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Recensione: "Miracolo in una notte d'inverno"

Finita una festa ci si avvicina ad un'altra, io però con la testa sono ancora in clima natalizio e passo le mie giornate a canticchiare canzoni di Natale... proprio non riesco ad arrendermi al fatto che ormai sia passato e bisognerà aspettare un altro anno! Anche qui sul blog ormai i post a tema natalizio sono praticamente esauriti ma c'è ancora una recensione da mostrarvi e che in un certo senso si adatta perfettamente alla nostalgia del Natale appena trascorso:

(Joulutarina )
di Marko Leino

Formato: Ebook, 268 pagine
Editore: Feltrinelli, 2012
Genere: Narrativa varia, Per ragazzi
Data prima pubblicazione: 2007
Lettura n.: 53/2015
Preso da: Kobo store


Voto: 7/10

Era una caldissima giornata di fine estate, il cielo era terso e le onde si muovevano pigre nel mare del Golfo di Botnia. Due bambini in costume, abbronzati dal sole, erano fermi sul ciglio della roccia, in piedi uno accanto all'altro, proprio nel punto in cui la scogliera si tuffava a capofitto nell'acqua verde e trasparente.
incipit
✎ Commento
Ho letto questo romanzo grazie al gdl organizzato dal blog Café Littéraire Da Muriomu ed è stata una bellissima esperienza, forse il gruppo di lettura più coinvolgente ed entusiasmante a cui abbia mai partecipato, tanto che non vedo l'ora di una nuova edizione.

Il libro racconta la storia di Nikolas, un bambino che vive nel paese di Korvajocki in Finlandia e che in una gelida notte d'inverno a soli cinque anni perde la mamma, il papà e la sorellina di pochi mesi. Già l'inizio basterebbe a far piangere tutte le lacrime del mondo ma non è finita qui perché da quel momento per Nikolas comincia una vita fatta di conquiste e di perdite, di amore e di dolore che lo porterà a diventare quel personaggio magico e mitico che noi conosciamo con il nome di Babbo Natale.

Le mie sensazioni verso questo romanzo sono state ambigue ma mi hanno portato a dividere il libro in due parti: per tutta la prima parte ho fatto davvero fatica a sentirmi coinvolta nella storia. Ho trovato una fortissima incongruenza tra il bambino Nikolas e i pensieri e le parole che gli sono state attribuite dall'autore e questo ha influenzato in maniera molto negativa la mia lettura perché la verosimiglianza è per me un aspetto fondamentale in un romanzo, è qualcosa che mi fa tralasciare tutto il resto: stile, caratterizzazione dei personaggi, trama... tutto va a monte nella mia lettura quando manca la verosimiglianza. In questo senso i ragionamenti di Nikolas - principalmente la sua razionalizzazione della morte della sua famiglia e del suo futuro, che a mio parere non è assolutamente credibile nella testa di un bambino di cinque anni nei termini in cui l'autore ce la presenta - mi hanno talmente infastidito da impedirmi di farmi coinvolgere dalla storia come avrei voluto e come è invece accaduto nella seconda parte, quando troviamo un Nikolas ormai adulto che conduce la sua vita solitaria tra la neve e i suoi giocattoli.

Sono costretta ad ammettere comunque che purtroppo il personaggio di Nikolas presentato in questo romanzo non mi è stato particolarmente simpatico, ho trovato che avesse per la maggior parte del tempo un atteggiamento piuttosto passivo nei confronti della vita - per quanto sicuramente comprensibile, visto tutte le perdite e i dolori che ha dovuto sopportare - mentre mi sono sempre immaginata il futuro Babbo Natale come una persona sicuramente buona ma anche più forte psicologicamente. In ogni caso quello che mi è piaciuto moltissimo del romanzo, e il motivo principale per cui ho deciso di dargli un sette, è l'umanità di questo personaggio, che raramente ci viene raccontata in modo così efficace nei vari romanzi/film che ne parlano: Babbo Natale è sempre il pacioccone rubicondo che non fa altro che ridacchiare con il suo "Oh-oh-oh", mentre in "Miracolo in una notte d'inverno" è un personaggio complesso, che ha paura, che sbaglia, che si fa quasi sconfiggere dalla solitudine, che è tentato di mollare tutto e di abbandonare per sempre questo mondo che sembra dargli solo dei dolori.

