Le mie letture: La discesa infinita. Un mistero per Nanni Settembrini, di Enrico Camanni (Nanni Settembrini, #2)

La discesa infinita. Un mistero per Nanni SettembriniLa discesa infinita. Un mistero per Nanni Settembrini di Enrico Camanni
My rating: 3 of 5 stars

In autunno la montagna scivola in una stasi tutta sua, tra l'estate ormai ricordo e la neve da aspettare. Per Nanni Settembrini, guida e capo del soccorso alpino del monte Bianco, ottobre è un mese di uscite solitarie, verso creste e cime che lo fanno soffrire per lo smagrimento dei ghiacciai. Una mattina, però, dal fiume gelato del Miage emergono i resti di un corpo e il brandello di uno scarpone di cuoio d'altri tempi. Quando la montagna restituisce una vita spezzata, è come se ne restituisse anche le gioie, i rimpianti, le vane speranze e l'irripetibile unicità, e a Nanni quel cadavere entra presto nei in fondo era un alpinista come lui, coltivava la sua stessa passione, e prima di morire aveva guardato la sua valle dalla cima del monte Bianco quando non c'era ancora il traforo e si partiva senza cellulari, soli sulla montagna... Il rebus del tempo lo avvince e Nanni comincia a investigare a modo suo, cercando indizi, rincorrendo ricordi e smarriti segreti, perché in fondo quello che cerchiamo nel mistero è una luce che consoli chi è rimasto a valle ad aspettare invano. Enrico Camanni torna con la sua personalissima e affascinante commistione tra mystery e romanzo di montagna, e il suo talento straordinario a investigare gli animi di chi tra le vette ha trovato e perso se stesso.

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Avevo una gran voglia di un libro che parlasse di montagna ed Enrico Camanni mi ha dato ciò che volevo. La trama gialla non è particolarmente convoluta e il mistero si risolve un po' da solo, ma l'indagine è secondo me solo strumentale per raccontare di montagna e dell'ebbrezza che scatena, e per raccontare una storia d'amore dolce e triste. Adesso devo recuperare il primo volume della serie.

Iniziato il: 11 dicembre 2023
Terminato il: 23 dicembre 2023

Le mie letture: I miei giorni alla libreria Morisaki, di Satoshi Yagisawa

I miei giorni alla libreria MorisakiI miei giorni alla libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa
My rating: 3 of 5 stars

I miei giorni alla libreria Morisaki è un libro che è riuscito nella missione di farmi stare bene e alleggerirmi lo spirito, due cose di cui avevo profondamente bisogno dopo la bella ma devastante lettura di "Nomadland".

La storia di Satoshi Yagisawa ha tutti gli ingredienti per risultare una lettura perfetta per trascorrere un paio di giorni di serenità: ambientato in mezzo ai libri, con una protagonista timida e riservata, racconta le vicende quotidiane di una ragazza che si rifugia della libreria dello zio per fuggire da una delusione d'amore che ha compromesso anche la sua carriera e che lì ritroverà se stessa e migliorerà anche la vita delle persone che le stanno attorno.

Le atmosfere del romanzo mi hanno ricordato un sacco quelle pure e innocenti degli anime giapponesi alla Kiss Me Licia (in cui i piccoli drammi quotidiani sono il fulcro della storia), inclusa quella sensazione vagamente irritante che ho sempre provato verso l'atteggiamento spesso passivo e inerme dei personaggi di fronte alle vicende della vita, anche le più banali, al grido di: "meglio rovinarmi la vita e restare per sempre con dubbi irrisolti, piuttosto che confrontarmi con l'altra persona e risolvere i problemi".

La storia è organizzata in modo un po' particolare, come se riunisse nella stessa macro-trama due diversi racconti, che in un certo senso espandono la storia della protagonista e dei personaggi secondari, esplorando diversi aspetti della loro storia. La mia preferita è stata la prima metà, probabilmente perché è più incentrata sui libri e sulla protagonista, mentre la seconda approfondisce di più la storia dello zio, ed è forse quella che mi ha creato più problemi di comprensione delle azioni dei personaggi.

Indipendentemente dalle preferenze, ciò che ho apprezzato maggiormente è stato l'essere riuscita a godermi davvero la lettura, di essermi rilassata con questa storia che probabilmente non mi resterà impressa a lungo, ma che mi lascerà sicuramente il ricordo la sensazione di calore e di conforto che mi ha trasmesso. E a volte già questo è più che sufficiente.

