GDL - Il conte di Montecristo. Sesta tappa

**SPOILER-POST!**

Date tappa: 07/11 - 13/11
Capitoli: 58-71
Discussione su anobii





Non riesco più a fermarmi nella lettura! Ormai siamo nel cuore delle vicende e sta accadendo davvero di tutto. Ma andiamo con ordine: abbiamo lasciato Valentina, disperata perchè non sa più come fare ad annullare il matrimonio con Franz d'Epinay, affidarsi al nonno, il quale fa giungere un notaio e disereda la nipote nel caso in cui venisse data in moglie al barone. Nel frattempo, il conte di Montecristo si dà il suo bel daffare per compiere la sua vendetta nei confronti di Danglars e Villefort e così inizia, da una parte, a minare le risorse economiche del banchiere e la sua stabilità familiare, dall'altra sconvolge Villefort invitandolo a pranzo nella villa nella quale egli aveva fatto sparire il figlio nato dalla relazione con la signora Danglars. Quest'uomo è troppo intelligente: è incredibile come riesca ad orchestrare alla perfezione la sua vendetta, facendo un passetto alla volta, insinuando il seme del dubbio nelle sue "vittime" (e lo metto tra virgolette perchè, ovviamente, la vittima è sempre e comunuque lui).

Inaspettatamente, nei capitoli successivi a questo pranzo, torna a farci visita un personaggio che immaginavo prima o poi sarebbe ricomparso, ma non certo in questo modo: Caderousse, il quale è sempre più avido, viscido e schifoso. Scopriamo quindi che l'ex sarto conosce Benedetto (alias Andrea Cavalcanti) in quanto vecchi compagni di carcere e probabilmente di crimini successivi alla loro uscita dalla prigione, e sta cercando di sfruttare la sua posizione per ricattare il ragazzo ed ottenere dei vantaggi. Ovviamente Benedetto non mi fa nessuna pena e spero che anche lui paghi per le crudeltà commesse, anche se non direttamente nei confronti di Edmondo, però mi ha fatto proprio schifo l'immagine di quest'uomo subdolo che non si accontenta mai, che vuole sempre di più e che è disposto a tutto ed è pronto a commettere ogni genere di vigliaccheria per ottenere ciò che vuole.

Infine, tanto perchè non bastano le disgrazie, questa sesta parte si chiude con la notizia della morte del signor di Saint-Méran, ovvero nonno materno di Valentina e padre quindi della signorina di Saint-Méran, prima moglie di Villefort.

Il castello di Otranto

sfide: generi letterari
Titolo originale: The Castle of Otranto
Autore: Horace Walpole
Anno di pubblicazione: 1983
Editore: Theoria
Pagine: 155

Iniziato il: 11 ottobre 2011
Terminato il: 12 ottobre 2011
Valutazione: ★★★
Manfred, principe di Otranto, aveva un figlio e una figlia: quest'ultima, una bellissima giovanetta di diciotto anni, si chiamava Matilda. Conrad, il figlio, di tre anni più giovane, era bruttino e malaticcio, di carattere nient'affatto promettente; eppure era il prediletto del padre, che non mostrava mai nessun segno di affetto per Matilda.
(incipit)
Il castello di Otranto è, come si legge nell'indispensabile introduzione senza la quale sarei arrivata alla fine del libro senza capire il motivo per cui venga considerato un classico della letteratura fantastica, non solo il capostipite del genere gotico, ma addirittura la prima opera in cui l'autore mescola gli elementi fantasiosi e sovrannaturali tipici della letteratura pre-romanzo alle caratteristiche di adesione alla realtà, invece tipiche del romanzo. Nel castello di Otranto, Walpole attribuisce ai personaggi le parole e i comportamenti con cui qualsiasi persona reale reagirebbe al manifestarsi di elementi sovrannaturali (quindi da una parte l'incredulità e lo scetticismo, dall'altra la paura e l'incomprensione), anche se, ovviamente, secondo i canoni del '700. Vedendolo da questo punto di vista, si capisce come Il castello di Otranto sia davvero un'innovazione, e si possono accantonare tutti i suoi limiti che dipendono, prima di tutto, dal fatto che oggi abbiamo dei canoni di "horror" e "suspance" che sono ben diversi da quelli del '700. In secondo luogo la caratterizzazione dei personaggi non è esattamente approfondita e l'unico che ha un minimo di evoluzione psicologica è Manfred, anche se tutto ciò si riduce ad un continuo cambio di emozioni, dall'ira alla pena, al timore. Gli elementi tipici del genere, avendoli inventati lui, ovviamente ci sono tutti: l'amore contrastato e perduto, i conflitti interiori, il paranormale e, infine, l'ambientazione in un castello cupo ed inquietante, pieno di scale, passaggi segreti e innumerevoli stanze.