Altro aspetto che ho molto apprezzato è stato come l'autore ha integrato l'elemento magico nella storia: in Babbo Natale la magia c'è, perché come è possibile che quest'uomo viva per sempre, voli su una slitta trainata da renne e sia in grado di distribuire doni a tutti i bambini del mondo in una sola notte? Marko Leino non ha voluto strafare in questo aspetto: non ha né buttato lì eventi spettacolari, né al contrario cercato di razionalizzare tutto spiegando Babbo Natale escludendo la magia. E' riuscito per tutta la storia a disseminare piccoli eventi inspiegabili ed in modo molto discreto ci ha accompagnato verso la conclusione del suo romanzo che arriva in modo estremamente naturale e senza forzature.

♥ Questo libro fa per voi se... volete essere avvolti dallo spirito del Natale con una storia dolce ma molto triste che però mostra Babbo Natale sotto una luce diversa.


Periodo di lettura: 02 - 24 dicembre 2015
Ambientazione: Korvajoki/Finlandia
Opere derivate: Miracolo in una notte d'inverno (film 2007)

L'anno della lepre

sfide: del nord e del freddo
Titolo originale: Jäniksen vuosi
Autore: Arto Paasilinna
Anno di pubblicazione: 1994
Editore: Iperborea
Pagine: 199

Iniziato il: 22 novembre 2011
Terminato il: 24 novembre 2011
Valutazione:★★★★

Sull'automobile viaggiavano due uomini depressi. Il sole al tramonto, battendo sul parabrezza polveroso, infastidiva i loro occhi. Era l'estate di San Giovanni. Lungo la strada sterrata il paesaggio finlandese scorreva sotto il loro sguardo stanco, ma nessuno dei due prestava la minima attenzione alla bellezza della sera.
(incipit)

Trama
Giornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel “ma perché” che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a se stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano. E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico. (dal retro di copertina)

Commento
Chi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, di avere il coraggio di mollare tutto e sparire? Lasciare il lavoro, la routine noiosa e tutte quelle consuetudini che ci stufano e ci stressano per vivere davvero "alla giornata", senza più pensare al futuro. Vatanen riesce a fare tutto questo e, accompagnato solo dalla sua fedele lepre, inizia un vagabondaggio per tutta la Finlandia alla perenne ricerca della tranquillità. La sopravvivenza non rappresenta un problema: per Vatanen non è difficile trovare impieghi temporanei come taglialegna, vaccaro o manovale che gli permettano di riuscire a mantenersi e soprattutto a conservare la propria libertà. Il problema fondamentale è che in ogni luogo in cui si reca non riesce mai davvero ad evitare che l'invadenza della società rovini tutto, ed è quindi sempre costretto a ripartire. Che sia per colpa di un incendio, dell'alcool, di un morto in un fienile o di un matto che cerca di rubargli la lepre, la conclusione è sempre la stessa: Vatanen prende la sua lepre e se ne va alla ricerca di un nuovo luogo dove vivere la propria libertà.
Il racconto è reso straordinario dalla meravigliosa ironia di Paasilinna, che non esita a gettare una luce divertente, ma contemporaneamente riflessiva, su tutte le situazioni in cui si trova il protagonista, e dalla spettacolare natura finlandese, che non fa solo da cornice al romanzo ma ne è sempre al centro.

A mano a mano che leggo romanzi di Paasilinna mi convinco sempre di più che, pur avendo una parvenza di "autore facile", in quanto il suo stile è scorrevole e le sue storie sembrano leggere, non sia in realtà un autore per tutti; credo che sia uno di quegli scrittori con i quali o si condivide un certo modo di vedere il mondo, o non si andrà mai del tutto d'accordo e che lasceranno sempre a fine lettura un senso di insoddisfazione, un "perchè?" al quale non si riesce a dare una risposta completamente soddisfacente. Per questo non mi sentirei mai di consigliarlo: ce lo si deve trovare tra le mani e sono alla fine si può capire se lo si apprezza oppure no. Io, senza dubbio, lo adoro.
Il giornalista, lepre in braccio, sedeva sul ciglio del fosso. Sembrava una vecchia donna assorta nei suoi pensieri, con il lavoro a maglia abbandonato in grembo. Il rumore dell'auto era svanito. Il sole tramontava.
Al mattino, il levar del sole rivelò un convoglio interamente coperto di nero fango. Una mucca infangata, un uomo infangato, un vitello infangato e una lepre infangata si erano svegliati: la mucca scodellava sterco, il vitello poppava, Vatanen di fumò una sigaretta.

