dal loro atteggiamento verso la vita riescono sempre, alcune in modo più semplice, altre lottando contro la loro educazione o contro se stesse, a tirare fuori il loro carattere e alla fine del romanzo le si vede per come sono realmente. Questo secondo me è il più bel modo di parlare di femminismo perché a mio avviso è questo il vero significato della parola: essere femministi significa ritenere che una donna possa essere libera di seguire la propria natura, le proprie inclinazioni e le proprie passioni, anche quando queste corrispondono con quelle attività o quelle aspirazioni considerate più "tradizionali"; l'importante è che sia una libera scelta, non condizionata dalle convenzioni o dall'influenza della società che tende ad appiattire il ruolo della donna. E questo è ciò che avviene nei romanzi della Flagg: i personaggi trovano se stessi e imparano ad esprimere la propria personalità.

Non sempre però la società in cui vivono permette a queste donne di vivere e agire liberamente: come dicevo prima, spesso i personaggi più audaci e intraprendenti sono quelli che vivono nel passato e le loro aspirazioni vengono soffocate dagli uomini e in generale da una società non ancora pronta ad accettarle. Accadeva in "Pomodori verdi fritti" e accade anche in questo romanzo in cui si racconta il diverso trattamento subito dalle WASP rispetto ai soldati uomini, alle quali vengono ad esempio rifiutati i gradi dell'esercito (informandomi, ho scoperto che solo nel 2009 l'America ha riconosciuto un'onorificenza a queste donne coraggiose che hanno dato un forte contributo al Paese permettendo agli uomini di andare a combattere e occupandosi degli spostamenti degli aerei militari e dei test aerei) nonostante il loro fondamentale contributo.

Naturalmente la Flagg rimane una scrittrice "popolare" intesa come adatta a tutti i palati letterari; per questo motivo non bisogna aspettarsi un romanzo che approfondisca i temi dei diritti delle donne o che entri particolarmente nei dettagli storici e non voglio nemmeno leggervi dietro chissà quale intento di sensibilizzazione. I suoi romanzi sono leggeri e mai davvero dolorosi, anche quando si parla di temi potenzialmente forti come la guerra, la morte, il razzismo, il sessismo, ecc. ma ciò che li rende secondo me adatti anche a chi solitamente ama leggere libri più impegnati è il fatto che si percepisce chiaramente che si tratta di una scelta volontaria e non di un'incapacità dell'autrice di approfondire le tematiche di cui parla: i suoi libri restano sempre su toni sereni e allegri ma vanno abbastanza in profondità per soddisfare chi preferisce limitarsi al suo racconto e incuriosire chi invece vorrebbe approfondire questi temi.

In più i suoi personaggi, nessuno escluso, saltano letteralmente fuori dalle pagine e anche quelli più insopportabili alla fine riescono comunque a far breccia nel cuore del lettore: amo il fatto che non siano mai monodimensionali e rigidi ma che cambino e si evolvano moltissimo durante l'intera durata della storia. Nel caso di questo romanzo, ad esempio, avrei preso Sookie a sberloni tutto il tempo urlandole: "sveglia! sveglia!" ma il suo carattere così remissivo è essenziale ai fini della storia: innanzitutto l'ho apprezzato moltissimo perché è estremamente realistico, in più se non fosse stata così disperatamente succube di tutte le persone che la circondano, non avrebbe avuto la significativa evoluzione che invece la vediamo compiere.

Infine un'altra nota positiva è stato il fatto che grazie a questo romanzo ho scoperto la storia delle WASP delle quali purtroppo non avevo mai sentito parlare.

Voto: 7/10



♥ Questo libro fa per voi se... volete conoscere personaggi che si faranno ricordare, anche se il romanzo non raggiunge la freschezza e l'originalità di "Pomodori Verdi Fritti".

