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Tempi difficili

(Hard Times)
di Charles Dickens

Formato: Paperback, 381 pagine
Editore: Einaudi, 2014
Genere: Romanzo, Classico
Lettura n.: 01/2015
Preso da: Negozio
Inizio lettura: 01 gennaio 2015
Fine lettura: 09 gennaio 2015
Ambientazione: Cocktown, Inghilterra (Regno Unito), 1800
Pubblicato: 1854
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 10/10
- Ora, quel che voglio sono Fatti. Solo Fatti dovete insegnare a questi ragazzi. Nella vita non c'è bisogno che di Fatti. Piantate Fatti e sradicate tutto il resto. La mente d'un animale che ragiona si può plasmare solo coi Fatti; null'altro gli sarà mai di alcuna utilità. Con questo principio educo i miei figli e con lo stesso principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, Signore!
incipit
Commento
Se davvero "il buon giorno si vede dal mattino" allora dovrei avere un 2015 libresco sfavillante, perché il primo libro dell'anno è stato davvero una lettura meravigliosa nonostante debba ammettere che se avessi dovuto scegliere io un romanzo di Dickens non avrei probabilmente letto questo... e mi sarei persa un capolavoro.

La storia, che si svolge a Cocktown, un'immaginaria città industriale dell'Inghilterra ottocentesca, piena di fabbriche, fumo, rumore e inquinamento, intreccia le vite di molti personaggi diversi. Appartenenti alla classe dei ricchi ci sono Thomas Gradgrind, fondatore della scuola di Cocktown e del sistema educativo della città basato sui fatti e sull'abolizione di ogni tipo di fantasia o immaginazione, sua moglie, i suoi figli (Louisa, Thomas e altri tre tra i quali nel romanzo compare solo Jane), Josiah Bounderby, "amico" del signor Gradgrind e proprietario di una fabbrica e banchiere, la sua "governante" la signora Sparsit, di nobili origini ma caduta in disgrazia e James Harthouse, un ricco fannullone annoiato e senza scopo nella vita. Tra gli operai e i poveri troviamo invece Sissy, figlia di un domatore di cavalli del circo che viene abbandonata dal padre e accolta nella famiglia di Thomas Gradgrind, Stephen Blackpole, un operaio onesto e lavoratore e Rachael, la donna che ama ma che non può sposare essendo già ammogliato con una povera donna, ubriaca e sporca, che ogni tanto gli ripiomba in casa per farsi aiutare.

I personaggi appartenenti alla prima categoria riescono quasi tutti ad essere sorprendentemente arroganti, egoisti ed egocentrici: non ho mai trovato tanti individui insopportabili radunati in un unico romanzo. Alcuni riescono, nel corso degli eventi, a riabilitarsi un po' agli occhi del lettore, dimostrando per lo meno di aver agito in buona fede, mentre altri vengono letteralmente massacrati. Il romanzo è infatti interamente pervaso da una vena ironica che sottolinea l'insensatezza della "filosofia dei fatti" e la ridicolaggine del comportamento dei vari personaggi: colui contro cui Dickens si accanisce maggiormente è senza dubbio Bounderby, che viene fatto oggetto di commenti derisori da parte dall'autore ad ogni occasione. Bounderby dopotutto rappresenta ciò contro cui Dickens si scagliava con maggior ferocia, ovvero gli industriali sfruttatori del lavoro altrui, quindi è bastonato da tutti i fronti senza che mai in tutto il romanzo gli venga data la possibilità di accattivarsi la simpatia dei lettori.

Altra figura particolarmente insopportabile è la signora Sparsit, una zitellaccia pettegola e invidiosa che fa di tutto per distruggere l'immagine della povera Louisa la quale rimane forse l'unico personaggio che non può essere biasimato per i propri comportamenti ed è decisamente vittima senza essere contemporaneamente colpevole; infatti alla base della storia vi è un meccanismo, parafrasato anche dai nomi delle tre parti in cui si divide il romanzo, secondo il quale ciò che raccoglieremo come "frutto" delle nostre azioni dipenderà da ciò che abbiamo seminato. Questo non vuol dire che Dickens faccia fare una brutta fine a tutti personaggi che hanno seminato male e conceda il lieto fine a tutti coloro che hanno seminato bene: sarebbe stato troppo moraleggiante e anche decisamente falso. Ciò che accade al termine del romanzo (e che naturalmente non rivelerò) è la pura e semplice conseguenza di tutto ciò che è accaduto precedentemente, nel bene e nel male.
Era una città di mattoni rossi, o meglio di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere lo avessero consentito. Stando così le cose era invece una città di un rosso e nero innaturale, come la faccia dipinta di un selvaggio; una città piena di macchinari e alte ciminiere dalle quali uscivano senza tregua interminabili serpenti di fumo, che si snodavano nell'aria senza mai sciogliere le loro spire. C'era un canale di acque nere e un fiume reso violaceo da tinture maleodoranti e vasti agglomerati di edifici pieni di finestre scossi per tutto il giorno da un frastuono e un tremito incessanti, dove gli stantuffi delle macchine a vapore si alzavano e si abbassavano monotoni come teste di elefanti in preda a una malinconica follia. C'erano perecchie grandi strade, tutte uguali, un gran numero di viuzze ancora più uguali, abitate da persone anch'esse uguali che entravano e uscivano alla stessa ora, con il medesimo scalpiccio sul medesimo selciato, per recarsi a svolgere il medesimo lavoro e per le quali oggi era identico a ieri e a domani e ogni anno la replica di quello passato e di quello a venire
Charles Dickens
Louisa non si mosse neppure dopo che lui se ne fu andato e fu tornato il silenzio. Era come se tentasse di scoprire, dapprima nel fuoco del caminetto, e poi nella bruma rossastra che accendeva l'orizzonte, quale trama stesse tessendo il vecchio tempo, il più grande e il più antico dei filatori, con i medesimi fili che aveva già utilizzato per dar forma a una donna. Ma la fabbrica del tempo è un luogo segreto, la sua opera è silenziosa e i suoi operai non hanno il dono della parola.
Charles Dickens
Sfide: Alfabetitolo, consigli di lettura, mini-recensioni, GRI Reading Challenge, sfida dei bellissimi, sfida dei buoni propositi, sfida dell'alfabeto, sfida della trasposizione, sfida extralarge, sfida infinita, sfida tutti diversi, tour del Regno Unito, la listona