Le mie letture: Nomadland, di Jessica Bruder

Nomadland. Un racconto d'inchiestaNomadland. Un racconto d'inchiesta di Jessica Bruder
My rating: 4 of 5 stars

Ammetto che non sia stata un'idea geniale scegliere questo titolo, essendo già rimasta profondamente turbata dal film e conoscendo lo stato emotivo un po' delicato che mi ritrovo ultimamente.

Credevo che, trattandosi di un reportage giornalistico, potesse risultare più distaccato rispetto ad un romanzo, e da un certo punto di vista è così, però l'effetto che questo distacco porta con sè è quello di accentuare ancora di più le contraddizioni di un paese che non esita a gettare via come stracci troppo usati i suoi cittadini, e un sistema che spreme le persone fino all'osso, fino a che non ne rimane più nulla.

Inoltre al libro manca l'effetto parzialmente consolante degli immensi orizzonti americani, quei panorami mozzafiato che riempiono l'anima di un senso inebriante di libertà, e lascia invece intatti tutta l'amarezza e il senso di ingiustizia e di sconforto che le storie di queste persone provocano in chi le ascolta.

Il punto è che non è possibile non mettersi nei panni di questi uomini e donne che, come dice l'autrice, hanno rispettato il patto con la società lavorando tutta una vita e si sono ritrovati con nulla in mano se non un camper o una roulotte e lavori massacranti e sottopagati. Il tutto a 60 o 70 anni. L'autrice ce li mostra in tutta la loro disarmante umanità: racconta la loro battaglia per ritagliarsi un posto in una società che gli ha chiuso in faccia tutte le porte e ci mostra come di fronte ai momenti più bui, quattro ruote possono rappresentare quella speranza che sembrava irraggiungibile. Ma il prezzo da pagare è altissimo.

Il libro è quindi durissimo da digerire, un boccone amaro che proprio non vuole saperne di andare giù, perchè racconta una realtà che merita di essere conosciuta ma da cui è impossibile non rimanere toccati. Per tutto il tempo non ho potuto fare a meno di chiedermi cosa farei se accadesse a me, e onestamente mi ha terrorizzato anche solo pensare la domanda, figuriamoci dare una risposta.

Le mie letture: Alice Casanova e il segreto di Villa delle Rose, di Rebecca Mazzarella

Alice Casanova e il segreto di Villa delle Rose (Italian Edition)Alice Casanova e il segreto di Villa delle Rose di Rebecca Mazzarella
My rating: 3 of 5 stars

Quando mi è stato proposto di leggere questo romanzo per poi pubblicarne la recensione, inizialmente propendevo per il "no": già scottata troppe volte dal self publishing, in pieno blocco del lettore, con i canali social praticamente tutti fermi in attesa di non si sa bene quale ispirazione, non mi sentivo in grado di poter mantenere il mio impegno e non volevo approfittare di un'autrice che mi avrebbe inviato la copia del suo romanzo e avrebbe giustamente atteso la mia opinione in tempi ragionevoli. Però la trama mi ispirava così tanto! Libro per ragazzi, magie e incantesimi e una storia fantasy ambientata in Italia... sapete quando un libro vi chiama? Ecco, è proprio quello che mi è successo con Alice Casanova e il segreto di Villa delle Rose e ora che l'ho terminato posso dire di essermi davvero goduta ogni pagina di questa storia magica e avvicente.

Il romanzo è molto ispirato alla saga di Harry Potter, la cui influenza si distingue in modo abbastanza netto nella struttura del romanzo e in diversi personaggi, ma soprattutto l'autrice è secondo me riuscita ad ispirarsi alla Rowling per due elementi vicenti: innazitutto uno stile di scrittura fluido e accattivante che avvince e diverte e ti fa venire voglia di proseguire nella lettura senza mai staccarti dalle pagine. In secondo luogo il romanzo è ricco di dettagli con cui l'autrice ha arricchito il suo mondo, ponendo grande attenzione alla costruzione dell'ambientazione e non lesinando mai sui particolari, allo scopo di rendere più variopinto e reale quello che stiamo leggendo.

Un altro aspetto che ho apprezzato molto è stata la scelta di ambientare la storia in Italia invece di scegliere le solite, inflazionatissime Inghilterra o Stati Uniti, che sulla carta fanno anche figo, ma se non sono seguite da una profonda conoscenza dei luoghi possono solo portare al disastro annunciato. La vicenda si svolge quindi a Mirano, città natale dell'autrice, nella quale accanto alla gente comune vive una comunità di maghi e streghe di cui fa parte anche la protagonista, Alice, figlia di una delle famiglie più ricche del paese: i Casanova appunto.