Nonostante non sia stata una lettura molto appassionante (fortunatamente è brevissimo), sono contenta di averlo letto, perchè in quanto accanita lettrice di romanzi fantasy, non potevo non conoscere l'autore che ha dato il via alla moderna letteratura fantastica.
Egli vide il figlio fatto a pezzi e quasi sepolto sotto un enorme elmo, cento volte più grande di qualsiasi elmo foggiato per un essere umano, ricoperto di una adeguata quantità di piume nere. L'orrore dello spettacolo, l'ignoranza di tutti, lì intorno, su come fosse capitata questa disgrazia e soprattutto il prodigio tremendo che gli si presentava lasciò il principe senza parole.
La porta era socchiusa; la sera cupa e nuvolosa. Aprendo pian piano la porta, vide qualcuno inginocchiato davanti all'altare. Quando si avvicinò, non gli sembrò una donna, ma una persona vestita di una lunga tunica di lana, che gli dava le spalle e pareva assorta nella preghiera. Il marchese stava per tornare indietro, quando l'altro si alzò e si soffermò qualche momento, immerso in profonda meditazione, senza guardarlo. Il marchese, pensando che quella figura devota gli stesse venendo incontro, volle scusarsi per averla scortesemente interrotta, e disse: - Reverendo padre, cercavo donna Hippolita. -Hippolita!- replicò con voce profonda. - Vieni dunque in questo castello per cercare Hippolita? E girandosi lentamente, la figura svelò a Frederic la bocca rinsecchita e le orbite vuote di uno scheletro, avvolto in una tonaca da eremita.

GDL - Il conte di Montecristo. Quinta tappa

**SPOILER-POST!**

Date tappa: 31/10 - 06/11
Capitoli: 46-57
Discussione su anobii





Non ci capisco più niente: Villefort doveva essere morto, ma non lo è (chi sarà allora ad essere stato ucciso da Bertuccio? O magari era lui, ma l'hanno salvato), adesso compaiono due attori che devono fingersi padre e figlio e inserirsi nella buona società di Parigi... ma perchè? chi sono? Sto iniziando davvero a fare confusione! Inoltre iniziano ad esserci un pò troppi personaggi in ballo e mi è già capitato un paio di volte di trovare un nome dato per conosciuto e pensare: "e questo chi è?" e dover andare indietro con le pagine per riuscire a ricordarmi dove era già comparso. Tra un po' mi sa che mi toccherà appuntarmi i nomi delle varie famiglie perchè tra figli, genitori, nipoti e fidanzate sto mescolando tutto: mi ritroverò a fare come con Cent'anni di solitudine, dove se non disegni l'albero genealogico dei Buendìa a mano a mano che leggi ti perdi tra le generazioni ed è la fine. A parte questi piccoli inconvenienti, devo dire che la lettura procede ad una velocità stupefacente: divoro pagine su pagine, sempre più curiosa di sbrogliare la matassa che invece più vado avanti, più si ingarbuglia. Finalmente inizia a svelarsi piano piano anche il mistero della greca che accompagna Edmondo, il cui padre ha una certa importanza nelle vicende, anche se ancora non sappiamo chi sia.