IllustriAMO, #3


A quasi tre mesi di distanza dall'ultimo post, riesco finalmente a pubblicare una nuova puntata della rubrica dedicata alle illustrazioni e lo faccio con un artista che ho scovato per caso grazie a facebook: è svedese e purtroppo per il momento non ha illustrato alcun libro italiano (uno l'ha pubblicato, ma è in svedese quindi dubito che serva a molto metterlo qui). Il suo nome è Johan Thörnqvist e la particolarità dei suoi disegni è che vengono creati all'interno di fotografie reali, creando quindi un favoloso mondo parallelo che si potrebbe percepire se solo riuscissimo a trovare la chiave giusta per vedere oltre la realtà che ci circonda.

Mi sono fatta un giro sul suo sito (www.snarlik.se) e posso confermare che le sue opere sono favolose, creano delle vere e proprie "realtà parallele" nelle fotografie e non ci si stancherebbe mai di guardarle, ammirandone tutti i dettagli. Andate a dare un'occhiata, ne rimarrete stregati.
Osservandole mi è venuto in mente un libro, che ovviamente colgo l'occasione per citare per l'ennesima volta visto che ormai potrei tranquillamente diventare l'ufficio stampa dell'autore: Tobia di Timothée de Fombelle. In Tobia viene raccontata una storia che potrebbe (anzi, dovrebbe) essere illustrata da Thörnqvist: Tobia appartiene ad un popolo minuscolo che vive sui rami di un albero e dopo che suo padre, un geniale inventore, viene rinchiuso in prigione, il bambino fugge abbandonando la sua casa per lanciarsi in una meravigliosa avventura in un mondo che scoprirà essere non solo immenso, ma anche pericoloso. Posso solo immaginare quale capolavoro uscirebbe da una collaborazione tra questi due.

Ora come sempre vi lascio un assaggio delle illustrazioni di Thörnqvist; andate comunque a fare un giretto sul suo sito perché trabocca di immagini meravigliose.





[Mini-Recensione] La piuma, di Giorgio Faletti

La piuma arrivò risalendo il vento. Nessuno si accorse di questo strano fenomeno, forse nemmeno il vento stesso, che per natura ha canne da piegare e foglie da girare sulle dita e stagni da stupire con gocce di pioggia che lasciano cerchi improvvisi e bolle sulla superficie immota dell’acqua. Tracciando il suo invisibile sanscrito nel cielo, la piuma sorvolò un villaggio popolato di uomini, che come tali prestavano attenzione solo a ciò che avveniva in terra, davanti ai loro occhi. Un fabbro batteva il ferro rovente di una lama chiedendosi se sarebbe stata una buona spada, un contadino seminava il suo campo chiedendosi se sarebbe stato un buon raccolto, le donne stavano al fiume a lavare i panni chiedendosi se sarebbero diventati bianchi e immacolati. Solo i bambini correvano senza nulla chiedersi, giocando e schiamazzando per le anguste vie del villaggio, fra le case di fango e paglia, inseguiti da cani festanti che, pur senza capire, si univano al gioco. Alcuni cavalli erano impastoiati davanti alla locanda dove cavalieri senza macchia e senza paura sostavano per stordirsi di vino, procurandosi macchie sulle vesti mentre cercavano di dimenticare la loro paura. Nessuno riuscì a vedere la piuma perché nessuno aveva tempo a sufficienza per alzare gli occhi al cielo e riuscire anche solo a guardarla.
(incipit)

Sono stata indecisa fino all'ultimo sul numero di stelline da assegnare a questo racconto che è stato anche più breve di quanto pensassi (e già immaginavo lo fosse). Alla fine ho assegnato le tre stelline perché la favola è poetica e scritta in modo suggestivo e sarebbe stato sbagliato darle un voto considerandola a livello di un romanzo: avrebbe perso in partenza.