Le mie letture: L'allegra apocalisse, di Arto Paasilinna

L'allegra apocalisseL'allegra apocalisse di Arto Paasilinna
My rating: 5 of 5 stars

La Terra non ci sopporta più. E basta un’enorme sbronza collettiva a New York per i festeggiamenti del nuovo Millennio e uno sciopero dei netturbini di Manhattan a scatenare una disastrosa catastrofe ecologica. Ah, mondo infame! Sarà arrivata l’Apocalisse? Parigi è finita sotto sei metri d’acqua e i pesci si aggirano per le strade e i caffè di Montparnasse; a San Pietroburgo esplode una centrale nucleare; nel mondo stravolto si scatena la Terza guerra mondiale, mancano le fonti di energia e l’economia globale è crollata. Ma in mezzo ai boschi del Kainuu, nella Finlandia centrale, Asser Toropainen, un vecchio comunista “grande bruciachiese”, in punto di morte ha destinato tutti i suoi beni alla costruzione di un tempio. E tutt’intorno a quest’improbabile santuario è cresciuta una comunità silvestre di gente laboriosa e gaudente che vive di caccia, pesca e giardinaggio, in autarchia e prosperità, indifferente alla catastrofe universale. Un gruppo di strampalati personaggi paasilinniani tanto geniali quanto testardi, che naviga in mezzo ai marosi di un pianeta che va in malora con l’incoscienza di un’Utopia senza tempo. Con lo sguardo ironico di Paasilinna ci troviamo a immaginare un passato e un futuro nemmeno così lontani, contemplando la vanità delle ideologie e del consumismo, e le farneticazioni della nostra civiltà inutilmente complicata. E se l’Apocalisse deve venire, che venga pure. Paasilinna non è certo il tipo da farsene un problema.

☕☕☕

Quando posso dare 5 stelline ad un libro mi sento davvero felice e "L'allegra apocalisse" se le merita tutte. Ciò che più mi ha colpito è il contrasto che nello stesso tempo è fusione tra la tragicità degli eventi narrati e lo stile dell'autore che riesce a porre in chiave ironica ogni evento, senza per contro infastidire il lettore. Credo infatti che riuscire a mantenersi entro i limiti senza sfociare nel grottesco o addirittura nel ridicolo sia davvero difficile.

"L'allegra apocalisse" è un titolo perfetto per questo romanzo, forse addirittura (probabilmente sarà la prima ed unica volta che queste parole usciranno dalla mia bocca) migliore di quello originale che, tradotto con google translator dato che il finlandese ancora mi manca, significa "Il miglior villaggio del mondo". In effetti di apocalisse si parla, perchè quello in cui è ambientato in racconto è un mondo in completo declino, nel quale le persone muoiono per la fame, il freddo e le malattie, in cui non circolano automobili semplicemente perchè il petrolio non si trova più nemmeno sul mercato nero e che viene sventrato dalle bombe atomiche che seguono l'inizio della terza guerra mondiale. Indifferente o quasi a tutto questo disastro è una comunità sviluppatasi nei boschi della Finlandia attorno alla chiesa costruita secondo le ultime volontà di Asser Toropainen i cui abitanti riescono a sopravvivere in completa autonomia attraverso allevamento, agricoltura, caccia e pesca grazie alla saggia guida di Eemeli Toropainen, nipote del defunto Asser. Tutti questi ingredienti, che teoricamente avrebbero dovuto dar vita ad un romanzo straziante, attraverso la penna di Arto Paasilinna si trasformano in un libro che senza angosciare il lettore (anzi, spesso strappando un sorriso) lo fa riflettere sulla nostra condizione politica, economica, ecologica e sociale.

Iniziato il: 14 giugno 2011
Terminato il: 18 giugno 2011