In questi capitoli Dumas ci ha accompagnato a scoprire la famiglia di Villefort che, fortunatamente, non è composta solo di individui abietti come lui: la figlia Valentina, infatti, e il padre (che abbiamo già conosciuto), sono quelli che si salvano, anche se purtroppo, come sembra di regola in questo romanzo, sono anche gli unici che soffrono; Valentina, infatti, è segretamente innamorata di Massimiliano Morrel ma promessa sposa di Franz d'Epinay, mentre il povero Noirtier è costretto da una paralisi su una sedia a rotelle e il suo unico modo di comunicare è il movimento degli occhi. Fortunatamente, però, sembra che le risorse del vecchio non si siano esaurite con la malattia, e nell'ultimo capitolo si apprestava a compiere, tramite il suo notaio, qualche azione che potrebbe forse cambiare il futuro di Valentina.

GDL - Il conte di Montecristo. Quarta tappa

**SPOILER-POST!**

Date tappa: 24.10/30.10
Capitoli: 35-45
Discussione su anobii





In questi capitoli conosciamo meglio il "nuovo" Edmondo, ovvero colui che si fa conoscere come conte di Montecristo. Se devo dire la verità, non mi piace per niente il nuovo personaggio che si è costruito intorno e spero vivamente che sia tutta una finzione per raggiungere i suoi scopi, altrimenti significa che le nuove ricchezze gli hanno dato alla testa e l'hanno reso spocchioso; mi riferisco non tanto a come si comporta con gli altri ricchi (quello è giustificabile proprio con il suo tentativo di rendere credibile la figura del conte), quanto con i suoi servitori. Ad esempio, non mi è piaciuto il modo in cui tratta Bertuccio, che lo accompagna terrorizzato nella sua nuova casa ad Auteuil, ma soprattutto per come tratta Alì.

Finalmente veniamo a capire come mai Edmondo abbia avvicinato proprio Franz d'Epinay e Alberto de Morcerf: il secondo è nientepopòdimenoche... il figlio di Mercedes!! Mi è piaciuta tanto la scena in cui finalmente la rivede, dopo circa vent'anni; ovviamente non si fa riconoscere, ma si percepisce la sua emozione nascosta dietro la fredda maschera che si è costruito e Mercedes intuisce qualcosa, tanto da sbiancare quando se lo trova di fronte e da riempire il figlio di domande sull'età del conte e sul suo passato. Non vedo l'ora che arrivi (sperando che arrivi) il momento in cui si riabbracceranno. C'è anche un'altra persona, molto meno gradita, che Edmondo riesce finalmente ad avvicinare in questi capitoli: Danglars. Anche con lui, Edmondo mantiene l'anonimato, anche se si concede la soddisfazione di dargli un paio di stoccate durante la loro conversazione che fanno capire immediatamente al banchiere che ha a che fare con un osso duro. Infine scopriamo anche cosa è accaduto all'ultimo personaggio mancante nel quadro: Villefort, che sembra aver avuto quello che meritava essendo stato ucciso proprio da Bertuccio, l'intendente di Edmondo (che, naturalmente, l'ha assunto proprio per quel motivo).