A Christmas Carol

sfide: alfabeto, letture in lingua, infinita, random classics, torniamo ragazzi

Autore: Charles Dickens
Anno di pubblicazione: 1998
Editore: Wordsworth
Pagine: 65

Iniziato il: 21 gennaio 2012
Terminato il: 24 gennaio 2012
Valutazione:★★★★
Marley was dead, to begin with. There is no doubt whatever about that. The register of his burial was signed by the clergyman, the clerk, the undertaker, and the chief mourner. Scrooge signed it. And Scrooge's name was good upon 'Change, for anything he chose to put his hand to.
(incipit)
Trama

Ebenezer Scrooge è un avaro finanziere che odia il Natale e da anni non compie un gesto di carità o compassione. Una notte, viene visitato dal fantasma del suo ex socio Marley che desidera salvare la sua anima e che gli annuncia la visita di tre spiriti: lo Spirito del Natale Passato, lo Spirito del Natale Presente e lo Spirito del Natale Futuro. Scrooge sarà quindi messo di fronte all'inutilità della sua vita e all'aridità del suo cuore.


Commento
La storia in sé è bellissima, il viaggio magico che Scrooge compie la notte di Natale nel suo passato, presente e futuro è un viaggio nella sua coscienza che fa nascere in lui il desiderio di diventare una persona diversa. L'episodio senza dubbio più tenero e commovente è la scena della Vigilia di Natale a casa di Bob Cratchit, la cui famiglia, pur se povera e con tanti problemi, riesce a trovare nelle cose più semplici un motivo di gioia.
Sarebbe stato il massimo riuscire a leggere questo racconto la notte di Natale o comunque nel periodo natalizio: la mia intenzione, infatti, era proprio quella, ma come si può facilmente immaginare dalla data in cui scrivo il commento non ci sono riuscita. Ammetto di aver avuto qualche difficoltà nella lettura in lingua originale, sia per la presenza di molti vocaboli sconosciuti, sia per la struttura di alcune frasi che mi hanno creato problemi, tanto da dover essere costretta, pur dopo numerose riletture, a proseguire senza riuscire a capirne il significato. Il fatto di aver faticato a trovare alcune espressioni anche sul dizionario mi ha fatto pensare che probabilmente Dickens utilizzi molti modi di dire (le frasi inziali, sul "dead as a doornail" mi hanno tenuta bloccata per un quarto d'ora prima di riuscire a capire di cosa si trattasse) e forse anche qualche espressione ormai desueta; in ogni caso sono riuscita a portare a termine la lettura, anche se ho intenzione di rileggerlo in italiano, magari ilprossimo Natale.

External heat and cold had little influence on Scrooge. No warmth could warm, no wintry weather chill him. No wind that blew was bitterer than he, no falling snow was more intent upon its purpose, no pelting rain less open to entreaty. Foul weather didn't know where to have him. The heaviest rain, and snow, and hail, and sleet, could boast of the advantage over him in only one respect. They often came down handsomely, and Scrooge never did.
'That is no light part of my penance,' pursued the Ghost. 'I am here to-night to warn you, that you have yet a chance and hope of escaping my fate. A chance and hope of my procuring, Ebenezer.' 'You were always a good friend to me,' said Scrooge. 'Thank'ee.' 'You will be haunted,' resumed the Ghost, 'by Three Spirits.'
'I will honour Christmas in my heart, and try to keep it all the year. I will live in the Past, the Present, and the Future. The Spirits of all Three shall strive within me. I will not shut out the lessons that they teach. Oh, tell me I may sponge away the writing on this stone!'