Oltre ai maghi e alle streghe, per le strade di Mirano si muovono però anche altre creature, molto più inquietanti: di notte infatti nella cittadina scatta il coprifuoco e chi sbadatamente si ritrova a passeggiare dopo il calare del sole rischia di incontrare gli incubi, delle entità di vari gradi di malvagità che i non-maghi identificano come malviventi generici e in generale come tutto ciò che c'è di oscuro nelle nostre città. La gestione di queste creature e la loro convivenza con il popolo non magico è un aspetto della storia (forse l'unico in realtà) che ho trovato un po' fragile e che avrebbe credo meritato un approfondimento maggiore. Per il resto c'è davvero tutto: avventura, amicizie, pericoli, personaggi strampalati, bici volanti e un sacco di magia. 

Finalmente una bella storia, ben scritta, che va ad arricchire il panorama del self publishing italiano.

Le mie letture: Boy Erased, di Garrard Conley

Boy Erased: Vite cancellateBoy Erased: Vite cancellate by Garrard Conley
My rating: 3 of 5 stars

Boy Erased - vite cancellate è la storia storia autobiografica di Garrard Conley, nato e cresciuto in una comunità evangelica dell'Arkansas, che dopo aver dichiarato ai genitori la propria omosessualità viene sottoposto alla cosiddetta "terapia della conversione" da parte dell'associazione cristiana Love In Action che, fondata nel 1973, si poneva l'obiettivo di "curare" le persone omosessuali.

Il libro ci mostra dall'interno le violenze psicologiche perpetrate da queste "terapie" sulle persone che le subiscono: esercizi basati sul senso di colpa, sul costante ribadire il proprio stato di peccatori e sulla continua analisi di ciò che c'è di sbagliato in sé e nella propria genealogia familiare. Il tutto è condito da incessanti rimandi al testo biblico, che rendono l'atmosfera pesante e claustrofobica, proprio per la ripetizione ossessiva di queste frasi roboanti, minacciose e apocalittiche pronunciate dai personaggi.

Questi elementi, che da una parte aiutano a comprendere lo stato emotivo di continua pressione psicologica a cui è sottoposto il protagonista, hanno reso la mia lettura non troppo scorrevole, e da questo punto di vista credo mi abbia molto aiutato l'aver ascoltato il libro nella sua versione audiobook: mettersi le cuffie e far partire una storia, anche un po' pesante, aiuta moltissimo a superare anche i punti più lenti della narrazione.

L'elemento che mi ha più convinto è senza dubbio l'onestà con cui l'autore ci racconta se stesso e le proprie emozioni. Credo infatti che uno degli aspetti più difficili da accettare di questa storia sia proprio la figura dell'autore/protagonista: il Conley ragazzo che noi seguiamo durante la terribile esperienza che ha vissuto è totalmente parte della comunità in cui è cresciuto, la quale ha plasmato la sua identità e le sue idee. È lui per primo a sentire il bisogno di "curare" la propria omosessualità, a ritenere che i suoi genitori abbiano ragione a non poterlo accettare in quanto peccatore.

Si tratta di un atteggiamento che trovo perfettamente normale e più che comprensibile, che però crea anche delle sfumature di personalità nelle quali non è semplice identificarsi. Mi spiego meglio: i romanzi, ma più in generale le narrazioni di episodi di violenza (di qualsiasi genere) tendono spesso a trasporre la personalità delle vittime il più possibile scevra da contraddizioni o contrasti, come se una persona potesse guadagnarsi il ruolo di vittima soltanto se ha vissuto come una sorta di santo martire o se i suoi tentativi di ribellione siano stati tarpati crudelmente dai suoi carnefici. In questo caso il percorso del protagonista per vedersi egli stesso come vittima, è un percorso molto lungo e complesso, che consiste nel dover abbattere tante certezze con cui è cresciuto e con cui ha sempre convissuto. Questo lo porta spesso ad assumere dei comportamenti che sono dei veri e propri auto sabotaggi, e ciò rende ancora più difficile la lettura, specialmente dal punto di vista emotivo.

La mia opinione generale è che questa sia una di quelle storie che ci permettono, seppure con fatica, di metterci davvero nei panni degli altri e di farlo in una situazione che ci obbliga a dover accettare anche dei punti di vista o dei percorsi di vita che non condividiamo.