Ho trovato molto divertente il capitolo del rapimento di Alberto a Roma (a questo punto immagino che sia stato tutto pianificato ad hoc da Edmondo e Vampa per far si che Alberto si sentisse in debito e lo invitasse a Parigi) - soprattutto per la reazione del rapito e per il fatto che lui e Luigi Vampa parlavano tra loro come se fossero due gentiluomini che, invece di trovarsi insieme in una catacomba, si sono incontrati ad un ricevimento e fanno tranquillamente conversazione - e incredibile la descrizione del carnevale a Roma; Dumas riesce veramente a trasportarmi in altri tempi e in altri luoghi. Al contrario mi ha stupito il racconto del crimine commesso da Calderousse: è vero che era avido e vigliacco, ma non mi sarei mai aspettata che sarebbe stato capace di uccidere il gioielliere per recuperare il diamante dopo aver incassato il denaro della vendita. Spero che abbia quello che si merita.
«Guardate, guardate...» disse il conte, afferrando ciascuno dei dei due giovani per la mano, «guardate, perchè, sull'anima mia, è una cosa curiosa: ecco un uomo che era rassegnato alla sua sorte, che camminava al patibolo, che andava a morire come un vile, è vero, ma pure andava a morire senza resistenza e senza recriminazione. Sapete ciò che gli dava qualche forza? Sapete ciò che lo consolava? Sapete ciò che gli faceva prendere il supplizio con pazienza? Era un altro che divideva le angosce, un altro che moriva come lui, un altro che moriva prima di lui. [...] l'uomo, a cui Iddio ha imposto per prima, per unica, per suprema legge l'amore del prossimo, l'uomo a cui Iddio ha dato la parola per esprimere il pensiero, ora vedetelo qui con i vostri propri occhi, che va sulle furie perchè va a morir solo, perchè sa che il compagno è salvo.In verità, non me lo sarei mai aspettato! Ecco là, non più terrore, non più rassegnazione; oh, disgraziata creatura, quanto lacrimevole è la tua sorte.»
In dieci minuti, quarantamila lumi scintillarono, discendenti da piazza Venezia a piazza del Popolo, e risalenti da quella del Popolo a quella di Venezia. Si sarebbe detta la festa dei fuochi fatui. Chi non ha veduto questa festa, è impossibile che se ne possa formare un'idea. Supponete che tutte le stelle si stacchino dal cielo, e vengano a formare sulla terra una danza insensata, il tutto accompagnato da grida che orecchio umano non ha mai potuto sentire sulla superficie del globo. E' particolarmente in questo momento che non c'è più distinzione sociale. Il facchino attacca il principe, questi il trasteverino, il trasteverino il borghese, ciascuno soffiando, spegnendo, riaccendendo.

Chocolat

sfide: a tema, alfabeto
Titolo originale: Chocolat
Autore: Joanne Harris
Anno di pubblicazione: 1999
Editore: Garzanti
Pagine: 338

Iniziato il: 06 ottobre 2011
Terminato il: 09 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★
Siamo arrivate con il vento del carnevale. Un vento tiepido per febbraio, carico degli odori caldi delle frittelle sfrigolanti, delle salsicce e delle cialde friabili e dolci cotte alla piastra proprio sul bordo della strada, con i coriandoli che scivolano simili a nevischio da colletti e polsini e finiscono sul marciapiede come inutile antidoto contro l'inverno. C'è un'eccitazione febbrile nella folla disposta lungo la stretta via principale, i colli che si allungavano per vedere il carro fasciato di carta crespata, con i suoi nastri svolazzanti e le coccarde di cartoncino.
(incipit)
Incantevole. Non potrei usare altra parola per descrivere questo romanzo nel quale cioccolato, magia e amore creano una combinazione che riscalda il cuore. E non solo dei lettori.

L'arrivo di Vianne Rocher e di sua figlia Anouk, sconvolge la vita di Lansquenet-sous-Tannes, un piccolo paesino di provincia adagiato in riva ad un fiume. Gli abitanti assistono prima con sospetto, poi con crescente curiosità all'apertura de La Céleste Praline, una piccola cioccolateria luminosa, le cui vetrine sono decorate con sculture di zucchero, carta increspata e nastri dorati, e che sembra quasi fuori luogo nella piazza del paese, proprio di fronte all'austera chiesa. Vianne, per di più, è completamente diversa da ogni altro abitante di Lansquenet: non ha un marito (e non è vedova), non va in Chiesa, veste con abiti colorati ed ha un modo di fare espansivo e accogliente, che lentamente riesce ad attrarre e conquistare i sospettosi compaesani. Non tutti, però, sono felici del suo arrivo, per primo il prete del luogo, Francis Reynaud, che vede in lei una cattiva influenza per il suo gregge, a suo dire già abbastanza disperso.