Il racconto segue il percorso di una piuma, simbolo di purezza, che trasportata dal vento attraversa le finestre delle case e incontra così una serie di personaggi che rappresentano diverse caratteristiche negative dell'animo umano fino a trovare l'unico che la noterà e si meriterà di seguirla. La fiaba segue proprio lo stampo classico ed è scritta bene, a mio parere, piena di immagini che si rendono ben chiare agli occhi di un bambino e uno stile poetico. 

Trovo invece che il prezzo del volume (oltre 7 euro per l'ebook, 13 per il cartaceo) sia folle e sproporzionato, visto che per l'appunto, si tratta di una storia di poche pagine seppur con delle belle illustrazioni. Io comunque avendolo preso in biblioteca non ne ho risentito e mi sono goduta questa piccola favola in tutta la sua dolcezza e ho apprezzato il messaggio dietro al volo della piuma, il cui dono di libertà può essere goduto solo da chi non è troppo concentrato su se stesso per scoprirlo.


Voto: 6.5/10

💗 Questo libro fa per voi se... volete leggere una bella favola ai vostri bambini o amate particolarmente Faletti da voler leggere tutta la sua opera. Possibilmente prendetelo in biblioteca...

Blog Tour + Giveaway "Sogni di Carta"


Buongiorno a tutti, benvenuti alla terza tappa del Blog Tour del romanzo "Sogni di Carta" di Melania D'Alessandro, che approfitto per ringraziare tantissimo per avermi chiesto di prendere parte alla presentazione del suo libro per ragazzi: la seguo da anni in tutte le evoluzioni del suo blog e mi fa un immenso piacere partecipare a questo Blog Tour.

Ma ora bando alle ciance; se vi siete persi il post di presentazione e le tappe precedenti, trovate tutte le informazioni qui. Ricordo, inoltre, che il Blog Tour si concluderà con un bel Giveaway (per sapere come partecipare e vincere i premi messi in palio, leggere attentamente il post di presentazione).
Prima di cominciare con il contenuto della tappa di oggi, vi lascio i dati del romanzo in questione.


Titolo: Sogni di Carta 
Autrice: Melania D'Alessandro 
Pagine: 137, illustrato
Prezzo: 13,90 euro formato cartaceo 
Editore: Leucotea 
Data di pubblicazione: 23 febbraio 2016

Trama: Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.



Oggi parliamo dei personaggi della storia, lasciamo dunque la parola all'autrice.


Archimede

Cliccate sull'immagine per ingrandirla e leggerne meglio i contenuti
“Amante dei libri e della conoscenza, era cresciuto nutrendosi di storie per saziare la sua incontrollabile curiosità. Straordinariamente fantasioso, fin dalla tenera età si mostrò maturo e intelligente. Era il primo della classe, un vero secchione, direste voi. Tuttavia, queste doti le pagò care, perché nessuno dei compagni di scuola desiderava giocare con lui. L’insolito nome e l’animo sensibile e sognatore non facevano che renderlo ancor più bizzarro agli occhi degli altri bambini. Come se tutto questo non bastasse, Archimede adorava i gilet e i pantaloni a quadretti e non usciva mai di casa senza la sua inseparabile paglietta. Un vero personaggio, insomma! E da adulto non era cambiato di una virgola. Fece dei libri i suoi compagni di avventure e divennero per lui gli amici fidati che non poteva avere fra i coetanei.”
Archimede rispecchia la mia idea di libraio. Sognatore, sensibile e intraprendente, ama mettersi in gioco, non arrendendosi di fronte alle difficoltà. Adora la montagna e la natura, gli piace stare in compagnia e, diversamente dall'illustre personaggio da cui ha preso il nome, non ci sa proprio fare con la matematica, tanto da lasciare a Gulliver, il suo assistente, la contabilità del negozio.