Avevo visto anni fa il film con Juliette Binoche e Johnny Depp e mi ricordo che mi era piaciuto tantissimo, soprattutto per l'atmosfera calda e accogliente che contrastava con il freddo del paese e dei suoi abitanti, e che si respira anche tra le pagine del libro, il quale secondo me risulta più cupo in molti punti. La storia è prevalentemente narrata dal punto di vista di Vianne, anche se quà e là incontriamo alcuni capitoli nei quali la voce narrante è quella di Reynaud. Il contrasto tra i due narratori è lampante: le parti del romanzo viste con gli occhi di Vianne sono calde e profumate, e anche quando traspare una nota di tristezza e di malinconia, questa è sempre colorata dall'energia e dall'amore che la donna emana ad ogni passo. Al contrario le parti narrate dal curato sono come l'interno della sua chiesa: buie, fredde e pervase di diffidenza e di rancore, oltre che da un cieco bigottismo.

Moltissimi sono i personaggi le cui vite si intrecciano con quella di Vianne, ciascuno con un ruolo ben definito all'interno del racconto e che si dividono tra coloro che si affezionano alla donna e alla sua chocolaterie e coloro che invece continuano a vederla con cieca diffidenza e a tramare per liberarsi di lei. La mia preferita, fin dalla sua prima apparizione, è stata Armande: è fantastica perchè intelligente, acuta, senza peli sulla lingua e che non si fa prendere in giro da nessuno. Anche Joséphine è un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi, ed è quella che compie l'evoluzione psicologica più importante. In generale, non c'è personaggio che sia uguale a sé stesso dall'inizio alla fine del romanzo e questo è uno degli aspetti a cui faccio sempre molta attenzione non amando particolarmente le figure statiche; ciascuno degli abitanti di Lansquenet subisce un cambiamento, piccolo o grande che sia, grazie alla vicinanza di Vianne; e Vianne stessa, per la prima volta, subisce anche lei dei grandi cambiamenti. Per quanto riguarda la storia d'amore, che nel film prende una buona parte della trama, nel libro praticamente non esiste (Vianne e Roux passano una notte d'amore, dalla quale lei si ritroverà incinta, ma al termine del racconto si fa accenno al fatto che Roux è innamorato di Joséphine) mentre viene dedicato uno spazio molto maggiore ai rapporti tra Vianne e i suoi compaesani e alla "lotta" con Reynaud, che rappresenta il bigottismo e l'ipocrisia tipici di certi ambienti di Chiesa (di gente così ne si trova in tutte le parrocchie, fortunatamente non sempre sono preti).

Nel complesso, un libro estremamente piacevole, intenso e che si lascia gustare come gli squisiti cioccolatini de La Celeste Praline.

In questa regione abbagliante la gente è scialba. Il colore è un lusso; non sta bene portarlo. I fiori colorati sul bordo della strada qui sono erbacce, invadenti, inutili.
Reggevamo una candela ciascuna, Anouk soffiava nella sua trombetta-giocattolo mentre io battevo un cucchiaio di metallo in una vecchia padella, e per dieci minuti abbiamo pestato i piedi girando in tondo in ogni stanza, gridando e cantando a squarciagola - Fuori! Fuori! Fuori! - fino a quando i muri non si sono messi a tremare e i fantasmi disturbati non sono scappati [...] Ovviamente, so che è solo un gioco. Incantesimi per consolare una bambina spaventata. Ci sarà del lavoro da fare, lavoro duro, prima che tutto questo diventi realtà. Ma per ora basta sapere che la casa ci dà il benvenuto, come noi la accettiamo con gioia.
«Conosco il vento che vi ha portate», ha detto Armande intensamente. «L'ho sentito. Martedì Grasso, giorno di carnevale. Les Marauds sono pieni di gente del carnevale: zingari, spagnoli, ambulanti, pieds-noirs e indesiderabili. Vi ho riconosciute subito, tu e la tua bambina - e come ti fai chiamare questa volta?»
«Vianne Rocher». Ho sorriso. «E questa è Anouk».
Richiude di nuovo gli occhi, e io comincio a cantare piano:
"V'là l'bon vent, v'là l'joli vent,
V'là l'bon vent, ma mie m'appelle..."
Sperando che questa volta rimanga una ninna-nanna.
Che questa volta il vento non senta. Che questa volta... per piacere, solo questa... se ne vada senza di noi.
(explicit)