Gulliver

Cliccate sull'immagine per ingrandirla e leggerne meglio i contenuti
“Il topino Gulliver esisteva da quando era stata costruita la libreria, ovvero da tempo immemorabile, e anche lui era magico come tutto quello che riguardava il negozio. […] Ai suoi occhietti vispi non sfuggiva mai nulla, soprattutto se si trattava di qualche prelibato bocconcino. I biscotti, poi, erano il suo spuntino preferito. […] Gulliver conosceva la libreria e i suoi libri meglio della piccola tana nel muro in cui viveva. Aveva imparato il mestiere da tutti gli altri librai che si erano succeduti, per di più aveva un’ottima memoria e un istinto infallibile.”
Mi sono divertita molto a dare vita al personaggio di Gulliver. Irascibile, brontolone e terribilmente orgoglioso, sa diventare amorevole e docile semplicemente offrendogli un biscotto. I battibecchi con Archimede non mancano all'interno del romanzo, un po' per la sua gelosia, un po' per il suo carattere difficile. Nonostante ciò, è impossibile non amarlo con tutti i suoi difetti da “topo stagionato”, come si definirebbe lui.

Sogni di Carta

"In un paese lontano, che potrebbe essere il vostro così come il mio, un tempo esisteva un negozio speciale." Questo è il fiabesco incipit del romanzo, che fin dalle primissime righe permette al lettore di immergersi nel mondo incantato di Sogni di Carta; non esiste un luogo preciso per la sua ambientazione, il magico negozio potrebbe trovarsi a un passo dalla casa del lettore così come in una città non tanto distante da quella in cui abita. Ed è questa la magia più grande delle libreria protagonista del romanzo: essa è ovunque e allo stesso tempo in nessun luogo, per trovarla davvero si deve avere bisogno di lei, come una sorta di Mary Poppins delle librerie.
“L’entrata del locale era costituita da una vetrata e da una porta all’inglese che quando si apriva produceva un dolce scampanellio. Appena varcata la soglia di quel magico posto, il cliente veniva avvolto dal profumo della carta, ma anche dall’odore della polvere accumulatasi tra le pagine e negli angoli irraggiungibili. I vecchi scaffali di legno scuro e massiccio occupavano tutte le pareti del negozio, e su di essi sfilavano i dorsi colorati dei libri in vendita. Il bancone, anch’esso di legno scuro e piuttosto datato, era situato sulla parete di entrata e sopra vi era sempre una serie di scartafacci, foglietti, penne e quaderni che creavano una gran confusione, ma che servivano ad Archimede per chissà quali diavolerie, visto che si rifiutava di mettervi ordine. In fondo al locale erano sistemate due poltrone di velluto comodissime, dove i clienti usavano accomodarsi per dare un’occhiata con tutta tranquillità a qualche sogno di carta da poter comprare o anche solo da sfogliare. Il pavimento scricchiolante, anch’esso in legno, era ricoperto da morbidi tappeti, che davano un tocco di calore in più. Infine, a illuminare l’ambiente c’erano molte lampade appese ai muri o collocate sopra appositi mobiletti, il che conferiva al negozio una luce soffusa, ma ben distribuita. I libri di Archimede erano un vero toccasana e la sua libreria, come credo avrete ormai intuito, era magica. Succedevano cose strane tra le sue quattro pareti e l’unico che sapesse destreggiarsi tra gli scaffali e la giungla di pagine era proprio lui, chi altri sennò?”

Che ne pensate? Siete sempre più curiosi di leggere "Sogni di Carta"?
Ricordatevi che il Tour non finisce qui ma prosegue ancora per altre cinque tappe e per finire il Giveaway!! I prossimi appuntamenti del Blog Tour li trovate sui seguenti blog:

- Tappa 4: Le tematiche della storia – mercoledì 24 febbraio

- Tappa 5: Le illustrazioni – venerdì 26 febbraio

- Tappa 6: I libri famosi citati nel romanzo – lunedì 29 febbraio

- Tappa 7: I commenti dei primi lettori – mercoledì 2 marzo

- Tappa 8: Recensione del libro – venerdì 4 marzo

- Tappa 9: Estrazione del vincitore del Giveaway - lunedì 7 marzo